Avrei volentieri fatto a meno di occuparmi delle demenziali esternazioni di Grillo in difesa del figlio accusato di stupro, un documento ignobile sotto ogni punto di vista, che riprende tutti gli stereotipi del genere, soprattutto la reductio ad puttanam della violentata, ma mi ci hanno spinto le reazioni di molti italioti, comprese le sardine in scatola del sistema,  pronti alla estrema comprensione: quale padre non farebbe la stessa cosa, chi non difenderebbe il proprio rampollo? Bè intanto un padre che non abbia  la possibilità di rivolgere le sue accuse urbi et orbi attraverso i media compiacenti e allo stesso tempo compiaciuti di poter mostrare la miseria del nemico di un tempo e/o magari un padre che non sia andato in giro per un più di un decennio a chiedere giustizia e manette, costruendo altarini alla magistratura per poi alla prima occasione che lo tocca da vicino, attaccare il sistema giudiziario troppo severo nei confronti delle “ragazzate” di un figlio che ha tirato su proprio bene. Ma in realtà volevo parlare di un altro stupro di cui Grillo si è reso responsabile e questa volta in prima persona: quello della fiducia che ha catturato a forza di battute e vaffanculo, come se fosse l’alcol fatto bere per ammorbidire le resistenze per poi al momento buono dire che aveva scherzato violentando  le speranze suscitate in una grande fetta dell’elettorato.

Si certo, questo non è reato penale perché la speranza non è una persona, ma rimane comunque il più grave dei reati politici  tanto più che si può legittimamente sospettare – dopotutto viviamo nel nel Paese dei Palamara – che la vicenda abbia avuto una qualche parte nell’accelerare la rottura del M5S con la Lega e il passaggio a una paradossale alleanza col Pd:  Grillo ha forse creduto  ( o gli è stato fatto credere ) di potersi guadagnare un occhio di riguardo giudiziario calando le proprie braghe a compensazione di quelle fatte calare dal figlio nelle sue imprese notturne. E magari adesso con i suoi discorsi da folle non fa che ricordare e reclamare quel  “patto”  come potrebbero far pensare le “insospettabili ” ventate di comprensione venute persino da quella regione del nulla chiamata Letta. Tuttavia le reprimende da parte dei giornaloni contro l’ex comico che ha perso la testa (quella di Casaleggio però, l’unica che abbia mai avuto) si riferiscono a un personaggio chiave della politica, quello che ha sancito la rottura con Salvini, quello che ha fatto eleggere la von der Leyen, l’alleato del Pd nonché uno dei bastioni sul quale si appoggia Draghi: Grillo insomma non è affatto un corpo estraneo, ma è perfettamente integrato nel sistema, anzi è paradossalmente il più integrato: negli ultimi due anni ha fatto di tutto per preparare e favorire l’avvento di Draghi e concludere così una storia cominciata 30 anni prima quando i due personaggi erano sul Britannia, uno intento a cominciare l’opera di svendita del Paese che adesso vuole terminare e l’altro come spalla che sbraita in cambusa, belin. Questa lunga violenza di gruppo agli italiani ci ha ridotto in condizioni pietose eppure ci sono i Grillo e il coro dei politicanti che ci dicono che eravamo consenzienti.