L’intelligenza artificiale non è intelligenza e nemmeno competenza, è un sistema stocastico che si limita a scansionare enormi database per trovare le risposte statisticamente più probabili ed è priva di qualsiasi possibilità di giudizio sul valore di queste ultime. Può funzionare bene se cercate istruzioni su qualcosa di specifico, ma provatevi a parlare di un problema con un centralino, altrimenti detto call center gestito dall’IA e vi accorgerete che siete in un vicolo cieco, perché semplicemente avete a che fare con un sistema che non capisce quali siano le cose important e quelle invece marginali perché è privo di giudizio  Così spesso i dipendenti che si immaginava di poter licenziare grazie all’intelligenza artificiale sono invece oberati di lavoro per controllare il suo operato. Voglio fare un esempio pratico: se chiedo cosa farà Putin nei prossimi mesi mi usciranno fuori delle risposte che riportano tutto ciò che i sedicenti esperti e i loro interlocutori hanno detto e dicono, basandosi su conoscenze scarse e spesso ideologicamente allineate, avrò perciò una panoramica di cose rituali a valore euristico equivalente a zero.  Per giunta la risposta o meglio non risposta a questa domanda verrà inserita a sua volta nel data center entrando a far parte di un circolo vizioso di incomprensione, di un loop infinito di sciocchezze. Questo ci porta al problema centrale: chi pagherà per questi servizi in maniera da ripagare i debiti fatti per i data center, i gigawatt necessari per alimentarli  e i milioni di chip necessari?

La domanda investe il lato economico, ma in realtà le multinazionali che hanno investito migliaia di miliardi per lo sviluppo di questa chimera, lo hanno fatto nella quasi certezza di essere alla fine salvate dai soldi pubblici, nonostante esse rappresentino proprio quel mondo che dopo la Thatcher e Reagan, ha dichiarato la fine dello Stato e la privatizzazione di tutto. L’esagerazione quasi patologica  sui risultati effettivi è solo un terzo della strategia messa in atto nel suscitare timori millenaristici sull’intelligenza artificiale e chiedere perciò una regolamentazione che di fatto trascini le autorità federali nella bolla, la parte finale consiste nell’indurre l’establishment americano a credere che l’IA sia l’arma con la quale gli Stati Uniti possono conservare il dominio imperiale creando una strozzatura nel commercio internazionale. A questo scopo però è necessario avere il monopolio dell’intelligenza artificiale e se la Casa Bianca può imporre all’Europa di non svilupparla, non può certo dirlo alla Cina che sta sfondando sui mercati con la sua IA a basso costo e soprattutto con la sua idea più pratica e concreta rivolti a risultati reali e non a colpire l’immaginazione oppure a sottrarre le persone dalla fatica di imparare, come purtroppo sta accadendo in Occidente.

Si parla di intelligenza artificiale, ma in realtà c’è una differenza sostanziale tra l’America fantascientifica e la Cina assai più consistente che non cerca e non aspira al monopolio. La domanda che si fanno i cinesi non è come possiamo ripianare i debiti a scapito degli altri, raccontando balle, ma in che modo l’IA può aiutare gli esseri umani a diventare medici o ingeneri migliori o agire in qualsiasi campo che richieda molta potenza di calcolo? Così già oggi ci sono fabbriche che costruiscono automobili solo attraverso la robotica: certo i robot ora possono fare molte cose,ma non devono più formulare giudizi su come strutturare il contesto generale. La vera intelligenza consiste nel pensare al contesto e nel mettere le cose in prospettiva, nel collegare elementi che a prima vista potrebbero non sembrare correlati. L’intelligenza automatica ha una visione ristretta, solo l’intelligenza umana può farlo. Del resto il numero di connessioni che si creano in una macchina con intelligenza artificiale molto potente, è migliaia di volte inferiore a quello del cervello di una persona comune.

Oltretutto con un’intelligenza artificiale open-source, a differenza di una fonte monopolistica e chiusa, è possibile proteggersi. Una volta che si monopolizza l’intelligenza artificiale, non c’è modo di proteggersi da tutto ciò che essa potrebbe fare o meglio che i suoi gestori potrebbero fare. Il vero guaio  delle multinazionali dell’IA è che di fatto hanno già fallito nell’avere una posizione monopolistica. Probabilmente verranno egualmente salvate, ma questo non salverà l’America.