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Il Paese dei quattro Cantoni

expoquattrocantoniSe c’è una cosa che riesce agevole in questo Paese è essere profeti di sventura: i meccanismi con cui si tiene in piedi l’ideologia dell’ottimismo sono talmente vecchi, usurati e scoperti che possono depistare solo i ciechi o chi fa dell’autoinganno la propria ancora di salvezza, il proprio alibi. Così non ci voleva molto a capire che l’operazione Cantone, per tamponare in qualche modo gli scandali dell’expò e sterilizzare la reazione dell’opinione pubblica, era un mezzuccio, una sorta di marchingeno teatrale. Anzi la cosa era scritta nero su bianco non appena si usciva dall’enfasi mediatica e si andavano a leggere le clausole in piccolo.

E infatti ieri se ne avuta dimostrazione con la conferma di una gara di appalto in Sicilia per un centro “gestione” dei richiedenti asilo che era finito nell’occhio del ciclone dopo lo scandalo di Mafia Capitale: uno dei consulenti del centro era infatti Luca Odevaine. Tutta la vicenda è raccontata qui ma la sostanza è che un ricorso fatto a suo tempo presso l’Autorità Anticorruzione, per annullare la gara d’appalto, è finito in nulla perché il parere di questo organismo non è vincolante. Circa un anno fa (qui) avevo scritto, fra il tiro a pallettoni dei bracconieri di gufi, un post contro i giochini del baro Renzi che appunto costruiva una moralità di cartapesta – con tanto di eroe chiamato a sconfiggere il male, ma con armi di cartone – aperta  ad ogni lottizzazione e forzatura politica. Qualcosa che ha trovato conferma mesi dopo con l’affaire De Gennaro che ha visto Cantone scendere immediatamente in campo a favore del capo della polizia al tempo della Diaz  mostrando di essere più che una medicina un belletto per nascondere le piaghe dell’Expo,un San Giorgio in cartolina.

E’ la stessa cosa che accade con la tanto sbandierata legge contro gli ecoreati che risulta così ambigua da costituire un condono aggravato e continuato nei confronti dei grandi inquinatori, scardinando i processi in essere e impedendone di futuri: i disastri ambientali saranno reati  solo se causati “abusivamente” ossia se chi li genera non ha autorizzazione a produrre o a funzionare. Ma di certo l’Ilva o l’Eternit  non sono e non erano abusive e avevano tutte le autorizzazioni del caso. Questo senza dire che la necessità imposta di lunghi studi per accertare in maniera inequivocabile il reato, secondo la gaya scienza del liberismo multinazionale, ma asolutamente ridicolo per la scienza vera e l’ambiguo meccanismo di ravvedimento operoso, rendono in pratica quasi inapplicabile la legge stessa, impunibili i rei e impossibile la tutela e la difesa dei cittadini.  Pochi si sono accorti del trabocchetto e molti hanno finta di non accorgersene, hanno taciuto e applaudito il valore puramente simbolico della legge. Così come molti gongolano perché “adesso c’è una legge”, non riuscendo a immaginare che in questa Italia e in questo quadro da Ttip, spesso è proprio la norma che definisce il reato a renderlo impunibile e a ridimensionarlo eticamente eclissando gli effetti di devastazione ambientale, di attentato alla salute o di morte e portando in primo piano il balletto delle procedure.

Questo vale pure per la famigerata legge sulla tortura o il decreto sul femminicidio, tanto per citare le normative più note di tutta una produzione legistlativa del medesimo tenore: tutti provvedimenti retorici che inaspriscono le pene per rendere poi , l’accertamento del reato difficoltoso, impossibile o indefinibile. Non è certo solo un caso: in una società liberista a democrazia ridotta o puramente formale, dove la libertà di impresa e l’intoccabilità del profitto costituiscono il centro dell’agire sociale e fanno aggio su qualunque cosa, queste dinamiche sono assolutamente normali. Ciò che le contraddistingue nel nostro Paese non è tanto l’intenzionalità di fondo quanto semmai il modus operandi truffaldino divenuto tipico di un milieu politico coperto dai media oltre la decenza, la difesa attiva della mentalità corporativa e del notabilato, il moralismo ipocrita che fa da schermo all’immoralismo palese.

Insomma si gioca perennemente ai quattro Cantoni, senza che mai nessuno si rifiuti di essere specchietto per le allodole. E si sa che è un bel problema per gli specchietti guardarsi allo specchio.

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3 responses to “Il Paese dei quattro Cantoni

  • Anonimo

    “E si sa che è un bel problema per gli specchietti guardarsi allo specchio.”

    eh…

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  • Roberto Casiraghi

    Vorrei solo ricordare che se c’è qualcuno che ha messo il cappello su questa nuova legge sgorbio rivendicandone orgogliosamente merito e paternità è proprio il Movimento Cinque Stelle. Cito dal blog di Beppe Grillo un post dei portavoce dei parlamentari pentastellat all’indirizzo http://www.beppegrillo.it/2015/05/legge_sugli_ecoreati_del_m5s.html

    INIZIO CITAZIONE

    Legge sugli ecoreati del M5S

    “Martedì 19 maggio 2015 è il D-Day per la legge sugli ecoreati. Un provvedimento che porta la firma del MoVimento 5 Stelle, che si appresta così a realizzare uno dei punti più importanti del suo programma. Auspichiamo che dopo la legge sugli ecoreati, possa essere approvata al più presto la legge sul reddito di cittadinanza.
    Quella contro gli ecoreati è una legge attesa da più di 20 anni e che, solo grazie all’ingresso in Parlamento del MoVmento 5 Stelle, sta finalmente vedendo la luce.
    E’ un primo passo importante per l’introduzione dei delitti ambientali nel codice penale. Una base normativa a partire dalla quale approvare, da ora in poi, altri provvedimenti utili.
    E’ una legge fondamentale contro le ecomafie a tutela delle imprese che lavorano onestamente, dell’ambiente e della salute dei cittadini.
    Un provvedimento che avrebbe impedito scempi e disastri ambientali come la “Terra dei fuochi” in Campania, Porto Marghera a Venezia, Porto Tolle in Veneto, la discarica dei veleni di Bussi in Abruzzo, il caso Ilva in Puglia, questo solo per citare alcuni esempi.” i portavoce M5S in Parlamento.

    FINE CITAZIONE

    È un’ulteriore dimostrazione del fatto che i parlamentari pentastellati sono, come tutti gli altri partiti, di bocca buona e per loro vanno bene leggi che sembrano positive mentre, tra le pieghe del linguaggio, consentono l’esatto contrario di ciò che sembrerebbero proibire. Da un lato i lupi della politica, dall’altro gli agnellini pronti a facili entusiasmi. Santa ingenuità! Al punto che risulta credibilissima la bambina di dieci anni che oggi campeggia sul blog di Beppe Grillo e che ha scritto una curiosa letterina sul reddito di cittadinanza, che non è piaciuta alla sua maestra la quale, evidentemente, non ha capito di trovarsi di fronte a una fan pentastellata che, pur giovanissima, non ha nulla da invidiare agli onorevoli del MoVimento. Lei comunque fa tenerezza, gli onorevoli molto meno. Si veda: http://www.beppegrillo.it/2015/05/il_reddito_di_cittadinanza_visto_con_gli_occhi_di_una_bambina.html

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