Non ci hanno messo molto. Dopo il patto fra Trump e Putin sul diesel che non servirà a molto sul piano dei prezzi dei carburanti nemmeno in Usa, i giornali di stretta osservanza americana, si comportano come amanti traditi, lasciati nel bel mezzo del loro orgasmo bellicista. La Repubblica che se non fosse un giornale sarebbe un albergo a ore, ha scoperto che la parola Occidente è in qualche modo ingannevole ed equivoca perché comprende sia l’Europa che gli Stati Uniti nell’ambito di un’alleanza che forse bisognerebbe ripensare perché – udite udite – l’espressione stessa “valori dell’Occidente” nasconde l’egemonia americana. Eureka, La Repubblica ha scoperto l’acqua calda come un Archimede in ritardo di un secolo. La scopre perché questo rapporto di vera e propria colonizzazione anche intellettuale, mette in pericolo la guerra in Ucraina che l’Europa ha intrapreso sulla scia delle ossessioni americane, ma che poi, vista la sconfitta sostanziale della Nato, è diventata questione di vita o di morte per le sue élite.
L’articolo dice una verità visibile a tutti e da molti decenni, prima ancora della nascita di Repubblica: ” l’Occidente, in fondo, è il nome di cortesia che abbiamo dato all’americanizzazione del mondo attraverso la globalizzazione. È il velo diplomatico steso su un rapporto di potere”. Lo hanno scoperto con Trump, fulminati sulla via di Kiev e non su quella di Damasco. Ma subito dopo ci dice anche la patetica balla di giornata, ovvero che “oggi i più accesi difensori dell’Occidente, in Europa, sono i sovranisti”. Questa è una straordinaria cazzata per molti motivi, innanzitutto perché si fa scudo di un neologismo globalista, che come quasi tutta la neolingua ha origine proprio in America o nei circoli intellettuali americanizzati e il cui significato è sempre ambiguo: apparentemente sembra prendere di mira chi è a disagio di fronte alle cessioni di sovranità nei confronti di Bruxelles, ma che nella sostanza prende il suo vero significato e scopo dal neoliberismo che predica la riduzione ai minimi termini dello Stato. Ma è anche una menzogna de facto perché il maggior partito sovranista in Europa è l’Afd che predica l’uscita della Germania dalla Nato, ovvero da uno dei costrutti attraverso cui l’egemonia americana si manifesta con maggiore forza. Per contro il leader della sinistra francese, ovvero Mélenchon, esprime parecchi concetti sovranisti sul futuro della Francia e sulla necessità per il Paese di ritrovare autonomia, soprattutto finanziaria, all’interno dell’Ue.
In ogni caso questa frattura all’interno dell’Occidente testimonia della fine del globalismo che Repubblica vorrebbe difendere con questa sparata. Siamo perciò continuamente alle prese con una subcultura strumentale che nasconde a se stessa le sue origini nonché l’eterogenesi dei suoi fini ed è perciò futile, come praticamente tutti gli ideologismi globalisti. Ma soprattutto è continuamente costretta da una parte a ribadire i topoi funzionali allo status quo brussellesco e dall’altra a correggere continuamente il tiro. Realizza così la condizione della regina rossa in Alice nel mondo delle meraviglie: corre affannosamente, ma non si muove di un centimetro. Tanto chi se lo ricorderà fra un mese questo articolo, quando magari la stessa firma ci parlerà entusiasta dell’America. Il bello della volatilità e volubilità di Trump è che la cosiddetta informazione deve seguirlo sulla giostra. Se farà pace con Zelensky, cosa che accadrà probabilmente dopo il 3 novembre, giorno delle elezioni di medio termine, l’Occidente sarà di nuovo una parola decente e coinvolgente.


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Preghiera a Putin
Putin ci spegne i frigoriferi , denuncia la stampa mainstream .
Altro che frigoriferi , quello che dovrebbe fare e’ spegnere le tv .