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Droni e cialtroni

droneAnna Lombroso per il Simplicissimus

Pare di stare dentro a una trasmissione di Rai Storia sulla guerra fredda, solo che i Porci non sono quelli della Baia, ma cavie, porcellini d’India più o meno allineati per un massacro in grande stile, degno del sanguinario secolo breve. Che si aggiunge all’olocausto di profughi e alla soluzione finale del lavoro e della possibilità per tutti di vite appaganti, dignitose libere dal giogo dello sfruttamento.

Siamo nuovamente ascoltatori della narrazione dell’insostituibilità delle leadership degli Usa, autonominatisi a un tempo poliziotti del mondo, guardiani della democrazia e tutori della minacciata civiltà superiore, e spettatori di una rivalutazione della Nato, altrettanto unico e indispensabile organismo a custodia e vigilanza della sicurezza europea, della quale è mallevadore  il comandante supremo nominato dal presidente americano, e che ha ingoiato e controlla il 90 % dei cittadini europei e i loro stati, compresi gli  appartenenti del fu Patto di Varsavia. Tutti tirati dentro alla nuova fase della guerra fredda, un repêchage dai colori antichi come un pastello, poiché dimentica come un fantasma da rimuovere i Paesi che sono diventati le vere potenze economiche e sociali del pianeta, e che minaccia di virare sulla tinta vermiglia in virtù del solito mantra estratto dalla naftalina, quello della Russia che destabilizza la pace  e l’ordine mondiale.

E non sorprende che come uno stalliere che prepara il destriero per l’imperatore, il premier che per età non ha nemmeno fatto il servizio militare – ma comunque l’avrebbe evitato grazie a auguste protezioni – inalberi stellette e galloni, proprio come la marescialla, ogni giorno smentita, ogni giorno sconfessata, ogni giorno recuperata per via di quel teatrino delle parti che assicura la sopravvivenza di  un governo travicello.  Concedendo il nostro territorio come base logistica, dispensa di approvvigionamenti, hangar e magazzino, facendo diventare Sigonella, che un tempo simboleggiò un momentaneo e ahimè effimero riscatto, l’Expo dei droni del padrone.

Il comodato d’uso, favorito dalla benevolenza degli Usa che ci hanno permesso di armarli i droni che ci hanno rifilato, è stato presentato come al solito, nel contesto di artifici, menzogne e acrobazie costituzionali: doveva trattarsi solo dell’allestimento di una postazione e dell’offerta generosa di rampe di lancio per aggeggi senza pilota – proprio come il nostro sventurato paese –  destinati unicamente a scopi di sorveglianza.

Pochi organi di stampa hanno tolto la tuta mimetica per informarci, come ha fatto il Wall Street Journal, che non si tratta certo di giocattoli dedicati alla videosorveglianza: i droni schierati da un bel po’ di tempo a Sigonella, probabilmente dal 2011, checché ne dica il governo,  sono quelli impiegati in Yemen, Libia e Siria , dotati di missili e dispositivi sofisticati al fine dell’ “individuazione”  di obiettivi nemici. E da là sono partiti e partono raid militari.

Nel caso non l’aveste ancora capito  il governo che ha proclamato la guerra totale a diritti, lavoro, istruzione, Welfare, democrazia, vuole mandarci anche a farla. Grazie al solito sistema di uso politico della menzogna, impiegata non solo col popolo bue da mandare a macellare, ma anche con il parlamento, se  la Difesa Italiana avrebbe concesso solo autorizzazioni temporanee,  fissando precisi limiti e vincoli alle missioni”  e se si potevano  autorizzare solo quelle  mirate all’ “evacuazione di personale civile, e più in generale non combattente, da zone di guerra e operazioni di recupero di ostaggi” o quelle di «supporto» al governo del Mali «secondo quanto previsto nella Risoluzione n. 2085 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite».  La nuova versione, proprio quella di questi giorni, oggetto di qualche tweet, è che si valuterà un eventuale permesso “caso per caso”. Intanto Leonardo Tricarico, ex capo di stato maggiore dell’Aeronautica militare, sostiene che queste balle di Stato ricordano quando nel 1999 “si parlò di ‘difesa integrata’ per coprire il fatto che i nostri Tornado bombardavano l’ex Jugoslavia”. E secondo Gianandrea Gaiani direttore di Analisidifesa.it sono imprevedibili le conseguenze di un intervento: “L’uso della base siciliana di Sigonella per i raid dei droni americani contro l’Isis in Libia espone l’Italia al rischio di sanguinose rappresaglie e attentati”.

Pensare che questa materia sia affidata a dei giovinastri malcresciuti che credono di giocare a battaglia navale, nemmeno a Wargames, fa venire i brividi e temere che non passeremo alla storia, perché storia potrebbe non essercene più.

 

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