NONNI_20attaccati_20al_20tram_20235-227Anna Lombroso per il Simplicissimus

Insomma la parola d’ordine è sempre la stessa: non disturbate il manovratore, non parlate con tranviere, non molestatelo vostro berciare di popolo.
Parimenti, successi e insuccessi hanno dato alla testa di leader e ladri, di premier e primati scesi temporaneamente dagli alberi della loro separatezza dai nostri bisogni. Ha ragione il Simplicissimus, altro che voto inutile, sono inutili queste elezioni ridotte a vuote liturgie della conservazione più ottusa.
Dicono che non bisogna disturbare il manovratore che guida a rotta di collo un tram vuoto, ché noi da tempo siamo scesi, contro la democrazia, la rappresentatività, la partecipazione, la concertazione, le regole, la legalità che dovrebbe essere fatta di pari accessi e opportunità, di sicurezza, di tutela di diritti, garanzie e di conoscenza e informazione.
Ma che straccio di democrazia è quella nella quale un partito chiede a una formazione, che nasce anche in funzione di una critica all’atteggiamento che ha tenuto nell’appoggiare un governo e una ideologia lesiva dell’interesse generale, di farsi da parte, di non intralciare con le bizze e i capricci dei neofiti, dei dilettanti, dei ragazzini? Per carità sarà vero come ha detto Franceschini incalzato dall’augusto nipote del maggiordomo di Berlusconi che non c’è stata trattativa – e figurati se visti i precedenti e l’interlocutore rischiavano di evocare la “trattativa”. Ma si, si sarà trattato solo di suggerimenti amichevoli o meglio di messaggi o di avvertimenti trasversali, lanciati per il bene del paese. Eh certo, è l’altro pensiero forte, quello dell’amore non corrisposto per l’Italia.

Ma che straccio di democrazia è quella nel quale tutti salgono o scendono in campo per il nostro bene, mostro si, ma che deve obbligatoriamente piegarsi al loro, per il nostro interesse che deve obbligatoriamente ritrarsi rispetto a quello personale, quello privato, quelle delle banche e della Fiat, di aziende e società finanziarie, di sceicchi renitenti e testimoni reticenti?
Che rottame di democrazia è quella nella quale quel conflitto di interesse che è diventato sistema di governo è stato tollerato, condiviso, cavalcato come un utile ronzino, che può anche essere nominato senatore, magari a vita?
Che memoria scialba di democrazia è quella nella quale da più di un decennio si dice di voler cancellare un obbrobrio chiamato Porcellum, mantenendolo invece intatto e intangibile in difesa di rendite di posizione, di miserabili privilegi, di incompetenze e inadeguatezze, addirittura replicandolo e perpetuandolo all’interno di un ipocrita sistema chiamato primarie, che “premiano per primi” i soliti noti, una nomenclatura di intoccabili già troppe volte messi alla prova o di nuovi entranti segnati da familismo o fidelizzazione di impronta aziendalistica.

Viene anche da dire ma che povera democrazia è anche quella che ha bisogno di piazzare sui manifesti il faccione di guardiani e poliziotti messi a fare la guardia alla richiesta di legalità, messi a testimoniare da addetti ai lavori della condanna alla corruzione blandita e sostenuta finora, anch’essa come sistema di governo, temi designati come marginali, ma invece certamente centrali nella difesa del sogno di democrazia che in troppi hanno contribuito a spezzare e che possono ristabilire quel patto fiduciario che si è rotto tra italiani e stato, tra popolo e istituzioni.
Si dice che chi ha subito un danno diventa pericoloso per l’ordine costituito e le convenzioni perché, essendone uscito segnato ma vivo, si sente invulnerabile. Il danno l’abbiamo subito noi cittadini, dimostriamo di non essere vinti e riprendiamoci cittadinanza e democrazia, altro che voto inutile.