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Catastrofe Frankenstein

2-frankenstein-1931-grangerVenticinque anni fa o giù di lì mi venne in mente di studiare se e come la teoria delle catastrofi potesse essere applicata ad eventi storici: lavorai per qualche tempo assieme a un matematico delle biforcazioni, ma il lavoro, a volerlo fare bene, era gigantesco e ben presto mi accorsi che continuare sarebbe stata una vera catastrofe nonostante ci si fosse focalizzati solo su tre avvenimenti : la rivoluzione francese, quella d’ottobre e infine la caduta di Wall Street nel ’29. Però anche se non ne ho la dimostrazione sono tuttora convinto che gli eventi “esplosivi” si preparino attraverso cambiamenti sotterranei e inavvertiti fino a che raggiungono una massa critica.

E’ ciò che stiamo sperimentando in questi giorni ovvero la frantumazione in pochissimo tempo di uno status quo di fatto sussistente da oltre mezzo secolo e che pareva scolpito nell’acciaio: la Gran Bretagna è uscita dalla Ue; la Nato, dopo decenni di dittatura geopolitica, si trova a fare i conti con Turchia, uno dei suoi membri più importanti il cui sultano accusa gli alleati, anzi l’alleato di aver favorito un tentativo golpe e assedia una delle sue basi militari più importanti; la Lagarde ritiene ufficialmente in pericolo la globalizzazione ( e dunque molti dei totem economici e politici legati ad essa) senza però dire ciò che invece sostiene apertamente il McKinsey Global Institute una specie di Golem della consulenza, il quale bontà sua si è accorto che la stessa globalizzazione ha terminato del tutto di avere effetti positivi in occidente e ora sta divenendo un fattore di impoverimento, andando a depositare dinamite nel corpo sociale.

Infine, evento forse ancora più importante, viene la durissima contestazione del primo ministro francese Manuel Valls dopo il minuto di silenzio in memoria delle vittime proprio sulla Promenade des Anglais teatro della strage.: “Vergognatevi”, “è colpa vostra”, “assassini”, “dimettetevi”. E in assoluto la prima volta in occidente che il potere politico viene apertamente contestato dopo un attentato terroristico o comunque considerato tale: dopo la strage di Charlie Hebdo nonostante le prime leggi speciali, nonostante la sceneggiata della passeggiata solitaria dei grandi, nonostante le numerose ombre che gravavano e gravano sulla tragica vicenda pareva che i cittadini si fossero in qualche modo risaldati al potere politico, anche se difendere la libertà attraverso una diminuzione della libertà è un controsenso e comunque una pessima idea. Però a nemmeno due anni di distanza questo patto di riconciliazione sembra essersi spezzato e a leggere le cronache non solo perché la gente si sente presa per il naso da politici che reggono il proprio residuo consenso su un’emergenza e un’imponente scenografia della sicurezza che in realtà servono a ben poco, ma perché comincia a sospettare che tutto questo serva a richiedere rassegnazione e obbedienza in tutt’altri campi, quello del lavoro e dei diritti.

Del resto questa volta la commedie française è particolarmente repellente perché da una parte il governo è in ogni caso costretto a dire che l’attentatore è un pazzo imprevedibile per non sputtanare se stesso e tutto l’apparato di sicurezza rivelatosi impotente a fermare gli attentati, dall’altro Hollande non cessa di straparlare di maggiore impegno in Siria e in Iraq come se il terrorista di Nizza facesse parte integrante dell’Isis o comunque di quell’estremismo islamico che proprio la Francia si è incaricata di importare in Siria per abbattere Assad e che poi è diventata Isis: una doppia teoria che in realtà mostra come la verità del potere sia ormai in grave difficoltà, vittima delle proprie bugie e come spesso finisca per cadere nel ridicolo come è accaduto quando i media hanno strombazzato la notizia che era stata ricostruita tutta la storia del “camionista” di Nizza, che si trattava di un tunisino cresciuto in ambienti legati all’estremismo e al terrorismo. Peccato che si trattasse di un’altra persona che si è poi presentata a smentire la favoletta costruita ad arte chez François.

Il fatto è che la narrazione globale sta entrando improvvisamente in crisi sotto il peso delle sue contraddizioni, del suo cinismo, dei suoi interessi inconfessabili, dei suoi obiettivi politici aberranti: diventa sempre meno credibile man mano che le promesse si sfaldano e diventano palesi bugie, che i suoi strumenti si rivelano per ciò che realmente sono. E tutto accade, dopo anni di latenza, in poche settimane. Le oligarchie al potere tenteranno certo di ricucire in qualche modo gli squarci, però non più su un corpo vivo, bensì su una sorta di Frankenstein stimolato dagli alti voltaggi mediatici. Ma per quanta energia ci si possa immettere è ormai chiara la sua natura di mostro.

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