L’incapacità delle sinistre, fatte salve alcune aree marginali, di affrancarsi dal culto eurista, porta a risultati che potrebbero essere considerati stravaganti se non fossero drammatici per il futuro. Uno di questi esiti paradossali è la difesa ad oltranza di Tsipras attraverso un ragionamento radicalmente errato che del resto non riflette altro che il pregiudizio favorevole alla moneta unica e l’inglobamento nel liberismo di queste forze: cosa poteva fare il premier greco di fronte alla potenza di fuoco della Germania e degli altri Paesi? La resa era inevitabile, ma bisogna concedere a Tsipras di averci provato.
Ora voglio sorvolare su tutta la dinamica delle trattative, sul referendum e il successivo tradimento della volontà popolare, ma se è vero come oggi dicono tutti i leaderini dell’alternativa complice che il risultato era scontato poiché i rapporti di forza e di potere tra Grecia e istituzioni continentali erano così diseguali, allora è anche vero che l’altro europeismo è privo di senso, è un semplice concetto limite che Syriza, Tsipras e le altre sinistre alternative hanno scambiato per qualcosa di concreto ed effettivamente realizzabile. Il che dovrebbe indurre all’immediata liberazione dall’insieme di tali paccottiglie.
In realtà a questa coulisse di buone intenzioni si accompagna una pietosa bugia: non è affatto vero che i rapporti di forza fossero così distanti perché dopotutto il debitore ha un potere parallelo a quello del creditore a meno che non se privi di sua spontanea volontà come appunto hanno fatto Tsipras e Syriza nello stabilire come obiettivo non negoziabile la permanenza nel’euro. Ma un’uscita dalla moneta unica era per l’appunto ciò che temevano i creditori ed era anche l’unico motivo per il quale sarebbero stati disposti a cancellare una parte del debito e a sollevare Atene dai massacri draconiani a cui è stata sottoposta: con una nuova divisa certamente meno forte del marco travestito da moneta unica, i crediti ora denominati in dracme avrebbero perso di valore ma soprattutto assieme ad essi sarebbero andati a picco di derivati costruiti dalle banche per garantire il debito greco e che assommano a una cifra dieci volte superiore. Questo avrebbe fatto molto più danno di un semplice sconto sul debito: non è un caso che l’Fmi ora (dopo cinque anni di massacri) dica che bisogna tagliare il debito greco purché Atene rimanga nell’euro.
L’arma c’era, era micidiale ma è rimasta nel fodero a causa dei pregiudizi europeisti e del feticcio globalista e ha resistito anche a un referendum in cui i greci si sono espressi per opporsi con tutti i mezzi alla colonizzazione. Prova ne sia che Varoufakis si è pentito di essere stato fedele a questa linea e ora dice che avrebbe voluto una moneta parallela, di fatto un’uscita dall’euro, ma vi si opponevano problemi pratici, addirittura tipografici. Pure sciocchezze che forse riflettono il fatto non essere riusciti a trovare appoggio concreto da Russia e Cina che evidentemente non si sono fidate del retro pensiero eurista di Tsipras e di certo non volevano fare prestiti a fondo perduto alla Germania per interposto debitore.
Purtroppo pare che questa linea perdente sia adottata anche da Podemos, con Iglesias divenuto scalatore di specchi nella difesa di Tsipras, cercando in qualche modo di salvare capra e cavoli, affidando l’esito di un’ eventuale, futura trattativa con l’Europa non forte di queste esperienze e del non senso di chiedere la permanenza nell’euro e la fine dell’austerità, ma semplicemente fidando nella maggiori dimensioni della Spagna per qualche sconto. Una drammatica illusione che temo manderà a bagno Podemos alle prossime elezioni. Tuttavia qualcosa si muove e devo dire di aver accolto con qualche positivo stupore le affermazioni di Stefano Fassina al seminario Europa, sovranità democratica e interesse nazionale: “Oggi la strada della continuità è opzione esplicita dei Partiti della Nazione o delle grandi coalizioni a guida conservatrice. È anche percorsa involontariamente e contraddittoriamente da chi in Italia si mobilita contro il Jobs Act ma giustifica, in nome del «no Grexit», l’attuazione dell’Agenda Monti in versione esiziale a Atene”. In pratica egli ora sostiene che le posizioni euriste sono inconciabili con quelle della sinistra. Meglio tardi che mai.


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Partendo dal presupposto che gli Stati Uniti muovono le fila (pur delegati a ciò dalle cerchie finanziarie mondiali), è ovvio che ogni tentativo di rivolgersi agli interlocutori europei (Troika, governi eccetera) per richieste, ragionamenti o suppliche non porta mai a nulla perché non ci si sta rivolgendo agli interlocutori giusti. Aggiuntivamente, coloro che vengono scelti dal popolo per perorare le sue ragioni sono essi stessi personale politico non del popolo che li ha eletti e confida in loro ma di chi muove le fila dall’alto. Il reclutamento dall’alto è già avvenuto prima che entrino in politica. Ovvio che poi tutte le speranze siano destinate ad essere tradite! È un “elementare, Watson” che però tutti si sforzano di non vedere. Il re è nudo ma perfino il bambino della favola qui ha gli occhiali da sole. La sinistra e la destra poi c’entrano anche poco. Samaras fece le stesse promesse di Tsipras da destra anziché da sinistra, vinse le elezioni con un programma anti-Troika ma il risultato non cambiò. Più in generale si nota che se c’è bisogno di obbedire ai diktat della Troika si fanno le grandi coalizioni ma se c’è da salvare un popolo dal genocidio economico non trovi due politici che si mettano d’accordo fra di loro.
Che la soluzione giusta sia restituire la potestà monetaria alle nazioni e ripristinarne la sovranità attraverso l’inversione dei meccanismi della globalizzazione e dell’integrazione europea è una cosa che magari tanti sanno, specialmente coloro che ricevono, direttamente o indirettamente, lauti stipendi per dire il contrario di ciò che dentro al segreto del loro cuore pensano. Se hanno ancora un cuore, ovviamente.
Il ritorno alla moneta nazionale sarebbe un primo passo. Ma chi ci dice che chi ha programmato la rovina dei popoli e la sta implementando con professionale efficacia decida di consentirlo? Per quale motivo dovrebbe fermarsi e invertire una rotta su cui sta puntando da decenni? Forse perché ci sono degli ostacoli? Quali ostacoli? Chi li ha visti questi ostacoli? Io ho visto solo passività e mancanza di consapevolezza nel popolo, e, nei piani alti, aperta collusione sia a destra che a sinistra. Tsipras doveva essere un esempio da manuale, un caso esemplare di come si illude e poi si tradisce il popolo. Eppure prevalgono le letture minimizzatrici, Tsipras “si era illuso”, Tsipras “non ha capito”, “Tsipras ce l’ha messa tutta ma non ce l’ha fatta”. Poverino.
Mi immagino già come saranno contenti Iglesias, il leader di Podemos, e Beppe Grillo. Possono tirare un respiro di sollievo perché sanno già che quando verrà il loro turno di deludere le tante aspettative suscitate potranno contare sulla piena solidarietà delle loro vittime.
Caro simplicissimus,
lei ci parla di Fassina,in ogni suo post ci sono riflessioni su ciò che la “sinistra” dovrebbe fare,su ciò che non fa,sui suoi limiti,sui suoi errori..
Ma insomma,sa che esiste IL SECONDO PARTITO ITALIANO,chiamato M5S e che elettoralmente vale almeno QUATTRO VOLTE la presunta “sinistra” e che sta portando avanti una posizione apertamente anti-euro?E non solo quello ovviamente.
Perché leggendo il suo blog,se uno non fosse italiano,non saprebbe nemmeno che esiste il secondo partito italiano che propugna una simile posizione.
Insomma,continua a fare finta di niente e non solo il suo blog ovviamente non informando su una componente importante checchè se ne pensi,dell’universo politico italiano.
Scusi la sfogo ma questa situazione leggendo blog come il suo (che apprezzo moltissimo) sta rasentando davvero i limiti del ridicolo e dell’assurdo.
A mio parere questo è un blog di sinistra, che cerca di salvare e rinvigorire una certa idea della sinistra, mentre l’M5S non è un movimento di sinistra nel senso che non si richiama né ideologicamente né pragmaticamente ad uno qualsiasi dei valori o convincimenti tipici della sinistra sia nella sua variante pura (il marxismo) che nella sua versione annacquata (il socialismo). Inoltre esiste una grande tradizione italiana di sinistra che vede nomi come Gramsci, Togliatti, Berlinguer ed un partito-roccia come il PCI ma Grillo si guarda bene dal richiamarsi ad essa. Non voglio dire con questo che quello di Grillo sia un movimento di destra perché comunque i suoi elettori sono estremamente variegati e le posizioni di Grillo stesso, desumibili o dal programma elettorale o dai suoi interventi, sono piuttosto di tipo non ideologico, collezioni di idee anche buone ma mai sviluppate a fondo, fatte per un rapido “mi piace” e morta lì. Come si è visto peraltro nel caso del reddito di cittadinanza che da reddito da dare a chiunque per il solo fatto di essere un cittadino di uno stato si è piano piano trasformato in un aiuto da dare ai pensionati e solo a certe condizioni reddituali, cosa che non c’entra niente con la definizione classica di reddito di cittadinanza, Grillo ha quindi già dimostrato una inquietante propensione a diluire le sue idee più vincenti. Menzionare Grillo come una speranza è quindi eccessivo e in questo concordo con il silenzio di Mr. Simplicissimus.