“Se non hanno pane, mangino brioches”. La celebre frase attribuita a Maria Antonietta dai rivoluzionari è diventata col tempo una specie di stampo del pensiero reazionario. In realtà era stato Rousseau, nelle Confessioni, a inventare la frase attribuendola a una “grande principessa” che magari avrebbe anche potuto essere la stessa Maria Antonietta bambina ,alla corte di Vienna. Comunque sia, la formulazione così immediata e concreta della distanza delle élite dal popolo, ebbe un successo strepitoso, nel senso di rendere la regina di Francia invisa al popolo ancor più di quanto non lo fosse a Versailles, dove era accusata di non avere abbastanza rispetto per l’etichetta messa a punto sotto il Re Sole e di mettere becco negli affari di Stato, cosa del resto resa possibile, se non indispensabile, vista la nullità di Luigi XVI che come attività principale coltivava quella per le serrature. Possiamo anche ipotizzare che l’attribuzione a lei di questa frase – non senza qualche base visto che proprio la regina aveva diciamo così pubblicizzato il croissant sotto forma del kipferl austriaco – abbia contribuito in qualche modo a portare la regina sulla ghigliottina. Tuttavia per i potenti, anche oggi, anzi soprattutto oggi, sembra quasi impossibile sottrarsi alla tentazione di sottolineare la distanza tra chi può e non chi non può, cosa che è invece ufficialmente bandita dalla prassi retorica democratica.

Certo oggi il concetto di eguaglianza è stato artatamente sostituito e totalmente sussunto da quello molto più ambiguo di inclusione, ma anche in questo caso vediamo esplosioni improvvise di incongruità ideologica, inattesi strappi dello scenario che ci viene gentilmente servito. Tanto per rimanere in Francia chi non ricorda gli “sdentati” parola che Hollande, soi disant socialista, usava per chiamare i poveracci, secondo quanto ha rivelato la compagna del presidente, Valérie Trierweiler, nel suo libro di memorie del 2014 intitolato Merci pour ce moment. Oppure il fatto che Macron abbia un intero armadio pieno di scheletri, ovvero di lapsus freudiani: nel 2023 avrebbe detto che se gli ospedali pubblici non funzionano in Francia è perché sono “pieni di Mamadou”, per dire di persone di colore. Nel 2019, in un’intervista a Valeurs Actuelles, settimanale d’estrema destra, ha usato il termine spregiativo di “rabzouz”, per indicare i francesi di origini magrebine. E infine Macron e i suoi consiglieri avrebbero soprannominato il palazzo Matignon, sede degli uffici del primo ministro, la “Cage aux folles”, titolo francese del film “Il Vizietto”, durante i mesi in cui il primo ministro è stato Gabriel Attal, apertamente gay, che aveva nominato tra l’altro al ministero degli Esteri il suo ex partner, Stéphane Séjourné. Mentre le due esponenti di sinistra che il Nuovo Fronte Popolare aveva candidato al posto di primo ministro, Lucie Castets e la verde Marine Tondelier sarebbero state definite “cocotte”.

Ce n’è quanto basta per mostrare la falsità a tutto tondo di sedicenti valori che le élite impongono a seconda dei loro interessi, ma nei quali sono le prime a non credere e a tradire. C’è però un’evoluzione negli epiteti e negli esempi. Se le brioches hanno fatto il loro tempo, vengono agevolmente sostituite con altre specialità alimentari. Ad esempio, in risposta ai malumori popolari per l’aumento dei prezzi del carburante e quindi di tutto il resto, che stanno pervadendo gli Stati Uniti, il deputato repubblicano texano, Dan Cranshaw, ha esortato chi si trova in difficoltà a farla finita: “Smettetela di lamentarvi, trovatevi un lavoro, mangiate ramen come facevamo noi al college, con un budget limitato”. Ora Cranshaw ha studiato alla Tuft University di Boston che ora costa 90 mila dollari l’anno e il ramen, al tempo in cui era studente, si acquistava con la stessa cifra che serviva per almeno due giga hamburger. In ogni caso era qualcosa che non esisteva ancora sulle tavole degli americani e che di per sé sottolinea una distanza siderale tra chi può e chi non può. Insomma diciamo che il deputato non ha affatto vissuto nelle ristrettezze economiche che pare voler evocare. Ma mentre nell’ancien regime comunque le élite ci tenevano a distinguersi e fare sfoggio del privilegio sui ci basava il loro potere, adesso tendono a far credere di essere come tutti, non avendo la minima idea della vita che fanno questi tutti.