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Lo strano caso del dottor Johnson e di mister Farage

farage-ukip-incidente-aereoOggi avrei voluto occuparmi delle strane dimissioni di Farage dopo la vittoria e del passo indietro di un altro vincitore, Boris Johnson che ha rinunciato alla guida dei Tories nonostante abbia condotto la campagna per il brexit proprio a questo scopo. Avrei voluto, ma poi mi sono detto: non sarà che il solo accennare a  questi eventi così paradossali, alle dimissioni dei vincitori,  sia fare professione di complottismo? E per carità sappiamo quanto l’informazione globale così accurata, limpida, imparziale, così solerte nel distinguere i fatti dai commenti da aver abolito i primi a meno che non vengano fatti in casa, sia allergica a qualsiasi riflessione che non convenga al potere, chiamandola a seconda dei casi, complottismo, populismo, comunismo, utopia: perciò meglio stare alla larga da ipotesi e diciamo invece che la palla è tonda, che così è la vita, che sono cose che succedono. Mica vorremmo supporre che una rete di potere attaccatissima alla Ue come prezioso strumento dell’oligarchia , abbia imposto a Farage di fare l’anacronistico Cincinnato e a Johnson di sedare una voracità che pareva implacabile?

Come ho avuto modo di dire ieri riguardo all’Argentina, l’informazione globale rifugge dal tentativo di dare un senso alle cose, agisce sull’emotività proprio per evitare che le opinioni pubbliche si spingano oltre il recinto de dei luoghi comuni e delle reazioni immediate. Così ad esempio la questione dei profughi è lasciata o ai più bassi e miserabili istinti identitari e xenofobi o  a uno spirito di accoglienza spontaneo che si scontra  con i primi, ma senza  organizzarsi e imporre alla Ue di togliere le sanzioni nei confronti della Siria a cui oggi è dovuta una consistente parte della migrazione. Perciò mi guardo bene dal formulare le ipotesi più ovvie sul caso Farage – Johnson,  che non trova altre spiegazioni se non il ricatto e la vendetta per aver bastonato Bruxelles. Chiaro che non so quali siano gli argomenti utilizzati per chiedere ai due protagonisti del brexit un passo indietro, magari la rivelazione di qualche scheletro nell’armadio o magari minacce, cosa non del tutto da escludere visto che la campagna del brexit ha provocato per la prima volta dopo duecento anni l’assassinio di un parlamentare in carica giusto in tempo per suscitare nel “campo demoscopico” come dicono gli scienziati sociali ,un’onda emotiva favorevole al remain e proprio nei tempi giusti perché essa si consolidasse e si sedimentasse in opzione di voto all’apertura delle urne.

Ma vogliamo togliere al caso i suoi sacrosanti diritti? No di certo. E tuttavia, nell’ipotesi che gli sconcertanti ritiri dalle proprie ambizioni non siano spontanei e provocati invece da pressioni indebite mi sarebbe piaciuto analizzare il senso che essi hanno. Vendetta certo e le reazioni di Juncker particolarmente alcolizzato contro Farage non lasciano dubbi sulla concretezza di questo sentimento portante dell’Europa già visto all’opera con Grecia. Ma la rappresaglia sarebbe stata più efficace se i due fossero stati sputtanati direttamente e non semplicemente costretti a farsi da parte. Questo invece avrebbe un senso in altri due contesti: eliminare due avversari pericolosi nell’ipotesi che con qualche marchingegno si voglia mettere in piedi un nuovo referendum, cosa che nella storia della Ue non sarebbe inedito. O che gli stessi Farage e  Johnson avessero in realtà fallito in un loro inconfessabile obiettivo: quello di fare una carriera politica sulla base di un referendum che essi stessi non credevano di poter vincere, il cui risultato inatteso adesso toglie loro la ragione stessa della loro esistenza politica. E forse non hanno fatto proprio tutto per vincere. Che poi questo sia avvenuto con strizzate d’occhio al potere reale a cui sono offerti come parafulmini di rabbia popolare o non si siano resi conto – essendo essi stessi elite conservatrice – di cosa bolliva in pentola, è difficile da dire anche se personalmente propendo  per la prima ipotesi.

Vedete che faccio benissimo a non lanciarmi nel campo di ipotesi che per loro stessa natura sono complottistiche?  Sapete l’informazione corretta ci dice, per esempio, che non c’è da stupirsi perché Farrage già un anno fa aveva pensato di dimettersi: peccato che fosse in occasione della sconfitta elettorale alle politiche. Dunque una situazione diametralmente opposta, ma che volete che sia: meglio l’idiozia che dare un senso al reale. Soprattutto se l’esistenza di imbarazzanti retroscena, di giochi al massacro e di ricatti organizzati mette ancor più in rilievo l’esito di un  referendum vinto contro tutto e tutti, lo sottrae alla mitologia negativa nel quale si vuole incartarlo. Però è chiaro che se i cittadini vincono anche in mezzo a tutto questo, allora vuol dire che bisogna proprio fare a meno della democrazia. Sorry dicono  Juncker, Lagarde e Soros.

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One response to “Lo strano caso del dottor Johnson e di mister Farage

  • Roberto Casiraghi

    In realtà le dimissioni sono tre: due già realizzate e una promessa da Cameron per il prossimo ottobre, la propria. Tutte e tre completamente immotivate come fu immotivato l’autoaccantonamento di Berlusconi, quello di Monti, quello di Letta, quello di Bersani e quello più recente di Grillo. Andiamo invece a vedere chi non si dimette mai, e chi troviamo? Il presidente degli Stati Uniti, unico pilastro di stabilità nel mondo occidentale dove i leader ormai salgono e scendono a comando, durano meno della proverbiale rosa e fanno a gara per lasciare il più velocemente possibile il loro altissimo incarico, quasi fosse una sorta di maledizione biblica. La mia personale interpretazione di questa dimettite acuta è che siccome tutti i leader europei prendono ordini direttamente da Washington è solo a quel livello che si può ricostituire la coerenza dello scenario, non certo andando a vedere e dando dignità di fatto politico alle sceneggiate che avvengono in ogni singolo paese. L’analisi non è facile ma una cosa è certa: spiegare le dimissioni con ragioni interne ai singoli paesi non è la strada giusta.

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