Prodezze da Quirinale

prodi-1982E’ un peso occuparmi del presidente della Repubblica, dei candidati in cartellone, dell’imprevedibile ritorno di Bersani  nelle grazie del M5S, della sostituzione di Verdini con Confalonieri come ambasciatore del Condannato presso il  gran gradasso d’Italia. Per non parlare degli instant fan di Sergio Mattarella che da uomo di margine è diventato nel giro di 10 minuti eroe della Repubblica. Forse perché tutti pongono mente al fratello Piersanti e non al padre Bernardo.

Ma la cosa non  mi appassiona: questo ceto politico non eleggerà mai qualcuno che non sia lo specchio di se stesso, qualcuno che non garantisca lo statu quo. Certo ho in simpatia quei nomi che sono stati marginali al potere consociativo, come Rodotà che ha ben poche speranze di andare davvero al Quirinale, mentre aborro quelli che ne rappresentano l’origine e tutta la mefitica essenza come Amato che invece è un possibile vincitore o Veltroni, ma alla fine non è dal Colle o dalle logiche partitiche e personali che determinano l’identità dell’inquilino che  potrà arrivare un cambiamento vero: esso può nascere solo dal basso, dove la realtà sta diventando più forte della narrazione e della logomachia mediatica.

Un esempio di scuola di questa situazione e dei suoi esiti paradossali è la battaglia sul nome di Prodi che di certo è fra quelli più gettonati a Bruxelles, Berlino e Washington  essendo stato prima uno dei più importanti sponsor dell’euro in Italia commettendo un catastrofico, ma ahimè lucido, voluto, errore strategico e poi uno degli esecutori dell’assurda, affannosa espansione a est dell’Unione in funzione della Nato e delle delocalizzazioni nella sua qualità di presidente della commissione Ue . Sono titoli di merito che a quanto è dato di sapere stanno già dando origine a pressioni dall’esterno. Bene, ora si dice che una convergenza delle minoranze di fatto e dei Cinque Stelle sul nome di Prodi potrebbe avere qualche probabilità di vittoria e farebbe entrare in crisi il patto del Nazareno. Se ad esempio, una simile candidatura uscisse dal M5s come farebbe il Pd a dire di no e a preferire un personaggio del partito della nazione, ovvero del’matrimonio consanguineo tra il guappo e il condannato? Per di più una vittoria in questo senso potrebbe forse arrestare l’emorragia di consenso dei grillini, costringendoli finalmente a “sporcarsi le mani” invece di giocare sempre di sponda e a margine in attesa di una futura maggioranza assoluta. Una delle ragioni dei tradimenti ad orologeria che si sono verificati in questi giorni.

Tutto assolutamente vero, ma c’è il piccolo particolare che Prodi non solo è l’esatto contrario delle cose a cui aspirerebbe il M5S, ma anche il rappresentante di quell’Europa tecnocratica, lobbista, monetarista e oligarchica che ci ha ridotto nell’attuale condizione e a cui ubbidisce anche il patto del nazareno in cambio di libera razzia nel cortile domestico. Dunque il cambiamento su un piatto della bilancia verrebbe compensato da un contrappeso sull’altro. Certo le due cose non sono perfettamente equivalenti, ma alla fine ne uscirebbero fuori nuovi equilibri per mantenere congelata la situazione e rassicurare le troike sui massacri sociali, sulle privatizzazioni, sulla santa alleanza per L’Ucraina fascista, sul potere del banchismo. Dal Palazzo, ormai subalterno e fermamente intenzionato a restarlo, non c’è da aspettarsi un autonomo ravvedimento.

Non è che Prodi mi stia antipatico, anzi il “mortadella” un secolo fa, mi diede pure un trenta e lode in economia politica sia pure avvolto, come assistente di Andreatta, in un orribile maglione dolce vita. Insomma è solo un esempio di come siamo sistemati, ma per me non è affatto una bestia nera, anche se mi pento di aver sostituito con il suo corso quello di epigrafia latina che mi avrebbe permesso di leggere decentemente le lapidi. Cosa decisamente interessante in un Paese così morto.

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