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Percezioni di epidemia e di Europa

RorschachFra qualche anno o forse fra qualche decennio – dipende da come andranno le cose – si cercherà di capire per quale motivo un’epidemia para influenzale simile a quelle che percorrono ogni anno il mondo, anzi tutto sommato meno grave perché non mette a rischio i più piccoli, sia potuta diventare una peste planetaria, la magica trasformazione del banale integrato in apocalittico. Non si tratta di comprendere la nascita di questa sindrome percettiva che ha preso le mosse da un maldestro tentativo di demonizzazione della Cina ed è poi sfuggita di mano per sua stessa logica, visto che non esiste demonizzazione senza una minaccia, né di studiarne gli effetti più scoperti, ovvero la desertificazione dei punti di incontro, l’accaparramento alimentare, la speculazione su mascherine e farmaci perché tutto questo fa parte dell’ovvio riscontrabile, mutatis mutandis, in qualsiasi epoca. Ciò che invece va indagato è la potenza della percezione indotta, dunque in assenza di esperienza diretta, che riesce a superare qualsiasi dato di conoscenza, anche quando esso è compresente nella narrazione, cosa che dovrebbe allarmare tutti quelli che si dilettano di parlare di democrazia: avviene infatti come per i terremoti nei quali la potenza distruttiva delle onde sismiche ha più relazione con la formazione geologica dei terreni che con la quantità di joule sviluppati e anche una piccola scossa può provocare danni notevoli se il terreno è disaggregato.

Poiché viviamo in una società fortemente correlata, ma socialmente disaggregata basta uno smottamento perché esso si diffonda alla velocità della luce e con un’intensità non dipendente dagli eventi in sé. Anzi si ha quasi la sensazione che un vero “evento” ancorché drammatico, in un mondo omologato e inconsistente, sia in qualche modo un’ occasione di vivere qualcosa per davvero.  Ma questo crea anche un’incoerenza cognitiva particolarmente grottesca perché il bombardamento a tappeto dell’allarmismo coincide con la minimizzazione degli effetti dell’epidemia, in un curioso alternarsi di sistole e diastole, di minimi e massimi che forse potrebbero essere paragonati ai sussulti grafici di un sismografo. Ma forse ancor meglio si potrebbe paragonare alla visione di un film catastrofico, perché il tutto ha un andamento hollywoodiano di bassa lega, dove  se c’è una cosa che ne esce in rilievo è la cialtroneria del potere quando vuol esercitare tutele a cui non crede, ma anche l’essenza di una società soccorrevole a parole e tuttavia  strutturata nella disuguaglianza  e nello sfruttamento. Basta vedere come in Usa, per ragioni geopolitiche, sia sia dato molto rilievo all’epidemia influenzale, ma allo stesso tempo le modalità di una sanità orientata esclusivamente al privato, anzi al benestante, visti i costi stratosferici che ha raggiunto col sistema assicurativo, rende impossibile a una larghissima parte della popolazione di fare tamponi, dunque si rivela del tutto inadeguata a fermare il diffondersi del virus. Una magra figura in confronto alla Cina.

Tuttavia la discrasia cognitiva che vediamo all’opera in questo caso di scuola è presente  in qualsiasi campo o argomento e in qualsiasi passaggio delle equazioni sociali e politiche, senza alcuna precauzione di coerenza logica: in questi giorni ad esempio assistiamo al triste spettacolo della stampa europea, completamente in mano ad alcuni  miliardari che controllano tutto, comprese testate apparentemente distanti, che va improvvisamente in campo assieme al sultano di Ankara, fino a ieri un lebbroso per gli ideologi del globalismo. E’ bastato che Erdogan spingesse verso le isole greche di Lesbo e Chio masse di rifugiati di incerta origine perché la sua campagna militare nel nord della Siria, trovasse immediata approvazione da parte dell’Europa. Nel migliore dei casi si tratta di un infame ricatto fatto sulla pelle dei ultimi, ma di certo non è giustificabile che la Siria invasa dalla Turchia ora sia diventata la causa prima della fuga di jihadisti dalla zona e dunque della pressione migratoria sulla Grecia semplicemente perché non si è fatta sopraffare dai carri armati e dai droni di Ankara . Tanto più che l’operazione turca è visibilmente diretta anche contro i curdi che fino a ieri erano i cocchini di certa stampa sedicente progressista che si scagliava contro il califfo turco per le sue azioni repressibe contro questa popolazione. Il fatto è che il migrante, in qualsiasi forma e condizione,  è diventato il valore fondante di una posizione ideologica che ha completamente dimenticato il diritto di vivere nel proprio Paese e nemmeno si sogna di condannare le condizioni sociali, politiche e geopolitiche che spingono agli esodi, comprese quelle che sussistono da noi e che spingono a una massiccia emigrazione. Ma questi globalisti per equivoco volontario o no, non scorgono alcuna contraddizione, visto che ormai siamo abituati a sovrapporre le suggestioni senza dare loro un senso. Forse anche in questo caso serve amuchina e mascherina.


La trappola di Carola e la sindrome di Stoccolma

murales2-kLqC-U313015224568616fC-656x492@Corriere-Web-SezioniSi potrebbero fare molte ipotesi sulla soluzione della crisi di governo, anche se il quadro che avevo ipotizzato ne Il Masaniello di Draghi  sembra prendere forma nelle sue linee generali del governo tecnico che dovrebbe aprire le porte all’ex governatore della Bce come salvatore della patria. Insomma un meccanismo che ci porterà  a un governo eterodiretto dell’Europa, un’entità dentro la quale l’Italia non conta nulla ed è anzi vittima di pregiudizi grossolani e di giudizi svalutativi fondati sulle più idiote narrazioni:  comunque un Paese facile da sfruttare e farne carne di porco a causa – e in questo caso il pregiudizio è  fondato – dalla continua divisione e smarrimento dei suoi cittadini . Adesso per esempio si è accertato che la vicenda Carola Rakete e i suoi migranti raccattati qui e la, è stata una trappola messa in piedi da Berlino per destabilizzare il governo italiano. Lo si è accertato perché è stata la stessa Rakete a rivelarlo in un intervista alla televisione Zdf, sostenendo che fu il ministero dell’Interno tedesco a chiederle “di far registrare portare tutti i clandestini a Lampedusa” (vedi qui) .

Che vi fossero sospetti di questi genere era quasi naturale visto che il padre di Carola è un ex tenente colonnello dell’esercito tedesco ed attuale mercante di armi, cosa che immediatamente e con certezza riporta ai servizi segreti. A questo si aggiungevano sia la miracolosa presenza di due giornalisti della Ard, il canale pubblico tedesco, sulla nave di Carola, sia le parole di Hans-Georg Maaßen, ex capo dei servizi di Berlino, che appunto parlava di trappola. Tuttavia la storia familiare di Carola Rakete è stata abilmente interpretata come ribellione freudiana al padre, ucciso metaforicamente con il trasporto di clandestini. Certo questo avrebbe dovuto porre in evidenza il collegamento tra l’uso delle armi sia per le guerre che per le operazioni neo coloniali,, ma anche in questo caso ci si è fermati alla psicologia della domenica. A loro volta le dichiarazioni di Maaßen sono state svalutate in quanto il personaggio è in rotta di collisione con la Merkel e, si dice, vicino ad Alternative für Deutschland.

Invece adesso è la stessa Rakete che butta fuori il rospo aggiungendo un particolare di non poco conto nel considerare tutta la vicenda della Sea Watch una sorta di tranello. Infatti  il comune di Rottenburg, vicino Stoccarda, si era offerto  di mandare un pullman in Italia per recuperare i migranti e farli registrare in Germania, ma anche questa possibilità fu negata dal ministero dell’interno tedesco dal momento che i clandestini “dovevano essere registrati in Italia” per poter condurre a termine l’operazione di destabilizzazione. In realtà Carola Rakete sembra più intelligente di molti suoi fans poiché nella stessa intervista riconosce che l’Europa ha molte responsabilità nella creazione delle condizioni che poi spingono alla migrazione, il che tradotto in termini di realtà significa significa che il mondo occidentale e la sua filiera economico – militare produce profughi. Tuttavia anche lei vede nei salvataggi una specie di compensazione e non osa nemmeno pensare a radicali cambiamenti di indirizzo, segno questo di una profonda alienazione dalla politica, sua e dei suoi sostenitori che combattono il cancro con il bicarbonato, spesso a favore delle loro passerelle politiche. Addirittura qualcuno come Open di Mentana, tenta di negare ciò che ha detto chiaramente Carola sostenendo che in nessuna parte lei dice che il governo tedesco le “ordinò” l’operazione. Che idiozia, ma certo che non lo ha fatto in maniera esplicita, nemmeno i mafiosi ordinano le stragi in chiaro, è ovvio che si è trattato di suggerimenti e di mancanza di soluzioni che la Rakete sottolinea più volte: la cosa curiosa, che testimonia della fuffa,  è che il sito riporta in tedesco solo un piccolo stralcio dell’intervista a favore di quelli che avrebbero difficoltà a comprendere il video. Ma allora ci siete o ci fate?  La cosa che stupisce è che vi sia ancora persone che si nutrano di queste ambiguità da quattro soldi.

Comunque sia, al di là della vicenda, appare abbastanza evidente come il resto dell’Europa ci consideri e come non si faccia alcuno scrupolo di considerare zero qualsiasi governo della Repubblica: anche quelli amici perché non va dimenticato che la Sea Watch ha infranto più che l’inconsistente burbanza di Salvini, anche le leggi marittime e  il patto firmato da Minniti con le ong. E dire che che c’è qualche matto il quale pensa di essere tutelato da questa Europa, il cui monetarismo e i cui diktat stanno invece avvilendo le possibilità dell’Italia e di molti altri Paesi. Ormai tutto questo è nient’altro che una sindrome di Stoccolma.


I padroni dell’indifferenza

CYTajiwVAAAXx4v“Odio gli indifferenti”, ma probabilmente Gramsci non poteva immaginare che il conformismo globalista unito alla potenza dei media che non esistevano nel suo tempo, li avrebbe trasformati in apparenti “partigiani”, sottraendoli al silenzio per regalargli in finzione il chiasso e il rumore della vita. Non tacciono più perché l’adesione a qualunque dono degli Achei, sia esso l’oggetto di moda, il libro che si deve leggere per far più ricco l’editore e più prigioniero l’autore, il personaggio osannato, la serie cretina, la canzonaccia delle major, l’ingrediente imperdibile, persino l’avventura umanitaria più ipocrita (e le sue immagini come quella che ho messo in testa a questo post), non li distingue, non li espone ma li massifica nel consenso generale, li fa sentire in accordo col mondo, colmi di una responsabilità figurata che è polvere nella realtà: girano attorno a qualcosa come le sfere armoniche di Tolomeo. E in alcuni casi anche la  dissonanza fa parte a pieno titolo del concerto perché in fondo anche l’egemonia ha bisogno di non apparire troppo e di simulare una qualche antitesi, per fingersi una scelta e non un’imposizione.  Non di meno gli indifferenti continuano ad essere la materia inerte che viene plasmata dal potere a propria immagine e somiglianza.

Ne volete qualche esempio? Lo straordinario consenso che hanno avuto recentemente le designazioni di Cristine Lagarde alla Bce e di Ursula von der Leyen alla Commissione europea: eppure la la prima è nota per le mattanze in Grecia e Argentina, parlo delle cose più recenti, oltre che di un cinismo da ricchi veramente rivoltante fino ad arrivare a prefigurare l’eutanasia per gli anziani, stolti e improduttivi percettori di pensioni, mentre la seconda, è  stata ed è convinta sostenitrice (e immagino in parte anche organizzatrice) del golpe nazi in Ucraina. Oppure, che ne so, il servilismo di Matteo Salvini nei confronti di Trump dal quale spera di essere difeso dai guai provocati dalla Casa Bianca in Libia e in Siria e ultimamente in Iran facendoci perdere contratti per miliardi. O ancora i subornati dai poliziotti sotto copertura giornalistica dell’atlantismo, i quali non riescono a vedere ciò che è evidente come un grattacielo nel deserto: ovvero che la Russia, unico stato europeo realmente sovrano, è anche  l’unico che abbia qualche interesse a una tenuta dell’Europa e a una sua autonomia dagli Usa.  L’importante è in ogni caso non pensare, anzi non darsi il minimo motivo per farlo perché altrimenti potrebbero essere guai.

“L’indifferenza è il peso morto della storia… è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi  ” diceva Gramsci , ma forse oggi dovremmo più pensarla come il masso che fa muovere i meccanismi dell’orologio pubblico come avveniva nelle torri medioevali, non più qualcosa di inamovibile, ma una massa attiva che si compiace della sua funzione, mentre sprofonda per essere il motore di un tempo che non gli appartiene più. L’indifferenza è anche straniamento da una politica che non potendo più produrre nulla perché è stata disarmata dalle ideologie economiciste, si limita a creare narrazioni e “fabulae” che si intrecciano come in una trama paradossale, ma a cui l’apatia adrenalica dell’era contemporanea dona la sospensione dell’incredulità. Solo così è possibile che ci si divida come in una partita di scacchi viventi tra “sbarchisti” e  anti immigrazionisti da questura come se tutto questo non nascesse da un sistema e da un’ideologia che ha partorito un’ipotetico diritto di migrare per giustificare il brutale sfruttamento delle popolazioni colonizzate. Perché scacciare chi chiede l’elemosina dell’accoglienza se sappiamo che l’esistenza del mendicante è anche all’origine di quel poco che si ha, anche se il grosso finisce nelle tasche degli ottimati? Invece di vedere chiaro che gli “invasori” sono compagni di sfruttamento si gioca a fare il poliziotto umanitario e comprensivo e il poliziotto cattivo. Il fatto è che manca l’utopia, ingrediente necessario ad ogni visione della realtà in quanto rimando a un dover essere necessario alla comprensione di qualsiasi cosa.

“La fatalità che sembra dominare la storia non è altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza”, diceva Gramsci. Ma oggi il fatalismo dell’indifferenza partecipante quasi si trasforma in volontà di essere come altri ci impongono di essere, così che il servire diventa volontario e si può rinunciare facilmente alla ribellione. Chi resiste per la grande massa degli indifferenti e dei conformisti, è perché ha interessi nascosti o è invidioso o malmostoso o triste, secondo l’immortale lezione dell’idiozia berlusconiana. Pensieri freudiani che non hanno qualcosa a che vedere con l’oggetto della critica, ma  con chi la propone perché l’indifferenza non sopporta di essere contraddetta, non vuole rivelare di essere la caratteristica delle vittime, anche se o proprio perché il loro parteggiare è il massimo del conformismo. .


L’Aquarius dove sguazza Salvini

nave-aquariusLa vicenda della nave Aquarius carica di 629 migranti di cui a nessuno frega nulla  e di altrettanti giornalisti saltati a bordo, mette in luce due punti che brillano come un faro nella notte: l’inesistenza dell’Europa al di fuori delle politiche contro – democratiche e al contempo l’esistenza di interessi nascosti dietro il flusso dei migranti o comunque interessi che si intersecano con quelli, tramite le sedicenti Ong, totem e tabù della falsa sinistra. Prima di andare avanti  è meglio mettere in chiaro tre  cose essenziali: 1) l’Aquarius non è una carretta nei mari, ma una nave in buone condizioni che non rischia per nulla di affondare e che ha anche notevoli quantità di viveri a bordo, cosa che fa trasparire un’assoluta strumentalità nel mettere in campo i temi emotivi più abusati  che in questo caso, al contrario di tanti altri, non hanno ragione di essere; 2) il diritto marittimo invocato da chi si strappa i capelli non dice affatto che occorre aprire i porti a battelli non in pericolo di naufragio, ma semmai intervenire con “tutte le attività finalizzate alla ricerca e al salvataggio della vita umana in mare”; 3) le critiche che provengono dagli ambienti reazionario – europeisti o dalla “sinistra” di mercato rappresentata dal Pd e dal suo retroterra comunicativo non hanno senso, visto che blocchi navali ben più vasti sono stati istituiti a suo tempo anche dal governo Prodi nel 1997 col blocco del canale d’Otranto senza la minima reazione da parte degli indignati a progetto. Il ministro dell’Interno tra l’altro era un tal Giorgio Napolitano.

Perché poi non ce la si prende con Malta che fa parte dell’Europa e le cui coste sono più vicine alla nave di quelle italiane? E perché le reazioni più dure e scomposte vengono proprio dai Paesi come la Francia e la Spagna che hanno cercato in tutti i modi, anche sparando, di impedire l’ingresso dei migranti  sul loro territorio? Mentone e Calais sono  vergogne recenti che conosciamo bene, ma forse è meno noto che Madrid ha ottenuto dall’Europa (sotto Zapatero) 30 milioni di euro per costruire due muraglie sorvegliate elettronicamente e presidiate con armamento pesante nelle enclave di Ceuta e Melilla: secondo un’organizzazione umanitaria andalusa finora sono morte 6000 persone nel tentativo di varcare queste barriere, senza parlare delle torture inflitte a chi è stato catturato . Del resto basta visitare le due cittadine e assistere ai solenni alzabandiera domenicali, tra pomposi saluti militari, trombette della banda musicale, inno nazionale spagnolo ed ampio sfoggio di fucili, per capire bene tutta l’inconsistenza d’animo dell’Europa dei ricchi e la sua sfacciata ipocrisia. E’ fin troppo chiaro che l’Europa esiste solo quando si tratta di colpire i diritti del lavoro, la rappresentatività democratica, l’economia dei Paesi deboli a favore di quelli forti, ma quando si tratta  di accogliere i migranti originati proprio dalle stesse politiche sotto forma violenta, ognuno deve fare per se. Tocca all’Italia, mica a noi che da vent’anni blindano le frontiere e i porti. Quando sento parlare di umanità quelli che hanno creato la crisi umanitaria in Grecia mi viene il voltastomaco. E soprattutto i conati sono irresistibili quando vedo il gerontofilo Macron, impiegato di Rothschild che fa  l’indignato speciale, perché la Francia è una delle protagoniste del caos orientale e dello sfruttamento selvaggio dell’Africa, ossia delle condizioni che creano le migrazioni.

E’ del tutto evidente anche da quelle povere testoline che manifestano per i porti aperti, da quegli illusi (oggi mi sento buono) che guardano sempre al dito, ma mai alla luna, che si sta tentando fin da subito di mettere in difficoltà il governo Conte. Ma mi sembra davvero interessante che a prendere la posizione più dura sia stato proprio il presidente francese, notoriamente vicino alla Casa Bianca la quale ha voce e portafoglio in capitolo in buona parte delle false Organizzazioni non governative che gestiscono i flussi di migranti dai luoghi prediletti del caos americano e che secondo Gino Strada possono tranquillamente essere orchestrati a seconda delle necessità politiche. Ma evidentemente  se vengono meno l’Italia e la Grecia come serbatoio  di deposito salta tutto l’orrendo equilibrio  umanitario che viene costruito. D’altro canto è anche evidente che la vicenda dell’Aquarius e il suo contesto farisaico non fanno altro che mettere il vento in poppa a Salvini e a un sentimento di xenofobia, ignorante e strapaesano, che poi verrà utilizzato per le ignominie fiscali che sappiamo e in collisione con il progetto Cinque Stelle. Il che dopotutto non dispiace affatto a questa Europa della disuguaglianza come piano B, se quello A di discredito del governo Conte non dovesse dare esito o addirittura un risultato contrario.


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