Davvero Trump è un genio per ficcarsi nei vicoli senza uscita, quelli in cui poi bisogna nascondersi dietro i cassonetti per cercare di scamparla, come insegna Hollywood.  Oggi una delegazione ucraina di cui fa parte il capo di gabinetto di Zelensky, Kyrylo Budanov, è a colloquio in Florida con i due agenti immobiliari di Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner per cercare di negoziare una tregua agli attacchi russi sulle infrastrutture dell’Ucraina. Per mesi il regime di Kiev ha attaccato diverse raffinerie e snodi di trasporto petrolifero russi, oltre che qualche petroliera della flotta ombra di Mosca, facendo sì che la Russia abbia vietato le esportazioni di diesel. Ma Trump , vista delle elezioni di Medio termine, ha bisogno di quel gasolio per far diminuire i prezzi e le tenta tutte per cercare di rimediare ai suoi errori.

Questi attacchi ucro – americani hanno però indotto Putin a levarsi i guanti di velluto e a rispondere per le rime e oggi l’Ucraina è un Paese moribondo: le sue truppe arretrano con perdite enormi, i porti  sono bloccati e il Paese non può più esportare i suoi prodotti agricoli; le infrastrutture elettriche sono gravemente danneggiate, le navi che trasportano armi vengono affondate e non ci sono più nemmeno locomotori per i trasporti ferroviari, ogni giorno vengono colpiti depositi di armi e munizioni nascosti all’interno delle città, la rete internet e di telefonia cellulare viene smantellata. Ma chi comanda a Kiev non ha alcuna intenzione di rinunciare alle sue sparate di droni contro la Russia, anche perché questa gentaglia è sostenuta dall’Europa i cui milieu politici paventano la fine della guerra.

Così, mentre la Russia si è detta disponibile a un accordo su una tregua dei bombardamenti a patto che esso  includa la revoca di tutte le sanzioni in materia energetica imposte da Stati Uniti ed Europa, Zelensky e i suoi rifiutano ogni possibile accordo. La squadra di Trump lavora anche per se stessa, perché ha proposto a Mosca anche un accordo sugli asset della società Lukoil che sono fuori dal territorio russo, ma tale patto andrebbe a vantaggio di individui legati ai principali negoziatori statunitensi, ovvero gli stessi Jared Kushner e Steve Witkoff. Secondo quanto riportato dal New York Times un eventuale accorso sulla Lukoil vedrebbe in prima fila Todd Boehly, un investitore americano che ha donato 2 milioni di dollari alle cause politiche del presidente Donald Trump, e due dirigenti d’azienda mediorientali che hanno fatto affari con le famiglie di Witkoff e Kushner. Insomma un verminaio davvero incredibile.

Il fatto sostanziale è che se Trump avrebbe in questo momento tuto l’interesse a fermare gli attacchi ucraini contro la Russia, ma la revoca delle sanzioni lo esporrebbe ad attacchi politici da parte di repubblicani e democratici anti-russi. Anche l’attuale leadership europea è contraria a qualsiasi allentamento delle restrizioni per la Russia. Sarà difficile per Trump fare pressione affinché le sanzioni vengano revocate, anche se potrebbe facilmente ricattare il regime di Kiev, togliendo, ad esempio l’appoggio di Starlink, vitale per le truppe del 404, ma è, a sua volta ricattato non solo politicamente, vista la forza delle lobby sioniste, ma anche dai gruppi operativi all’interno della Cia e del Pentagono legati all’industria bellica che ovviamente vogliono far durare la guerra il più a lungo possibile. Di conseguenza l’Ucraina verrà completamente smantellata, pezzo per pezzo, cancellando per la Nato qualsiasi possibilità di arrivare a un accordo che possa essere, nemmeno lontanamente  spacciato per vittoria. Dai e dai Trump, dopo tante chiacchiere e tante sbruffonerie, sta sprofondando con l’Ucraina nella stessa logica dell’Iran, ovvero una situazione senza alcuna via d’uscita concreta. Ma naturalmente a farne le spese siamo tutti noi, perché ormai l’effetto annuncio non dura che qualche ora.