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L’era del nazionaliberismo

Italy To Reinstate Border Control At Brenner Pass

I migranti non si stanno accalcando ai confini dell’Austria, anzi non c’è proprio nessuno, eppure il governo  austriaco sta costruendo in tutta fretta il muro di controllo al Brennero, fregandosene dei blandi richiami di Bruxelles, demolendo senza remore Schengen e temendo in realtà l’invasione di “schede straniere” al potere locale, al  partito della nazione democristiano socialista che è dato perdente  alle elezioni presidenziali del prossimo 27 aprile. Temono che l’opinione pubblica premi il nazional liberismo in ascesa, il nuovo mostro in agguato sul continente, lo strano animale nato dai resti della chimera europeista, l’ossimoro politico che coniuga il globalismo liberista e il nazionalismo più becero.

Non è soltanto l’Austria o i rimasugli di una mitteleuropa massacrata da Wilson e dai francesi ad essere investita dal nuovo mostro, manche parti più lontane del continente, dall’Olanda, alla Finlandia alla stessa Germania. Il fatto è che appare sempre più paradossale e inattuale un continente che ritorna ad essere attraversato dai confini (per la cronaca quello al Brennero costerà  all’economia italiana 170 milioni l’anno), ma che per volere dei banchieri è inchiodato alla croce dell’ euro, strumento insostituibile di massacro sociale e di passaggio dalla democrazia all’oligarchia. Ci sarebbe da rivedere tutto, da prendere coscienza dello sgretolamento dell’Europa nelle attutali condizioni e cambiare strada per costruire qualcosa di più solido e di più giusto. Ma non si osa farlo, non si vuole farlo e soprattutto le elite non sono capaci di pensare altro.

La Ue  e l’ultraliberismo nel quale è stata forgiata negli ultimi trent’anni è un feticcio troppo utile all’ascesa delle oligarchie, allo smantellamento dello stato democratico e delle sue tutele perché si corra il rischio di ripensarla anche quando l’edificio è in evidente pericolo: la si mantiene così com’è accettando qualsiasi cosa,  dalla rinascita delle frontiere, alla concessioni di status di fatto completamente slegati dalle regole dell’Unione come è accaduto per la Gran Bretagna, dal silenzio riguardo ad autoritarismi di ogni genere fino al sostegno a regimi neonazisti. L’importante è che rimanga la struttura di comando che trascina verso la globalizzazione liberista ed è qui che a mio giudizio s’innesta il ragionamento: per evitare che nei singoli Paesi i quali dopotutto sono ancora i garanti di quei diritti di cittadinanza che si vogliono scardinare, si sviluppino movimenti che si oppongono all’internazionale liberista, si tollera e in qualche caso si alimenta sottobanco il nazionalismo più becero e demenziale, la balcanizzazione di pancia che dà solo l’illusione di poter decidere del proprio destino attraverso azioni simboliche come i muri e le frontiere.

L’importante è che non si possa decidere sul bilancio, che il welfare vada a picco e che le multinazionali e i grandi gruppi finanziari siano investiti di autorità legislativa col Ttip. Se per raggiungere questo scopo occorre “compensare” le opinioni pubbliche disorientate e malmostose con le più grossolane quanto ingannevoli stigmate del nazionalismo tanto meglio: si consoleranno con questo pastone nella gabbia della disuguaglianza. Paradossalmente ciò che costituisce un fallimento per l’idea d’Europa finisce per essere uno strumento di conservazione questa Europa.

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