Renzi nella sua realtàNon c’è da stupirsi se il premier, come potete ascoltare qui, ritenga nel su eloquio triste e smargiasso che gli italiani aspettino una riforma della Costituzione da settant’anni, vale a dire da prima ancora che nascesse: l’ignoranza abissale  e l’oscena superficialità del personaggio fa sì che le date gli ballino in testa senza ordine e criterio, così come l’ambiente da “nuovi mostri” nel quale si è formato non deve essergli stato d’aiuto. Qui le gaffes tipo Romolo e Remolo sembrano davvero poca e innocua cosa di fronte a uno che non sa raccapezzarsi nemmeno nei momenti topici della storia della repubblica.

Qualcuno sostiene che quello di Renzi sia stato un lapsus freudiano, un modo per palesare la sua avversione alla Costituzione stessa e l’inconscio desiderio di ritorno allo Statuto albertino del 1848 il quale prescriveva che il Senato fosse composto esclusivamente di nominati dal re, in maniera da poter bilanciare con un’assemblea di fedelissimi le eventuali sorprese politiche provenienti dalla Camera. Anzi fu proprio il timore che il Senato potesse ancora giocare un ruolo di assemblea totalmente in mano non più ai re, ma ai governi che indusse i costituenti a renderlo elettivo, facendone un’ “assemblea di riflessione”. Solo la permanenza di un esiguo numero di senatori a vita di nomina presidenziale testimonia della vecchia natura di questa assemblea durante il periodo monarchico.

Ma tutto questo è al di fuori della portata di Renzi, dopotutto un lapsus freudiano richiede una complessità che non fa parte dell’attuale premierato fondato sulle balle e sulle frasi fatte più elementari. Tuttavia proprio per questo il guappo di Rignano è il personaggio ideale per sfasciare la Costituzione: essenzialmente non sa quello che fa, vive totalmente nel presente più opaco della sua personale ascesa al potere e non ha una mezza idea della dimensione storica dei problemi che del resto nemmeno si pone. Egli twitta dunque è.  E’ come uno strumento a fiato che tromboneggia in Italia, ma la cui ancia è altrove, nei centri di potere finanziario e nell’oligarchia europea che in maniera esplicita, anche attraverso documenti ufficiali, chiedono la manomissione delle costituzioni affinché siano spazzati via i diritti di cittadinanza e venga ridotta ai minimi termini la sovranità. In Europa esiste ormai una sola costituzione realmente osservata ed è quella tedesca, finché dura. Lui non fa che seguire la corrente sapendo che in questo consiste la sua forza: nell’esserci in modo ingombrante e nel non essere, come si potrebbe dire scimmiottando Heidegger.

In queste condizioni non c’è nemmeno da stupirsi se la maggioranza per il golpe Senato – Italicum viene cercata attraverso i ricatti più ignobili e la compravendita più indecente, resa d’altronde facile  in un ambiente di nominati che rappresentano solo loro stessi o al massimo la consorteria, il clan di cui fanno parte.  Certo non si può fare a meno di considerare il dramma dei senatori che alla fine voteranno per la “riforma” pur di conservarsi il posto sino alla fine della legislatura, ma che di fatto facendo passare il disegno renziano vanno incontro a probabili elezioni anticipate nella prossima primavera, unica ragione per cui il premier ha fretta: non può permettersi di finire la legislatura  e pensare di vincere, sia perché la situazione economica migliora solo sulla carta e continua a degradare nella realtà, sia perché darebbe il tempo ad altre forze di organizzarsi o di creare uno scenario più certo riguardo alla loro conduzione. Amleto non è niente rispetto a questo dilemma.

L’unica cosa che rimane da dire è che la maggioranza degli italiani ad eccezione della mentecatta classe dirigente, sarebbe felice di cambiare questa “nuova costituzione” renzo berlusconiana prima ancora che nasca.  Forse è questo il vero lapsus freudiano: il guappo si riferiva a se stesso.