So che il gran caldo colpisce soprattutto le mense degli italiani che se la devono vedere non con i cannelloni di mammà fumanti sulla spiaggia, bensì con olive, feta, pomodorini, spinacino e qualche raro brandello di tonno o salmone come prescrive la moda del poke. Ma sono molto fortunati, c’è chi è costretto a diete ben più severe nonostante si trovi in mezzo all’oceano e in un clima certamente più benevolo, per non dire fresco come sa chi ha avuto occasione di andar per mare, sia pure nel catino del Mediterraneo. Si tratta dei marinai e dei marines della grande flotta  americana che tenta di circondare le coste dell’Iran, lacerata fra l’ antica tracotanza e la paura di ricevere qualche missile in corpo. Pare infatti, o almeno lo si deduce dalle lettere delle madri di questi “eroi” americani, oltre che da un articolo di Usa Today che va oltre la normale reticenza dell’informazione a stelle e strisce sull’esercito più potente della galassia, che gli americani abbiano parecchie difficoltà a rifornire i propri uomini di cibo sufficiente.

Una madre scrive che suo figlio è dimagrito di 14 chili e un’altra si lamenta non solo della scarsità, ma anche della pessima qualità del cibo. Dunque la grande macchina bellica degli Stati Uniti che tremare il mondo fa non si trova di fronte alla scarsità di missili- ora persino di droni, visto che la Cina ha vietato l’esportazione di questi ordigni oltre che delle terre rare che servono a costruirli- ma persino di cibo per le truppe. Dunque non solo tigre di carta, come disse Mao nel 1956, ma di carta velina. In tutte le loro guerre gli americani hanno sempre maramaldeggiato, anche se non vinto, grazie alla straordinaria abbondanza di armi, ma anche della loro logistica: hamburger grondanti di salse al posto del pugno di riso. Ma adesso un po’ di riso alla cantonese non dispiacerebbe ai guerrieri che non devono chiedere mai.