Nella demenziale ideologia contemporanea, vengono continuamente proposte insensate correlazioni, al solo scopo di riempire con idee raccogliticce, in pratica con spazzatura, il totale vuoto di idee che turbina su se stesso e si morde la coda. Dopo aver fatto della vita biologica e dell’apparenza l’unico plausibile scopo della vita, ecco che ci si lamenta del fatto che gli uomini vadano in palestra per aumentare la massa muscolare ed apparire più fighi, più prestanti, più “fit” per il tipo di rapporti dominanti che sono essenzialmente prestazionali e con questo non intendo solo quelli fisici, ma di rapporto in generale. Dal momento che ho sempre detestato le palestre posso tranquillamente difenderle proprio adesso che sono diventate pane quotidiano. Difenderle da che? Bè dalle teorie pseudo femministe che cominciano a circolare.

Due giorni fa Der Spiegel ha pubblicato un’intervista a tale Julia Ebner che si definisce “ricercatrice sull’estremismo”, autrice di un libro Dal fitness al fascismo che ha come sottotitolo “Carne, denaro, muscoli : tre miti della mascolinità”, nel quale dopo aver fatto notare che “negli anni ’30, la Gioventù hitleriana si teneva in forma con esercizi di combattimento”,  sostiene  una sorta di equazione abbastanza agghiacciante per la sua meccanica stupidità: 

  • I giovani si allenano → I muscoli crescono
  • I muscoli crescono → Cresce l’autostima
  • La fiducia in se stessi cresce → cambia la decisione di voto
  • Pertanto: l’allenamento  è un fattore determinante nella radicalizzazione

Questa come si può ben vedere non è scienza sociale, non è nemmeno intelligenza, sono soltanto correlazioni assurde tra l’aumento della frequenza delle palestre e la crescita dell’Afd che un meccanismo mediatico considera di estrema destra, mentre è solo un partito conservatore che sta risucchiano i voti alla Cdu, tanto che in Sassonia Anhalt si è formato un governo Afd – Cdu. Ma agli estremisti del nulla come Ebner che studia l’estremismo altrui questa è una correlazione da evitare visto che è concreta.

In ogni caso basterebbe conoscere un po’ di storia per comprendere che in realtà la forma fisica è stata sempre un ingrediente base della vita anche culturale e sociale: il  ginnasio era il centro della polis e vi si faceva atletica e filosofia insieme. Platone si allenava, Pitagora si cimentava nella boxe. La culla della democrazia europea sorgeva letteralmente sul campo di allenamento. A Roma era noto che mens sana in corpore sano e lo diceva Giovenale mica un gauleiter di Hitler. In Cina si praticavano le arti marziali e il movimento veniva visto come medicina, come mezzo per prolungare la vita, come disciplina spirituale. In Idia oltre alla lotta (Pehlwani) si praticava lo Yoga che è una disciplina che vorrebbe unire il copro e lo spirito. Tralascio per brevità Impero ottomano, Persia, Giappone, Scandinavia. L’idea che un corpo maschile ben allenato sia di per sé un segno di pericolo politico non è solo anacronistica, ma è anche antropologicamente assurda. Essa implica che la maggior parte degli uomini di tutte le età e culture siano sospetti.

Ma ciò valeva anche per le donne: i greci raccontavano storie di Amazzoni, guerriere a cavallo del Mar Nero. Omero, Erodoto, Diodoro, Strabone : tutti ne parlavano. Gli Ateniesi le raffigurarono sulle metope del Partenone ed erano tutt’altro che una fantasia: nelle steppe eurasiatiche – dal Danubio ai monti Altai – gli archeologi da decenni ritrovano tombe femminili con armi e corredi funerari: archi, faretre, punte di freccia, pugnali, finimenti per cavalli. Scheletri con ferite di battaglia. Analisi del Dna e degli isotopi effettuate negli ultimi anni confermano: queste donne cavalcavano e combattevano. Il punto è questo: la cura del corpo e lo sviluppo delle sue capacità non sono una questione politica, ma una pratica trasversale in tutte le culture, sia per gli uomini che per le donne. Chiunque oggi arrivi a considerare  questo bisogno come una patologia, compie una vera operazione di destra, di quel fascismo interiore che esorcizza se stesso considerando fascista qualsiasi cosa non faccia parte dei contorti ideologismi globalisti. Semmai il problema è un altro e in questo senso svela il male oscuro di questi tempi: si va in palestra non per migliorare il corpo, ma come succedaneo di qualcosa che si riesce più ad attingere, ci si va perché non si riesce ad uscire dalle logiche dell’apparenza. E questi discorsi da beghine che fioriscono tanto per dire qualcosa di cretino che sembri intelligente, sono come funghi velenosi: nutrirsene è letale.