Grillo e la sinistra incatenata all’euro

euro-catenaNon appena Grillo dalla piazza genovese ha rilanciato l’idea di un referendum sull’euro, subito si sono alzate le spallucce del sistema politico accompagnato dai suoi megafoni mediatici che considera demagogia tutto ciò che non viene dal suo interno ormai autistico. Ma questo non mi sorprende se viene da uomini di apparato o dai transfughi di un modello padronale o dai reperti archeologici  di cui siamo disseminati così deboli da non riuscire nemmeno a immaginare di resistere ai diktat. Né mi meraviglia che il tema posa essere usato populisticamente da una parte di essi, timorosa di essere marginalizzata. Ciò che invece mi colpisce è il suicidio della sinistra che nel suo complesso pare non essersi accorta che la moneta unica non è soltanto l’arma principale della lotta di classe al contrario, ma è anche il veleno che sta uccidendo l’Europa.

Mi chiedo cosa impedisca il riconoscimento di una realtà così palese che addirittura viene accompagnata dalle note esplicative di illustri economisti di parte liberista i quali considerano l’euro un non senso, ma tuttavia anche un bene perché facilita lo smantellamento del welfare e delle tutele, trasferendo sull’umiliazione del lavoro tutta la competitività persa con la sovranità monetaria. Siamo arrivati al punto che persino Ferrero, mentre incita alla disubbidienza verso i trattati incautamente firmati, tace sulla moneta unica che ne è invece la radice e nello stesso tempo la spada di Damocle. Ma in generale a sinistra si tende a pensare che l’euro sia stato un passo avanti al quale non è seguita una costruzione politica dell’Europa.

In realtà è esattamente il contrario: l’euro è un’insensatezza, tanto che l’intera “scienza” dell’economia aveva a suo tempo bocciato duramente l’operazione, ma è stato perseguito come strumento politico per la distruzione del modello europeo. Quali che fossero le intenzioni, le prospettive, i pensieri  e i clamorosi errori di chi lo volle a tutti i costi come fattore di riequilibrio nei confronti della Germania riunificata o di chi ha fatto carte false per entravi, magari ossessionato dal debito pubblico e dalla necessità di conservare gli equilibri di potere che lo avevano creato, adesso i risultati sono chiari: ha prodotto un sorta costituzione che sembra un regolamento aziendale e sta scavando solchi profondi tra i Paesi, dividendo gli interessi di classe, separando i popoli con un processo non tanto diverso da quella unificazione economica di fatto che poi portò alla prima guerra mondiale.

Eppure dentro la sinistra si fa finta di pensare che gli Stati Uniti d’Europa siano praticabili politicamente e che questo obiettivo nemmeno lontanamente citato in alcun documento della Ue, sia la soluzione del problema. Col  pensiero inespresso, ma presente sullo sfondo, che non bisogna comunque rinunciare a quel primo passo, anche se è stato un passo falso. Tutto molto differente da quanto invece dice Oskar Lafontaine, leader storico della sinistra radicale tedesca e ministro delle finanze al tempo della fondazione della moneta unica, per il quale invece un modo di salvare il buono che si è costruito in Europa e di mantenere viva la prospettiva di un continente unito è proprio quello di un ritorno concordato alle monete nazionali. Si tratta però di un’eccezione: in Europa le sinistre dalla Linke a Syriza, per non parlare dei socialdemocratici francesi, spagnoli, tedeschi, sono in prevalenza per la conservazione della moneta unica, facendo baluginare non soltanto una carenza di analisi, ma anche legami pragmatici con i poteri finanziari e cavandosela con un’impossibile idea – questa sì demagogica -di una revisione dei trattati. Anche loro hanno la luce in fondo al tunnel ed è la speranza nella nascita di meccanismi come gli eurobond che mettano in comune il debito e dunque riequilibrino i disastri della moneta unica. Ma è fin troppo ovvio che i Paesi forti non ne hanno nessuna intenzione e che, se messi alle strette, saranno loro a rinunciare all’euro.

Con una conseguenza politica enorme e in qualche Paese drammatica: lasciare che temi che dovrebbero essere propri della sinistra, siano in qualche modo dati in monopolio alle destre nazional populiste, come in Francia o apertamente fasciste come in Grecia, così da dare ancor più spazio ai poteri finanziari che mentre svuotano la democrazia dall’interno possono apparirne invece come i tutori.

Perciò qualunque cosa si possa pensare del referendum di Grillo esso ha il vantaggio di aprire il tema – tabù alla discussione razionale, senza continuare ad adorare il feticcio o, come fa purtroppo la sinistra, di nasconderlo sotto il tappeto rosso di un malinteso istinto internazionalista e un’altrettanta malintesa avversione agli stati nazionali. Se poi avessimo anche dei governi in grado di tenere il timone e non governicchi al servizio di Berlino e delle classi dirigenti, il referendum potrebbe mettere un po’ di paura alle banche e agli interessi anche politici dei centri finanziari, con il suo possibile effetto domino, propiziando perciò un allentamento di fatto dei vincoli di Bruxelles. Ma sarebbero davvero chiedere troppo.

 

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5 responses to “Grillo e la sinistra incatenata all’euro

  • kthrcds

    Sono d’accordo con Roberto Casiraghi (3 dicembre 2013 at 13:29). Il M5S è l’arma di distrazione di massa del potere. Altro che rivoluzionari, come ripete il grande puffo.
    Tanto più che, come nota Mauro Miccolis, il fenomeno da baraccone a capo del M5S finge di non sapere che in Italia la Costituzione vieta i referendum in materia di bilancio e di trattati internazionali.

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  • Dott.Ing. Mauro Miccolis

    Dal punto di vista formale, ossia della prassi politica, il referendum è inutile per decidere l’uscita dall’euro, per i seguenti motivi :

    http://miccolismauro.wordpress.com/2012/11/23/a-martin-luter-king-della-padaniastudiati-la-costituzionegnurant/

    Se poi si vuole fare un Referendum Consultivo, è un’altro discorso; per me rimane uno spreco di soldi (in italia solo chi campa di politica vuole rimanere nell’euro). E poi mi chiedo perchè dovremmo fare un referendum per uscire, quando per entrare non ci hanno chiesto il permesso. Ad ogni modo un sondaggio on line costa infinitamente meno di un referendum

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  • Nicola Fusco

    Molto sensata, mi pare, l’analisi di Roberto.
    Ciononostante, dovendomi recare alle urne, almeno per il momento, rimarrei comunque orientato a votare M5S; un po’ perché ancora mi paiono il “meno peggio”, un po’ per metterli effettivamente alla prova.

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  • Roberto Casiraghi

    Sono completamente d’accordo con Mr. Simplicissimus salvo che nella valutazione del referendum grillino. C’è infatti una differenza sostanziale tra proporre al popolo italiano un referendum sull’uscita dall’euro come fa Grillo e inserire ufficialmente nel proprio programma di governo la fuoriuscita del nostro paese dall’euro, come farebbe un politico che credesse veramente in questa opzione. La prima alternativa è chiaramente una proposta di carattere pilatesco, è un lasciare la decisione alla gente, ben sapendo che un siffatto referendum condurrebbe oggi, ma anche domani, a una trionfale affermazione del sì all’euro visto lo stratosferico potere politico, economico e mediatico a disposizione degli eurofili. Grillo lo sa benissimo e dunque, leggendo in controluce, la sua proposta significa solo che anche lui, sotto sotto, è a favore dell’euro. In realtà non solo “sotto sotto” ma anche “sopra sopra” visto che in un recente contributo pubblicato sul suo blog si faceva implicitamente propria l’opinione espressa nientemeno che da Tim Worstall dalla rivista Forbes secondo cui derogare dai trattati comunitari sarebbe una cosa illegittima. Ecco la citazione tratta dall’articolo del blog di Grillo intitolato “La Google tax è illegale”.
    “La Google Tax sarebbe semplicemente illegale all’interno dell’Unione Europea. Il problema di fondo è che i vari politici sono sempre più arrabbiati con aziende come Google, Apple, Facebook e simili perché pagano le loro tasse in un solo Paese UE. Questo priva, così dicono, gli altri Paesi della loro giusta quota di entrate fiscali derivanti dagli utili su tali vendite. Quello che non capiscono è che la pietra angolare dell’Unione europea al commercio è il mercato unico, e quindi un’azienda deve essere in grado di vendere oltre quei confini internazionali. Il Partito Democratico, ha proposto una normativa che costringe Google, Facebook e altri giganti a pagare le tasse locali sulle loro entrate italiane, anzichè in Paesi con pressione fiscale inferiore come Irlanda e Lussemburgo. Sponsor della legislazione Francesco Boccia. E’ un approccio del tutto illegale. L’Unione europea si è basata sull’idea molto che ci deve essere la libera circolazione di merci, servizi, persone e capitali, nonché la libertà di stabilimento . E’ il fondamento del Trattato di Roma del 1957, il trattato che istituisce: “l’ eliminazione fra gli Stati membri, degli ostacoli alla libera circolazione delle persone, dei servizi e del capitale.” Questi politici sono davvero così ignoranti che non capiscono il sistema che loro stessi hanno costruito? O invece stanno solo sponsorizzando idee illegali per guadagno politico immediato?” Tim Worstall, per Forbes
    Come si vede da questa citazione rivelatrice è inutile aspettarsi da Grillo un contributo sincero sul dibattito dell’uscita dall’euro del nostro paese. Se sappiamo mettere assieme, pazientemente, i vari indizi relativi a Grillo e poi ricucire il tutto, vedremo delinearsi un quadro ben diverso. Perché il suo movimento si chiama 5 stelle? Un nome che richiama alla mente quello di un albergo di classe superiore non sembrerebbe a tutta prima un buon candidato come nome di movimento o partito di massa. A meno che le “stelle” non siano del tipo di quelle che fregiano la bandiera degli Stati Uniti…
    Secondo indizio, più concreto del precedente: come mai tutta quest’enfasi su internet (vedi il discorso di Casaleggio a Cernobbio) e questa difesa non richiesta di Google proprio nel momento in cui i giganti del web stanno conducendo una titanica battaglia per distruggere e rimpiazzare l’economia tradizionale ma non possono contare sui partiti politici consolidati che sono generalmente appannaggio dell’economia anteweb. In questa situazione, se voi foste Google, Amazon o Facebook, non vi dareste da fare per trovare in ogni paese un movimento vergine che possa stare dalla vostra parte completamente e senza riserve perché non ha alcun legame con l’economia del passato e con i politici asserviti ai poteri forti dell’economia tradizionale? E che cosa è il Movimento Cinque Stelle se non il movimento che si propone di non fare accordi con i politici del passato?
    Ora, se Grillo è l’espressione di questo tipo di interessi, o ha comunque trovato una confluenza tra i propri interessi e quelli dei grandi gruppi di internet in funzione del suo viscerale e giustificatissimo odio dell’ancien régime italiano da cui è stato maltrattato e vessato, come è pensabile che voglia attentare alla costruzione europea che, nella strategia dei giganti del web, è assolutamente fondamentale e addirittura vitale?
    Provate a immaginare un’Europa che creasse un suo Google come ha fatto la Russia con il motore di ricerca Yandex o la Cina con il motore di ricerca Baidu. Ebbene, quest’Europa non avrebbe bisogno di Google, Amazon, Twitter, Facebook, Apple, Paypal eccetera. I giganti del web si ridurrebbero di un paio di taglie. Avrebbero 350 milioni di utenti in meno. Una prospettiva davvero terribile. Devono fare qualcosa… e l’hanno già fatto probabilmente.
    Sarebbe anzi interessante capire se Siryza, recentissimamente accusata da Samaras di avere degli interessi economici nascosti (da che pulpito, ma comunque chi se non il tuo rivale politico ti scopre gli altarini se ne hai?), ha delle posizioni di favore nei confronti dell’economia web. E’ una linea di indagine, per chi ha voglia di scoprire segreti o, magari, segreti di Pulcinella.

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