imageAnna Lombroso per il Simplicissimus

Proprio mentre si attende la relazione di Gabrielli che indicherà come diversamente commissariare Roma, in modo che Marino venga interdetto, senza però che si dichiari che è incapace di intendere e volere come quei vecchietti disnibiti che mostrano le vergogne e fanno i gestacci, proprio mentre è calato un pudico silenzio sulla disfatta dell’Expo, proprio mentre qualcuno ricorda che la partecipazione ai giochi olimpici era riservata ai greci liberi e che la loro eclissi fu attribuita alla corruzione che aveva contaminato gare e atleti, proprio mentre con puntuale periodicità si scoperchia la pentola maleodorante di Mafia Capitale, ecco proprio in questi giorni l’aula del Campidoglio dove  sventola la bandiera olimpica del 1960, ha approvato a larga maggioranza (contrari  M5s, Lega e Radicali) la mozione che propone la capitale come sede dei  giochi del 2014.

Ancora una volta, mi è già successo, non storco il naso per essere costretta a frequentare cattiva compagnie: quali che siano le motivazioni della Lega, compresa la candidatura di Cassano Magnago o l’ipotesi di aiutare gli atleti musulmani a gareggiare a casa loro, continuo a pensare che l’idea di salvare la faccia della capitale, che può vantare anche un primato del malaffare oltre che del colpevole stato di abbandono, della trasandatezza, della sporcizia, con una grande kermesse, quando ancora risuonano gli echi delle abominevoli performance dell’esposizione di Milano, è davvero e prima di tutto un oltraggio al buonsenso.

“Stiamo lavorando per un evento che va al di là dei nostri mandati, è per il futuro della città”, ha tuonato il sindaco, cui viene da rispondere che a noi piacerebbe anche che lavorasse per il presente, meno visionario e entusiasmante, ma ugualmente utile. E pure per il passato, rimosso, maltrattato, vilipeso, lasciato in stato di trascurata incuria in modo da facilitarne l’alienazione e la cessione a  beneficio di “mecenati” amici e sodali.

E infatti se vi hanno fatto rabbrividire i Ludi per il Natale di Roma, se vi indispettisce l’aggressione di centurioni e matrone sparsi fra Colosseo e Pantheon, se malgrado la nostalgia non avete apprezzato i Rolling Stones sotto il Palatino, che ci mancava solo il ritorno della Ferilli, se avete mostrato aperta riprovazione per la cena Ferrari a Ponte Vecchio o le convention con apericena dei banchieri a Santa Maria Novella, se temete il nemmeno troppo retro pensiero  di Franceschini che rivuole leoni contro cristiani all’Anfiteatro Flavio, è il momento di tremare.  Ebbene si, l’assessore comunale Catoi ha già reso palese il suo immaginifico proposito di far svolgere in parte i Giochi Olimpici del 2024 proprio al Circo Massimo.

Fa parte anche questo di quel disprezzo per la storia, la cultura, la memoria, il paesaggio che caratterizza i futuristi de noantri – lo stesso della Buona Scuola –  pronti a uccidere il chiaro di luna e a svendere Fontana di Trevi pur di fare profitto, pur di trasformare opere d’arte e siti archeologici in tante Las Vegas, pur di fare cassa affittando quadri e sculture come ornamento di fastosi istituti bancari, pur di accontentare amici facoltosi affidando loro a prezzi di svendita bellezze, coste, isole, palazzi. E dovrebbero farci pensare – le lezioni ormai ci vengono da fuori, compresi paesi considerati straccioni al pari nostro – i cartelli che campeggiano sulle case di Barcellona: qui non si affitta ai turisti, motivati dalla paura di “finire come Venezia”, in rovina, invasa, maleodorante.

A volte il mio computer scrive da solo, come in questo caso, come ho fatto qui: https://ilsimplicissimus2.com/2014/12/15/giochi-di-prestigio-il-trucco-delle-olimpiadi/ come ho fatto in innumerevoli post a proposito di Expo, tante sono le volte nella quali mi sono stancamente e rabbiosamente ritrovata a ripetere che non si salva la credibilità di un paese compromesso da un governo che ha abiurato qualsiasi forma di democrazia e rappresentanza, da un ceto politico inadeguato, ignorante e incapace, da commistioni criminali tra politica, amministratori, padronato interessato solo ai profitti azionari, e malavita, da rigurgiti fascisti e razzisti suscitati da rappresentanti seduti nelle aule parlamentari, da un territorio talmente offeso dalla speculazione e dall’abbandono che ogni pioggia diventa un’emergenza e da un sistema di governo che ha fatto dell’emergenza e della derisione delle leggi che questa permette il suo brand, dalla promozione di provvedimenti che danno legittimità alla scelta ricattatoria tra cancro e posto di lavoro,  insomma che non si salva la faccia con manifestazioni paesane e provinciali che vorrebbero rievocare la Belle Epoque, nemmeno con eventi grandiosi quanto dissipatori di quattrini e  assetto ambientale.

Insomma tocca rimpiangere Monti. Almeno lui ebbe il coraggio di dire no:  perché a volte è più onorevole ammettere la propria impotenza a governare e controllare vizi consolidati, perversioni che ormai fanno parte della nostra autobiografia nazionale, se non c’è evento, opera,  che non venga progettato e magari mai realizzato per appagare appetiti di cordate, sempre le stesse sempre di soliti sospetti, se ogni intervento è soggetto a ritardi, ripensamenti, pause di riflessione, aggiustamenti aberranti in modo che intanto i costi salgano e si trasformi in una situazione di crisi provvidenziale.

E se campionati di calcio, Mondiali, Olimpiadi diventano, e non solo da noi, bagni feroci, fallimenti proverbiali, flop leggendari oltre che occasione pe manomettere l’ambiente e mettere la mano in tasca a contribuenti che non avranno nemmeno un posto in curva sud o nel loggione di questa opera che riesce a combinare tragico, grottesco, comico e ridicolo.