Improvvisamente la Meloni non è più fascista, ma viene applaudita da quella che ci si ostina a chiamare sinistra, mentre costituisce la truppa politica scelta della finanza internazionale e del suo progetto reazionario. Per ottenere questa ovazione da parte di senatori che si chiamano (il Corriere ne ha messo in rilevo alcuni) “Calenda, Renzi, Casini, Scalfarotto, Sensi, Rojc, Verini, Zampa, Delrio. Senatori di Azione, tutta Italia Viva e riformisti del Pd” le è bastato parlare di guerra e della volontà dell’Italia di proseguire ad appoggiare il regime banderista di Zelensky, il che fa della sedicente sinistra qualcosa di realmente sinistro, dal momento che tale appoggio, al di là di qualsiasi altra considerazione, non ha altro effetto se non quello di privare di risorse il Paese e di welfare i ceti popolari e ormai anche quelli medi. Non sto a riportare gli entusiastici commenti dei giornaloni e dei giornalini: anni fa si diceva che le pagine dei quotidiani il giorno dopo servivano ad incartare il pesce, ma adesso servono a questo utile servizio non appena usciti dalla rotativa, anche se dubito che orate, seppie e branzini apprezzino di giacere tra lo sciocchezzaio umano che attraverso di essi si manifesta.

La cosa ha qualcosa di sublime e di repellente insieme perché da una parte si contesta di fatto Trump per l’accordo con Putin sul gasolio perché in qualche modo legittima il leader russo. Ho una notizia per la bancarellaia della Garbatella e per i suoi fans della sinistra falsa e bugiarda: è il popolo russo che legittima o meno i propri leader e non la Meloni o i guerrafondai europei che dovrebbero andare a lezione di democrazia a Mosca. Ma dall’altra il governo è toto corde con il presidente americano per la sua aggressione contro l’Iran e naturalmente appoggia lo stragista Netanyahu. Insomma non c’è un’ infamia in cui l’Italia di questi burattini non si rotoli. Non solo accettiamo la condizione di servi, ma lo facciamo con fervore.

E mentre questa disarmante scena veniva recitata a Roma, si è aperto il dibattito se effettivamente è stato tolto l’appoggio di Starlink a Kiev, cosa che Elon Musk nega sostenendo che in realtà è Starschild, la versione militare della rete di comunicazioni satellitari Starlink controllata dal Pentagono, ad averlo fatto. Mentre da Kiev che l’altra notte ha visto la distruzione delle ultime tre centrali termiche funzionanti, ha detto che invece la copertura satellitare c’è ancora, mentre Trump come al solito, cambia versione ogni ora. Ma sono balletti attorno alla morte: la perforazione massiccia delle difese ucraine va avanti ormai da oltre un mese e per giunta è in parte dovuta all’uso, da parte dei russi di un nuovo missile, un’ evoluzione dell’ S8000 banderol, chiamato Dan T che costa poco più di 60 mila dollari ad esemplare, è difficile da vedere e intercettare, può essere lanciato sia da terra che dall’aria e persino da un drone in volo. Lo sviluppo di queste nuove armi ha richiesto meno di un anno, dimostrando una capacità dell’industria russa di variare le opzioni di attacco con una rapidità sconosciuta alla Nato.