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La trappola di Carola e la sindrome di Stoccolma

murales2-kLqC-U313015224568616fC-656x492@Corriere-Web-SezioniSi potrebbero fare molte ipotesi sulla soluzione della crisi di governo, anche se il quadro che avevo ipotizzato ne Il Masaniello di Draghi  sembra prendere forma nelle sue linee generali del governo tecnico che dovrebbe aprire le porte all’ex governatore della Bce come salvatore della patria. Insomma un meccanismo che ci porterà  a un governo eterodiretto dell’Europa, un’entità dentro la quale l’Italia non conta nulla ed è anzi vittima di pregiudizi grossolani e di giudizi svalutativi fondati sulle più idiote narrazioni:  comunque un Paese facile da sfruttare e farne carne di porco a causa – e in questo caso il pregiudizio è  fondato – dalla continua divisione e smarrimento dei suoi cittadini . Adesso per esempio si è accertato che la vicenda Carola Rakete e i suoi migranti raccattati qui e la, è stata una trappola messa in piedi da Berlino per destabilizzare il governo italiano. Lo si è accertato perché è stata la stessa Rakete a rivelarlo in un intervista alla televisione Zdf, sostenendo che fu il ministero dell’Interno tedesco a chiederle “di far registrare portare tutti i clandestini a Lampedusa” (vedi qui) .

Che vi fossero sospetti di questi genere era quasi naturale visto che il padre di Carola è un ex tenente colonnello dell’esercito tedesco ed attuale mercante di armi, cosa che immediatamente e con certezza riporta ai servizi segreti. A questo si aggiungevano sia la miracolosa presenza di due giornalisti della Ard, il canale pubblico tedesco, sulla nave di Carola, sia le parole di Hans-Georg Maaßen, ex capo dei servizi di Berlino, che appunto parlava di trappola. Tuttavia la storia familiare di Carola Rakete è stata abilmente interpretata come ribellione freudiana al padre, ucciso metaforicamente con il trasporto di clandestini. Certo questo avrebbe dovuto porre in evidenza il collegamento tra l’uso delle armi sia per le guerre che per le operazioni neo coloniali,, ma anche in questo caso ci si è fermati alla psicologia della domenica. A loro volta le dichiarazioni di Maaßen sono state svalutate in quanto il personaggio è in rotta di collisione con la Merkel e, si dice, vicino ad Alternative für Deutschland.

Invece adesso è la stessa Rakete che butta fuori il rospo aggiungendo un particolare di non poco conto nel considerare tutta la vicenda della Sea Watch una sorta di tranello. Infatti  il comune di Rottenburg, vicino Stoccarda, si era offerto  di mandare un pullman in Italia per recuperare i migranti e farli registrare in Germania, ma anche questa possibilità fu negata dal ministero dell’interno tedesco dal momento che i clandestini “dovevano essere registrati in Italia” per poter condurre a termine l’operazione di destabilizzazione. In realtà Carola Rakete sembra più intelligente di molti suoi fans poiché nella stessa intervista riconosce che l’Europa ha molte responsabilità nella creazione delle condizioni che poi spingono alla migrazione, il che tradotto in termini di realtà significa significa che il mondo occidentale e la sua filiera economico – militare produce profughi. Tuttavia anche lei vede nei salvataggi una specie di compensazione e non osa nemmeno pensare a radicali cambiamenti di indirizzo, segno questo di una profonda alienazione dalla politica, sua e dei suoi sostenitori che combattono il cancro con il bicarbonato, spesso a favore delle loro passerelle politiche. Addirittura qualcuno come Open di Mentana, tenta di negare ciò che ha detto chiaramente Carola sostenendo che in nessuna parte lei dice che il governo tedesco le “ordinò” l’operazione. Che idiozia, ma certo che non lo ha fatto in maniera esplicita, nemmeno i mafiosi ordinano le stragi in chiaro, è ovvio che si è trattato di suggerimenti e di mancanza di soluzioni che la Rakete sottolinea più volte: la cosa curiosa, che testimonia della fuffa,  è che il sito riporta in tedesco solo un piccolo stralcio dell’intervista a favore di quelli che avrebbero difficoltà a comprendere il video. Ma allora ci siete o ci fate?  La cosa che stupisce è che vi sia ancora persone che si nutrano di queste ambiguità da quattro soldi.

Comunque sia, al di là della vicenda, appare abbastanza evidente come il resto dell’Europa ci consideri e come non si faccia alcuno scrupolo di considerare zero qualsiasi governo della Repubblica: anche quelli amici perché non va dimenticato che la Sea Watch ha infranto più che l’inconsistente burbanza di Salvini, anche le leggi marittime e  il patto firmato da Minniti con le ong. E dire che che c’è qualche matto il quale pensa di essere tutelato da questa Europa, il cui monetarismo e i cui diktat stanno invece avvilendo le possibilità dell’Italia e di molti altri Paesi. Ormai tutto questo è nient’altro che una sindrome di Stoccolma.

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I padroni dell’indifferenza

CYTajiwVAAAXx4v“Odio gli indifferenti”, ma probabilmente Gramsci non poteva immaginare che il conformismo globalista unito alla potenza dei media che non esistevano nel suo tempo, li avrebbe trasformati in apparenti “partigiani”, sottraendoli al silenzio per regalargli in finzione il chiasso e il rumore della vita. Non tacciono più perché l’adesione a qualunque dono degli Achei, sia esso l’oggetto di moda, il libro che si deve leggere per far più ricco l’editore e più prigioniero l’autore, il personaggio osannato, la serie cretina, la canzonaccia delle major, l’ingrediente imperdibile, persino l’avventura umanitaria più ipocrita (e le sue immagini come quella che ho messo in testa a questo post), non li distingue, non li espone ma li massifica nel consenso generale, li fa sentire in accordo col mondo, colmi di una responsabilità figurata che è polvere nella realtà: girano attorno a qualcosa come le sfere armoniche di Tolomeo. E in alcuni casi anche la  dissonanza fa parte a pieno titolo del concerto perché in fondo anche l’egemonia ha bisogno di non apparire troppo e di simulare una qualche antitesi, per fingersi una scelta e non un’imposizione.  Non di meno gli indifferenti continuano ad essere la materia inerte che viene plasmata dal potere a propria immagine e somiglianza.

Ne volete qualche esempio? Lo straordinario consenso che hanno avuto recentemente le designazioni di Cristine Lagarde alla Bce e di Ursula von der Leyen alla Commissione europea: eppure la la prima è nota per le mattanze in Grecia e Argentina, parlo delle cose più recenti, oltre che di un cinismo da ricchi veramente rivoltante fino ad arrivare a prefigurare l’eutanasia per gli anziani, stolti e improduttivi percettori di pensioni, mentre la seconda, è  stata ed è convinta sostenitrice (e immagino in parte anche organizzatrice) del golpe nazi in Ucraina. Oppure, che ne so, il servilismo di Matteo Salvini nei confronti di Trump dal quale spera di essere difeso dai guai provocati dalla Casa Bianca in Libia e in Siria e ultimamente in Iran facendoci perdere contratti per miliardi. O ancora i subornati dai poliziotti sotto copertura giornalistica dell’atlantismo, i quali non riescono a vedere ciò che è evidente come un grattacielo nel deserto: ovvero che la Russia, unico stato europeo realmente sovrano, è anche  l’unico che abbia qualche interesse a una tenuta dell’Europa e a una sua autonomia dagli Usa.  L’importante è in ogni caso non pensare, anzi non darsi il minimo motivo per farlo perché altrimenti potrebbero essere guai.

“L’indifferenza è il peso morto della storia… è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi  ” diceva Gramsci , ma forse oggi dovremmo più pensarla come il masso che fa muovere i meccanismi dell’orologio pubblico come avveniva nelle torri medioevali, non più qualcosa di inamovibile, ma una massa attiva che si compiace della sua funzione, mentre sprofonda per essere il motore di un tempo che non gli appartiene più. L’indifferenza è anche straniamento da una politica che non potendo più produrre nulla perché è stata disarmata dalle ideologie economiciste, si limita a creare narrazioni e “fabulae” che si intrecciano come in una trama paradossale, ma a cui l’apatia adrenalica dell’era contemporanea dona la sospensione dell’incredulità. Solo così è possibile che ci si divida come in una partita di scacchi viventi tra “sbarchisti” e  anti immigrazionisti da questura come se tutto questo non nascesse da un sistema e da un’ideologia che ha partorito un’ipotetico diritto di migrare per giustificare il brutale sfruttamento delle popolazioni colonizzate. Perché scacciare chi chiede l’elemosina dell’accoglienza se sappiamo che l’esistenza del mendicante è anche all’origine di quel poco che si ha, anche se il grosso finisce nelle tasche degli ottimati? Invece di vedere chiaro che gli “invasori” sono compagni di sfruttamento si gioca a fare il poliziotto umanitario e comprensivo e il poliziotto cattivo. Il fatto è che manca l’utopia, ingrediente necessario ad ogni visione della realtà in quanto rimando a un dover essere necessario alla comprensione di qualsiasi cosa.

“La fatalità che sembra dominare la storia non è altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza”, diceva Gramsci. Ma oggi il fatalismo dell’indifferenza partecipante quasi si trasforma in volontà di essere come altri ci impongono di essere, così che il servire diventa volontario e si può rinunciare facilmente alla ribellione. Chi resiste per la grande massa degli indifferenti e dei conformisti, è perché ha interessi nascosti o è invidioso o malmostoso o triste, secondo l’immortale lezione dell’idiozia berlusconiana. Pensieri freudiani che non hanno qualcosa a che vedere con l’oggetto della critica, ma  con chi la propone perché l’indifferenza non sopporta di essere contraddetta, non vuole rivelare di essere la caratteristica delle vittime, anche se o proprio perché il loro parteggiare è il massimo del conformismo. .


L’Aquarius dove sguazza Salvini

nave-aquariusLa vicenda della nave Aquarius carica di 629 migranti di cui a nessuno frega nulla  e di altrettanti giornalisti saltati a bordo, mette in luce due punti che brillano come un faro nella notte: l’inesistenza dell’Europa al di fuori delle politiche contro – democratiche e al contempo l’esistenza di interessi nascosti dietro il flusso dei migranti o comunque interessi che si intersecano con quelli, tramite le sedicenti Ong, totem e tabù della falsa sinistra. Prima di andare avanti  è meglio mettere in chiaro tre  cose essenziali: 1) l’Aquarius non è una carretta nei mari, ma una nave in buone condizioni che non rischia per nulla di affondare e che ha anche notevoli quantità di viveri a bordo, cosa che fa trasparire un’assoluta strumentalità nel mettere in campo i temi emotivi più abusati  che in questo caso, al contrario di tanti altri, non hanno ragione di essere; 2) il diritto marittimo invocato da chi si strappa i capelli non dice affatto che occorre aprire i porti a battelli non in pericolo di naufragio, ma semmai intervenire con “tutte le attività finalizzate alla ricerca e al salvataggio della vita umana in mare”; 3) le critiche che provengono dagli ambienti reazionario – europeisti o dalla “sinistra” di mercato rappresentata dal Pd e dal suo retroterra comunicativo non hanno senso, visto che blocchi navali ben più vasti sono stati istituiti a suo tempo anche dal governo Prodi nel 1997 col blocco del canale d’Otranto senza la minima reazione da parte degli indignati a progetto. Il ministro dell’Interno tra l’altro era un tal Giorgio Napolitano.

Perché poi non ce la si prende con Malta che fa parte dell’Europa e le cui coste sono più vicine alla nave di quelle italiane? E perché le reazioni più dure e scomposte vengono proprio dai Paesi come la Francia e la Spagna che hanno cercato in tutti i modi, anche sparando, di impedire l’ingresso dei migranti  sul loro territorio? Mentone e Calais sono  vergogne recenti che conosciamo bene, ma forse è meno noto che Madrid ha ottenuto dall’Europa (sotto Zapatero) 30 milioni di euro per costruire due muraglie sorvegliate elettronicamente e presidiate con armamento pesante nelle enclave di Ceuta e Melilla: secondo un’organizzazione umanitaria andalusa finora sono morte 6000 persone nel tentativo di varcare queste barriere, senza parlare delle torture inflitte a chi è stato catturato . Del resto basta visitare le due cittadine e assistere ai solenni alzabandiera domenicali, tra pomposi saluti militari, trombette della banda musicale, inno nazionale spagnolo ed ampio sfoggio di fucili, per capire bene tutta l’inconsistenza d’animo dell’Europa dei ricchi e la sua sfacciata ipocrisia. E’ fin troppo chiaro che l’Europa esiste solo quando si tratta di colpire i diritti del lavoro, la rappresentatività democratica, l’economia dei Paesi deboli a favore di quelli forti, ma quando si tratta  di accogliere i migranti originati proprio dalle stesse politiche sotto forma violenta, ognuno deve fare per se. Tocca all’Italia, mica a noi che da vent’anni blindano le frontiere e i porti. Quando sento parlare di umanità quelli che hanno creato la crisi umanitaria in Grecia mi viene il voltastomaco. E soprattutto i conati sono irresistibili quando vedo il gerontofilo Macron, impiegato di Rothschild che fa  l’indignato speciale, perché la Francia è una delle protagoniste del caos orientale e dello sfruttamento selvaggio dell’Africa, ossia delle condizioni che creano le migrazioni.

E’ del tutto evidente anche da quelle povere testoline che manifestano per i porti aperti, da quegli illusi (oggi mi sento buono) che guardano sempre al dito, ma mai alla luna, che si sta tentando fin da subito di mettere in difficoltà il governo Conte. Ma mi sembra davvero interessante che a prendere la posizione più dura sia stato proprio il presidente francese, notoriamente vicino alla Casa Bianca la quale ha voce e portafoglio in capitolo in buona parte delle false Organizzazioni non governative che gestiscono i flussi di migranti dai luoghi prediletti del caos americano e che secondo Gino Strada possono tranquillamente essere orchestrati a seconda delle necessità politiche. Ma evidentemente  se vengono meno l’Italia e la Grecia come serbatoio  di deposito salta tutto l’orrendo equilibrio  umanitario che viene costruito. D’altro canto è anche evidente che la vicenda dell’Aquarius e il suo contesto farisaico non fanno altro che mettere il vento in poppa a Salvini e a un sentimento di xenofobia, ignorante e strapaesano, che poi verrà utilizzato per le ignominie fiscali che sappiamo e in collisione con il progetto Cinque Stelle. Il che dopotutto non dispiace affatto a questa Europa della disuguaglianza come piano B, se quello A di discredito del governo Conte non dovesse dare esito o addirittura un risultato contrario.


I sublimi segreti delle Ong

imagesNon tutto il male viene per nuocere e ci voleva la vicenda delle Ong mercanti di uomini per far emergere al di là della retorica umanitaria e delle concrete responsabilità nell’attività negriera del ventunesimo secolo le ambiguità senza fondo che devastano il cosiddetto Terzo settore. Organizzazioni non governative che dipendono dai governi e sono letteralmente immerse nel parastato o che attraverso un sistema di scatole cinesi simili a quella della finanza dei paradisi fiscali sono finanziate e dunque proprietà dei grandi ricchi interessati alla rapina di risorse o ancora un misto fra grandi privati e stati uniti in disegni geopolitici attraverso il ricatto umanitario e/o politico (vedi Soros il nome più eminente in questo campo) , assenza nella stragrande maggioranza di casi di bilanci certificati o di bilanci tout cort, soldi che non si sa che fine fanno. Del resto pochi sanno che la dizione adottata per questa società, ovvero senza fini lucro è un’ingannevole traduzione dall’inglese no profit che significa tutt’altro, ovvero non assenza di guadagno, ma assenza di distribuzione degli utili fra gli associati che è una cosa molto diversa.

Se alcune di queste organizzazioni svolgono un servizio di taxi per i migranti è solo un epifenomeno per un terzo settore che ormai si occupa principalmente di supportare in maniera invisibile alle opinioni pubbliche piani di interesse economico o strategico di governi o di qualche ras del neo liberismo. Noi italiani lo dovremmo sapere meglio di altri perché abbiamo avuto sotto gli occhi quello che si potrebbe definire un esempio di scuola di tutto questo, ossia la missione Arcobaleno la cui idea nasce nel marzo del ’99 solo pochi giorni dopo l’inizio delle operazioni militari nella ex Jugoslavia. Sono Minniti e Velardi, entrambi nello staff di D’Alema che hanno l’idea di controbilanciare con un’azione umanitaria i bombardamenti sulla Serbia: bassa cucina politica per non irritare troppo i pacifisti e per costruire comunque un rapporto con la Lega visto che lo scopo dell’operazione era di aiutare i profughi a casa loro o quasi, ovvero in Albania impedendo che si mettessero in testa di raggiungere le nostre coste.

Si dà inizio a una raccolta pubblica di fondi e le Ong dopo qualche mugugno presto superato si adeguano e anzi di addensano come api attorno al miele: presentano progetti e ottengono i fondi del governo, diventando di fatto Organizzazioni governative e perdendo quella inutile enne in mezzo all’acronimo. Se poi gli aiuti, peraltro assai parziali siano costano 40 0 50 volte più di quelli dellì alto commissariato per i rifugiati dell’Onu, tanto meglio. Ecco perché al di là delle singole iniziative e progetti la missione Arcobaleno è stata un modello delle possibili degenerazioni dell’azione umanitaria: la cooptazione subalterna del volontariato nella politica estera e militare di un Paese coinvolto in guerra, la dipendenza materiale dalle strutture militari, la pratica dell’intervento episodico all’insegna del mordi e fuggi e prendi i soldi, l’intreccio con la retorica falsificante dei media e del marketing umanitario, il lassismo morale e politico favorito da tutto questo.

Del resto basta fare alcuni conti della spesa per vedere di cosa si è trattato: 31 mila profughi assisti per una media di 45 giorni ciascuno e 7300 impiegate in quest’opera  tra cui circa 4000 delle ong e il resto protezione civili o amministrativi distaccati dagli enti pubblici per una spesa complessiva ufficiale di 51 miliardi ( di allora) e ci sarebbero decine  di divertenti aneddoti al proposito. Ma ciò che conta e che queste Ong governative si sono piegate anche alla strategia della Nato che voleva i campi dei profughi provenienti dal Kosovo appena al di là del confine con l’Albania in modo da farne un obiettivo per i Serbi cosa utilissima come pretesto di guerra e nello stesso tempo un luogo di reclutamento per l’Uck. non si potrebbe avere una conferma migliore di come l’umanitario possa servire in modo organico gli interessi politici e militari.

Non ci possiamo stupire che alcune Ong famose, vuoi finanziate da Soros, vuoi usate dal dipartimento di stato americano o dal ministero degli esteri francese, partecipino non si capisce a quale titolo alle manovre Nato, diano notizie false e tendenziose approfittando della loro credibilità, aiutino solo chi pare a loro tanto che Emergency fu accusata dal comando Usa in Afganistan di aiutare anche i talebani feriti, cosa inconcepibile per questi signori  e di fatto costituiscano un alone di copertura per volontà del tutto estranee a quelle enunciate. Naturalmente tutto questo passa quasi interamente sulla testa dei volontari per non parlare dei donatori che vedono solo la parte presentabile delle cose, anche perché i media si guardano bene dal mostrare il retrobottega e solo in rare occasione come questa del traffico di migranti, accennano qualcosa, ma solo su commissione governativa.

In generale però il Terzo settore che nelle sua espressioni più piccole fornisce opera di supplenza localizzata, in quelle più grandi vive nel paradosso di voler mettere una pezza su guai provocati proprio dal complesso di governance nel quale sono immerse e non di rado prodotti grazie alle attività collaterali di intelligence e di propaganda che si nascondono al loro interno o dalle ideologie che perseguono, valga una per tutte la Jugend Rettet (più o meno “giovani salvatori”) , agli onori della cronaca in questi giorni, sostanzialmente finanziata dal complesso Soros e che fa parte di un vacuo cosmopolitismo capitalista utilizzato dalle elite per far cadere democrazia e cittadinanza: i giovani e benestanti berlinesi di questa Ong non hanno alcuno spirito di umanità reale, come si evince dai loro propositi e dalle loro dichiarazioni: essi cercano di portare più migranti possibili in Europa per far cadere ogni nazionalismo e creare una società globale. Non c’è dubbio che nell’impero i Soros hanno capito perfettamente come si possano ingannare le persone specie se nate e cresciute nella bambagia come quelle della Jugend e portarle confondere sovranità, stato e nazionalismo, scambiando questo pasticcio come fratellanza universale. La loro nave Iuventa si incrocia con  nelle acque del mare di mezzo con quella di Generazione identitaria che rappresenta il disorientamento esattamente opposto. Ovvero le due facce della disuguaglianza contemporanea: quelli che incosapevolmente importano gli eserciti di riserva del capitale globale nell’ambito di un cosmopolitismo che vuole togliere diritti, democrazia e salari a tutti e quelli che non sanno rispondere in modo politico a questi folli ideogizzati del neo liberismo, ma si fermano alla volgare xenofobia. Questo è l’occidente e non durerà a lungo.


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