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Quando la memoria inganna

c8087f4e3646323eafd39fe7233c287aLa memoria quando è sincera deve accogliere tutto e non solo ciò che viene selezionato a fini strumentali o di auto assoluzione. La memoria quando è onesta è un lievito per il futuro e non solo un rito o un pretesto ipocrita per imporre una visione per il presente. E purtroppo il giorno della memoria sta scivolando sempre di più su quest’ultimo versante, essendo stata trasformato in una sorta di mito fondativo dell’eccezionalità e della necessità americana, un sipario per nascondere dietro l’orrore e la salvezza il disegno imperiale sull’Europa cui lo sterminio degli ebrei ha fornito una definitiva giustificazione umanitaria ad onta del fatto che i campi di sterminio siano stati in gran parte liberati dai sovietici. Il tema mi pare importante perché i disagi rudimentali e le contraddizioni sottotraccia sono poi l’incubatrice degli scellerati negazionismi, degli inquietanti nazionalismi etnici e non ultimo della rinascita a volte palese, a volte subliminale dell’antisemitismo.

Di fatto la narrazione degli Usa accorsi a salvare l’Europa dagli orrori hitleriani esclusivamente in nome della democrazia e non per conseguire un dominio mondiale, già debole a livello storiografico, già messa in crisi dalla fattiva collaborazione di molti grandi gruppi americani con la Germania nazista, in qualche caso, come per l’Ibm, direttamente in relazione allo sterminio degli ebrei, raccontano un’altra storia che diventa palese quando settant’anni dopo le operazioni di contenimento della Russia e il tentativo di relegarla a un ruolo marginale passano come in Ucraina attraverso l’appoggio decisivo e militare di gruppi che si rifanno apertamente al nazismo storico e hanno come loro idoli i boia di quel tempo. Ma a proposito di memoria vale la pena di riesumare anche un altro episodio: lo sterminio di quasi trentamila ebrei avvenuta nel dicembre del ’41 nella foresta di Rumbula, vicino Riga da parte della polizia lettone e in particolare del commado Arajs, dal nome del suo comandante.

L’orribile evento (seguito dai circa 90 mila uccisi nel campo di sterminio di Salaspils) ha una sua gestazione negli anni precedenti quando la Lettonia, uscita indipendente dalla prima guerra mondiale, finisce sotto la dittatura  di Karlis Ulmanis un ultranazionalista, ex oppositore dello zar poi emigrato in Usa dove riuscì persino ad insegnare all’università del Nebraska nonostante avesse falsificato un titolo di tecnico agronomo mai conseguito e in realtà non avesse mai concluso un ciclo di studi se non quello delle elementari. Tornato in Lettonia alla vigilia della grande guerra, forse non a caso  si butta in politica, sfruttando gli eventi bellici e dopo una decina di anni diventa dittatore assoluto di un Paese in cui i lettoni veri e propri sono a malapena la metà della popolazione. Comincia così una lotta a colpi di discriminazioni  e violenze contro la “minoranza” russa  e contro la comunità ebraica, salvando solo la corposa minoranza tedesca, sia per ragioni storiche sia economiche  visto che la Lettonia si appoggia principalmente alla Germania e alla Gran Bretagna. Gli va malissimo perché con il patto Ribbentrop – Molotov la Lettonia rientra nella sfera di influenza sovietica e l’armata rossa occupa Riga senza colpo ferire. Solo gli Usa protestano per la caduta dell’ex professore del Nebraska notificando all’Unione sovietica che essi non avrebbero mai riconosciuto come legittima questa annessione. Caso strano ciò avvenne per tutti e tre gli stati baltici retti da dittature di destra, ma non per la democratica Finlandia assalita dalla Russia sovietica e costretta a concedere tutta la Carelia a Mosca. La nota alla fine del post spero possa chiarire dinamiche che sfuggono totalmente alla comprensione senza la conoscenza dei presupposti.

Con l’attacco tedesco all’Urss e l’arrivo delle truppe naziste in Lettonia le seconde file del vecchio regime tornano in auge e inizia lo sterminio di ebrei e la fucilazione dei comunisti di fatto praticato dalle forze armate locali con il solo appoggio logistico dei tedeschi che forniscono armi, divise e attrezzature tecniche . La Lettonia fornì agli eserciti di Hitler circa 150 mila uomini, un numero straordinario in rapporto a una popolazione di due milioni scarsi di abitanti, facendone di fatto il più attivo alleato del Reich tanto che truppe Lettoni  superstiti parteciparono pure all’ultima difesa di Berlino. Il miscuglio di russofobia, anticomunismo, ultra nazionalismo etnico di stampo nazista di fatto in qualche modo supportato dalla geopolitica dell’impero americano è il carattere più saliente del Paese ed e forse ancor più visibile oggi che la Lettonia è uno dei più ferventi membri della Nato, ricetto di basi americane, fedelissima del liberismo, ma contemporaneamente festeggia  il primo luglio di ogni anno l’invasione nazista e descrive nei testi scolastici il lager di Salaspils, come “campo di rieducazione”.

Se la memoria fosse onesta tutto questo non sarebbe concepibile.

Nota La storia dei Paesi baltici, Finlandia compresa, sarebbe incomprensibile se non si tiene conto che essi furono in qualche modo “creati” dal trattato di pace di Brest Litovsk tra Germania e Russia del 1917. Prima, erano territori più o meno definiti inglobati di volta in volta nei domini dei cavalieri teutonici, della Polonia , della Svezia e infine della Russia. Lo scopo della Germania, non ancora arrivata alla sconfitta finale nella prima guerra mondiale, era quello di creare un cuscinetto facilmente scalabile e aggregabile tra il proprio territorio e quello russo. In questo quadro il trattato di Ribbentrop – Molotov non era altro che una correzione di quello del ’17 in cui la Russia si riprendeva parte dei territori posseduti da secoli prima della grande guerra e la Germania faceva finta di concedere ciò che essa stessa aveva creato, ma che nel frattempo era stato consacrato da Woodrow Wilson e dagli altri alleati in funzione antisovietica. Stalin del resto non aveva altra strada: pochi ricordano che il trattato con la Germania di Hitler era divenuto necessario dopo che Francia e Gran Bretagna si erano rifiutate con motivi prettamente ideologici di sottoscrivere un patto con l’Urss per contenere l’espansionismo tedesco. A questo proposito ci sarebbe molto da dire sull’ambiguità delle elites anglosassoni nel periodo fra le due guerre e durante l’ultimo conflitto mondale, sempre incerte se favorire l’ascesa di una Germania  che tenesse a bada o addirittura facesse da detonatore per un rovesciamento del comunismo sovietico o temere un’eccessiva espansione tedesca che avrebbe messo in pericolo la loro supremazia.  Di fatto il grottesco pensatoio nazista aveva puntato tutto o quasi sul prevalere alla fine delle pulsioni anticomuniste.

 

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