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La speranza del Brexit

BrexitIl canovaccio è sempre lo stesso, anzi è diventata una vera e propria sceneggiatura che si sussegue pressoché identica, burocraticamente noiosa come in un serial dove cambiano solo le caratterizzazioni occasionali: qualunque consultazione popolare o elezione minacci per qualche verso il corpus iniuris europeo, si alzano subito le stesse minacce di ritorsione finanziaria, le evocazioni di disastri economici, vengono diffuse visioni apocalittiche e prive di qualsiasi senso, si attivano le speculazioni monetarie o sui titoli. Lo scopo è quello di impaurire e ricattare le popolazioni affinché non osino distaccarsi dal corpaccione continentale o pensino a rendersi indipendenti dai rispettivi stati perciò stesso rimettendo in discussione i trattati. E’ accaduto con la Grecia, poi con la Catalogna, poi con la  Scozia e adesso con la Gran Bretagna. Le stesse cose dette due anni fa, le stesse banalità, bugie e ricatti  riemergono come scritti sulla vecchia e cara carta carbone.

Naturalmente gli scenari di volta in volta proposti dagli europeisti non valgono la carta su cui sono scritti o i bit che consumano sia perché l’Europa a guida euro è una camera a gas economica in cui i gauleiter della finanza e i Mengele dell’oligarchia portano avanti il loro disegno di neo medioevo, sia perché le economie sono troppe intrecciate per poter colpire senza ricevere un contraccolpo ancora più forte, come dimostra il fatto che non appena è cominciata l’operazione paura con la speculazione borsistica e “la sterlina sotto pressione” le borse continentali hanno perso più di quella di Londra. Tuttavia la cosa significativa, in qualche modo illuminante è che la sceneggiatura da disaster film, la tracotanza dei ricatti  rimangono identici anche se applicati alla Gran Bretagna e al pericolo di un brexit, con l’aggiunta, caso mai non bastasse, di incaute e ridicole minacce di ritorsione che hanno quasi un sapore da blocco continentale di napoleonica memoria: tutto questo però si riferisce a un Paese la cui reale integrazione con la Ue è assai relativa visto che non ha la moneta unica, non ha firmato i trattati capestro come il fiscal compact, non riconosce più come propri i cittadini di altri Paesi dell’Unione, al contrario di quanto dicono o vorrebbero far intendere gli squallidi venditori dell’informazione prezzolata, vedi Sole 24 ore, ha uno status speciale in molti settori strategici, è troppo intimamente legato agli Usa perché un’uscita dalla Ue possa significare anche una messa in discussione della Nato e dulcis in fundo è la patria adottiva di quel neoliberismo dell’ingiustizia e della diseguaglianza a cui si ispirano le elites di Bruxelles, i banchieri di Francorforte e i cancellieri di Berlino.

Dunque un’uscita a fronte di un’entrata storicamente incompleta e spesso equivoca, potrebbe essere morbida, priva di significative conseguenze e anzi foriera di accordi che potrebbero meglio integrare la Gran Bretagna nel mondo economico europeo proprio a fronte della cessazione di ingombranti obblighi formali. Eppure si sta scatenando l’inferno e alcuni dementi come il polacco Tusk, presidente del consiglio europeo ed eminente cretino sarmatico arriva dire che la brexit può “marcare la distruzione della civiltà occidentale”. Certo non c’è molta intelligenza da raccogliere sotto le bandiere di Bruxelles e bisogna accontentarsi di ciò che passa il convento dei venduti e comprati, ma la reazione è perfettamente comprensibile perché l’uscita della Gran Bretagna dalla Ue e addirittura a seguito di una consultazione popolare, toglierebbe di mano alle elites europee le proprie armi di ricatto e innescherebbe un effetto domino. Però non si tratta solo di questo, ma anche di altro: chi detiene il potere ha capito benissimo che la svolta reazionaria ha probabilità di successo solo se è portata avanti scavalcando e disarmando i diritti di cittadinanza, rendendo superflua la politica e impotenti gli stati, dunque attraverso diktat sovranazionali di natura sfuggente, ambigua e in nessun modo riferibile al consenso. L’esatto contrario della democrazia.

Se questo deficit democratico, dovesse essere colmato attraverso il ritorno ai singoli stati, alle loro dinamiche interne, alla politica di bilancio e alla politica tout court, gli intenti reazionari sarebbero ben presto sconfitti o avrebbero comunque vita durissima, non quella comoda e scontata di oggi che si impernia sulle paure, anche le più grottesche, instillate nella gente. su questo non ci può essere nemmeno equivoco vista l’immensa documentazione sulle intenzioni esplicite dei poteri globali. Ecco perché la Ue deve fare  di tutto per evitare il brexit e quelli che fanno finta di non essere le quinte colonne del disegno reazionario dovrebbero invece fare di tutto per favorirlo.

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2 responses to “La speranza del Brexit

  • Roberto Casiraghi

    Vorrei far notare che qualunque sia il risultato del referendum britannico non cambierebbe niente. Ci sono nazioni come la Svizzera che molti pensano essere un’isola di libertà all’interno dell’Europa mentre è invece saldamente integrata in essa. La cosa si realizza attraverso trattati che la Svizzera stipula separatamente con l’Europa e che la rendono assai simile ad un paese europeo: per esempio, su Gazeta Romineasca, settimanale per i romeni che vivono in Italia, l’ultimo numero esultava perché dopo i due rifiuti opposti nel 2010 e nel 2014 ora la Svizzera non può più opporne altri e deve quindi offrire a romeni e bulgari la possibilità di stabilirsi liberamente e senza alcun vincolo all’interno del territorio confederale. Ossia più o meno Schengen anche per la Svizzera. Questo cosa significa? Significa che il contagio europeo si sviluppa non solo attraverso le procedure di adesione formale all’Europa ma anche mediante trattati che intervengono in assenza di questa adesione e che riproducono, all’interno dei paesi così compromessi, quasi gli stessi effetti che avrebbe avuto l’adesione. D’altronde si farebbe torto alla sagacia statunitense se davvero fossero così ingenui di mettersi in una situazione che possa rappresentare un blocco imprevisto alle loro strategie. Questo fa sì che anche una vittoria dei sostenitori del Brexit nel referendum rappresenterebbe un’uscita puramente formale dall’UE mentre sarebbero tanti i “rientri” possibili attraverso il sotterfugio dell’accettazione di trattati separati con l’UE secondo il modello svizzero.

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  • Dorian Grazy

    Commento perfetto nell’esporre le ragioni di chi sente puzza di informazione pilotata e ormai marcia nelle testate giornalistiche che da sempre fanno l’opinione pubblica. Se c’è un referendum per l’uscita dalla UE, ci saranno certamente delle valide ragioni da parte di chi lo ha promosso. Come mai non se ne parla adeguatamente per onestà di cronaca? Come mai non ci sono titoli e commenti a sostegno? La libertà di informazione da noi esiste solo a senso unico per i gruppi di potere. La nostra libertà non è più un diritto perché ha un prezzo.

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