Spesso ci si interroga sul perché l’Europa sia diventata così marginale, come le sia potuto accadere di passare nell’arco di una vita umana, sia pure lunga e infelice, di traslocare dal centro dell’atlante ai bordi, dove la stampa è più sommaria e si addensano le deiezioni delle mosche. Certo le cause sono molte e complesse, ma la caduta verticale degli ultimi decenni è in gran parte dovuta al fatto che gli europei stessi sono diventati marginali e distratti rispetto al loro destino. Ormai accettano qualsiasi cosa con una sorta di fatalismo, di pigra cecità o vacuo entusiasmo che è in qualche modo sconvolgente: sanno di stare precipitando, ma si aggrappano agli spunzoni più affilati e taglienti, recitano rosari politici improbabili, meramente rituali e ormai privi di senso, si fanno buggerare da un meccanismo di consenso che li induce a comprare prodotti in scatola come fossero quelli del contadino dove vanno le sciure che hanno ancora abbastanza soldi per comprarsi una coscienza ecologica e soprattutto uno status sociale. La vicenda ungherese lo dimostra in maniera che più chiara non si può.
Qui non si tratta di avere più o meno simpatia per Orban, né di sniffare le solite banalità su un presunto fascismo che ormai serve a condire ogni insalata di sciocchezze: spero di avere lettori abbastanza intelligenti da non farsi di queste sostanze stupefacenti di pessima qualità. Anzi, per dirlo chiaro a me Orban non è molto simpatico, ma sta di fatto che il suo fascismo sta nell’aver preservato la moneta ungherese che permette al Paese di non essere del tutto schiavo della finanza internazionale e dei suoi ordini di servizio, ma anche abbastanza elastica da non dover mettere tutto sulle spalle dei ceti popolari. E sta anche nel fatto di non essere stato abbastanza russofobico da impiccarsi pur di fare un dispetto a Mosca, di non voler dilapidare miliardi per comprare armi e ville per i democratici oligarchi di Kiev. Ora è stato sconfitto da un prodotto confezionato che porta in etichetta “democratico” e l’origine: made in Ue, ma non la filiera di produzione che giustamente viene tenuta nascosta. Belloccio, relativamente giovane, politicamente ambiguo, Peter Magyar, che poi vorrebbe dire “ungherese”, è stato fabbricato due anni fa dalla stessa agenzia che ha creato Macron. Durante gli anni da studente di giurisprudenza e successivamente come giovane avvocato, ha lavorato nell’ala giovanile del partito Fidesz (Unione Civica Ungherese) del Primo Ministro Orbán, senza troppa fortuna, salvo un periodo che ha passato a Bruxelles. Ma nel 2003 ha sposato Judit Varga, che era considerata una promessa del futuro e che in seguito è diventata ministro della Giustizia, subendo il ruolo di essere semplice consorte. Si è allontanato dalla cerchia ristretta di Orban nel febbraio 2024, dopo che la moglie era stata coinvolta in uno scandalo per la grazia concessa ad alcuni gestori di un orfanotrofio accusati di abusi sui minori e facenti parte, a quanto sembra, di una piccola rete degenerata, tipo Epstein.
Peter Magyar non era molto conosciuto al pubblico all’epoca. Apparve su “Partizan”, un noto podcast ungherese, come ex marito della dimissionaria ministra della Giustizia Judit Varga. In realtà sembrava che il suo obiettivo fosse quello di proteggere la sua ex moglie, (nonostante quest’ultima lo avesse accusato di violenze fisiche e tradimenti), utilizzata come un capro espiatorio e sacrificata per impedire che l’indagine sull’orfanotrofio raggiungesse livelli superiori. Tuttavia, l’analisi di Magyar sulla situazione politica in Ungheria, sulla corruzione, sugli affari loschi e sull’impotenza del governo, riscosse notevole attenzione nel Paese. Nel suo primo episodio del podcast, nel febbraio 2024, alla domanda “Stai pensando di entrare in politica?”, rispose: “Sarebbe una bella barzelletta”. Un uomo di parola: pochi giorni dopo, il 15 marzo 2024 lo stesso Magyar annunciò di aver reciso ogni legame con Fidesz e con gli ambienti governativi, dichiarando la sua intenzione di entrare in politica. Le elezioni del Parlamento europeo si avvicinavano e Magyar e i suoi collaboratori non avevano il tempo di formare un nuovo partito e partecipare alle elezioni. Decisero quindi di rilevare un partitino ormai inattivo che si chiamava Tisza, una crasi di Tisztelet és Szabadság, che vuol dire rispetto e libertà. Con quali soldi sia avvenuta questa acquisizione e sia stata condotta la campagna elettorale per le europee del 2024 non è dato di sapere, ma dovevano essere molti visto che il neo partito in poche settimane arrivò ad essere il secondo del Paese, grazie a migliaia di “volontari”, campagne sui media e un tour in ogni città e paese dell’Ungheria. Notevole per un movimento spontaneo, ma impossibile, come dovremmo sapere. Tuttavia Magyar era davvero perfetto perché proveniva dall’ala conservatrice di destra che costituiva anche la base elettorale di Viktor Orbán, ma allo stesso tempo denunciava la corruzione del sistema ed era fortemente favorevole all’Europa. Insomma il prodotto tipico del vuoto politico che impernia il discorso sulla corruzione, una costante dei personaggi creati dal niente per le molte “rivoluzioni” politiche fasulle e indotte dall’esterno: un signor nessuno riempito di soldi, malleabile come il pongo. E infine un vero miracolo che è davvero difficile da produrre, altro che sangue di San Gennaro: i vecchi partiti di opposizione hanno rinunciato a presentarsi alle elezioni per evitare una divisione di voti. Immagino che non sia stata una rinuncia gratuita, ma ricompensata molto bene. Tanto paghiamo noi
In queste prime ore di potere il nuovo primo ministro in pectore è stato abbastanza prudente in merito al petrolio russo e anche sui 90 miliardi da dare a Kiev che proprio l’opposizione di Orban non consentiva di erogare. Ma non facciamoci prendere per il naso: ha già detto che l’Ungheria entrerà nell’euro e, una volta compiuto questo passo, il Paese non sarà più in grado di esprimere alcuna politica in proprio. E tuttavia si dice che la candela è più splendente proprio quando sta per spegnersi: con i signori e le signore nessuno non si fa molta strada.


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“Orban non mi sta molto simpatico”. E un chissenefrega in mezzo non ce lo mettiamo? Se l’intento è discutere di politica cerchiamo di dare giudizi politici.
Pare funesto si rivelò per Orban… incondizionato appoggio fornito da Trumpappà… che comincia somigliare sempre più… a Fassino e Salvini!…!!…https://ilgattomattoquotidiano.wordpress.com/
Sempre attuale, anzi attualissimo.
Mal voluto non è mai troppo,
Un piatto di m erda non si nega a nessuno
Buon appetito magyari, e che buon pro vi faccia
Peccato x l ungheria e x molti ungheresi .
Conosco bene quello che succede li e penso che ci sara un ondata xenofoba contro tutti gli stranieri .
sara interessante vedere come riusciranno Soros e la UE a fare digerire l invasione di risorse !.
Inoltre questa nuova destra potrebbe riattizzare i nazisti e nostalgici delle dittature , per chi non ha avuto mai a che fare con la polizia in questi anni , non puo nemmeno immaginare di cosa sono capaci , e se la polizia avra piu potere diventera una nazione invivibile e oppressiva .
tanto x dirne una se guidate con alcool a 0,01 siete in arresto .
Per questo anche una semplice birra diventa un reato .
Cosi sono obbligati a bere al ristorante cola o gazzosa e poi a casa si ubriacano di brutto x ripicca .
Cosi ci sono un numero impressionante di alcolizzati .
Nei centri rurali e agricoli dopo una dura giornata di lavoro , bere una birra lo fanno di nascosto andando a parcheggiare le auto distanti dai piccoli bar , o andando a lavorare in bicicletta .
Anche qui ha vinto l europa ?
Comunque sia l ungheria finira di male in peggio .
Dalla padella alla brace !!!