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Attentato alla banalità

omar-mateen-attentato-orlando-vice-news-1465812815-crop_mobile_400Povero Giovanardi, povero Adinolfi, povero Sallusti, ma povera tutta la gran massa diseredata dalla capacità di pensare che fino ad ora è riuscita ad essere islamofoba in nome della cosiddetta guerra di civiltà, però anche omofoba per via dell’inciviltà che professa segretamente, ma non troppo: finora il gregge e i suoi cattivi pastori sono riusciti a tenere  le due cose separate, distinte, quasi incomunicabili, ma ora dopo l’attentato di Orlando non sanno più dove sbattere la testa, sono preda di un conflitto interiore, ammesso e non concesso che possano accedere a una simile complessità. Adesso che dire? Le solite giovanardate tipo i gay se la sono voluta è come inneggiare all’Isis,  però anche gridare alla malvagità intrinseca della religione islamica è come dare un assist alla lobby omosessuale e addirittura rischia di suscitare simpatia presso coloro che fanno del mondo gay una loro personale e ambigua ossessione. Un bel guaio per quel faro di intelligenza rappresentato da Sallusti che non ha trovato di meglio per risollevare il malandato Giornale di allegarvi una copia del Mein Kampf, ben conoscendo le simpatie da basso colon dei suoi lettori nelle quali peraltro si trova a meraviglia riscontrandovi affinità elettive. Intendiamoci è un bene perché i fans ad oltranza si troveranno di fronte alla realtà di un polpettone illeggibile e rozzo , ma come la mettiamo con le simpatie islamiche del Fuhrer?

E’ uno spettacolo ridicolo e chi pensa semplicemente premendo il tasto Ctrl + Banalità  deve fare i salti mortali  per far stare insieme le due cose oppure si lascia andare completamente all’intima idiozia e trova consolazione nel fatto che il malvagio Islam ha comunque permesso ai gay, grazie al sacrificio, di essere perdonati da Dio. Che è una cosa peraltro molto mussulmana. Ma il mondo va così e certe tesi per quanto infantili, certe antropologie ominidi, frutto di decenni di ablazione della mente, trovano non solo un ottuso credito, ma anche  correlazione nelle commedie che sembrano svolgersi ad alto livello sebbene siano impastate di una qualità di pensiero analoga: così mentre Hillary brinda elettoralmente alla strage cercando di avvantaggiarsene, prende 25 milioni di dollari dall’Arabia Saudita che è stata ed è l’ufficiale pagatore dell’Isis. E dire che sulla tragica vicenda cominciano ad addensarsi ombre tempestose: l’attentatore, il cui sogno era di entrare nella politizia di New York, lavorava per un’organizzazione cosiddetta di sicurezza, la G4S che si occupa per conto del Dipartimento della Homeland Security di traghettare negli Usa piccoli gruppi di clandestini tra il confine messicano e Phoenix. Con la variante, come ha riferito il  Judicial Watch appena tre giorni prima della strage, che  non si tratta di messicani, ma di altre imprecisate etnie. Forse musulmani? Lo si può sospettare visto che la “copertura” informativa sull’attentatore, che mai aveva messo piede fuori degli Usa, è stata fornita non dall’Fbi che pure aveva attenzionato brevemente il personaggio, ma dal Site di Rita Katz, ossia dal centro informativo strapagato dalle agenzie federali, che detiene in pratica il monopolio dell’informazione sull’Isis e dal medioriente, Libia compresa. Questa organizzazione dice di scovare i suoi video in alcune chat room jihadiste protette da password (ma dai!), ci monta su il logo del Site e li distribuisce al mondo, opportunamente tradotti in lingua inglese in maniera che in occidente nessuno sappia realmente cosa viene detto. Insomma è il sito che costruisce la realtà per conto dell’amministrazione di Washington senza che quest’ultima figuri in prima persona come produttore di verità ad hoc vuoi per fabbricare una guerra civile che non esiste, vuoi per impaurire le opinioni pubbliche, vuoi per stimolare nuove guerre.

Assistere a tutto questo può far venire in mente una sola domanda: com’è possibile una guerra di civiltà se la civiltà e la ragione non esistono? Pare di vivere in uno di quei racconti di fantascienza nei quali una società decaduta e ritornata primitiva dispone però ancora dei mezzi tecnici degli antenati e li usa in modo perverso. Ma ogni tanto, come in questo caso, una contraddizione inaspettata attraversa la suburra globale nella quale regnano l’ignoranza utile e la conoscenza inutile, ne spezza drammaticamente la logica, costringendo al grottesco. Eppure basterebbe un sondaggio dell’istituo Pew risalente all’anno scorso per vedere che i musulmani americani sono più aperti sulla questione dell’omosessualità rispetto a evangelisti, mormoni, testimoni di Geova e in linea con le altre confessioni cristiane, mentre per ciò che riguarda i matrimoni gay sono la religione più favorevole dopo i buddisti e gli ebrei. Quindi quasi tutti i mirabili pensieri espressi in questi giorni possono tranquillamente essere messi nell’apposita tazza. Poi basta tirare la catena.

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4 responses to “Attentato alla banalità

  • Attentato alla banalità | NUOVA RESISTENZA antifa'

    […] Sorgente: Attentato alla banalità | […]

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  • Manunzio

    “Né le cose poco chiare finiscono qui: l’attentatore sarebbe stato schedato dall’Fbi ma, nonostante qualche ragione contraria, messo tranquillamente in libertà. Che nella scelta dell’obbiettivo ci fosse una chiara volontà omofoba lo confermano i ricordi del padre, ma questo non vorrebbe dire perché l’omofobia è molto diffusa fra gli jhiadisti. Peraltro, l’episodio si perde nel marasma di casi simili in cui uno studente bianco ed americanissimo è andato nel suo college ed ha mitragliato colleghi e docenti, il taxista impazzito che ha cominciato a sparare dalla sua auto in piena strada, e così via. Ovviamente, alla base di questo c’è la libera vendita di armi, per cui un privato cittadino può comperare tranquillamente un’arma da guerra come un sacchetto di popcorn e proibire questa insana pratica è certamente il primo passo da fare. Ma non illudiamoci, sarebbe solo un modo per rallentare la degenerazione in atto, non un modo per risalire la china.”

    http://www.aldogiannuli.it/strage-di-orlando/

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    • Roberto Casiraghi

      “proibire questa insana pratica”

      Forse Aldo Giannuli non sa che questa insana pratica non solo non verrà fermata negli Stati Uniti ma si diffonderà tranquillamente anche da noi, è questione ormai solo di alcuni anni. Come può l’industria americana delle armi domestiche rinunciare al gigantesco mercato europeo proprio nel momento in cui USA ed Europa stanno diventando TTIPindissolubili? In fondo che cos’è il terrorismo se non un gigantesco incentivo a comprare armi per difendersi dalla paura?
      Con sette euro al mese è possibile scaricare l’app Readly che permette di leggere migliaia di riviste in varie lingue, tra cui una marea di pubblicazioni consumer americane dedicate alle armi. Sono altrettanti equivalenti di Quattroruote, solo dedicati all’arte di ammazzare (pardon, difendersi). Guardandole, ho capito che in America avere un’arma è altrettanto naturale che avere uno smartphone. La cosa non è dovuta a come si è sviluppata la nazione americana o ai mitici pionieri in perpetua lotta per eliminare i nativi ma alla potenza di condizionamento dei fabbricanti d’armi, potenza che tramite Bruxelles, filiale delle grandi aziende USA, si riverserà ben presto su di noi.
      Non c’entra coll’argomento ma, in tema di Europa matrigna, voglio segnalare ai lettori interessati un articolo che spiega in termini giuridici perché il bail-in è anticostituzionale da moltissimi punti di vista: http://www.filodiritto.com/articoli/2016/06/i-profili-di-criticit-del-bail-in-una-misura-che-presenta-indiscutibili-caratteri-di-incostituzionalit.html?utm_source=Filodiritto&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter+594
      L’autore di questo pregevole scritto sembra però ignorare che la struttura portante dell’architettura europea è l’aver costruito dei poteri assoluti che possono, all’occorrenza, completamente ignorare le leggi da essi stessi varate per crearne delle altre ad hoc, da un momento all’altro e in modo totalmente arbitrario. Quando si dice che viviamo in una dittatura, non è solo vero a spanne ma è vero anche tecnicamente, ossia giuridicamente, tant’è che il grosso problema non è stabilire se viviamo o meno in una democrazia ma capire come mai tanta gente non si sia ancora resa conto di cosa è successo.
      In India l’impero britannico governò per secoli tramite una struttura-schermo di carattere commerciale, la Compagnia delle Indie. In Europa gli Stati Uniti stanno cominciando a governarci in modo coloniale tramite una struttura che non è apparentemente commerciale ma sostanzialmente tale, la Commissione Europea, che, proprio per questo, proporrei di ribattezzare “La Compagnia dell’Europa”. Così si capirà meglio cos’è e a che cosa serve.

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