Biden, il più peggio

43_09_marcetic_04Diciamo la verità da troppo tempo l’offensiva neoliberista contro la democrazia ci costringe non a scegliere il meglio, ma il meno peggio innescando una precipitosa caduta verso il basso che non si può arrestare fino a quando non si spezza questa catena. Alle volte il peggio può rivelarsi l’unico modo di uscire da questo avvitamento vizioso ed è per questo che l’invocazione al meno peggio portata da Noam Chomsky nella campagna elettorale fra Trump e Biden costituisce piuttosto una resa alle dinamiche del potere che  estromettono i cittadini dalle scelte effettive: come si può pensare di contrapporre al vecchio Trump iperchiomato, confuso e illuso, un ancor più vecchio Biden palesemente sull’orlo del crollo senile se non nel contesto di un gioco condotto nelle segrete stanze  senza alcun rispetto per l’elettore?

Ma in questo caso è anche molto dubbio che Biden possa essere considerato il meno peggio: oltre ad essere implicato, attraverso il figlio, in uno sporco affare di petrolio e corruzione in Ucraina, cosa che fa già comprendere il tipo di governance che l’uomo esprime, il passato del personaggio non lascia scampo nemmeno al più audace ottimismo, anche perché durante la convention democratica che lo ha eletto a candidato del partito egli si è fatto vanto delle sue imprese e in particolare dei suoi interventi in Colombia e in Nicaragua. “Sono stato uno degli architetti del Plan Colombia”, si è vantato  in un’intervista del 5 luglio alla CNN, riferendosi allo sforzo multimiliardario degli Stati Uniti per porre fine alla guerra civile colombiana con un massiccio sostegno alle forze armate del paese. Secondo Biden, il piano è stato una panacea per i problemi della Colombia, dai “poliziotti corrotti” alla guerra civile. Ma la sua opera si è tradotta nella trasformazione del Paese in una sorta di protettorato militarizzato che ha fallito  miseramente nei suoi obiettivi anti-narcotici e riformisti. Non solo la lotta alla droga, scusa per l’intervento americano, si è risolta in nulla, ma anzi la produzione di coca è a livelli record facendo della Colombia di fatto un narco stato dove i famosi diritti umani -pretesto universale per imporre regimi amici – non contano nulla tanto che ogni anno da 150 a 200 difensori dei diritti umani vengono sbrigativamente fatti fuori per un totale di circa 10 mila persone massacrate dalle truppe regolari. Non è poi così strano visto che il Plan Colombia fu affidato da Biden al presidente di estrema destra Álvaro Uribe che è stato inserito nella lista dell’Agenzia americana per la lotta alla droga nell’elenco dei più importanti narcotrafficanti  in parte a causa del suo ruolo nell’aiutare il boss della droga Pablo Escobar . 

Biden ha anche rafforzato il suo ruolo in un’iniziativa chiamata Alliance for Prosperity, che è stata applicata all’America centrale. con una serie di interventi noti informalmente come “Plan Biden” che si è risolto con un golpe militare in Honduras, inizio di una grande campagna di privatizzazione dei servizi sociali  – poi allargatasi ad altri Paesi – che è consistita essenzialmente nello sventramento dei servizi sanitari pubblici, nei licenziamenti in massa degli insegnanti per abbassare il livello di istruzione, aumenti vertiginosi dei prezzi dell’elettricità e progetti di mega sviluppo distruttivi per l’ambiente  e che passano in sostanza con la deportazione delle popolazioni locali: tutti elementi che poi ingrossano le ondate migratorie verso gli Usa. Così mentre il candidato “meno peggio”  si sta prendendo il merito di aver fatto qualcosa di costruttivo per fermare la crisi dell’ immigrazione e che incolpa Trump per il  muro al confine del Messico in realtà è stato il protagonista delle  politiche  che spingono più persone fuori dall’America Centrale come ha dimostrato uno studio di Adrienne Pine, professore di antropologia presso l’American University e ricercatore sul campo della  crisi in Honduras. E non molla l’osso visto che la moglie Jill gira tuttora il centro america per fomentare i piani di privatizzazione.  

Come nota marginale il futuro presidente in pectore dei democratici ha favorito in Honduras (e anche in Colombia) la repressione dei movimenti Lgbt che sono invece la vetrina del progressismo made in Usa: nel solo Honduras sono state uccise 300 persone appartenenti a questo mondo, grazie alla retorica omofonica della confraternita evangelica di destra che rappresenta l’ala della società civile del governo ultraconservatore Hernandez. In pratica una creatura di Biden.

Come si vede, mai fidarsi del meno peggio, che spesso è solo il peggio del peggio.

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