Archivi tag: complottismo

Perché non possiamo non dirci complottisti

Sarebbe interessante proporre  una storia della menzogna, cominciare da Machiavelli, prendere in esame Derrida che ha provato a farla disancorandola da quella dell’errore, citare Hannah Arendt secondo cui essa è ormai elevata a sistema, tirare in ballo il filosofo russo Aleksander Koyrè il quale trova una assoluta coincidenza tra quello che avviene nel totalitarismo conclamato e nella sedicente libera modernità e magari finire con Vàclav Havel  ex dissidente per il quale ci troviamo in uno stadio di post totalitarismo nel quale non si impone alla gente di crede e combattere in qualcosa con la costrizione, ma si riesce a coinvolgerla nella menzogna cosi che essa stessa sia vittima e allo stesso tempo megafono degli inganni. Lo strumento per ottenere questo scopo sono ovviamente i media e il loro bombardamento comunicativo, ma questa dinamica vive della paura di apparire fuori del pensiero comune, dell’area di consenso,  di mettere in crisi costrutti o fedeltà senza più significato e così a forza di non contraddire la menzogna anche quando questa è sospettabile, palese o addirittura apertamente rivelata  questa diventa alla fine necessaria per svolgere la propria vita e per nascondere a stessi la propria alienazione. Ed è per questo che l’inganno diventa sempre più grande. Ma francamente mi sembrerebbe di essere un pazzo o un funanbolo a mettermi a parlare di queste cose dentro una narrazione così grossolana nella sua elaborazione, così scialba e stupida nelle sue discussioni, così scoperta nei suoi scopi  che mi ricorda una frase di Marx: “Il capitale odia l’assenza di profitto. Quando percepisce un profitto ragionevole, il capitale diventa audace. Al venti per cento, diventa entusiasta. Al cinquanta per cento è spericolato. Al cento per cento calpesta tutte le leggi umane e al trecento per cento non si sottrae a nessun crimine”. Siamo intorno al 100 per cento ( riferito alle entrate e ai profitti della major) quindi al crocevia fra la rottamazione delle costituzioni, l’apocalisse narrativa che trasforma l’influenza in peste e in panico di per sé portatore di vittime, la disoccupazione di massa e la somministrazione praticamente forzata di farmaci non sperimentati. Sfera economica, sociale e biologica s’incontrano in una bolla di menzogne.

Quindi sceglierò un’alternativa più semplice e immediata tentando di spiegare perché non possiamo non dirci “complottisti” non nel senso risibile dato ad esso da una generazioni di informatori in mala fede e peraltro solitamente disinformati, ma in quello di realisti che non hanno una forma di rigetto nel prendere atto della realtà e della nostra stessa complicità nel crearla. Questo appare evidente dal fatto che ci sono molte menzogne esplicite, riconosciute  che non sembrano affatto aver scosso più di tanto le opinioni pubbliche, e creato quella sana diffidenza o cautela che invece esercitiamo naturalmente nella vita quotidiana. Abbiamo paura di sapere ormai. Possiamo immaginare e se non lo facciamo siamo più cretini che ingenui,  che false informazioni , allarmismo, silenzi, negazioni  insabbiamenti strategici sono da sempre utilizzate nella gestione del potere di cui si possono presentare decine e decine di esempi di ogni tipo solo a partire dalla fine guerra mondiale. Per esempio la famosa crisi dei missili sovietici a Cuba che venne raccontata ( e ancora oggi  lo è) come l’intransigenza di Kennedy che riuscì a far fare un passo indietro all’Unione Sovietica. In realtà JFK concordò con Mosca lo smantellamento dei i missili Jupiter dalla Turchia, in cambio del ritiro di quelli sovietici da Cuba, ma intuì che questo non sarebbe piaciuto agli americani e dunque chiese a Kruscev di tacere sull’accordo. Che poi il leader sovietico abbia commesso un errore clamoroso nell’accettare questa clausola, è un altra storia, ma diciamo che si tratta di un classico esempio di arcana imperii dei quali è impossibile fare a meno.

Ma a partire dagli anni ’90, dissoltasi l’Unione sovietica la governance neoliberista ormai senza freni grazie anche al monopolio della comunicazione ha cominciato a spararle sempre più grosse. Che dire delle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein la cui esistenza fu proclamata per certa? Chi non ha visto Colin Powell brandire all’Onu la famosa fiala come  “prova” inconfutabile della presenza di tali armi mentre quelli che esprimevano dei dubbi erano complottisti con le orecchie d’asino ? Poi si è accertato che era una totale invenzione per invadere l’Irak, fare un milione di morti e tenere sotto i piedi il Medioriente. Eppure la rivelazione ha prodotto solo un breve fremito indignazione e non ha suscitato alcuna difesa immunitaria contro i sotterfugi del potere . Del resto meno di due anni prima era stato considerato  demente chi aveva anche qualche tiepido dubbio sul fatto che 19 beduini dopo qualche ora di scuola di volo sui Piper fossero stati in grado di pilotare dei grandi aerei di linea a bassissima quota, cosa che è ardua persino i piloti con decenni di esperienza, di dirigerli contro le due torri, ma anche contro un terzo edificio misteriosamente collassato. E che per di più nell’immane rogo sarebbero rimasti intatti intatti i documenti di tutti i terroristi che così sono stati presi in poche ore. Credibile no? Ma del resto questo deve essere un format dei servizi segreti: i terroristi lasciano sempre i loro documenti in bella vita. Oh, oui je suis tontì.

E poi abbiamo creduto alle stragi solo serbe nei Balcani, alle primavere arabe, alla guerra civile contro Gheddafi per sostenere la quale i “volonterosi” si sono dati così daffare da distruggere la Libia e  poi l’altra fantomatica guerra civile contro Assad con il trasferimento delle truppe terroriste dal Nord Africa al Medioriente con i soldi americani via Arabia Saudita,  abbiamo creduto che la coalizione occidentale combattesse l’Isis i cui adepti si spostavano nel deserto e avrebbero potuto essere spazzati via facilmente con pochi caccia come in seguito i raid dell’aviazione russa hanno dimostrato. Abbiamo davvero creduto che Greta fosse un fenomeno spontaneo, siamo arrivati a pensare che basta mettersi a dire quattro cazzate davanti a un parlamento per assurgere nell’olimpo dei grandi senza alcun meccanismo di lancio mediatico dietro, e ascoltando come un santino l’antipatica ragazzina la quale è arrivata anche a sostenere che lo scioglimento delle banchise polari farà alzare di metri il livello dei mari: la legge di Greta sostituisce quella di Archimede perché semmai sarebbe proprio il contrario visto che l’acqua ghiacciata ha un volume maggiore rispetto a quella allo stato liquido. Ma ci crediamo nonostante sia incredibile, ci mettiamo questo santino nel portafoglio. In realtà Greta non è stata che un assaggio della grande pandemia costruita su una seria, ma banale sindrome influenzale per mescolare le carte di un’economia già condannata dalla crisi del 2008, anzi possiamo dire che è stata la testimonial di un ennesimo inganno, quello di chiamare questo reset “green economy” quando con l’ambiente ha ben poco a che vedere e propone solo improbabili soluzioni di mercato contro la Co2 che tutto sommato è davvero il problema più marginale, ma in compenso promette la diffusione massiccia di nuovi veleni e un aumento del drenaggio delle risorse planetarie.

Abbiamo anche creduto che fosse giusto sacrificare la tutela della salute pubblica all’economia e oggi che è giusto sacrificare l’economia alla tutela della salute, abbiamo creduto di esportare democrazia avendola completamente persa e se non bastassero i brogli sudamericani delle elezioni Usa, c’è sempre il caso Assange a testimoniare il baratro nel quale siamo caduti.  Crediamo a tutto questo solo perché strappare il velo di Maia e dire che ci stanno prendendo in giro significherebbe assumersi le responsabilità di una battaglia dopo quarant’anni di continua resa, perché smascherare le bugie spesso grossolane che ci vengono offerte significa mettere in crisi una dimensione collettiva ormai incardinata nella menzogna tanto più fortemente quanto più si fa finta di esigere la verità; perché siamo così abituati all’alienazione che riconquistare se stessi ci appare paradossalmente pericoloso. E allora sì,  crediamo anche alla favola del complottismo che ci rende ciechi volontari e dunque cittadini virtuosi e responsabili, per i quali ormai la libertà è un peso.


Resistenza

Viviamo davvero davvero in un mondo irreale che purtroppo ha la solidità degli incubi e rischia di schiacciarci. Il “Grande Reset” titolo di un  libro di Klaus Schwab, fondatore e attuale direttore esecutivo del World Economic Forum tratta temi e prospettive che in realtà sono argomento di dibattito da diversi anni nei circoli del potere con buona pace della truppa mediatica di infima qualità intellettuale e morale, la quale vorrebbe farci credere che l’espressione sia frutto di complottismo. E’ infatti da tempo che le elite dominanti hanno consapevolezza dell’impossibilità di conservare il potere e le sue forme dentro la logica neo liberista di crescita infinita, totale privatizzazione e di distruzione sociale: per questo  cercano di immaginare un futuro distopico, comunque autoritario e oppressivo, non ancora non ben definito nei suoi particolari , ma spesso baluginante nei documenti delle grandi organizzazioni finanziarie, del Fondo monetario internazionale  della Banca mondiale, ma anche di personaggi come per esempio Soros e Gates la cui immensa ricchezza, inimmaginabile ancora negli anni ’80 del secolo scorso, li rende protagonisti e coautori di una visione globalista  dove non c’è posto per le culture intese nel senso più ampio del termine a cominciare da quelle politiche, non c’è posto per la partecipazione dei cittadini, per i diritti, per gli Stati e per la democrazia. Non è che siano congiurati, ma semplicemente parti più visibili di una corrente, come rami che dentro un fiume segnalano lo scorrere delle acque e fanno da momentanei punti di riferimento o forse sarebbe meglio dire i parassiti più visibili di una colonia che ha infestato il pianeta e le menti.

Negli ultimi tempi la governance globale che nei decenni precedenti ha scalato le posizioni di potere nelle nazioni dell’occidente si è trovata di fronte a un problema: la trasformazione graduale della società , attraverso tutti gli strumenti della persuasione e della compravendita, della deculturazione, della neolingua, della tattica politica dei piccoli passi e della repressione morbida  è giunta ai suoi limiti cominciando ad incontrare resistenze sempre più forti , non importa se coerenti, ma comunque espressione di un disagio in via di esplosione. E questo mentre l’economia finanziaria si è trovata di fronte a un circolo vizioso senza uscita, mentre incombe una diversa divisione del mondo. Di qui ha preso sempre più forza l’idea, peraltro già rimuginata dei think tank di ogni genere, di agire attraverso degli choc in grado di paralizzare le resistente per accelerare al massimo i processi di trasformazione senza pagare dazio. Come, quando e perché si sia coagulato il fronte pandemico, peraltro tema di infiniti dibattiti ed esercitazioni almeno dal 2015, è difficile da dire, anche se certamente le elezioni Usa sono state un passaggio decisivo, ma credo che una cosa debba essere compresa: non ci troviamo affatto di fronte a un complotto che nasce da una serie di personaggi e di poteri, ma da una logica di sistema, dai rapporti sociali ed economici che esso rappresenta. Non c’è alcun dubbio che puntare su alcuni personaggi e scelte, su alcuni possibili eretici  piuttosto che su lacchè dichiarati può essere vantaggioso, può far guadagnare tempo, ma non risolve di certo il problema: pensare di poter tornare alla “normalità” neoliberista è un’illusione perché essa è ormai consumata e non ha che la propria follia da offrire. Le sue soluzioni per il futuro sono un falso ambientalismo del profitto, che tra l’altro punta sui problemi minori come quello che cosiddetto riscaldamento globale ed evita invece i nodi decisivi dell’avvelenamento ambientale che invece vengono esaltati dai nuovi assetti tecnologici suggeriti. E per quanto riguarda la immensa caduta del lavoro dovuta all’inevitabile robotizzazione non si pensa nemmeno a sostituire quel lavoro con altro che potrebbe derivare dall’estensione, per esempio, dei servizi universali e sociali, oggi ridotti ai minimi termini, ma si propone come detto mille volte dal sistema stesso nonché dai grandi ricchi, di sussidi verso una popolazione senza lavoro, dunque senza nemmeno un minimo di autonomia politica e la capacità di reagire a qualsiasi arbitrio, una massa amorfa, senza diritti se non quello di supplica e interamente dipendente dalle elemosine.  Come suggerito all’inizio del post è una situazione assolutamente irreale, ma è anche assolutamente inevitabile rimanendo dentro il sistema di capitalismo neoliberista che porta all’accentramento totale delle risorse e alla privatizzazione di ogni potere contro ogni forma statale e costituzionale.

Occorre dunque inventare un’altra strategia, ma il fallimento delle resistenze finora abbozzate deriva dal fatto che esse in qualche modo si collocavano e tuttora si collocano dentro il neoliberismo, anche se talvolta travestite da sospette escatologie di rete o da teorie economiche alternative o da vacue suggestioni importate da oltreoceano e pensano che sia possibile semplicemente correggerlo, magari, nei casi più estremi, bastonando talune delle sue figure idealtipiche. E’ la medesima illusione della socialdemocrazia, quella di correggere il capitalismo dentro il capitalismo, che ha in qualche modo funzionato fino a che è stata intesa come piattaforma per rendere più facile una trasformazione, ma è diventato il miglior complice quando ha pensato di essere un punto di arrivo e non di passaggio, un fine e non un mezzo. Neanche alla pandemia narrata, nonostante la sua palese e sfacciata mistificazione, sarà possibile opporsi con efficacia senza cambiare sistema di riferimento di pensiero. E tanto per essere concreti lo vediamo in questi giorni in cui l’Oms si sottrae al tribunale di Bergamo invocando l’immunità diplomatica e non la bontà dei suoi letali suggerimenti, senza che questo dissolva un grammo di paura o aggiunga un grammo di lucidità e di indignazione verso quello che siamo costretti a subire. Una resistenza coerente in grado di arrestare il dispotismo, ora sotto forma sanitaria, domani estesa ad ogni ambito, potrà nascere soltanto da un fronte che ha quantomeno la chiara consapevolezza di essere antagonista al sistema e non solo l’ambizione di fare da correttori di bozze. Solo così sarà vera Resistenza e non mera resilienza.


L’Oms offre nuove pandemie: l’illusionismo del potere

Difficile immaginare un complotto più grande di quello teso a fare del pensiero critico una mera manifestazione complottista con addirittura un aspetto psichiatrico sul quale recentemente si sono esercitate le più belle menti da ammasso mediatico del Paese. Ciò che al tempo della guerra fredda veniva attribuito in maniera piuttosto fantasiosa ai regimi comunisti sta invece diventando una realtà in occidente dove criminalizzazione e patologizzazione del dissenso sono ormai moneta corrente e vengono combattute eliminando man mano la libertà di parola. Del resto l’espressione teoria del complotto ha un ‘origine illustre, risale all’assassinio di Kennedy e indicava chi non credeva alla versione ufficiale ovvero che il presidente fosse stato assassinato da un singolo pazzoide di nome Oswald, opportunamente fatto fuori  a 48 ore dall’attentato. Chi non credeva a questa tesi priva di senso era appunto complottista, mentre chi ci crede ora è trattato e giustamente da idiota. Tanto per dire. Ma è stato dalla caduta del muro di Berlino che la crisi dell’unione sovietica e l’affermazione del neoliberismo hanno trasformato la teoria del complotto in  un’arma contro il dissenso che poi è diventata di uso quotidiano a partire dall’11 settembre in poi, quando ciò che si doveva nascondere diventava sempre più pesante e lo si poteva fare solo con dosi sempre maggiori di illusionismo .

Il gioco è stato abbastanza facile perché si poteva sempre partire da posizione estreme e prive di qualsiasi credibilità, come quella di un potere segreto detenuto da extraterrestri o da illuminati che sono al comando dal tempo dei Sumeri e via dicendo, insomma una serie di stravaganze tipiche della subcultura americana: occorreva solo aggiungere a queste fiabe le critiche serie alle verità ufficiali per farle sprofondare in un universo ai confini della realtà, dietro lo specchio di Alice, anche utilizzando parole chiave come appunto complottismo, fake news  o da quest’anno negazionismo, in modo da far scattare riflessi pavloviani. Oggi la critica al cosiddetto complottismo si basa in sostanza sulla negazione dell’esistenza di cosiddetti  “poteri forti” che contribuiscono a determinare gli avvenimenti, che hanno ben precisi interessi nella trasformazione della vita sociale ed economica, che sono in grado condizionare l’opinione pubblica, nonché di nascondere le loro tracce. Ora è facile prendersi gioco di queste tesi anti complottiste, dal momento che la storia umana funziona esattamente così, è una dialettica e uno scontro fra interessi e visioni, gruppi e classi, diverse posizioni di potere che tendono a collegarsi tra di loro e fare gioco di squadra anche quando sono apparentemente distanti. Vedere tutto questo sotto la luce del “complotto” da respingere è una cosa da stupidi e dunque assolutamente omogenea a chi fa uso e abuso di questa teoria dell’assoluta banalità e visibilità  degli eventi. Sarebbe anche facile smontare tutto questo semplicemente mostrando che ciò che ieri era complotto adesso è una verità accertata o comunque una tesi consistente, ma c’è soprattutto una difficoltà logica in questo universo concentrazionario: come si stabilisce se siamo di fronte a una teoria complottista o a una semplice interpretazione dei fatti? Non c’è modo di farlo perché secondo le definizioni più diffuse la ricostruzione complottista è critica rispetto alla verità accettata dall’opinione pubblica. Dunque il serpente si morde la coda, perché alla fine non si parla più di fatti, ma di percezioni da parte di una entità astratta come l’opinione pubblica, ammesso che esista che è condizionata dagli stessi media che decidono cosa è complottismo e cosa verità. .

Ora vi chiederete perché tutta questa pappardella per molti versi scontata: ma semplicemente perché al tempo del coronavirus per non essere complottisti occorrerebbe accettare l’assurdo e negare che le vele della pandemia siano gonfiate da ben precisi interessi, quando essi invece non solo palesemente esistono, ma vengono persino esposti e teorizzati da parte dei principali attori economici, come ad esempio Klaus Schwab, fondatore e direttore esecutivo del World Economic Forum ad pubblicare a luglio un libro complottista: Covid 19 il grande Reset”, nel quale si spiega dove i potentati economici vogliono portarci e di quanto il coronavirus abbia accelerato questi processi E di fronte al rappresentante dell’Oms al G20 di qualche giorno fa ha fatto finte previsioni, scientificamente prive di qualsiasi senso, ma che hanno in realtà il sapore di un preciso cronoprogramma, peraltro già nelle linee guida di alcuni Paesi  : l’uomo al servizio di Tedros e di Bill Gates ha sostanzialmente detto che questo virus non sarà l’ultimo (come fa a saperlo? Forse li ha già in laboratorio ?),  che ci saranno più pandemie e solo le vaccinazioni, le mascherine  e i generosi contributi al  bilancio dell’Organizzazione mondale della sanità ci salveranno. Ha anche promesso una nuova ondata di Covid a gennaio, e poi un’altra, , magari di Covid 21 come dice il commissario francese alla pandemia, e così via fino a quando la terra non sarà seppellita di vaccini. Ma anche fino a quando non sarà stata depauperata della libertà, del lavoro e dei diritti e non si sarà instaurato una sorte di regime semi militare. Di fronte a tanta sfacciataggine si tocca con mano l’esistenza di un piano, a una sorta di obiettivo di massima che viene mano mano messo a punto basandosi sulla risposta delle vittime: meno queste reagiscono, più sarà possibile spogliarle dei loro diritti. Non è un progetto messo in piedi da elfi in una fortezza o da grandi vecchi, è una ricetta assolutamente già scritta  nel libro del neoliberismo per il quale finalmente si è trovato l’ingrediente adatto.


Terrapiattista sarà lei

C’è un limite a tutto, anche ad essere capre e a brucare l’erba del padrone pensando che sia il miglior modo di fare informazione:  il limite si dovrebbe scorgere quando gli argomenti a sostegno di una tesi – per esempio quella pandemia tra l’altro mai dichiarata ufficialmente dall’Oms – cominciano a vacillare,  sono supportati da numeri incoerenti, da pratiche statistiche ingannevoli o scorrette, da previsioni ridicolizzate dalla realtà, messe in dubbio dalla stessa scienza cui si fa riferimento senza comprenderla. A questo punto invece di riconoscere che qualcosa non funziona, di introdurre un minimo di dubbio, anche la dose micragnosa permessa dai fenomeni di deculturazione in atto,  la vera capra che sopra la banca campa, non trovando vie d’uscita  ribalta freudianamente il giudizio, attribuendo agli “infedeli” la stessa idiozia, la stessa mistica del fascismo informativo, di cui è vittima e al tempo stesso carnefice. Questo allevamento caprino non pago di aver volgarizzato la parola “negazionista”, sembra irresistibilmente attratta da un altro lemma di cui non conosce né la storia né il significato, ma che diventa emblema di tesi del tutto prive di consistenza: terrapiattismo.

La cosa è in qualche modo singolare perché in realtà nessuno ha mai davvero pensato che la terra sia piatta tanto che addirittura la la circonferenza equatoriale  è stata misurata con sorprendente esattezza 300 anni prima di Cristo: solo a metà Ottocento, quando l’opera di rapina dell’impero britannico rese disponibili le risorse necessarie a dare vita a tutta una serie di “eccentricità” divenute poi paradigmatiche dell’ambiente anglossassone un tal Rowbotham, venditore di elisir e medicine fasulle, che di queste cose ne faceva lucroso commercio, volle tentare anche la strada di dichiarare la terra piatta per spillare in giro un po’ di soldi ad ingenui capaci di credere qualunque cosa o a personaggi che più semplicemente erano incuriositi e divertiti da queste bislaccherie.  La cosa sarebbe finita lì se questa stravagante tesi non avesse traversato l’Atlantico e non avesse conosciuto una certa fortuna in America non perché qualcuno ci credesse, ma proprio per la sua assurdità: gli Usa già potenza planetaria avevano bisogno di un sistema di idee per essere considerati  il luogo della modernità e così una serie di pubblicisti inventarono la tesi secondo cui nella vecchia Europa oscurantista del medioevo o delle persecuzioni religiose, quella da cui erano fuggiti i padri pellegrini, la terra veniva considerata piatta. Era un’assurdità palese, perché basta leggere qualunque testo, Divina Commedia compresa, per accorgersi che il nostro pianeta è sempre stato pensato come una sfera,  ma era anche paradossale perché se la terra fosse stata considerata piatta l’America stessa non sarebbe stata scoperta: Colombo infatti, pur sulla base di calcoli  sbagliati di un matematico pisano, credeva fosse più facile e veloce raggiungere l’oriente viaggiando verso occidente, mentre i suoi avversari che avevano dati più esatti sulla circonferenza terrestre ritenevano che questa strada fosse troppo lunga. Ma di terra piatta non c’è mai stata l’ombra.

Anche in questo caso, sebbene si trattasse di una posizione culturale che non esitava a falsificare le citazioni testuali, la teoria, ha vivacchiato con qualche seguace anche grazie al fatto che con queste stravaganze c’è sempre modo di spillare qualche soldo e di sbarcare il lunario, ma il maggiore circolo del terrapiattismo, la Flat Earth Society, è praticamente scomparsa agli inizi di questo secolo. Poi nel 2015 un’inesplicabile il colpo di scena: sono cominciati a circolare video non amatoriali  e di buona qualità su Youtube inneggianti al terrapiattismo e così l’argomento è stato rilanciato alla grande. Chi ha ritenuto di dover resuscitare una tesi assurda e con mezzi che raggiungono molto facilmente i più sprovveduti o coloro che la mancanza di speranze nel futuro spinge ad aggrapparsi a qualunque appiglio fantastico, sia esso l’ufologia o la terra piatta? E’ impossibile saperlo, anche se la regia dietro tutto questo è evidente. E leggendo in giro ci si accorge che in tutta la pubblicistica mainstream che si occupa del cosiddetto complottismo e/o cospirazionismo, l’assurda teoria della terra piatta viene assunta come esempio di quella mentalità che poi porta a dubitare delle verità ufficiali sull’ 11 settembre o ad argomentare dubbi che sorgono riguardo all’uso del terrorismo oppure delle rivoluzioni colorate, dei piani finanziari e ovviamente anche della gestione della pandemia. Insomma è uno di quegli argomenti totalmente insensati che servono a sputtanare quelli seri.

Sappiamo bene che uno dei trucchi retorici più utilizzati nella persuasione è attribuire all’avversario tesi che nemmeno si sogna di esprimere, per poi controbatterle e questo sembra essere proprio un caso di scuola applicato alla rete: la riesumazione improvvisa e “patinata”, ancorché anonima, di un’assoluta e incontestabile cazzata ha tutto il sapore della costruzione di un argomento retorico artificiale per combattere le tesi scomode abbinandole forzosamente a straordinarie cazzate. L’uso della parola in realtà si rivela esatto: chi la usa in senso banalmente denigratorio è nel vero senso un terrapiattista: uno che non capisce nemmeno quando le parole gli vengono messe in bocca.  Anzi in una parola un  testapiattista.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: