«Io ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà. Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, ché mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini. E invece no, scende ancor più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi.

E ancora più giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito. E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre. Lei, anche se mi inchioderà su queste carte come un Cristo, lei è un uomo.»

Quando Leonardo Sciascia scrisse queste righe ne Il giorno della civetta, le mise in bocca a un boss mafioso, cercando di mostrare una visione delle cose allo stesso tempo rozza, ma in qualche modo anche lucida e disincantata. Mai probabilmente a qualcuno potrebbe venire in mente che questo piccolo brano avrebbe descritto in maniera efficace la realtà dell’Europa di oggi, salvo il fatto che uomini e mezzi uomini non se ne vede traccia. Bisogna cominciare dai rari ominicchi che popolano la scena politica, privi di qualsiasi idea e con in testa un telecomando, per arrivare immediatamente ai quaquaraquà. Anzi sempre più spesso le due categorie vanno assimilandosi.  Ultimamente non passa giorno senza che qualche allarme droni, incendio o blackout venga attribuito alla Russia. Ci viene detto che questi incidenti fanno tutti parte di una spietata “guerra ibrida” che la Russia sta conducendo contro l’Europa: se per caso avviene un qualunque incidenti la litania dice che  ha stato Putin. Il fatto è che la medesima espressione “guerra ibrida” è stata sconfessata da chi se l’è inventata, ovvero il giornalista e scrittore britannico Mark Galeotti che, nel 2014, aveva sostenuto l’esistenza di una “dottrina Gerasimov”, dal nome del più alto generale russo, la quale avrebbe portato la Russia a intraprendere guerre “non lineari” o “ibride”. Oggi Galeotti si pente: “Con mio immenso dispiacere, ho creato questo termine, che da allora ha acquisito una vita distruttiva propria, avanzando goffamente nel mondo per diffondere paura e disgusto al suo passaggio… Gerasimov in realtà parlava di come il Cremlino interpreta ciò che è accaduto nelle rivolte della “Primavera araba”, nelle “rivoluzioni colorate” contro i regimi filo-russi nei paesi confinanti con la Russia e, a tempo debito, nella rivolta di “Maidan” in Ucraina”. In effetti la stessa espressione “guerra ibrida” è talmente vaga e indeterminata che può essere tirato da ogni parte, tanto che lo stesso International Institute for Strategic Studies ammette che si tratta di “un termine amorfo” utilizzabile a 360 gradi. 

Sta di fatto che questa guerra ibrida annunciata, anzi dichiarata già operante, è un non senso, non solo perché il Cremlino smentisce un giorno sì e l’altro pure una simile prospettiva, ma perché non si vede quale vantaggio trarrebbe la Russia da un attacco all’Europa. A questo proposito va notato che queste tesi, comprese le azioni di falsa bandiera, come il drone di Lipsia, non trovano riscontro proprio in nulla, niente prove, niente documentazione, solo parole su cui si lanciano i milieu politici in cerca di qualche giustificazione per la loro scempiaggine. Nemmeno i servizi offrono appigli Anzi… per esempio  il servizio di intelligence estera estone ha scritto nel suo Rapporto annuale 2026: “Non c’è… motivo di panico. Secondo la valutazione del servizio di intelligence estera estone, la Russia non ha alcuna intenzione di attaccare militarmente l’Estonia o qualsiasi altro Stato membro della NATO nel prossimo anno. Probabilmente giungeremo a una valutazione simile l’anno prossimo.” Persino il presidente finlandese Alexander Stubb, altrimenti molto intransigente nei confronti della Russia, ha respinto gli avvertimenti di altri leader europei secondo cui la Russia potrebbe attaccare la Nato nel prossimo futuro, affermando che l’intelligence di Helsinki non vede prove di una minaccia militare imminente. Lo stesso Politico, rivista quasi ufficiale del globalismo, scrive che anche la valutazione ufficiale della Nato rimane quella di non vedere una minaccia imminente. Il 29 settembre, durante una conferenza stampa congiunta dell’Alleanza atlantica, il primo ministro lituano, Mindaugas Sinkevičius, ha dichiarato di aver chiesto a Mark Rutte prove concrete di un imminente attacco russo, ricevendo conferma dell’inesistenza di tali prove. “Ho chiesto a Rutte se ci fossero prove, prove concrete, che la Russia stesse pianificando qualcosa. Ma in realtà non c’è nulla”.

Si potrebbero portare molti altri esempi, ma  uno è significativo, quello del presunto tentativo di disturbo elettronico  dell’aereo sul quale  volava la von der Leyen alla volta della Bulgaria: fonti europee riportate golosamente dai media affermavano che il velivolo senza più Gps aveva volato per un ora in tondo sopra l’aeroporto di Sofia. Una cazzata stratosferica e chi ha una minima esperienza di volo lo sa bene; tra l’altro abbastanza ingenua perché i servizi di tracciamento voli hanno dimostrato che il segnale Gps non era mai andato perso e che l’aereo era in realtà in ritardo di soli 9 minuti. Questo è stato un caso significativo di affermazioni promosse da fonti vicine ai vertici della Commissione Europea che sono state clamorosamente smascherate come false: eppure le affermazioni fatte non sono mai state ritrattate o chiarite .  Ma la cosa ha poca importanza perché ciò che conta è semplicemente creare un’atmosfera di guerra imminente che giustifichi operazioni come quella dei 90 miliardi presi a prestito per darli a Zelensky, dicendo che poi dovrà pagarli la Russia quando sarà sconfitta. Ma dai non ci posso credere. E così ecco apparire la categoria sciasciana tralasciata: i piglianculo, ovvero quelli che credono a queste stronzate o le accettano  senza ribellarsi.