L’aggressione all’Iran e l’incapacità degli Stati Uniti di difendere gli Stati del Golfo sta cominciando ad avere parecchie ripercussioni intorno al pianeta: il Giappone che non ha mai smesso di comprare petrolio russo, ha anche fatto passare alcune petroliere da Hormuz, pagando in yuan o in valuta digitale, ma non in dollari, la Corea si è vista sottrarre tutti i mezzi di difesa aerea, trasportati in Medio Oriente ed è piuttosto incazzata perché ha compreso l’antifona, vale a dire che la difesa è solo un pretesto e il Paese una pedina sacrificabile all’occorrenza. Ma anche Taiwan si sta accorgendo di avere un amico molto più scomodo del nemico che gli hanno imposto di avere, ossia la Cina continentale e ora non è più sicura della protezione del padrone. Così la presidente del Kuomintang, Cheng Li-wun, è andata ad incontrare Xi Jinping. Come forse non è noto a tutti, il Kuomintang è uno dei grandi partiti di Taiwan, quello direttamente erede di Chiang Kai-shek, che raccoglie circa un terzo dei voti e ha da sempre sostenuto l’unificazione con la Cina o comunque la coesistenza in virtù della comune appartenenza storica e culturale.
Questo ci dice molto sull’approccio di Pechino che si rivela molto elastico, oltre che pragmatico e prevede – come è stato detto nei colloqui di questi giorni – un’integrazione compatibile con i diversi sistemi politici, sul modello di Hong Kong e Macao. Ma una cosa è emersa abbastanza con evidenza da entrambe le parti, vale dire che il separatismo militante e militare, espresso dal partito progressista democratico, oggi al potere a Taiwan, è frutto di interferenze straniere, ovvero di quelle americane. E che ha sempre meno senso vista l’integrazione stretta fra le due economie cinesi. Tanto per fare un esempio e rendere chiari gli ordini di grandezza: l’interscambio dell’isola con la Cina costituisce il 40 per cento del suo commercio estero, quello con gli Usa il 12 per cento e si tratta di cifre soggette a variazioni impressionanti, per cui oggi il divario potrebbe essere ancora più grande. Di certo la visita di Cheng avviene in un momento in cui il mondo imperiale vive una profonda crisi e si comincia a capire che Taiwan, così come i Paesi europei o quelli del Golfo, sono mucche da mungere per l’impero, piattaforme per le sue guerre, fortini per la sua espansione, casseforti per la sua raccolta di denaro, ma che poi, giunti al dunque, quella difesa in nome della quale gli Usa pretendono di comandare a bacchetta, è di fatto incerta se non impossibile. Purtroppo per noi occorre constatare che Cheng Li-wun, è molto più intelligente di certi servi sciocchi che siamo costretti a sopportare, con la stessa sofferenza con cui ci si sottopone alla detartrasi operata da qualche igienista dentale impunita. La lingua batte dove il presidente duole.
Ad ogni modo, questa visita sarebbe stata considerata politicamente inopportuna appena qualche tempo fa, ma adesso si ha l’impressione che sia più che mai opportuna di fronte alla conclamata follia di Washington.


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Però noi abbiamo lei,
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Quanto durerà la signora Cheng Li-wun?
Quanto un gatto nero di notte in tangenziale?
Ciao micio, sei stato un pò silente negli ultimi tempi,
Ciao a te Ca’… Ho problemi di connessione col computer di casa e comunque: un bel tacer non fu mai scritto.
La parola è d’argento il silenzio è d’oro