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Governo Tersilli

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Non è certo una novità che ogni volta che qualcuno – ultimamente accusato di volta in volta di negazionismo, eresia, irresponsabilità, tradimento e così via – che compia  delitto di lesa maestà criticando governi in carica, si senta apostrofare con la richiesta perentoria di offrire soluzioni alternative, concrete e praticabili.

Già da quando lo coniò la lady di ferro, siamo in pieno regime di Tina, There is no alternative, in italiano: “Non c’è nessuna alternativa“, oggi trasformato da manifesto ideologico in religione i cui dogmi, come in tutte le fedi, devono persuadere alla bontà dell’obbedienza a principi perfino motivati da criteri di carattere sanitario, quelli del kosher, dell’halal o del venerdì di magro, proprio come sta accadendo di questi tempi.

Guai a chi spezza il patto che saremmo stati costretti a stringere con l’esecutivo e in second’ordine con una selezione appropriata della comunità scientifica e con una scrematura di manager, per garantirci la sopravvivenza.

E se all’inizio lo slogan ricorrente era sempre lo stesso, quello che invitava a non disturbare il tranviere,   è successivamente diventato la base programmatica di un vero e proprio partito, con tanto di manifesto degli intellettuali, inteso a  dare forma a un ordine pubblico e profilattico, nel  rispetto del quale era legittimo  creare una  separazione netta, con tanto di gerarchie, tra cittadini scrupolosi di serie A per questo meritevoli di salvarsi dal contagio, grazie a costumi morigerati e all’appartenenza a ceti medio alti e produttivi quindi socialmente e moralmente superiori. E invece altri di serie B essenziali nelle funzioni servili necessarie alla sopravvivenza dei primi, esposti alla pestilenza diffusa anche da untori sottoposti a pubblica gogna, tra runners, utenti di rave party, frequentatori di locali scambisti, organizzatori di orge  e fiere di paese, vacanzieri irriducibili che pensavano di rispondere agli inviti a partecipare della ricostruzione,  e pure vecchietti troppo arzilli da reprimere e isolare.

Sarebbbero stati quelli i veri colpevoli che dobbiamo tuttora concorrere a condannare, per la loro asocialità che sconfina nella sociopatia  delle piazze, tanto da rendere doveroso circoscrivere la loro espressione fanatica e criminale aggirando il dettato costituzionale all’articolo 17 che sancisce il diritto dei cittadini a riunirsi pacificamente.

Così pare sia stato stabilito a norma di legge, o Dpcm, il primato della responsabilità individuale e personale su quella collettiva e sociale, che da marzo in forma esplicita corrisponde alla tutela del profitto della classe imprenditrice impegnata a  dettare calendario e regole all’esecutivo, che rispettoso e ossequiente esegue e che trasforma in sistema di governo la conversione delle deleghe amministrative in rimpallo astioso di oneri e competenze.

Per questo mentre non si chiede conto a nessuna autorità della qualità ed efficacia delle scelte, si pretende dalle coscienze critiche di esercitare quella creatività politica strategica e organizzativa dalla quale i “poteri” e le istituzioni si sono liberati come di un peso trincerandosi dietro gli alibi della non volontà mascherata da impotenza: non ci sono le risorse, dobbiamo ripetere l’atto di fede all’Europa e all’austerità, bisogna tagliare la spesa pubblica.

E poi è diventato un imperativo etico assecondare le indicazioni di entità alle quali abbiamo sacrificato sovranità e competenze in cambio di promettenti rinunce e sacrifici e mea culpa, qualcosa, ammettiamolo, che non si è più soliti fare nemmeno in forma di fioretti e penitenze.

Infatti l’autodafè secondo l’Fmi e parte dei sacerdoti della scienza consisterebbe in nuovi lockdown, che forse farebbero aprire le porte dal paradiso ma chiudere i battenti a milioni di attività, la redenzione e la salvezza avverrebbero attraverso il vaccino monopolio dei mercanti del tempio farmaceutico, anche se pure il droghiere sotto casa conosce il mercato tanto da sapere che la concorrenza per lo più sleale tra aziende non può che rallentare se non impedire la ricerca e la sperimentazione di cure.

Fosse un Decreto del Presidente del Consiglio, si potrebbe raccomandare a tutti quelli che  fuori dalla cerchia oligarchica,  hanno osato avanzare obiezioni e critiche sulla gestione dell’emergenza e sul rilancio infinitamente rinviato come in un Milleproroghe, di indicare priorità e soluzioni, così come suggerisce loro la tanto vilipesa “pancia”, sprezzantemente inascoltata in quanto populista, proprio come l’esperienza e la realtà che sta vivendo e i suoi effetti.

Circolano in rete molte “testimonianze” di gente della strada e anche di qualche soggetto più noto, come a suo tempo Sansa candidato alla presidenza della Liguria e trombato dal garante della produttività contro i parassiti, come in questi giorni il giornalista Golia che narra la sua epopea di infetto, abbandonato senza assistenza alcuna, pur in una condizione di relativo privilegio: ho avuto difficoltà io a sentire l’Asl o Immuni, figuriamoci le persone normali.  

E come lui possono testimoniare tutti quelli in quarantena alle prese con il primo interrogativo: ma la quarantena quanto dura? tutti quelli che hanno avuto una relativa fortuna, trovando risposta nel medico di base che come il dottor Tersilli gli ha fatto dire il fatidico 33 al cellulare e prescritto una tachipirina,  tutti quelli che sono stati ore in coda in macchina, o ore al telefono per effettuare una prenotazione online, inevasa, o  tutti quelli che per ipocondria o autentica preoccupazione sono rimasti ore in attesa fuori dal pronto soccorso, come quelli che hanno fatto la file per i tamponi. E tutti quelli che hanno dato retta al Direttore Sanitario dell’ATS di Milano che in un Tg di Sky ha dichiarato: “Non riusciamo a tracciare tutti i contagi… chi sospetta di avere un contatto a rischio o sintomi stia a casa.”

O i tanti che hanno creduto nella miracolistica app Immuni, del cui fallimento sarebbero colpevoli gli increduli che non ha potuto essere collaudata in Veneto o in Sicilia,  e che ha dato luogo a performance comiche dove invece è attiva e dove chi ha aderito entusiasticamente al contact tracing segnalando la sua accertata positività – alcuni casi sono stati denunciati dalla stampa e sui social – per avviare l’allerta è stato contattato dall’Asl di riferimento quindici giorni dopo che si era sottoposto al tampone.

Ecco, loro, una proposta l’avrebbero e alternativa all’ipotesi lanciata in un workshop di ministri e regioni     di assumere duemila soggetti incaricati di “sviluppare”  l’esecuzione dei tamponi, investendo risorse che da otto mesi dovevano essere stanziate per aumentare il numero di personale sanitario competente negli ospedali.

O forse ci vorrebbe un tumulto di facinorosi come quelli che si battono contro il Muos, l’uranio impoverito, i poligoni, per denunciare  la tendenza alla militarizzazione del territorio e della società, interpretato magistralmente dall’intesa siglata tra i ministeri della Salute e della Difesa per l’attivazione  dei “200 Drive-through” allestiti per eseguire i tamponi,  con circa 1500 militari interforze, quelli che sindaci e presidenti di regione vorrebbero reiteratamente per il controllo del territorio da convertire in repressione dei comportamenti trasgressivi e “malsani”  

E soprattutto suggerirebbero di fare quello che non si è pensato di fare da marzo: impegnare sforzi economici e organizzativi per potenziare la medicina territoriale, primo avamposto per prevenzione, diagnostica e applicazione razionale di sperimentazioni e cure individuate da anni e probabilmente efficaci, consisteva nell’imporre procedure speciali, vista la liberatoria data a provvedimenti e  misure eccezionali.

Uno sforzo questo, che avrebbe dovuto riguardare anche le forniture e le competenze delle Asl, sia per quanto riguarda il materiale sanitario, i farmaci, i dispositivi, anche adottando quei criteri di semplificazione e di eccezionalità che fanno parte del mantra della classe politica, quello che si usa ai convegni, nei think tank, o per demolire l’impianto dei controlli e della vigilanza.

Ma tanto, se, come si narrava un tempo, democrazia significasse partecipazione, sorveglianza dal basso dell’azione di governo, trasmissione  di bisogni e aspettative, quella cinghia di trasmissione relegata in soffitta con la paccottiglia arcaica del Novecento, non occorreva il Covid per piangere sulle sue patologie, c’è da temere,  incurabili.

Intanto però veniamo invitati (ormai è questa la semantica governativa della mano di ferro in guanti di velluto: raccomandare, suggerire,  esortare dolcemente pena censure, sanzioni, multe) a obbedire ciecamente a un sistema di mummie, quei valori del pensiero mainstream: efficienza, competitività, iniziativa, produttività, meritocrazia, tenuti su come gli scheletri  del Tunnel della Paura,  coi fili del profitto, dello sfruttamento, della sopraffazione, sempre robusti e forti.


Gli asintomatici dell’intelligenza

La seconda ondata del Covid non è un fenomeno medico o sanitario, ma in primo luogo linguistico e dunque politico in senso gramsciano: essa infatti è stata costruita attraverso una locuzione prima pressoché inesistente in medicina, ovvero quella di contagiato asintomatico che suona assai più sinistra e angosciosa di “portatore sano” usato da sempre e che ne è di fatto l’equivalente. Portatore sano indica infatti chi ospita dei microrganismi patogeni senza alcuna alterazione dello stato di salute o perché  resistente grazie a un’immunità precedentemente acquista, oppur perché la carica batterica o virale è troppo scarsa per poter avere ragione del sistema immunitario e per poter infettare altri. Quest’ultimo è appunto il nostro caso di scuola dove vengono utilizzate tecniche inadatte alla diagnostica come i tamponi Prc, nessuno dei quali è validato e  per giunta portati fuori scala allo scopo di ottenere positività puramente teoriche ( vedi qui) , giustificare un terrore ingiustificabile e misure assurde che definire medioevali è offendere un’epoca assai più vitale di questo fine impero. Sino al febbraio di quest’anno tale pratica scorretta avrebbe potuto essere sanzionata in tribunale qualora fosse stata oggetto di un contenzioso, ma oggi è diventata la via di salvezza di un ceto politico indecente. Certo con “portatore sano” non si sarebbe potuto chiudere nulla, né continuare nell’elefantiasi di una sindrome influenzale, ma con “contagiato asintomatico” che evoca di per sé l’untore e restituisce l’idea di malato quando invece dovrebbe restituire  quello di persona sana, è riuscita a mettere di nuovo paura a una popolazione subornata  da una masnada di mentecatti che nella maggior parte dei casi sono semplice manovalanza dell’euro globalismo: è quello a suggerire il format pandemico e il suo vocabolario, per sostituire la cittadinanza con i riti securitari.

Di certo la gran parte delle persone non può credere di poter essere sistematicamente depistata e ingannata in maniera così massiva dalle fonti ufficiali e dalla cosiddetta scienza, mai così messa sotto i piedi come ora.  Il che è a ben pensarci è davvero strano perché si tratta del normale comportamento di tutta l’informazione occidentale che in questo caso è tesa a sostenere un’impalcatura fittizia come  in altri casi crea una negazione fittizia di ciò che si sa, che è provato  e che essa stessa pubblica sia pure in posizione defilata in maniera che non comprometta la corrente principale della narrazione. Stando agli stessi signori dei “contagiati asintomatici” nessun governo occidentale ha consegnato armi ai terroristi in Siria, il New York Times non ha mai rivelato l’operazione Timber Sycamore attraverso la quale la Cia armava i terroristi , nessun governante occidentale  ha mai detto che il Fronte Al-Nusra stava facendo un “buon lavoro”, Hilary Clinton non ha mai scritto che voleva rovesciare Assad per la sicurezza di Israele, la Nato non ha mai creato il Kosovo oggi noto per i suoi trafficanti di organi, la Nato non si è mai alleata con gli islamisti per eliminare Gheddafi, non c’erano jihadisti in Cecenia e non hanno commesso alcun attacco terroristico, i Paesi europei non hanno accolto nessun rifugiato islamista ceceno, Al-Qaeda è apparsa per generazione spontanea e questa organizzazione non ha mai collaborato con la Cia, Washington non ha mai aiutato i jihadisti in Afghanistan prima dell’intervento sovietico, Brzesinski non ha mai sostenuto la destabilizzazione della Russia con la sua “cintura verde”,non ha mai detto ai combattenti islamici che erano “Freedom Fighters”, la stampa anglo-americana non ha mai elogiato Bin Laden, i talebani non sono mai stati ricevuti a Washington, Al-Baghdadi non ha mai fondato Daesh in una prigione americana, la “coalizione” non ha mai lasciato che Daesh prendesse il controllo di Palmyra, il Congresso mondiale uiguri non è finanziato da Washington, non ci sono mai stati terroristi nello Xinjiang , e gli uiguri in forza ai terroristi di Idlib sono turisti.

Ah già… dimenticavo che questo conta ormai poco, fa parte del vecchio catalogo della paura, così obsoleto da prevedere uomini in carne ed ossa come agenti del male invece di sequenze nucleotidiche create chissà come e chissà perché, ma del tutto insondabili, lontane, un nemico ideale, ubiquo e gestibile mediaticamente da “esperti” che non si vede come possano esserlo trovandosi di fronte a qualcosa di nuovo. E infatti come come Penelopi del terzo millennio fanno e disfanno continuamente la tela delle teorie, delle ipotesi e delle verità ad ore, per non scontentare i corruschi dei che vivono colà dove si puote. Ovvero i padroni della narrazione che non hanno bisogno né della scienza né della ragione perché possono comprarle: non è certo per farsi quattro risate che l’Fmi nella sua insondabile idiozia autoritaria di fondo, sia arrivata d affermare che le segregazioni fanno bene all’economia perché aiutano a ripristinare la fiducia dei cittadini spingendoli nuovamente a muoversi, consumare e lavorare: è una tesi che tutti gli indicatori dimostrano radicalmente falsa fino al grottesco. Ma si sa non c’è fine alla menzogna quando essa diventa sistema.


Altro che Covid, il virus è la povertà

Ieri ho parlato della singolare coincidenza tra un drastico cambio di opinione dell’Oms che adesso dice basta alle segregazioni per ragioni economiche ( vedi qui) a seguito di un documento della Banca mondiale che denuncia un troppo rapido impoverimento delle popolazioni a causa delle misure prese contro la pandemia di coronavirus. Una consonanza inaspettata e allo stesso tempo illuminante che fa intuire una sorta di regia della crisi pandemica. Impressione che si rafforza se si prende in esame l’opera dell’Fmi, anch’esso impegnato nel dare l’allarme su un massiccio picco di disuguaglianza sulla scia del covid, ma che da marzo ad oggi ha negoziato 76 prestiti con altrettanti Paesi con la specifica clausola di tagli al welfare, ai servizi pubblici e in particolare alla sanità approfittando paradossalmente della paura suscitata dal coronavirus. Tutto questo mentre il Fondo monetario ammette nei suoi documenti il fallimento di tali politiche  che esso stesso definisce “tutto dolore, nessun guadagno”.  O per dirla con le parole di Chema Vera, direttore esecutivo ad interim di Oxfam International: “L’Fmi ha lanciato l’allarme su un massiccio picco di disuguaglianza sulla scia della pandemia. Eppure sta guidando i paesi a pagare per la spesa pandemica effettuando tagli di austerità che alimenteranno la povertà e la disuguaglianza “

Così abbiamo il paradosso di un allarme apocalittico del tutto spropositato rispetto alla sindrome influenzale costituita dal Covid e al tempo stesso politiche che tendono a diminuire l’efficacia della sanità a dimostrazione del fatto che  la pandemia narrata è davvero l’ultima preoccupazione dell’oligarchia globalista. Se vogliamo un esempio, un caso di scuola di quanto accade potremmo prendere l’Equador, dove l’anno scorso il presidente Moreno ha tagliato il bilancio sanitario del paese del 36% in cambio di un prestito di 4,2 miliardi di dollari dal Fmi, una mossa che ha provocato massicce proteste a livello nazionale  le quali hanno minacciato di far deragliare la sua amministrazione. Il risultato è stato che i servizi sanitari di Guayaquil, la città più grande del Paese, sono stati completamente sopraffatti a causa dell’allarmismo e del panico benché il numero dei casi di Covid sia basso. Ciononostante all’ inizio di questo mese, Moreno ha annunciato  un nuovo accordo da 6,5 ​​miliardi di dollari con il fondo monetario, che ha consigliato al suo governo di tagliare tutti gli aumenti di emergenza della spesa sanitaria, interrompere i trasferimenti di denaro a chi non può lavorare a causa del virus e tagliare i sussidi per il carburante ai poveri. E’ questo ciò che si aspetta nel caso di una pandemia rappresentata con le modalità della peste nera? E l’Oms dice niente visto che questi tagli potrebbero aumentare i contagi? Oppure dicono qualcosa i governi che dopo aver tagliato selvaggiamente la sanità pubblica sono così solleciti a tagliare le libertà costituzionali come fossero untrici per contenere la cosiddetta pandemia?

Sono domande che vanno rivolte agli impauriti e agli ottusi, a quelli che stupidamente hanno paura  di chi non porta la mascherina, ad onta del fatto che avendola loro dovrebbero essere al sicuro, o a quelli che si vedono spalancare  una luminosa e degna carriera da capo palazzo dell’era fascista o da spione di ristorante e di strada. Davvero credete che le Autorità con la A talmente maiuscola da annullarvi sono convinte dalla loro stessa narrazione e vogliono salvarvi? Non è che invece vogliono solo schiavizzarvi facendovi bu! col virus? Non mi aspetto certo una risposta, quella verrà dai fatti, quando la paura si convertirà nella coscienza di essere stati giocati proprio facendo leva su quella creaturalità puramente biologica e individuale che è l’ultima e l’unica dimensione  che rimane dopo che il neoliberismo ha provveduto a trasformare gli animali politici in semplici animali da bar e da tv, per dirla con un Aristotele aggiornato. Non ci vorrà molto poiché la troika di cui l’Fmi è parte principale, entrata grazie al Mes e ai fari Fund decideranno gli stessi tagli e allora tutto diventerà chiarissimo e inevitabile.


Bielofavole

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Manifestazione pro Lukashenko

In un Paese che chiameremo X ci sono le elezioni per la presidenza e il candidato A, capo dello stato uscente da tempo immemorabile, vince con l’80% dei voti. Ciononostante il candidato B che  è riuscito a raccattare  il 10 per cento si ribella e dice che bisogna rifare le elezioni quasi che la sfida elettorale si fosse conclusa sul filo di lana e che dunque si potesse sospettare un qualche decisivo broglio. Subito si alza la voce della comunità internazionale che in sostanza è una dizione neutra al posto di  Washington consensus per sostenere questo grido di dolore già preparato, arrivano agitatori professionisti dalla Polonia, dalla Gran Bretagna, da Kiev dove hanno una bella esperienza in merito, dalla Cechia, dalla Lituania,  si preme militarmente ai confini con un’esercitazione evidentemente non improvvisata, si mobilitano le reti informatiche e i referenti dell’arancionismo, espressione quanto mai minoritaria e isolata, ma resi forti dai soldi delle onnipresenti ong e fondazioni, al fine di suscitare manifestazioni di piazza che concretizzino il dissenso inespresso fino a qualche giorno prima e spingano verso un golpe che si sostanzia nel ribaltare il risultato delle elezioni in nome della democrazia: esattamente come è accaduto in Ucraina. Non è certo un caso se durante manifestazioni di questi giorni siano comparsi anche a Minsk  simboli che rievocano quelli dei collaborazionisti filo-nazisti del 1941. E infine la stampa padronale si esercita nello sport di definire oceaniche manifestazioni con qualche decina di migliaia di persone riprese ad hoc da grande distanza in maniera da sembrare molte  di più  e di mostrare una realtà completamente artefatta, cosa in cui si spicca Euronews, una sorta di Pravda brussellesca veramente intollerabile per la costante e particolarmente ottusa manipolazione della realtà. Insomma si crea un clima che peraltro conosciamo benissimo anche da noi, in cui le future vittime delle “razionalizzazioni” e delle “ottimizzazioni” si uniscono alla lotta.

Tuttavia questo non sembra dare alcun problema cognitivo alle opinioni pubbliche   perché  il Paese X è da tempo una dittatura per definizione, così come lo è il Venezuela o altri che debbono essere aggiogati al carro occidentale. Non ha importanza cosa sia davvero, quale grado di autocrazia si possa misurare, quale potere decisionale abbiano i cittadini rispetto ad altre sedicenti democrazie che appunto si definiscono tali esclusivamente in virtù di un processo elettorale e non di un processo politico.  La cosa curiosa  è che tutto questo avviene proprio nel momento in cui  gli implacabili fautori della libertà hanno messo sotto i piedi le libertà costituzionali rispetto a un evento sanitario che se all’inizio poteva giustificare misure di contenimento oggi si rivela come un puro e osceno pretesto per gli affari sanitari e un nuovo livello di controllo sociale.

La cosa ancor più curiosa è che in passato il Paese X è stato annoverato tra quelli di sicura fede democratica, pur avendo lo stesso presidente, la stessa costituzione, più o meno lo stesso Parlamento di oggi, che la mutazione da presunta democrazia in presunta dittatura sia avvenuta nel momento in cui il governo del Paese ha rifiutato le indicazioni del Fondo Monetario Internazionale per smantellare gran parte dell’economia pubblica e – come noi sappiamo bene – nel darla in pasto alle multinazionali. Anzi il Paese X è stato ancor più censurato quando si  è permesso pure di rifiutare 900 milioni offerti dallo stesso Fmi purché si attuassero le inutili misure di segregazione per il Covid. Oltre naturalmente al timore che si realizzi una sorta di federazione del Paese X con la Russia, fatto sul quale il presidente ora contestato ha sin troppo ambiguamente giocato come un’anitra zoppa, pensando di poter giocare di sponda tra Putin e gli squali occidentali, senza provarsi nemmeno a inventarsi una via propria. Insomma assistiamo a una sfacciata rappresentazione di ipocrisia che al cittadino del Paese X , come regolarmente è accaduto altrove, non porterà alcun vantaggio né economico perché tutto questo serve alla fagocitazione delle risorse e dunque all’impoverimento,  né politico anzi semmai lo indirizzerà verso una sorta di democrazia ancor più finta di prima. E non è certo una fantasia visto che gira una sorta di programma “democratico” nel quale si dice fra l’altro che   “sono necessarie le seguenti misure: privatizzazioni su larga scala e  sviluppo del mercato fondiario”. Oltre ai tagli sanitari  sanitari poiché  “in Bielorussia esiste ancora un sistema sanitario sovietico con un gran numero di ospedali”: si dovranno perciò  “ridurre i posti letto in eccesso e ottimizzare la gestione sanitaria”, dato che “il nostro paese è tra i primi dieci al mondo per posti letti pro capite, cioè 1,5-2 volte più degli indicatori dei paesi UE”.  Per non parlare della privatizzazione scolastica che è tra gli obiettivi primari dei contestatori. Non ho le competenze linguistiche per dimostralo con certezza, ma i documenti che si possono leggere hanno ben poco a che fare con lo stile del Paese X, quanto piuttosto sembrano espressioni tipiche  del Dipartimento di stato Usa e delle ong sorosiane. Del resto l’arancionismo consiste proprio nell’impedire che si sviluppi un processo democratico interno, fornendo un’imitazione già pronta.

Ecco che cosa sta succedendo al Paese X dove il Washington consensus spende alcune centinaia di milioni di dollari l’anno per tenere vive le false promesse e le illusioni del neoliberismo e portare rapidamente a una condizione coloniale e subalterna alle multinazionali. Eppure anche in Italia la canea degli imbecilli e dei comprati occidentali con alla testa innominabili figuri ittico editoriali, che si dicono di sinistra afferma che non bisogna riconoscere  a prescindere le elezioni ucraine, Anzi le opposizioni nel Paese X , sapendo che avrebbero perso disastrosamente sostenevano di non riconoscerle prima ancora che si svolgessero facendo così trasparire la filigrana di un piano già preparato e infatti ora rifiutano qualsiasi riconteggio dicendo che la sitiuazione delle elezioni di qualche giorno fa è superata.  E’ questa la democrazia che piace  la pattuglia di inutili sopravvissuti a se stessi e alla propria dignità  e che del resto somiglia molto alla  mentalità dell’Europa oligarchica per cui i referendum dovrebbero sempre venire rifatti  fino a che non danno il risultato voluto. Ora qualcuno potrebbe chiedere come mai abbia fatto riferimento a un Paese X invece di parlare subito  di Bielorussia e di Lukashenko  : perché ciò che accade è talmente simile al modus operandi del regime change che si potrebbe applicare con qualche modifica locale a qualsiasi luogo, sia esso il Brasile o il Venezuela o l’Ucraina, oppure Hong Kong o l’Honduras e almeno un’altra decina. Il metodo e i mezzi hanno sempre la medesima origine e  sono sempre uguali e sempre peggiori per il popolo che si fa facilmente illudere.

Questa volta tuttavia non c’è più un elemento  importante ossia  la cedevolezza degli elementi esterni di fronte al pericolo di una guerra ibrida che si salda alle destabilizzazioni interne: la Russia sta cominciando a schierare i  missili tattici nucleari iskander, contro le truppe Nato pronte alla frontiera bielorussa con la scusa di un’esercitazione. Un’altra Maidan.


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