Anna Lombroso per il Simplicissimus

Cerca la differenza tra “Nel giorno in cui l’Italia supera le centomila vittime per la pandemia è il momento di fermarsi in segnao di rispetto per il dolore, i lutti e le lacerazioni che colpiscono così tanti fra noi. Il Covid-19 è un nemico invisibile che ci ha colpito a sorpresa, è entrato nei nostri corpi, nelle nostre vite, ed ha portato morte e devastazione come mai avvenuto dalla fine della Seconda Guerra Mondiale” oppure  “La nostra Spoon River.Il virus ha ucciso 261 persone al giorno in media, quasi ottomila al mese. …Il conto dei morti di Covid-19 ha superato quota centomila già molte settimane fa, in realtà. I numeri ufficiali, infatti, non tengono conto del fatto che moltissime persone si sono ammalate di Covid-19 senza avere accesso a un test diagnostico”, o anche  “La pandemia non è ancora sconfitta ma si intravede, con l’accelerazione del piano dei vaccini, una via d’uscita” così Mario Draghi è tornato a rivolgersi agli italiani   dopo i discorsi in Parlamento e lo ha fatto nel giorno in cui l’Italia ha superato i 100 mila morti per il Covid 19….per dare al Paese un segnale di leadership mentre varcava una soglia simbolica di dimensioni spaventose”. 

L’istanza di ogni regime: un partito unico al governo, un sindacato unico a negoziare le rivendicazioni delle corporazioni ammesse a trattare coi padroni  e un giornale unico ha trovato soddisfazione come mai prima. I brani che ho riportato aprono i quotidiani  Gedi e il Manifesto che in  prima esibisce il suo status come fosse un “io sono” di Facebook: un giornale di cui ti puoi fidare, rivoluzionario, eretico e controcorrente.

Lo so, vi ho messo in difficoltà, la chiave interpretativa che può aiutarvi sta tutta nella citazione a conferma del velleitarismo di un organetto di stampa che dimostra la sua superiore difformità, uniformandosi senza esitazioni alla narrazione mainstream ma facendo ostensione lirica del povero Lee Masters già peraltro saccheggiato nei social ogni 2 novembre.

Dati platealmente manipolati, test inutili, come ora ammette anche l’Oms, e che  generano una quantità abnorme di falsi positivi gonfiando i numeri dei “contagiati”, l’impiego a livello mondiale di farmaci sbagliati e perfino mortali, tutto viene aspirato dalla spirale del silenzio o trattato nella centrifuga globale della manipolazione.

Ormai è abusato ogni richiamo non solo al buonsenso ma pure alla statistica, scienza proverbialmente inesatta come ha accertato Trilussa ben prima di Blangiardo. Solo che qui a dover essere messa in dubbio non è la ripartizione del famoso pollo ma l’attribuzione dei morti a una patologia, operazione inane visto che si continuano a non effettuare autopsie, visto che i tamponi non distinguono i vari Covid (se uno si chiama 19 un motivo ci sarà), visto che a tutti i frequentatori della rete è capitato un congiunto o un conoscente caduto dall’impalcatura, in crisi cardiaca, malato di cancro cui sono state negate le cure di routine, che, lasciato languire in pronto soccorso  esposto a contagi e infezioni ospedaliere, è stato infine conferito in un reparto Covid, prontamente arruolato tra gli appestati, e qualcuno morto solo come nei lazzaretti della peste nera.

Poco vale che il responsabile del programma per le emergenze sanitarie dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Michael Ryan, dichiari che il 10% della popolazione mondiale (pari a circa 780 milioni di persone) sarebbe  già stato infettato da Sars-Cov-2, secondo i calcoli  effettuati utilizzando le rilevazioni della sieroprevalenza di tutto il mondo. E che grazie a questa stima il tasso di letalità effettivo sarebbe pari allo 0,14%, decisamente inferiore a quello dell’Asiatica (0,40%) e probabilmente a quello dell’influenza di Hong Kong, comunque in linea con le normali influenze stagionali (circa allo 0,10%).

Visto che è stato oltrepassato ogni limite morale e scientifico, la divisione tra morti di Covid e morti con Covid, affetti da patologie preesistenti, colpiti dalle infezioni ospedaliere, curati con farmaci sbagliati o abbandonati, già vulnerabili e esposti per via delle particolari condizioni dei territori di residenza, abbandonati a casa senza terapie salvo la tachipirina oggi dichiaratamente nefasta,  viene trattata dalla stampa, dalle autorità e da larga parte dell’opinione pubblica narcotizzata, come una indecente manifestazione di barbarica e primitiva negazione dell’attendibilità indiscutibile e indiscussa della comunità scientifica e di irresponsabile e ingrato disconoscimento dell’azione demiurgica  dei promotori delle doverose restrizioni, ridotti all’impotenza dalla forza apocalittica e incontrastabile del virus.

Come dar loro torto? Il Covid possiede davvero una energia  sovrannaturale se ha permesso, autorizzato e legittimato tutto quello che prima non era possibile e sopportabile: costruzione di una gerarchia di diritti in modo che quello alla salute potesse cancellare gli altri, concessione di poteri e competenze eccezionali a organismi “privatistici” in sostituzione del sistema parlamentare e della rappresentanza, ricorso a legislazione speciale, censura sulle informazioni, repressione di scioperi e manifestazioni che esigevano il rispetto di standard minimi di scurezza, sanzioni contro medici che non intendevano adeguarsi alla vulgata del terrore, assimilando a inadempienza o reato la volontà di rispettare il giuramento di Ippocrate, curando i pazienti secondo protocolli autonomi.

Quello che prima era improbabile è diventato inevitabile e chi osa sospettare la non casualità delle risposte che sono state messe in atto a contrasto dell’epidemia è soggetto ad anatema, vuoi per l’esigenza di far dimenticare il passato che ci ha portato fin qui, vuoi per nascondere le malefatte recenti: a marzo dell’anno scorso si è preventivata la realizzazione tempestiva di oltre 4mila posti aggiuntivi in terapia intensiva ma a fine anno per ammissione delle stesso Arcuri prima della detronizzazione ne erano stati attivati sull’intero territorio nazionale meno di un terzo, grazie al concorso di colpe di esecutivo e regioni, vuoi per ridare sempre rinnovato vigore alla obbligatorietà del ricorso al vaccino come unica soluzione, combinata comunque con il prolungamento della vigenza di restrizioni e imposizioni: mascherine, lockdown, distanziamento, sicchè la fine dell’emergenza è diventata solo un comma del Milleproroghe cui guardare come a una illusoria fata morgana.  

E mentre gli scherani sguinzagliati dal mammasantissima di Palazzo Chigi, Boeri e Perotti, “studiano” cosa è andato storto finora nelle somministrazioni, mentre l’Europa predispone il format del suo passaporto vaccinale, mentre Trenitalia rassicura i passeggeri Cartafreccia annunciando che i passeggeri dei Frecciarossa Milano-Roma dovranno recarsi in stazione almeno un’ ora prima per sottoporsi a tampone rapido della Croce Rossa, mentre l’enigmatica sfinge interrompe il silenzio per minacciare severità aggiuntive e incrementare l’intensità dei cromatismi regionali, mentre si moltiplicano le denunce di effetti collaterali, mentre si potrebbe sorridere per via di Grandi Eventi vaccinali promossi grazie alla mobilitazione dei corpi separati che vanno deserti perché – a Bergamo e a Brescia – la catena della comunicazione si è interrotta e gli aspiranti alla salvezza non sono stati allertati, ecco che come un fulmine arriva sui credenti in attesa  la notizia del malumore della Von  Der Leyen per le insolvenze di Astra Zeneca, gli aggiornamenti sulle promesse di J&J che non assicura le prime 55 mila dosi, le delocalizzazioni di Pfizer in Romania e il repulisti dei dipendenti “infedeli”.  

Ma intanto intorno al vaccino si rompono sodalizi, patti affettivi e generazionali, amicizie. Sottoporsi significa rinnovare l’atto di fede nella scienza e al tempo stesso rivendicare l’appartenenza al consorzio civile con un gesto di responsabilità nei confronti di se stessi e degli altri. In Gran Bretagna circola una indagine sulla percezione secondo la quale chi non si adegua viene considerato un paria, su Facebook mamme che fanno autodafè per non aver educato i rampolli alla giudiziosa astensione dalla movida, ricattano gli anziani genitori costringendoli al vaccino pena la definitiva separazione dai nipoti,  una influencer rivendica intolleranza armata contro gli eretici disfattisti, filosofi un tanto al chilo suggeriscono persuasioni intensive anche tramite Tso e, prossimamente, la camicia di forza con apposita feritoia per permettere l’inserimento della salvifica siringa.

Quelli che hanno lasciato correre sui tagli alla sanità pubblica, che hanno stretto patti scellerati con il Welfare aziendale subendo la infame fascinazione dei fondi e delle assicurazioni private, che  sono stati zitti quando è stato demolito l’edificio della prevenzione, sono gli stessi che adesso sono pronti  a sacrificarsi e a spendere per conquistarsi il vaccino, considerano “normale” e accettabile che quella che considerano la salvezza sia un brand, un prodotto che deve sottostare alle regole della concorrenza e del mercato, che la ricerca sia al servizio delle case farmaceutiche e la scienza concorra al profitto.

E non a caso l’ostracismo esteso anche a chi è ormai costretto prima di ogni critica a esibire patentino e referenze per evitare l’accusa di negazionismo, la nauseante caccia alle streghe ordinata contro i complottisti, come se di complotti non ne avessimo visti abbastanza come insegna la Grecia, ma pure tutti i popoli oggetti delle campagne di esportazione di democrazia a tutte le latitudini, sono “a cura” di quell’area progressista che ha voluto annettersi al pensiero mainstream, che si è accomodata nelle tane tiepide del neoliberismo e in sostituzione di una tradizione e di una identità che si è negata, cerca di sopravvivere grazie al culto di un nemico, fascistelli prima dell’ammissione al governo e leghisti prima della riesumazione del riconoscimento di costole affini.

Come succede a quelli che hanno bisogno di dotarsi  di  un Cattivo, per potersi raffigurare, in opposizione, come il Buono.