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Svendola di paternità

tobiaAnna Lombroso per il Simplicissimus

Sarò un bastian contrario, avrò un’evidente e colpevole idiosincrasia nei confronti dello snobismo di massa, ma non mi associo al coretto estatico che è seguito al lieto annuncio da parte di Vendola e del suo compagno di vita dell’acquisizione di un bimbo di nome Tobia, creatura innocente e doppiamente esposta alle ferite della vita, in qualità di simbolo oggetto di ostensione e scandalo proprio da parte di chi dovrebbe proteggerlo e salvaguardarlo.

Ma invece riconosco all’ex presidente della Regione Puglia, che già in passato si era dimostrato esente, inconsapevole o indifferente ad altri veleni, di averci voluto dare dimostrazione, dopo mesi di sorprendente silenzio da parte di uno dei più dinamici, lirici e visionari esternatori “a cazzo” della politica nazionale, che il Ddl Cirinnà, il riconoscimento delle unioni di fatto con annessa o rimossa fedeltà e  l’adozione del figliastro detta stepchild adoption, non c’entrano nulla con l’utero in affitto. Pratica cui,  una volta di più è dimostrato in questo caso, continuano a ricorrere quei tandem affetti da coazione a procreare a tutti i costi, per una varietà di motivi non tutti nobili, spesso manifestazione di indole proprietaria, siano essi coppie sposate o conviventi, perlopiù eterosessuali, equipaggiate di una condizione di benessere e dei mezzi sufficienti per approfittare delle opportunità offerte dal mercato.

E infatti la coppia molto corteggiata dalla stampa scandalistica e non solo, ha potuto andare a comprarsi gli ovuli necessari e poi affittare un grembo materno da una donna che supponiamo non sia una imprenditrice, una docente universitaria, una manager, una professionista, tanto privilegiata da scegliere una prestazione piuttosto discutibile in nome di una malintesa solidarietà, e nemmeno una ragazza madre decisa a assicurare una vita più sicura a un figlio della colpa, come si sarebbe detto un tempo, bensì una qualche probabile povera crista, costretta a abiurare per bisogno a libero arbitrio e leggi di natura, quelle che piacciono tanto a Alfano e Giovanardi, per concedersi in veste di partecipe contenitore.

Privilegiata due volte la coppia Vendola- Testa, perché in condizione di potersi permettere il lusso estremo di una paternità surrogata e di sottrarsi alla legge nazionale italiana, che vieta e vieterà l’utero in affitto, grazie alla nazionalità di uno dei due partner, ma soprattutto in virtù di quella divina condizione di impunità legale e morale che deriva dall’appartenenza castale a un ceto consapevole e legittimato a potersi permettere tutto, anche scelte almeno “inopportune” rispetto a ideali e valori professati e militati,  che dovrebbero condannare sfruttamento e disuguaglianze.

L’amabile pigolio dei fan in risposta al certamente infame schiumar di collera degli squadristi, offre una liberatoria in nome dell’amore, concetto molto propagato in questi giorni di repêchage renziano del berlusconi pensiero: ha vinto l’amore, ha detto il premier altrimenti anaffettivo in occasione dell’approvazione del vergognoso topolino sortito dalla montagna evidentemente insormontabile del pari accesso a diritti fondamentali. Accreditando obliquamente che trattasi  di un bene, anche quello, soggetto alla solita discriminazione, che lo rende godibile e accessibile interamente a chi può, a chi ha, a chi possiede e vuole possedere ancora di più e illimitatamente, a chi ha la fortuna spesso dispensata dalla dea bendata, dalla lotteria naturale, altre volte per fidelizzazione e conformismo, al ceto privilegiato. E che invece è sempre più limitato quando non negato ai comuni mortali, cui si impedisce anche di crepare con dignità, prerogativa anche quella a pagamento, e si vieta di sposarsi o di convivere sotto lo stesso tetto, di procreare anche nell’ambito di una coppia benedetta da Alfano e Gasparri, di garantire assistenza, cura e istruzione alla prole.

In effetti l’amore non gode di buona stampa salvo negli slogan di regime, che invece nutre anche per legge i più tremendi istinti volti a creare inimicizia, sospetto, diffidenza, che rompe vincoli e patti, che induce a odiare e invidiare gli altri da noi, perfino chi sta più sotto, condannato a essere detestato perché non avendo nulla da perdere attenta al poco che ci resta.

E non basta aver sofferto di discriminazione e omofobia, di aver avuto un percorso esistenziale difficile per rivendicarne il possesso esclusivo, per arrogarsi una possibilità vietata da altri e fuori dall’ambito della legalità, in altri contesti professata con dubbia aderenza personale. Basterebbe invece a esaltare un impegno politico, morale, civile   per promuovere una legge che faciliti le adozioni per tutti, coppie eterosessuali, omosessuali, per single, per donne e uomini di buona volontà che un po’ di amore lo conservano anche per creature non “loro” e che sostituiscono al possesso, la solidarietà, la generosità, la tenerezza, la comprensione, l’umanità.

 

 

 

 

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6 responses to “Svendola di paternità

  • marilù

    Solo un’osservazione en-passant: davanti a un intervento profondo, pacato e articolato come quello del Sig. Casiraghi, splende l’indifferenza totale degli altri commentatori — nonché dei padroni di casa — eccetto che per un infastidito “tutto il resto sono chiacchiere per lo più ipocrite”, dell’ ultimo intervenuto.

    Ho scritto “infastidito”, ma forse la signora Lombroso, nel suo stile molto più incisivo e intransigente, avrebbe bollato un simile pensatore come affetto da “infame schiumar di collera degli squadristi”, se solo fosse appartenuto allo schieramento dei critici del ddl Cirinnà (cosa che, con tutta evidenza, non è).

    Ah!, i casi di un “lessico e nuvole” che nemmeno Bartezzaghi riuscirebbe ad inquadrare in una classificazione stabile e condivisa.

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  • Adalberto Massimo

    Ottima analisi, Anna.

    L’utero in affito, al di la delle bolse e vomitevoli retoriche di destra, di centro e di sinistra, rimane una delle più vergognose pratiche di sfruttamento.

    Chi può pagare sfrutta chi non riesce a pagare la propria sopravvivenza.

    Questa è la realtà dell’utero in affitto.

    Tutto il resto sono chiacchiere, per lo più ipocrite.

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  • Manlio Vitale

    Antonio Gramsci:
    MERCE
    Qualche vanerello ha proclamato per l’ennesima volta la disfatta della scienza.

    Chimica applicata ai gas asfissianti, lacrimogeni, ulceranti; meccanica applicata ai cannoni di lunga portata… Sí, ma anche la zappa può spaccare i crani, la scrittura può anche servire a falsificare cambiali e a stendere lettere anonime… E non perciò si proclama la disfatta dell’agricoltura e della calligrafia.

    La scienza ha il compito disinteressato dì rintracciare rapporti nuovi tra le energie, tra le cose. Fallisce solo quando diventa ciarlataneria. Gli uomini si servono dei ritrovati per straziare e uccidere invece che per difendersi dal male e dalle cieche forze naturali? Entra in gioco una volontà che è estranea alla scienza, che non è disinteressata, ma dipende intrinsecamente dalla società, dalla forma di società in cui si vive. Il ritrovato scientifico segue la sorte comune di tutti i prodotti umani in regime capitalistico; diventa merce, oggetto di scambio e quindi viene rivolto ai fini prevalentemente propri del regime, a straziare e distruggere.

    Ecco che il dottor Carrel ha aperto una via nuova alla chirurgia: le possibilità di innesti umani si moltiplicano.

    Non siamo ancora giunti all’intensità prevista da Edmondo Perrier: l’innesto del cervello, l’uso degli organi sani dei cadaveri da sostituire nei viventi ai corrispondenti organi logorati. Siamo ancora lontani dalla vittoria scientifica sulla morte promessa da Bergssu4: per ora la morte è la trionfatrice e per trionfare piú rapidamente si serve con prodigalità della scienza e dei suoi segreti. Ma arriveremo. La vita diventerà anch’essa una merce, se il regime capitalistico non sarà stato sostituito, se la merce non sarà stata abolita.

    Secondo una comunicazione fatta all’Accademia di medicina di Parigi, il professore Laurent è riuscito a sostituire il cuore di Fox con quello di Bob, e viceversa, senza che i due innocenti cani abbiano troppo sofferto, senza turbare per nulla la vita del viscere delicato. Da questo momento il cuore è diventato una merce: può essere scambiato, può essere comprato. Chi vuol cambiare il suo cuore logoro, sofferente di palpitazioni, con un cuore vermiglio di zecca, povero, ma sano, povero, ma che ha sempre onestamente palpitato? Una buona offerta: c’è la famiglia da mantenere, l’avvenire dei figli preoccupa il genitore; si cambi dunque il cuore per non apparire di esserne sprovvisto.

    Il dottor Voronof ha già annunziato la possibilità dell’innesto delle ovaie. Una nuova strada commerciale aperta all’attività esploratrice dell’iniziativa individuale. Le povere fanciulle potranno farsi facilmente una dote. A che serve loro l’organo della maternità? Lo cederanno alla ricca signora infeconda che desidera prole per l’eredità dei sudati risparmi maritali. Le povere fanciulle guadagneranno quattrini e si libereranno di un pericolo. Vendono già ora le bionde capigliature per le teste calve delle cocottes che prendono marito e vogliono entrare nella buona società. Venderanno la possibilità di diventar madri: daranno fecondità alle vecchie gualcite, alle guaste signore che troppo si sono divertite e vogliono ricuperare il numero perduto. I figli nati dopo un innesto? Strani mostri biologici, creature di una nuova razza, merce anch’essi, prodotto genuino dell’azienda dei surrogati umani, necessari per tramandare la stirpe dei pizzicagnoli arricchiti. La vecchia nobiltà aveva indubbiamente maggior buon gusto della classe dirigente che le è successa al potere. Il quattrino deturpa, abbrutisce tutto ciò che cade sotto la sua legge implacabilmente feroce.

    La vita, tutta la vita, non solo l’attività meccanica degli arti, ma la stessa sorgente fisiologica dell’attività, si distacca dall’anima, e diventa merce da baratto; è il destino di Mida, dalle mani fatate, simbolo del capitalismo moderno.

    Sotto la Mole- 1916/1920

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  • Roberto Casiraghi

    Nella famiglia tradizionale, uomo e donna, il bimbo è difeso dalle pulsioni sessuali dei genitori dal partner dell’altro sesso (e non sempre!). Dato che la morale e le leggi sulla famiglia sono soggette a cambiamento ma le pulsioni sessuali no, mi sembra del tutto imprudente permettere l’acquisizione di bimbi a due uomini in rapporto amoroso o di bimbe a due donne anch’esse legate sentimentalmente. La verità è che, come al solito, una volta che le tecnologie della fertilità hanno creato le premesse per l’esistenza di un mercato per un nuovo prodotto dal fatturato potenzialmente enorme, il prodotto “bambino” per l’appunto, gli operatori del settore hanno capito che per sviluppare il business era indispensabile puntare sulla celere legittimazione di unioni e matrimoni omofilofili perché solo questo avrebbe fatto nascere la clientela elettiva per questo tipo di mercato. Dato che siamo in un periodo storico dove le considerazioni etiche o prudenziali cedono difronte al business nel 100% dei casi e dove comunque i media e perfino le autorità religiose sono sottomesse agli imperativi del mercato non sarà certo messa sotto accusa la pratica disumana delle madri in affitto o la temerarietà di affidare bimbi appena nati a partner entrambi dello stesso sesso del bimbo. Con un bel bagno di retorica, l’amore che trionfa su tutto, si nasconderanno anche le sofferenze fisiche e morali della madre gestante sia durante che anche dopo la nascita come pure le sofferenze eventuali del bambino che crescerà in un ambiente dove tutti i suoi amici hanno padre e madre mentre lui ha o due padri o due madri. Però a tutto c’è rimedio: l’industria dei bambini a domicilio ha già sicuramente in programma di espandere a tutto campo questa nuova usanza rendendo sempre più chic, come si diceva una volta, o smart, come si dice oggi, farsi un bimbo à la carte.

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  • francesco

    Come sempre il dito messo nella piaga con la tua onestà intellettuale. Io continuo a pensare che in questo benedetto paese che si nutre di telenovelas, falsi dibattiti pieni di vocianti primedonne, stupidi quiz imballati in pacchi sia quasi una necessità negare diritti e battere le mani se qualcuno riesce a fregare la legge. Fu così per il divorzio – Messico e nuvole! – fu così per l’aborto dei cucchiai d’oro e delle cliniche all’estero. Sono quasi rassegnato.

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