sondage-hollandeLa sconfitta di Hollande ai ballottaggi è una debacle senza precedenti ed è ancora più significativa per un  presidente che prima di salire all’Eliseo era stato l’organizzatore e il tessitore del potere locale del partito socialista. Ora si ritrova scavalcato dai conservatori di destra e insidiato dal Front National che ha preso il 6%, ma che si è presentato solo in 600 dei 36000 comuni francesi. Qualcuno può chiedersi come mai l’impopolarità guadagnata da Hollande e dalla sua pervicacia nel tradire le promesse si sia riversata sul voto locale e sull’intero partito socialista il cui elettorato tradizionale, ha disertato le urne. Possibile che la rabbia contro l’Eliseo abbia avuto un effetto così massiccio a livello amministrativo, tanto più che proprio il Ps si è dimostrato generalmente affidabile e capace nella gestione del territorio?

In realtà è molto semplice: la dottrina del’austerità di cui Hollande è per sua stessa volontà prigioniero politico, ha cominciato a far sentire i suoi nefandi effetti anche sui bilanci comunali. I contributi statali diminuiscono a vista d’occhio, tutti i progetti piccoli e grandi sono fermi per mancanza di risorse, le tariffe vengono continuamente aumentate e le forme di sostegno sociale sono ormai in grave crisi: il circolo vizioso tra maggiore disoccupazione e minori tutele ha fatto deflagrare il voto e il non voto.

Proprio questo legame tra le politiche nazionali e le situazioni locali che ne subiscono in pieno l’impatto ha trasformato le urne delle amministrative in una sanzione dura  contro il presidente. E di questo si tratta perché l’Ump, la destra di Sarkozy, aumenta solo in percentuale non in voti effettivi: è l’effetto astensione che ha colpito prevalentemente il deluso elettorato socialista ad aver determinato il disastro. Mentre è la destra lepenista ad essere in vera ascesa arrivando paradossalmente – come è accaduto a Marsiglia -a far il pieno di voti degli immigrati.  Anche a questo porta la magnifica governance europea unita alla resa della socialdemocrazia.

In ogni caso il legame tra imposizioni europee e situazioni locali è un elemento di grande importanza anche per noi, perché Hollande nella speranza di risalire la china del consenso, era riuscito a ottenere – al contrario dell’Italia – notevoli sconti da Bruxelles, soprattutto sullo sforamento del  3% di deficit. Ma queste briciole dentro il vaso di ferro dell’austerità non hanno prodotto proprio nulla:  ci serva da lezione in caso di analoghe profferte, promesse, effetti speciali da parte della politica nazionale che ci ha già provato a spacciare la prospettiva di qualche piccola remissione di peccati di bilancio come una panacea per la ripresa. Non essere riusciti ad ottenere nemmeno questo piccolo obolo significa solo che le regole europee sono ormai gestite “ad paesem” e prefigurano un insieme di accordi separati, tenuti insieme da Berlino e gestiti dalla finanza, nascosti dietro il paravento della Ue. E tutti rigorosamente attuati sulla testa dei cittadini.