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La genialata del rozzo

Non c’è alcun dubbio che Trump esprima senza il velo del politicamente corretto un certo tipo di barbarie americana e si mostri spesso pressapochista, ma talvolta ha delle uscite geniali. come quella ad esempio di farsi riconoscere positivo al Covid, insieme alla moglie. pur essendo del tutto asintomatico e a quanto pare in ottima salute. Questo gli consente di evitare le mille trappole dei dibattiti o le contestazioni violente che si andavano preparando per ogni sua uscita come risultava da un rapporto dell’Fbi, ma anche di evitare possibili attentati che secondo voci complottiste, covano nell’ombra: farà campagna elettorale esclusivamente dal caminetto della Casa Bianca per ovvi motivi di distanziamento sociale, senza che i suoi nemici che sono poi i veri registi del terrore pandemico possano azzardarsi a dire nulla. Dopo averlo attaccato in tutti i modi e in tutte le salse per aver fatto poco per il Covid e averlo chiamato negazionista non possono certo proporre che egli si faccia beffe della quarantena rischiando di infettare tutti quelli che incontra. Contemporaneamente, comparendo in tv in buona salute, potrà contestare in corpore vili, per così dire, la narrazione apocalittica che è creata e diffusa .

D’altronde gli avversari non possono nemmeno esprimere il sospetto che egli stia simulando la malattia, perché se si mette la pulce nell’orecchio  che i tamponi possono essere uno straordinario veicolo di manipolazione e possano dare risposte inesatte, ma anche a comando, tutto il racconto pandemico potrebbe cominciare a scricchiolare. Insomma il rozzo Trump ha messo nel sacco gli avversari che si ritengono raffinati strateghi, usando le loro stesse armi.


Biden, il più peggio

43_09_marcetic_04Diciamo la verità da troppo tempo l’offensiva neoliberista contro la democrazia ci costringe non a scegliere il meglio, ma il meno peggio innescando una precipitosa caduta verso il basso che non si può arrestare fino a quando non si spezza questa catena. Alle volte il peggio può rivelarsi l’unico modo di uscire da questo avvitamento vizioso ed è per questo che l’invocazione al meno peggio portata da Noam Chomsky nella campagna elettorale fra Trump e Biden costituisce piuttosto una resa alle dinamiche del potere che  estromettono i cittadini dalle scelte effettive: come si può pensare di contrapporre al vecchio Trump iperchiomato, confuso e illuso, un ancor più vecchio Biden palesemente sull’orlo del crollo senile se non nel contesto di un gioco condotto nelle segrete stanze  senza alcun rispetto per l’elettore?

Ma in questo caso è anche molto dubbio che Biden possa essere considerato il meno peggio: oltre ad essere implicato, attraverso il figlio, in uno sporco affare di petrolio e corruzione in Ucraina, cosa che fa già comprendere il tipo di governance che l’uomo esprime, il passato del personaggio non lascia scampo nemmeno al più audace ottimismo, anche perché durante la convention democratica che lo ha eletto a candidato del partito egli si è fatto vanto delle sue imprese e in particolare dei suoi interventi in Colombia e in Nicaragua. “Sono stato uno degli architetti del Plan Colombia”, si è vantato  in un’intervista del 5 luglio alla CNN, riferendosi allo sforzo multimiliardario degli Stati Uniti per porre fine alla guerra civile colombiana con un massiccio sostegno alle forze armate del paese. Secondo Biden, il piano è stato una panacea per i problemi della Colombia, dai “poliziotti corrotti” alla guerra civile. Ma la sua opera si è tradotta nella trasformazione del Paese in una sorta di protettorato militarizzato che ha fallito  miseramente nei suoi obiettivi anti-narcotici e riformisti. Non solo la lotta alla droga, scusa per l’intervento americano, si è risolta in nulla, ma anzi la produzione di coca è a livelli record facendo della Colombia di fatto un narco stato dove i famosi diritti umani -pretesto universale per imporre regimi amici – non contano nulla tanto che ogni anno da 150 a 200 difensori dei diritti umani vengono sbrigativamente fatti fuori per un totale di circa 10 mila persone massacrate dalle truppe regolari. Non è poi così strano visto che il Plan Colombia fu affidato da Biden al presidente di estrema destra Álvaro Uribe che è stato inserito nella lista dell’Agenzia americana per la lotta alla droga nell’elenco dei più importanti narcotrafficanti  in parte a causa del suo ruolo nell’aiutare il boss della droga Pablo Escobar . 

Biden ha anche rafforzato il suo ruolo in un’iniziativa chiamata Alliance for Prosperity, che è stata applicata all’America centrale. con una serie di interventi noti informalmente come “Plan Biden” che si è risolto con un golpe militare in Honduras, inizio di una grande campagna di privatizzazione dei servizi sociali  – poi allargatasi ad altri Paesi – che è consistita essenzialmente nello sventramento dei servizi sanitari pubblici, nei licenziamenti in massa degli insegnanti per abbassare il livello di istruzione, aumenti vertiginosi dei prezzi dell’elettricità e progetti di mega sviluppo distruttivi per l’ambiente  e che passano in sostanza con la deportazione delle popolazioni locali: tutti elementi che poi ingrossano le ondate migratorie verso gli Usa. Così mentre il candidato “meno peggio”  si sta prendendo il merito di aver fatto qualcosa di costruttivo per fermare la crisi dell’ immigrazione e che incolpa Trump per il  muro al confine del Messico in realtà è stato il protagonista delle  politiche  che spingono più persone fuori dall’America Centrale come ha dimostrato uno studio di Adrienne Pine, professore di antropologia presso l’American University e ricercatore sul campo della  crisi in Honduras. E non molla l’osso visto che la moglie Jill gira tuttora il centro america per fomentare i piani di privatizzazione.  

Come nota marginale il futuro presidente in pectore dei democratici ha favorito in Honduras (e anche in Colombia) la repressione dei movimenti Lgbt che sono invece la vetrina del progressismo made in Usa: nel solo Honduras sono state uccise 300 persone appartenenti a questo mondo, grazie alla retorica omofonica della confraternita evangelica di destra che rappresenta l’ala della società civile del governo ultraconservatore Hernandez. In pratica una creatura di Biden.

Come si vede, mai fidarsi del meno peggio, che spesso è solo il peggio del peggio.


La Bianca Visitatrice

Maltempo: neve in zone sisma Marche, preoccupa ghiaccioAnna Lombroso per il Simplicissimus

Tema: E’ arrivata la Bianca Visitatrice.

Lo svolgimento nei social network dove l’immagine delle auto coperte di neve, il vialetto di casa, il pupazzo di rione hanno sostituito i gattini, ma anche nella stampa un tempo di informazione, ha seguito l’andamento prevedibilmente deamicisiano della contrizione per chi sta all’addiaccio-

Una estemporanea e provvisoria commozione è stata spesa perfino per i molesti ospiti indesiderati, promossi a piccole fiammiferaie, e già oggi che il sole che illumina i loro stracci, tornano a essere il pericolo pubblico n.1. coi loro potenziali trasgressivi, la loro indole parassitaria e i loro costumi e atteggiamenti incompatibili con la nostra civiltà superiore

La stessa  civiltà superiore che oggi ci fa assistere alla paralisi del paese per via della banca visitatrice che blocca la circolazione dei treni. Quei treni e il sistema della gestione ferroviaria caratterizzata ada antiche e contemporanee prestazioni in tutto lo stivale: disastri e scontri sulle linee locali, incidenti in pacifiche stazioni di provincia, zone isolate a ogni scroscio, frane non sorprendenti sui binari, insomma un Giano bifronte con la misera pubblica per i pendolari e il lusso opulento e futile della Tav, esemplare dimostrazione che se civiltà volessimo chiamarla sarebbe quella delle differenze più profonde, delle ingiustizie più nere, proprio come tra sumeri e egizi.

La solidarietà per i diseredati in occasione dell’emergenza neve, attenta a non fare una fastidiosa irruzione nella campagna elettorale, turbando il delicato equilibrio di correità e rimozioni, rinfacci e rivendicazioni di candidati nazionali e locali, commissari straordinari del passato e vigenti, ministri e amministratori in attesa di promozione a ruoli nazionali, ha evitato di avventurarsi nei territori del Centro Italia a più di un anno e mezzo dal sisma e al secondo inverno sotto la neve, in situazioni abitative provvisorie, le aziende chiuse e le strade interrotte da allora, quelle cittadine piene di macerie mai rimosse, con centri che alla prima neve di metà novembt sono rimasti per giorni senza elettricità.

Non stupisce che i candidati di spicco, i ministro capolista come i prodotti civetta messi per invogliare la clientela nelle svendite e nei saldi, evitino accuratamente il tema e scansino le visite pastorali: non si tratta di un elettorato influente e si può sospettare che tra gli impegni prioritari del ministro dell’Interno impegnato in una campagna elettorale che si sviluppa perfino oltremare, abbia preso a cuore l’organizzazione dei seggi in plaghe abbandonate, marginali, nelle quali il consenso è dubbio e gli elettori sono stati trasformati in comparse disperate e invisibili, salvo in occasione di special delle tv del dolore o di fugaci apparizioni di qualche commissaria pellegrina in forma blindata,

Ma sbaglierebbe chi si illudesse che l’oblio sia frutto di sensi di colpa o di inusuale pudore, macché: quella fetta di Italia, una delle più dense di bellezza, storia, arte, cultura, e i suoi abitanti scontano una colpa, sono condannati per una forma a volte perfino inconsapevole di ribellione, pagano per la difesa ad oltranza della loro dignità di cittadini che passa per la custodia di un progetto di lavoro, di vita, per la tutela dei posti della memoria e delle tradizioni, per l’amore sano e onesto per la loro roba, una “roba” che è la terra, i semi, le bestie, le piccole aziende, i sapori, quelli veri senza croccante, senza acidità, senza fusion, senza etno. Quelli di casa in tutte le latitudini di questo paese troppo lungo ormai spinto sempre più giù a farsi propaggine di un Sud emarginato.

Pagano caro non aver abbandonato territori, paesaggi e paesi alla speculazione in agguato  pronta a compere il disegno di fare di intere regioni un parco tematico con i pochi che resistono a impersonare le allegre comari, i vivaci artigiani, i paciosi norcini in una rappresentazione a cielo aperto della culla del made in Italy gastronomino e al tempo stesso il circuito del turismo religioso.

Pagano caro con gente ancora nei container (400 solo a Tolentino), le casette del Lego governativo promesse per l’inizio del 2017 mai arrivate, nemmeno quelle sorteggiate con la riffa in piazza, alcune pervenute, sì, ma inefficienti, senza i servizi e gli impianti elettrici e sanitari, con  strade ancora impraticabili cui si aggiunge la maledetta neve non certo sorprendente o anomala da queste parti, paesi abbandonati con davanti il cartello “zona sisma” come un segnale di pericolo mai finito e di futuro negato, le piccola aziende artigiane chiuse o in condizioni di sofferenza. Perché questo Paese trova i soldi per aiutare banche moderatamente criminali o semplicemente più furbe a comprarsi banche pesantemente criminali o più stupide che comunque non investono per sanare invece le ferite delle aziende colpite e soggette ai ricatti del racket creditizio e fiscale, trova i quattrini per essere un erogatore di punta in spese militari contribuendo a spargere rovina e morte, ma non ne ha per portare sogni tranquilli e un tetto sulla testa di chi l’aha perso e di chi viene a cercarne uno qui.

Pagano caro e vengono anche offesi, si sibila in risposta a rare domande dirette non più in uso nella stampa, che la gente “preferisce” stare nei container perchè si spende in chissà quali viziosi consumi i cosiddetti contributi per gli affitti, che invece in ogni caso non vengono erogati a chi ha un tetto anche mobile sulla testa, si fa intendere di un attaccamento arcaico e misoneista a certe radici, a una terra che – ma lo ammettano – non può che essere ingrata, si deride la pervicacia nel continuare con attività modeste, individuali o familiari che non vogliono adeguarsi alle magnifiche sorti e progressive dell’industria alimentare e della ristorazione come ampiamente magnificate dall’Expo e dai suoi officianti. Zero in Abruzzo, 2 in Umbria a Norcia, 12 nel Lazio e 36 nelle Marche: nei 138 comuni del cratere sono appena 50 le case private che erano state lievemente danneggiate dalle scosse e sono tornate abitabili. Mentre intanto  si accredita la fake più infame, che ritardi, inefficienze, incapacità altro non sono che la doverosa cautela per contrastare arbitrarietà e illegalità, per garantire trasparenza e equità. E rispetto delle leggi.

Hanno ragione, c’è da ipotizzare che siano davvero rispettate leggi ormai promulgate per garantire grandi gruppi, lobby personali, rendite, poteri, per creare sistemi che con l’apparenza della  legittimità coprono malaffare, profitti opachi e corruzione.

Ma quelli la Bianca Visitatrice non li coprirà per sempre, prima o poi arriverà il nostro disgelo.


Ottimismo padronale

progressoAnna Lombroso per il Simplicissimus

Un terrorista fascista spara a raffica su un capannello di inoffensivi immigrati ricevendo il plauso di molti “esasperati” e il sostegno anche economico di formazioni che si candidano a entrare in Parlamento. Ma poi   un restyling delle coscienze intermittenti  è garantito grazie a monologo  in eurovisione declamato con perizia da attore prestato alla tolleranza dalla pubblicità di rigatoni e ragù.

E d’altra parte ci hanno tolto il libero diritto e dovere di esprimerci nell’urna, grazie al ripetersi di sistemi truccati e condizionati da una stampa corrotta e assoggettata, però ci si può sempre consolare  col televoto per canzonette e talenti in ascesa.

Tagliano i fondi per l’assistenza a malati, anziani e disabili, umiliano insegnanti  e ricercatori, ma in compenso siamo nella lista dei più entusiasti contribuenti alla spesa militare aumentata dal 2008 a oggi  del 25,8%,  e, incuranti di un pronunciamento referendario,  ospitiamo e sosteniamo 59 basi militari americane in Italia.

È vero  partecipiamo a missioni  di guerra che fanno strage di civili, appoggiamo l’ampio export di democrazia in paesi affamati e spaventati dai quali scappano quelli contro cui un “vendicatore” spara con molte attenuanti, ma è pur necessario che qualcuno possibilmente lontano dalla nostra superiore civiltà si sacrifichi  per una delle industrie ancora fiorenti dell’Occidente in crisi.

Di questi “pro e contro” parlava qualche giorno fa un articolo offertoci dalla Repubblica dal titolo eloquente: “Il 2017 è stato l’anno migliore”, a firma di un editorialista del New York Times (il quotidiano che dà del nonno della patria a Berlusconi) decorato con ben due  premi Pulitzer (rinascimento a ben vedere sorprendente quanto certi Nobel per la pace) e che ci fa sapere che la nostra, pur con qualche riserva, è l’età migliore della storia umana. Tanto che conclude ponendo al lettore la domanda: vorreste forse vivere in un altro tempo? Sottintendendo, evidentemente, “senza cellulare, tv e antibiotici e la possibilità di leggere in ogni parte del mondo sul web simili potenti baggianate.

La tesi ardita del Pangloss in salsa ketchp  è che è ben vero che il mondo va in malora, minacciato da catastrofi e dalla folle megalomania bellica (bontà sua) dei potenti della terra, però. Però, dice, la percentuale della popolazione mondiale che soffre la fame,  o non sa leggere e scrivere, non è mai stata così bassa. E pure i dati sulla mortalità infantile, o degli essere colpiti da antiche e mostruore patologie, lebbra, vaiolo mostrano un decremento. E, cito, ogni giorno, il numero di persone di tutto il mondo che vivono in povertà estrema (quelli che guadagnano meno di due dollari al giorno) scende di 217.000 unità, ogni giorno 325.000 persone in più hanno accesso all’energia elettrica e 300.000 persone in più hanno accesso a un’acqua potabile pulita. Aggiungendo che tra  quindici anni l’analfabetismo e la povertà estrema saranno quasi del tutto scomparsi.

Troppo impegnati nelle loro scaramucce i partiti in lizza hanno perso l’occasione di usare l’articolo come manifesto di propaganda del progressismo secondo Renzi e Barlusconi, quindi assolutamente uguale, come soffietto o “pubbliredazionale” in forza al loro modernismo ottimista, mutuato più da Jovanotti che da Voltaire. E che ogni giorno nel ricordarci i successi dello “svilupposmo”, quanto la benefica manina della provvidenza nell’elargire ai ricchi faccia cadere un po’ di polverina del benessere anche su chi non la meriterebbe per aver troppo voluto, rimuove controindicazioni e effetti collaterali, come sempre è successo d’altra parte nelle crociate di conquista e nelle predazioni, quando è poco elegante contare vittime e rovine a fronte dei profitti per i signori della guerra e dei prodigi delle ricostruzioni.

Non hanno capito che il loro modernismo ha fallito, quando non solo i disfattiti o gli stanchi e arcaici cascami di velleità rivoluzionarie hanno decretato la fine dell’ideale del “progresso” e delle sue illusioni troppo iniquo, impari e disuguale per accontentare tanti,  quando troppe sono le vittime della globalizzazione: lavoro, identità, garanzie, diritti, dignità, autonomia, sovranità di popolo. E quando nel rimpiangere le lucciole e un mondo popolare cancellato dal consumismo, guardando i ragazzi di vita e i borgatari traviati da miti e modelli imitativi dei ceti immersi nel benessere e nell’accesso libero a  merci, ambizioni e soddisfazioni personali, non abbiamo capito che quel sogno sarebbe arrivato a altri mondim a altri popoli a altri giovani, a altre donne, che rivendicano il diritto a ottenere risposta a bisogni, aspettative, aspirazioni.

Viene da quel milieu, da quel blocco sociale col culo al caldo a nostre spese, da quella “società delle garanzie consolidata grazie alle nostre rinunce, da questo nucleo forte di beneficiari del progresso, mantenuto grazie al nostro regresso, l’invito quotidiano a guardare alla melassa nel bicchiere orami mezzo pieno sì ma di purga, di beni, desideri, speranze. Come se ognuno dei risultati che ci concedono non lo pagassimo con la cessione di qualcosa di prezioso: sicurezza in cambio di libertà, paga in cambio di garanzie, casa in cambio di infiniti debiti sotto un regime di ricatti, cure in cambio della rinuncia a quanto abbiamo negli anni investito in servizi e assistenza, le opportunità miracolose assicurazioni private in cambio delle pensioni,  grandi opere, monumenti alla speculazione e alla corruzione in cambio di città e ambiente  sani e degni di viverci. E la prospettiva di una caverna buia e fredda in cambio dell’utopia che sognavamo e cui abbiamo diritto.

 

 


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