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Debiti o crediti per me pari sono

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Il governo risponde piccato, adombrato, spazientito per via delle accuse infondate di disfattisti, invidiosi, maicontenti e di quel bestiario, tra grilli e gufi, che ha contestato le non sorprendenti inadempienze in materia di debiti della Pubblica Amministrazione. Gli impegni sono stati rispettati, si legge, per una volta, in un comunicato ufficiale, anche quello però anticipato da un tweet. Resta una quisquilia, una pinzillacchera, 2 o 3 miliardi, mica si deve essere troppo pedanti. Ma il crono programma è stato onorato, qualche ritardo va imputato alle assurdità del passato, alle inefficienze degli enti locali e all’Ue, che, dopo averci messi sul banco degli imputati avviando una procedure di infrazione,  impedisce allo Stato di sforare il 3% del deficit.

Si sa che questo è un esecutivo di scolaretti discoli che fa la spia per incolpa sempre qualcun altro. Si sa che ha ereditato dal governo dei tecnici una simpatica indole all’imprecisione sui conti, a smentire la fama di contabili e ragionieri senza estro e creatività, che si tratti di esodati, disoccupati, inoccupati, emolumenti della classe politica , di debito sovrano, che ormai è sovrano solo quello, o crediti delle imprese. Si sa che manca, ma guarda un po’, una “mappatura chiara” dei soggetti che ancora attendono di essere rimborsati.

“Ma, recita la nota,    tutti i soggetti che hanno un debito verso la Pa sono oggi – grazie all’accordo tra governo, banche e Cdp – in condizione di essere pagati, dopo essersi sottoposti a una procedura che prevede la certificazione del credito sul sito del governo”. Ecco già vi vedo puntare il dito  per quella innocente confusione tra credito e debito,  neanche adombrasse la possibilità remota e fantasiosa che le imprese debbano qualcosa a funzionari e eletti in cambio di qualche favore, per quella mancata mappatura, che per i più maligni potrebbe essere strumentale in modo da favorire  percorsi preferenziali opachi e discrezionali, per quell’accusa all’Europa a intermittenza mamma o matrigna, per il biasimo a quei vincoli, anche quelli a corrente alternata: ora necessari test di appartenenza, ora odiosi capestri.

La vorremmo vedere anche noi quella mappatura. Soprattutto per quel che riguarda i debiti rispettati: si sa siamo maligni e sospettiamo che ci troveremmo i soliti noti, quelli tante volte ripetuti nelle pagine delle cronache giudiziarie, quelli delle cordate e dinastie che fanno il bello e cattivo tempo nell’impero del cemento, quelli che hanno contribuito a mandare a fondo l’assistenza sanitaria, quelli dei prezzi variabili di siringhe, ticket e analisi grazie ai quali tanti si sono garantiti elezioni sicure e capricci soddisfatti.   Che è plausibile ci siano i correi  del nostro disastro, economico e morale, gli stessi che hanno contribuito a generare il nostro debito pubblico e a rendere sempre più inadeguato e povero il nostro stato sociale,  favoriti dal sistema di attribuzione di incarichi  e appalti nel loro esercizio di infedeltà nei confronti dell’interesse generale e del bene comune, salvati anche da quella “semplificazione” che si propone  di promuovere discrezionalità e arbitrarietà, a fronte della precarietà dell’edificio della vigilanza, progressivamente demolito quando non infiltrato da controllori sleali.

Mentre  si sa che invece le imprese piccole, in attesa del saldo sospirato hanno cessato di respirare e sono fallite. Che quelle che ancora aspettano e che non sono nel Gotha imprenditoriale, faranno la stessa fine o saranno assorbite, crediti e tutto, da soggetti criminali, dentro alle legalità o al di fuori di essa, che ormai con banche, finanziarie, multinazionali in fase cannibalesca non c’è tanta differenza.

Nessuno mi leverà dalla testa che in cima alla graduatoria del creditori ripagati ci siano i Maltauro, i Mantovani, le aziende “attive” nel Consorzio Venezia Nuova, i general contractor della Tav, i beneficiari dell’Expo, quelli che hanno goduto di regimi di monopolio che hanno trasformato le loro industrie in fabbriche  di denaro senza produzioni e senza lavoro, perché quello, quando c’è , è a termine, è precario, è squalificato, è insicuro, quelli che hanno esercitato una formidabile lobby in grado di condizionare tutti i livelli di controllo, di aggirare le regole di mercato, grazie anche a leggi speciali e emergenziali costruite su misura per loto nelle stanze di ministeri, in modo da diventare impermeabili alla sorveglianza dei soggetti di indagine e monitoraggio degli avanzamenti e della qualità, per non parlare di quella dei cittadini. E quelli che trasformano i ritardi in ricchezza, guadagnando da dilazioni, dall’affitto di attrezzature, dalla  conseguente e artificiale lievitazione dei costi,

C’è un peccato originale, si chiama corruzione e scaglia la prima e ultima pietra, contro i cittadini e  l’interesse generale.

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