Probabilmente l’ascesa dell’Arabia Saudita come maggiore potenza petrolifera del Medio Oriente, ufficiale pagatore per conto degli Usa di non so quante operazioni terroristiche ad ampio spettro, compresa la destabilizzazione della Siria, caposaldo del petrodollaro, nonché degli accordi di Abramo con Israele, sta per interrompersi. Anzi sta terminando la propria traiettoria sia come regno della dinastia wahabita Saud che come aspirante ad essere la maggiore potenza regionale. Quindi questo post potrebbe anche essere considerato un coccodrillo preventivo, prima dell’epitaffio vero e proprio e dunque proporne grandi linee la storia, soprattutto quella dell’ultimo decennio, segnato dalla lotta contro gli Houti è doveroso anche per la cronaca. Tutto nasce negli anni ’30 del secolo scorso quando la famiglia Saud riesce ad affermarsi come unificatrice e dominante nella penisola arabica, sottraendo fra l’altro tre province allo Yemen, come è illustrato nella cartina sotto.
Possedendo le due moschee più sacre quella della Mecca e di Medina il nuovo regno, che si configura fin da subito come una monarchia assoluta, privo addirittura di un parlamento, ha sempre avuto un peso specifico molto rilevante nel mondo islamico, ma da quando, nel 1938, è stato scoperto il petrolio è diventato rilevante anche per gli occidentali e soprattutto per gli Usa di cui è stato un’appendice sin dalla fine della seconda guerra mondiale.
Negli ultimi decenni, i sauditi avevano inviato predicatori wahabiti nello Yemen. Ciò ha portato a conflitti con la popolazione sciita zaidita locale e, nel 2014, a una rivoluzione contro il governo di Ali Abdullah Saleh, che aveva permesso a Riad di consolidare la propria influenza ideologica. Gli Houthi, un clan o tribù di sciiti zaiditi con una lunga tradizione, si sono alleati con altri clan e sono riusciti a rovesciare il governo di Sana’a. Il principe Mohammed bin Salman, all’epoca ventinovenne Ministro della Difesa dell’Arabia Saudita, diede inizio a una guerra contro gli Houthi e i loro alleati per ristabilire il governo yemenita: con l’aiuto degli Stati Uniti, lanciarono un’intensa campagna di bombardamenti che causò la morte di moltissimi yemeniti. Imposero un blocco del Paese e diverse . centinaia di migliaia di persone morirono per la mancanza di cibo. I sauditi assoldarono mercenari stranieri, jihadisti e forze tribali nel sud dello Yemen per combattere i cosiddetti ribelli e , bombardarono l’aeroporto di Sana’a più di 200 volte.
Ma tutto è stato inutile, gli Houti hanno resistito e nel 2022 venne stabilito un cessate il fuoco sulle linee del conflitto che dava di fatto ad Ansar Allah (partigiani di Dio), l’organizzazione militare e politica houtiana, il controllo sul 70 per cento della popolazione dello Yemen. Nell’ottobre del 2023, a sostegno dei palestinesi che combattevano a Gaza, gli Houthi iniziarono a prendere di mira le navi israeliane e statunitensi nel Mar Rosso. Nel marzo del 2025, l’amministrazione Trump, con il supporto della Gran Bretagna, lanciò attacchi aerei e navali contro obiettivi di Ansar Allah in Yemen. La campagna non ebbe successo e dopo due mesi, gli Stati Uniti dichiararono vittoria e si ritirarono. Il 14 luglio 2026 i sauditi hanno violato il cessate il fuoco con lo Yemen bombardando nuovamente l’aeroporto di Sana’a con lo scopo di impedire l’atterraggio di un aereo proveniente dall’Iran che trasportava una delegazione yemenita in visita ai funerali della Guida Suprema iraniana, l’Ayatollah Ali Khamenei.
L’attacco è stato un errore madornale: l’Arabia Saudita è fragile come un calice di cristallo: il principe ereditario Muhammad bin Salman, che ora ne è l’unico sovrano, riesce a mantenere la sua posizione solo con la forza. Sta corrompendo alcuni capi tribali arabi e parte della popolazione. Il suo governo si può reggere solo finché può garantire sicurezza e prosperità. Invece, gli yemeniti sono poveri, non hanno nulla da perdere, ma possiedono una forte fede, sono guerrieri esperti. Hanno risposto agli attacchi sauditi con droni e missili a lungo raggio che hanno gravemente danneggiato oleodotti e impianti petroliferi sauditi, peraltro poco difesi perché Riad aveva immolato i propri missili per l’aggressione all’Iran. Nell’ultima settimana sono riusciti a colpire i terminal passeggeri dell’aeroporto internazionale di Riad così che le principali compagnie aeree hanno sospeso i voli per il Paese, mettendo a rischio i piani di Muhammad bin Salman di farne un centro degli affari internazionali. Gli attacchi all’aeroporto della capitale sono avvenuti alla vigilia di diversi importanti eventi politici e commerciali tra cui il vertice annuale sugli investimenti del principe Mohammed, evento di punta durante il quale leader mondiali, miliardari e dirigenti d’azienda accorrono, ma molti dei quali questa volta hanno rinunciato a venire.
Nessuno si aspetta che i sauditi vincano in questo conflitto. Gli alleati sono riluttanti a intervenire; Turchia e Pakistan, che hanno firmato accordi di difesa con bin Salman, non sono disposti a combattere in Yemen. Gli Stati Uniti forniscono informazioni di intelligence, ma sono a corto di munizioni per entrare in guerra, mentre i mercenari sauditi presenti in Yemen sono allo sbando e non disposti a combattere contro le forze superiori di Ansar Allah. A meno che Mohammad bin Salman non sia disposto a presentare una richiesta di pace con lo Yemen, la guerra si intensificherà trasformandosi in un conflitto più ampio e prolungato. È probabile che le forze di terra yemenite entrino presto nelle ex province yemenite nel sud dell’Arabia Saudita. Ulteriori attacchi agli aeroporti sauditi danneggerebbero la sua reputazione internazionale. Altri attacchi alle sue infrastrutture petrolifere ridurrebbero in maniera decisiva le sue entrate già gravemente intaccate.
Il ruolo di Bin Salman non è più così sicuro come sembra. Dopo aver ottenuto la carica di principe ereditario, ha imprigionato capi tribali e membri di famiglie rivali, ha scontentato il suo establishment profondamente ostile alla prevalenza americana e israeliana. Senza dire che i suoi numerosi progetti fallimentari, dettati dalla pura vanità, sono costati ingenti somme di denaro con scarsi risultati. La situazione è così difficile che l’Iran si è offerto di mediare tra il principe e gli Houti, cosa che la dice lunga sulla perdita di status del Regno. Finché continuerà ad esserci, cosa tutt’altro che scontata,



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Osservo con attenzione le vicende dell’Arabia Saudita perchè essa può essere la miccia che può far esplodere definitivamente il medio oriente e quindi privare l’Occidente dell’energia necessaria a mantenere il nostro tenore di vita. In un mondo “normale” una guerra del genere non sarebbe mai scoppiata -troppo elevati i rischi a fronte di una minaccia ipotetica- ma non viviamo tempi normali, quindi c’è da aspettarsi il peggio, cioè una guerra lunga, che prima o poi veda anche il coinvolgimento del Pakistan e/o della Turchia a fianco dell’Arabia Saudita ed il conseguente crollo dell’offerta petrolifera proveniente dal medio oriente. Tale allargamento del conflitto potrebbe essere giustificato da un evento eclatante, probabilmente sotto falsa bandiera.
Especially in English… but in other languages too..
CORRECTED TO AVOID GOOGLE’s INTENTIONALLY TRANSLATION ERRORS…
Thank you for this great article…
I’m sharing the corrected English and other translations of this article,
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in a few other Telegram groups I follow and write for..
Let’s see if you get any feedback?
quanti sauditi erano fra i terroristi delle torri gemelle?
Ma Bin Salman è quello che paga il nostro Renzi per avere consulenze su come si fa a perdere !!!!!!!!!
Arabia… Saldata! In saldo stock di sandali e pantofole yemenite… adeguatamente scagliate possono sbaragliare pure petrodollari!…!!…https://ilgattomattoquotidiano.wordpress.com/
Great .. 🙂 🙂