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Il bavaglio dei briganti

legge-bavaglio-intercettazioni-renzi-510In questi giorni l’informazione italiana è percorsa da una notizia falsa, tendenziosa, esagerata e atta a turbare l’ordine pubblico: la notizia cioè che in Parlamento militanti che vivono sotto l’Ala di Verdini, avrebbero presentato un disegno di legge  per  colpire  e impedire “la pubblicazione o diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose, atte a turbare l’ordine pubblico attraverso piattaforme informatiche”. Tutti capiscono che questo testo è troppo vago e ambiguo per non costituire di fatto solo una minaccia preventiva e un’ipotesi di ricatto contro chiunque operi in rete; a ognuno, persino in preda a delirium tremens, rimarrebbe incomprensibile la ratio di un provvedimento diretto a colpire solo la rete e non il resto dell’informazione; ai cittadini degni di questo nome non può sfuggire che si tratti di un disegno di legge con intenti chiaramente liberticidi, anticostituzionali e al tempo stesso desolatamente vuoti di contenuti che non siano quelli della censura politica. Dunque è evidente che la notizia di questo disegno di legge non può essere che falsa, esagerata, tendenziosa e atta a turbare l’ordine pubblico: chi può mai credere che il Parlamento ospiti simili grassatori di libertà (e non solo) tra l’altro così sfacciati da istituire una differenza sostanziale tra l’informazione libera e quella degli magnati di tv e giornali autorizzati invece di raccontare quello che vogliono?

Purtroppo invece è assolutamente vero: questi briganti sanno molto bene che ormai giornali e televisioni sono in declino, che l’informazione verticale diventa sempre meno credibile e che la salvezza dei clan politici tradizionali non può prescindere dalla rete, perciò cercano in tutti i modi di metterle il bavaglio con un’ arroganza così tronfia e ottusa da non curarsi nemmeno di salvare la forma e di congegnare una censura in maniera più intelligente e meno scoperta. Si perché le notizie false e offensive sono già  prese di mira dall’attuale legislazione: lo scopo precipuo del disegno di … lascio al lettore la l’autonomia di completare il complemento di specificazione, è di introdurre elementi del tutto vaghi e impropri che possono essere accampati in qualsiasi caso come l’esagerazione o la possibilità di turbare l’ordine pubblico o ancora l’eventualità di destare pubblico allarme  (effetto che prescinde in toto dalla verità o meno della denuncia) oppure di “fuorviare settori dell’opinione pubblica”, di lanciare “campagne d’odio e campagne volte a minare il processo democratico anche a fini politici”. Si tratta come si può facilmente vedere di concetti applicabili a qualsiasi cosa e che prescindono ampiamente sia da criteri definiti, del tutto impossibili da impostare, sia da considerazioni quantitative, come ad esempio il ridotto numero di accessi a un sito, a un blog, a una pagina o a un messaggio sui social.

Così si apre la possibilità che il medesimo articolo in grado di “destare allarme” pubblicato su un giornale che vende 200 mila copie e su un blog da 200 lettori, passerebbe liscio sul primo e porterebbe a una condanna a due anni sul secondo. Naturalmente è solo un esempio di scuola dal momento che nessun pezzo davvero sovversivo e nemmeno sinceramente critico potrebbe comparire sull’informazione maistream, ma testimonia da una parte dell’intelligenza delle leggi che un simile Parlamento è in grado di concepire, dall’altro che l’attacco è rivolto proprio  a quella parte dell’informazione e della comunicazione che non è ancora sotto il pugno di pochi padroni che la controlla. Il ceto politico naturalmente affida queste vergognose operazioni ai più infimi prodotti del proprio catabolismo ( e basta vedere la lista dei firmatari, Adele Gambaro, Riccardo Mazzoni, Sergio Divina, Francesco Maria Giro per accertarlo), nella speranza di potersi sottrarre con questi trucchetti, alle proprie responsabilità e di far passare quasi in silenzio la loro rivoluzione oligarchica.

Non prendo nemmeno in considerazione  il problema del vero e del falso perché è fin troppo ridicolo e scoperto il tentativo delle oligarchie di rendere verità i propri interessi generali e specifici e falso tutto il resto. Mi consola solo un fatto: la scoperta che persino nelle società di primati l’ordine sociale può essere sovvertito qualora un certo numero di esemplari viva situazioni di conflitto ed entri perciò in agitazione. Studi che presero avvio dalla teoria delle catastrofi di Renè Thom e che oggi presentano modelli statistici abbastanza maturi. Chissà se la libertà d’informazione coinvolgerà abbastanza persone da far fallire questo ennesimo tentativo di bavaglio, giusto per non far brutta figura persino di fronte ai macachi .

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Bastardi e Bastar-si

 Anna Lombroso per il Simplicissimus

Se ti sta bene che un solo partito che dispone di una maggioranza fittizia, prodotta da una legge già dichiarata incostituzionale, con la copertura di un Presidente che ha dato una interpretazione personale e inappropriata dei suoi obblighi di fedeltà alla Costituzione ancora vigente, si sia attribuito la facoltà di dettare le regole per tutti e l’approvazione di un Parlamento eletto con una legge dichiarata incostituzionale, quindi non legittimato ad operare in materia costituzionale.
Se ti garba che quel partito e il suo leader che non incidentalmente è anche premier definisca marmaglia e accozzaglia chi dice No, avvalendosi dell’appoggio invadente e irrispettoso di Capi di Stato e di Governi stranieri, di stampa e di Banche, corree nell’impostazione autoritaria e impositiva della cosiddetta riforma.
Se non sei risentito per  la definizione di “riforma” per un abuso commesso da un Parlamento in cui un terzo dei componenti ha cambiato casacca, esonerandosi dalla rappresentatività datagli dal voto.
Se non sei indignato perché quell’abuso compie l’abbattimento dell’edificio della nostra Carta ben prima di averla applicata, sottomettendola alla tecnocrazia europea e cancellando diritti sociali e assetto democratico, in previsione una legge elettorale che consegna tutto il potere alla maggioranza di governo ed al suo presidente che già si definisce “capo del governo”, proprio come Mussolini nel 1925.
Se non ti preoccupa che il Parlamento venga espropriato di poteri e competenze, attribuendogli prerogative di carattere notarili a conferma dei disegni di legge governativi e di essere privato in quanto cittadino della potestà di eleggere i senatori che condivideranno con la Camera poteri come la revisione costituzionale, l’elezione del Presidente della Repubblica, l’elezione dei membri della Corte Costituzionale.
Se non ti offende essere oggetto di una propaganda fatta di bugie, intimidazioni, omissioni, prevaricazioni. Se non ti offende che non ti si dica la fonte del formidabile dispendio finanziario mobilitato per la campagna del si. Se non ti offende l’atteggiamento padronale con il quale il leader del Pd e presidente del consiglio insieme al suo socio in affari al Viminale ha gestito la partita del voto all’estero, gestendo l’anagrafe dei residenti e perfino gli schedari dei consolati in regime di monopolio del Si, come mailing list aziendali cui inviare la pubblicità dei loro prodotti tarocchi. Mentre sono stati tagliati del 60% i fondi destinati ai Comuni per garantire lo svolgimento delle elezioni. Se non ti offende la loro opera di disturbo della quale è stata rivendicata la natura di molestia, per la quale hanno impiegato modalità e canali opachi, con la complicità esplicita di compagnie telefoniche e delle Poste italiane.
Se non ti turbano le nuove procedure del voto di scambio, come si è verificato in Campania, dove l’appoggio incondizionato e maleducato di De Luca è stato conquistato grazie alla somministrazione di cospicui finanziamenti per opere pubbliche nella regione in cambio del consenso alla riforma e come è avvenuto invece in Puglia dove un governatore meno allineato è stato penalizzato col taglio dei fondi per l’emergenza sanitaria a Taranto.
Se ti aggrada subire minacce e terrorismo piscologico, premiando la tua indole alla delega, al lavartene le mani, credendo che se vince il No siano in agguato cavallette, pestilenze, stenti, fuga di investitori e compratori venuti a acquisirsi il tuo territorio, i tuoi monumenti, le tue isole, i tuoi beni comuni, come è avvenuto in Grecia. Dove almeno uno straccio di dignità il popolo l’ha mostrato e altrettanto è stato verificato cosa davvero vuole l’impero e i suoi commissari europei e nazionali.
Se non ti umilia che pensino di comprarti con una mancetta di 80 euro condizionata al tuo Si e probabilmente estemporanea. Se non ti avvilisce essere bersagliato da raffiche di balle in libertà: soldi sottratti alla politica per dirottarli a pioggia sui “poveri”; Ponte sullo Stretto in favore di occupazione; contrasto del terrorismo grazie alla governabilità; cura del cancro e del diabete, perché Basta un Si.
Ecco se a te Basta un Si, se non sei offeso, se non hai conservato più nemmeno un barlume di rispetto e di onore di cittadino, allora Renzi, Boschi, JP Morgan, Pera, Phillips, Alfano, Lorenzin, Banca Etruria, Cacciari, confindustriali disattenti a innovazione e sicurezza, finanzieri disinvolti sempre in volo verso isole complici, norcini promossi a mecenati e così via, beh te li meriti tutti.

Noi non siamo così, non li  abbiamo voluti e non li vogliamo e votiamo No.


Raglio libero, anche l’Istat arruolato tra i gufi

 Anna Lombroso per il Simplicissimus

Quante volte ci siamo lamentati dell’Istat che non possedeva  la necessaria terzietà, la doverosa obiettività, che i suoi pc erano tarati per rispondere a esigenze  governative, come le bilance di certi pizzicagnoli disonesti.

Ammesso che la statistica sia una scienza –  e è tutto da dimostrare come in fondo per l’economia –  di certo non è una scienza esatta, a cominciare dall’arcinota teoria secondo la quale “risurta che te tocca un pollo all’ anno:… ma… se nun entra ne le spese tue, t’entra ne la statistica lo stesso perche’ c’e’ un antro che ne magna due”. E che potrebbe avere a che fare –  il teorema del pollo – con l’accertata impossibilità da parte dell’illustre Istituto di raccogliere i dati necessari a togliere mezzo pollo al Parlamento: gira che ti rigira gli autorevoli investigatori non vennero mai a capo del complesso impianto cabalistico di stipendi, rimborsi e benefit dei nostri rappresentati, sicché ne abbiamo notizia solo dalle doglianze di deputati e senatori che ce la fanno appena ad arrivare a fine mese, lamentele accompagnate dall’avvertimento trasversale che eventuali tagli e riduzioni autorizzerebbero inevitabilmente il legittimo risarcimento tramite furto e cresta sulle spese. Ma d’altra parte in un afflato ugualitario, l’Istat è anche nota per non aver mai raccolto gli elementi necessari, come l’Inps peraltro per non dire dei Ministri diversamente competenti,  a conoscere il numero esatto di disoccupati, precari, licenziati, esodati, esuberanti. Come anche di lavoratori stranieri, richiedenti asilo e così via.

Insomma ci siamo lagnati che l’Istituto lavorasse solo per dare i numeri buoni per gli ambi e terni del regime, omettendo la contabilità scomoda, tanto che se è servito un ministro che si accreditasse come capace di far di conto in un governo tecnico di ragionieri ubbidienti e di diplomati in computisteria meticolosi e solerti nell’uso del pallottoliere truccato, si è felicemente ricorsi a uno che veniva da là.

Ecco,  invece si sbagliavamo. C’è da sospettare che magari gli toccherà la sorte di quell’altro specchietto per le allodole esibito in sede referendaria, perché deve essere stato accertato che la prestigiosa istituzione è stata infiltrata forse da economisti dei centri sociali, da pericolosi contabili anarco insurrezionalisti, da micidiali sovversivi alla Bakunin. E quel che è peggio travestiti da sacerdoti della scienza, da saggi e soloni, vecchi barbogi  all’apparenza, in verità intenzionati a sovvertire la realtà per foschi disegni disfattisti, proprio come i Rodotà, i Zagrebelsky, come quei sediziosi costituzionalisti, come quei partigiani eversori, e pure quei magistrati agitatori, quei sovrintendenti sobillatori, quei sindacalisti estremisti. In una parola quegli stadi intermedi che potrebbero ostacolare il disegno autoritario e accentratore del ducetto, messo là per eseguire comandi superiori.

E così oggi si legge che Palazzo Chigi va all’attacco dell’Istituto, reo di ”rilevare i dati in maniera vecchia”. L’accusa per una curiosa coincidenza parte proprio alla vigilia della revisione del Pil de secondo trimestre, dolentissima per il governo, che si aspetta che la manina della Provvidenza, sempre più simile a quella dei bari del casinò, segni un più, anche solo frazionale, da rivendersi coi padroni di dentro e di fuori. Sono stati mobilitati quindi gli stessi figuranti che fino a ieri facevano i costituzionalisti, ma anche i sismologi, i geologi, gli educatori e perfino i sessuologi, in modo che si infilino la gabbana da statistici. E lo hanno parlato, eccome: l’Istat non sa fare il suo mestiere, non “pesa” il comparto dei servizi, compie errori “concettuali” perché non considera i giorni lavorativi, eppoi è arcaico: sta ancora a dare rilevanza ai numeri dell’industria manifatturiera. È uno scandalo.

Ecco adesso non possiamo più dire che il governo non fa prevenzione: la fa eccome, agisce in anticipo perfino sulla realtà, sui fatti, sulla verità. Gioca coi numeri: e capirai mica vorrete credergli, in fondo sono arabi.

 

 

 

 


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