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Pandemie, gli affezionati clienti delle Bugie

Anna Lombroso per il Simplicissimus

C’è una forma subdola di negazionismo, quello vero, non le declinazioni abusate di moda oggi per criminalizzare dubbiosi e eretici.

Consiste nell’attribuire al nazismo una follia criminale e barbara che avrebbe provocato un incidente della storia anomalo, una digressione dal racconto della civilizzazione, in modo da negare appunto che l’uomo moderno (in fondo è passato un secolo o poco più) reso ancora più razionale dal progresso, dalla tecnica, da un certo benessere che ha reso meno potente la voce del bisogno, sia capace di qualsiasi abominio, che possa compierlo con fredda determinazione, con perizia amministrativa e burocratica, destreggiandosi tra il giusto e lo sbagliato  per piegare la facoltà di giudizio all’interesse o all’obbedienza, senza essere necessariamente sadico, malvagio, perverso.

A generare o almeno favorire questa non intenzionalità del male, commesso per comodo, conformismo, per tenersi il posto, per non essere emarginato dalla comunità complice, hanno contribuito le bugie, fabbricate nelle fucine dei regimi, particolarmente persuasive in contesti resi più permeabili da crisi ed emergenze sociali e dall’opportunità, alimentata dalle autorità, di identificare più delle motivazioni, i colpevoli, per creare un nemico che giustifichi la guerra che gli viene mossa.

Questo è un punto sul quale è facile trovare un unanime consenso. Eppure ogni qualvolta un accidente ci distoglie dal percorso della “normalità” questa convinzione viene demolita, così si coagula intorno alla narrazione che proviene dall’alto un consenso fiducioso che risponde alla paura e all’insicurezza che ne deriva, con il moltiplicarsi di atti di fede, con giuramenti di devozione disciplinata e rispettosa ai sacerdoti in auge, tecnici, economisti, scienziati, strateghi militari che siano.

Chi si sottrae a questi doveri assurti a imperativi morali, viene ridicolizzato o emarginato, censurato o punito. Qualora riesca a trasmettere i suoi dubbi e le sue tesi, debolmente e senza le tribune pubbliche a diposizione solo delle “fonti” ufficiali, è condannato a esibire prove, accertamenti, dati, dei quali a priori è contestata la veridicità: il vecchio e autorevole scienziato viene retrocesso a babbione preda della demenza, il prestigioso e invidiato filosofo viene invitato a sottoporsi a volontario Tso, il giornalista che non milita nei ruoli della Gedi viene perseguitato come impresario di fake news da collocare ai margini della cronaca, anche grazie alla riduzione della comunicazione istituzionale  a pura propaganda di servizio(mi era capitato di scriverne qui: https://ilsimplicissimus2.com/2021/04/09/social-i-gulag-delle-notizie/)..

La rete e le tecnologie dell’informazione vengono accreditate come attendibili, plausibili e affidabili solo se parlano la lingua delle autorità, a dimostrazione ancora una volta che le grandi invenzioni del progresso si dimostrano inadeguate a garantire un uso morale e civile del potere che possiedono e riproducono. E  la  modernità che doveva emanciparci dalla primitività ci riconsegna alle pulsioni, alle emozioni più ferine, costringendoci a cercare rassicurazioni se non solide almeno muscolari e autoritarie, quindi indubitabili.

Non è un caso che la formula “fake news” sia recente, risale più o meno al 2017. E la dobbiamo non a un’opinione pubblica che reclama la verità da governi, istituzioni, enti, organizzazioni e imprese private, bensì proprio da questi soggetti che vedono minacciati i loro vangeli, i loro assiomi, i loro dogmi e propongono strumenti e organismi di reazione, sorveglianza e controllo, come li chiedono personalità pubbliche cui non bastano i dispositivi di tutela della privatezza a disposizione di tutti i cittadini, e che reclamano l’ostracismo per chi osa “offenderli” contestando aprioristicamente la veridicità delle accuse e delle critiche, immediatamente contrassegnate come calunnie.

Nell’attuale fase – l’incessante costrizione dei social a aggiornarci sull’evoluzione del Covid al fine di contrastare le fake news, della quali farebbe parte qualsiasi tipo di controinformazione, intendendo per tale, secondo le bizzarrie idiote degli algoritmi, anche documenti dell’Ema, dai dell’Oms, pareri e esperienze di medici che dovrebbero avere lo stesso diritto di cittadinanza della star dell’infettivologia – vengono assimilati alle menzogne tutti i dubbi, le contestazioni, i pareri e pure le esperienze “incompatibili” con lo scientismo, con le convinzioni e il comportamento tenace  di chi ammette come unico sapere valido quello delle scienze che hanno ottenuto l’autolegittimazione grazie alla esaltazione del Progresso combinato con la Crescita e il Mercato, tanto che i loro dogmi sono stati promossi a leggi naturali.

E difatti mai come ora chi osa interrogarsi sulla loro attendibilità alla luce di tante verifiche, viene arruolato tra i cospirazionisti, i barbari terrapiattisti increduli, perché non sarebbe plausibile che  grandi imprese, governi, informazione accreditino dati, analisi, e poi cure, medicinali, e poi disposizioni e misure in contrasto con l’interesse dei cittadini, false, manipolate, contraffatte. Con il risultato di dare credito alla più immonda delle fake news, che attribuisce unicamente a  una massa di indolenti e irresponsabili, licenziosi e infantili, la colpa dei danni provocati dal governo della società che da anni impedisce ai cittadini di intervenire nel processo decisionale, di eleggere i propri rappresentanti ormai prescelti e imposti, di contrastare la demolizione dell’edificio di diritti e conquiste che  si diceva essere frutto proprio di quel Progresso che invece ha moltiplicato e ingigantito disuguaglianze e discriminazioni.

Il grande successo dell’ideologia dominante consiste nell’averci fatto credere di essere lucidi, attenti, razionali se pretendiamo che chiunque di discosti dai suoi dogmi esibisca le “prove” a confutarli, citi fonti mai sufficientemente autorevoli, mentre all’offerta delle autorità basta l’auditel a dimostrare il seguito delle star scientifiche frequentatrici degli studi televisivi.

Mentre dovremmo interrogarci sulle montagne di balle fatte rotolare a valanga a suffragio delle più infami costruzioni  teoriche o ideali, ben prima di quelle dei Pangloss  di regime che vogliono persuaderci che il prevedibile accidente che ci è capitato possa realizzare l’utopia di una società più sana e più coesa, quando milioni di individui e famiglie hanno pensato di poter avere un tetto sulla testa grazie alle bolle immobiliari, di conquistarsi la salute aderendo a assicurazioni che oggi valgono carta straccia, di assicurare un futuro di successo ai propri figli coi master acchiappacitrulli e le università private.

E quando vi dicono che è una manifestazione di senso civico bersi le statistiche erogate in questi mesi, cominciate a pensare alla bancarotta dichiarata delle teorie economiche impiegate a sostegno dell’occupazione, quando vi hanno detto che per promuoverla serviva licenziare, serviva rinunciare a diritti maturati e prerogativa conquistate, serviva ridurre le remunerazioni convertendosi a una fertile mobilità.

E quando vi incolpano di aver fatto una corsetta al parco, di aver dato forma a un irresponsabile assembramento in fila al Pronto Soccorso o vi denunciano perché fare bisboccia coi parenti  suscitando lo sdegno di prestigiosi delatori, raccomandandovi l’osservanza di misure che finora hanno permesso che centinaia di migliaia di persone, forse milioni, perdessero beni, lavoro, istruzione,  dovreste ricordarvi che da anni attribuiscono a voi il crimine di scaricare sulle generazioni a venire il debito pubblico,  sollecitandovi a espirare grazie alla riduzione della spesa sociale, a sottostare alle imposizioni dell’austerità, altra pandemia.

E dire che per verificare il loro fallimento non occorre neppure che sciorinino numeri, dati, statistiche, basta guardare le rovine che abbiamo intorno sotto le quali è morta anche la Verità. (fine)


Salvati dal Dubbio, condannati dalla Fede

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Ormai guai a essere increduli, interrogarsi, impiegare la ragione e il buonsenso, nutrire il dubbio, un tempo caposaldo di ogni disciplina, sono considerati vizi capitali, peccati mortali che arruolano i reprobi  nelle bande barbariche del negazionismo e della dietrologia populista.

E ci credo, mai come oggi il Potere si alimenta di balle e propaganda menzognera, e mai come oggi si è assicurato la facoltà di proibire concretamente oltre che moralmente o di circoscrivere e censurare l’accesso alla conoscenza, proprio grazie al possesso esclusivo degli stessi strumenti che abbiamo a torto ritenuto ci avrebbero permesso di usarla per partecipare alle decisioni.

Così vengono imposti atti di fede reiterati, pena l’estromissione dal consorzio civile e pure da Facebook, perché l’ordine che deve regnare è quello su misura per pesci boccaloni, creduloni in maschera, bocciati in biologia alla maturità che devono essere rieducati e redenti, grazie a un quotidiano omaggio alla scienza e alle sue gerarchie sacerdotali e dedicandosi a un solerte e energico proselitismo vaccinale. Il bello è che le “scienze” sulle quali è doveroso giurare ogni giorno e con ogni atto, sono le meno “certe”, quelle che non solo non prevedono una continuativa e feconda verifica dell’efficacia, ma addirittura quelle che sono incorse nei più spettacolari fallimenti, nelle più plateali smentite, malgrado a nutrirne la fama abbia pensato il mito del Progresso, del quale oggi più che mai è obbligatorio venerare gli aspetti salvifici e positivi, omettendo gli effetti collaterali e la sua applicazione disuguale.

Parlo non solo delle scienze della vita e della morte, nelle sue svariate branche, oggi volutamente  interscambiabili, confuse e contraddittorie, retrocesse a ostensione di opinioni personali a supporto di disposizioni di ordine pubblico.   

Parlo  della disciplina promossa a religione in nome della quale ogni giorno compiamo sacrifici, che è azzardato definire “scienza” malgrado sia oggetto di un Nobel di serie B, malgrado le sue caste abbiano raggiunto immunità e impunità a fronte di clamorose smentite e di efferati delitti compiuti in loro nome.

Pensate a cosa ci ha fatto credere l’Economia, sia in veste di apparato teorico, che nella proposizione di modelli e ordini sociali, pensate al ruolo assunto dai suoi addetti quando malauguratamente si sono o sono stati incaricati di applicare le loro teorie, i loro postulati e recentemente i loro algoritmi alla nostra misera realtà di cavie o merci.

Pensate alle affermazioni imposte come verità indiscutibili e leggi naturali da una élite politica e mediatica che è riuscita a vivere riparata da critiche, da valutazioni e accertamenti così da pervadere il nostro modo di pensare al punto tale che noi, le vittime, creiamo e confermiamo col voto e l’obbedienza le condizioni per farci privare dei nostri diritti e delle nostra garanzie. “Il debito pubblico è un pericolo che mettete in capo ai vostri figli”, “la disoccupazione si combatte con la flessibilità”, “il libero scambio giova alla collettività”, “troppi diritti elargiti ai lavoratori impediscono nuove assunzioni”, “i privati sono più efficienti e garantiscono il funzionamento della società, dei servizi, delle scuole, degli ospedali” e così via, sono solo alcune delle strofette del mantra del pensiero unico che si è accreditato e che abbiamo autorizzato grazie alla potenza malefica di aver abiurato a ogni alternativa che viene derisa o criminalizzata perché supera i limiti del possibile.

Appena si apre bocca per contestare, è subito pronta una risposta “realistica” che ci condanna all’accettazione di ogni sopruso tramite il ricatto e l’intimidazione: “avete speso troppo e adesso il debito accumulato impedisce di investire in welfare”, “avete voluto troppo e adesso le imprese delocalizzano in luoghi dove ci sono norme più permissive e lavoratori con meno pretese”, riconfermando l’impotenza di qualsiasi pensiero e atto che metta in discussione i rapporti di forza consolidati.  

Eppure proprio quello che oggi viene condannato o disprezzato come velleitario veniva realizzato quando lo Stato aveva ancora un ruolo strategico di investitore, quando era il regolatore dei mercati finanziari, a conferma che le ere economiche non sono statiche, che sarebbe indispensabile  e salutare cambiare orizzonte e prospettiva e che, in considerazione dei fallimenti registrati dagli anni ’80 in poi, non si dovrebbe fare affidamento sulle “verità” economiche, soprattutto quando si accreditano come teorie e modelli, mentre si tratta di un poderoso apparato ideologico che tratta numeri e monete come armi di sopraffazione e controllo della società.

E dire che sarebbe così facile togliere il mantello di ermellino sotto il quale l’imperatore è nudo, basterebbe chiedergli quando brandisce come un’arma  lo scettro delle sue misure: “a chi gioverà tutto questo?”, quando chiunque ha appreso sulla sua pelle che la creazione della ricchezza e la sua distribuzione, che costituiscono il fondamento dell’economia, seguono percorsi disuguali, che qualcuno ha i mezzi per giustificare le disuguaglianze grazie alle quali può godersi la fetta più grossa di quello che si è conquistata la collettività. E che a questo aspirano i valori della meritocrazia continuamente esibiti, che a questo serve l’idolatria del successo, a concretizzare cioè le condizioni per le quali chi è arrivato è autorizzato a pagare meno tasse, a conservarsi i beni accumulati con azioni illecite, a far sì che il libero scambio sia un sistema che non prevede una circolazione per tutti di merci, risorse e idee, ma benefici per multinazionali e azionariati.

E se l’economia non è una scienza esatta, non è una scienza neutrale, nemmeno una scienza in verità ma l’insieme di puntelli funzionali a dare potenza e mantenere forme imperiali di governo della società, a ridurre la decisionalità e le competenze dei regimi democratici, a limitare la possibilità di partecipare alle decisioni dei cittadini “incompetenti”, allora sarà lecito contestarne gli indirizzi che hanno prodotto effetti collaterali dannosi, le sue architetture crollate al primo terremoto borsistico, senza essere accusati di negazionismo, o di sterile ribellismo in modo da discernere tra autorevoli tecnici inattaccabili e ridicoli militanti frustrati.

E non sarà ora di applicare la stessa regola a quelle scienze perlopiù inesatte e certamente non neutrali occupate come sono da interesse commerciali, che hanno invaso le nostre esistenze, dalla virologia ella statistica, applicando quel semplice principio discriminante di cui sopra: “a chi giova”?. Un interrogativo semplice alla portata di tutti, che non richiede diplomi, master e specializzazioni, ma un bene che tutti possediamo, la ragione, e che dovremmo conservare e tutelare contro chi vorrebbe tacitarne  la voce, condannandoci al brusio indistinto della paura e della soggezione.


La leadership dell’obbedienza

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Cerca la differenza tra “Nel giorno in cui l’Italia supera le centomila vittime per la pandemia è il momento di fermarsi in segnao di rispetto per il dolore, i lutti e le lacerazioni che colpiscono così tanti fra noi. Il Covid-19 è un nemico invisibile che ci ha colpito a sorpresa, è entrato nei nostri corpi, nelle nostre vite, ed ha portato morte e devastazione come mai avvenuto dalla fine della Seconda Guerra Mondiale” oppure  “La nostra Spoon River.Il virus ha ucciso 261 persone al giorno in media, quasi ottomila al mese. …Il conto dei morti di Covid-19 ha superato quota centomila già molte settimane fa, in realtà. I numeri ufficiali, infatti, non tengono conto del fatto che moltissime persone si sono ammalate di Covid-19 senza avere accesso a un test diagnostico”, o anche  “La pandemia non è ancora sconfitta ma si intravede, con l’accelerazione del piano dei vaccini, una via d’uscita” così Mario Draghi è tornato a rivolgersi agli italiani   dopo i discorsi in Parlamento e lo ha fatto nel giorno in cui l’Italia ha superato i 100 mila morti per il Covid 19….per dare al Paese un segnale di leadership mentre varcava una soglia simbolica di dimensioni spaventose”. 

L’istanza di ogni regime: un partito unico al governo, un sindacato unico a negoziare le rivendicazioni delle corporazioni ammesse a trattare coi padroni  e un giornale unico ha trovato soddisfazione come mai prima. I brani che ho riportato aprono i quotidiani  Gedi e il Manifesto che in  prima esibisce il suo status come fosse un “io sono” di Facebook: un giornale di cui ti puoi fidare, rivoluzionario, eretico e controcorrente.

Lo so, vi ho messo in difficoltà, la chiave interpretativa che può aiutarvi sta tutta nella citazione a conferma del velleitarismo di un organetto di stampa che dimostra la sua superiore difformità, uniformandosi senza esitazioni alla narrazione mainstream ma facendo ostensione lirica del povero Lee Masters già peraltro saccheggiato nei social ogni 2 novembre.

Dati platealmente manipolati, test inutili, come ora ammette anche l’Oms, e che  generano una quantità abnorme di falsi positivi gonfiando i numeri dei “contagiati”, l’impiego a livello mondiale di farmaci sbagliati e perfino mortali, tutto viene aspirato dalla spirale del silenzio o trattato nella centrifuga globale della manipolazione.

Ormai è abusato ogni richiamo non solo al buonsenso ma pure alla statistica, scienza proverbialmente inesatta come ha accertato Trilussa ben prima di Blangiardo. Solo che qui a dover essere messa in dubbio non è la ripartizione del famoso pollo ma l’attribuzione dei morti a una patologia, operazione inane visto che si continuano a non effettuare autopsie, visto che i tamponi non distinguono i vari Covid (se uno si chiama 19 un motivo ci sarà), visto che a tutti i frequentatori della rete è capitato un congiunto o un conoscente caduto dall’impalcatura, in crisi cardiaca, malato di cancro cui sono state negate le cure di routine, che, lasciato languire in pronto soccorso  esposto a contagi e infezioni ospedaliere, è stato infine conferito in un reparto Covid, prontamente arruolato tra gli appestati, e qualcuno morto solo come nei lazzaretti della peste nera.

Poco vale che il responsabile del programma per le emergenze sanitarie dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Michael Ryan, dichiari che il 10% della popolazione mondiale (pari a circa 780 milioni di persone) sarebbe  già stato infettato da Sars-Cov-2, secondo i calcoli  effettuati utilizzando le rilevazioni della sieroprevalenza di tutto il mondo. E che grazie a questa stima il tasso di letalità effettivo sarebbe pari allo 0,14%, decisamente inferiore a quello dell’Asiatica (0,40%) e probabilmente a quello dell’influenza di Hong Kong, comunque in linea con le normali influenze stagionali (circa allo 0,10%).

Visto che è stato oltrepassato ogni limite morale e scientifico, la divisione tra morti di Covid e morti con Covid, affetti da patologie preesistenti, colpiti dalle infezioni ospedaliere, curati con farmaci sbagliati o abbandonati, già vulnerabili e esposti per via delle particolari condizioni dei territori di residenza, abbandonati a casa senza terapie salvo la tachipirina oggi dichiaratamente nefasta,  viene trattata dalla stampa, dalle autorità e da larga parte dell’opinione pubblica narcotizzata, come una indecente manifestazione di barbarica e primitiva negazione dell’attendibilità indiscutibile e indiscussa della comunità scientifica e di irresponsabile e ingrato disconoscimento dell’azione demiurgica  dei promotori delle doverose restrizioni, ridotti all’impotenza dalla forza apocalittica e incontrastabile del virus.

Come dar loro torto? Il Covid possiede davvero una energia  sovrannaturale se ha permesso, autorizzato e legittimato tutto quello che prima non era possibile e sopportabile: costruzione di una gerarchia di diritti in modo che quello alla salute potesse cancellare gli altri, concessione di poteri e competenze eccezionali a organismi “privatistici” in sostituzione del sistema parlamentare e della rappresentanza, ricorso a legislazione speciale, censura sulle informazioni, repressione di scioperi e manifestazioni che esigevano il rispetto di standard minimi di scurezza, sanzioni contro medici che non intendevano adeguarsi alla vulgata del terrore, assimilando a inadempienza o reato la volontà di rispettare il giuramento di Ippocrate, curando i pazienti secondo protocolli autonomi.

Quello che prima era improbabile è diventato inevitabile e chi osa sospettare la non casualità delle risposte che sono state messe in atto a contrasto dell’epidemia è soggetto ad anatema, vuoi per l’esigenza di far dimenticare il passato che ci ha portato fin qui, vuoi per nascondere le malefatte recenti: a marzo dell’anno scorso si è preventivata la realizzazione tempestiva di oltre 4mila posti aggiuntivi in terapia intensiva ma a fine anno per ammissione delle stesso Arcuri prima della detronizzazione ne erano stati attivati sull’intero territorio nazionale meno di un terzo, grazie al concorso di colpe di esecutivo e regioni, vuoi per ridare sempre rinnovato vigore alla obbligatorietà del ricorso al vaccino come unica soluzione, combinata comunque con il prolungamento della vigenza di restrizioni e imposizioni: mascherine, lockdown, distanziamento, sicchè la fine dell’emergenza è diventata solo un comma del Milleproroghe cui guardare come a una illusoria fata morgana.  

E mentre gli scherani sguinzagliati dal mammasantissima di Palazzo Chigi, Boeri e Perotti, “studiano” cosa è andato storto finora nelle somministrazioni, mentre l’Europa predispone il format del suo passaporto vaccinale, mentre Trenitalia rassicura i passeggeri Cartafreccia annunciando che i passeggeri dei Frecciarossa Milano-Roma dovranno recarsi in stazione almeno un’ ora prima per sottoporsi a tampone rapido della Croce Rossa, mentre l’enigmatica sfinge interrompe il silenzio per minacciare severità aggiuntive e incrementare l’intensità dei cromatismi regionali, mentre si moltiplicano le denunce di effetti collaterali, mentre si potrebbe sorridere per via di Grandi Eventi vaccinali promossi grazie alla mobilitazione dei corpi separati che vanno deserti perché – a Bergamo e a Brescia – la catena della comunicazione si è interrotta e gli aspiranti alla salvezza non sono stati allertati, ecco che come un fulmine arriva sui credenti in attesa  la notizia del malumore della Von  Der Leyen per le insolvenze di Astra Zeneca, gli aggiornamenti sulle promesse di J&J che non assicura le prime 55 mila dosi, le delocalizzazioni di Pfizer in Romania e il repulisti dei dipendenti “infedeli”.  

Ma intanto intorno al vaccino si rompono sodalizi, patti affettivi e generazionali, amicizie. Sottoporsi significa rinnovare l’atto di fede nella scienza e al tempo stesso rivendicare l’appartenenza al consorzio civile con un gesto di responsabilità nei confronti di se stessi e degli altri. In Gran Bretagna circola una indagine sulla percezione secondo la quale chi non si adegua viene considerato un paria, su Facebook mamme che fanno autodafè per non aver educato i rampolli alla giudiziosa astensione dalla movida, ricattano gli anziani genitori costringendoli al vaccino pena la definitiva separazione dai nipoti,  una influencer rivendica intolleranza armata contro gli eretici disfattisti, filosofi un tanto al chilo suggeriscono persuasioni intensive anche tramite Tso e, prossimamente, la camicia di forza con apposita feritoia per permettere l’inserimento della salvifica siringa.

Quelli che hanno lasciato correre sui tagli alla sanità pubblica, che hanno stretto patti scellerati con il Welfare aziendale subendo la infame fascinazione dei fondi e delle assicurazioni private, che  sono stati zitti quando è stato demolito l’edificio della prevenzione, sono gli stessi che adesso sono pronti  a sacrificarsi e a spendere per conquistarsi il vaccino, considerano “normale” e accettabile che quella che considerano la salvezza sia un brand, un prodotto che deve sottostare alle regole della concorrenza e del mercato, che la ricerca sia al servizio delle case farmaceutiche e la scienza concorra al profitto.

E non a caso l’ostracismo esteso anche a chi è ormai costretto prima di ogni critica a esibire patentino e referenze per evitare l’accusa di negazionismo, la nauseante caccia alle streghe ordinata contro i complottisti, come se di complotti non ne avessimo visti abbastanza come insegna la Grecia, ma pure tutti i popoli oggetti delle campagne di esportazione di democrazia a tutte le latitudini, sono “a cura” di quell’area progressista che ha voluto annettersi al pensiero mainstream, che si è accomodata nelle tane tiepide del neoliberismo e in sostituzione di una tradizione e di una identità che si è negata, cerca di sopravvivere grazie al culto di un nemico, fascistelli prima dell’ammissione al governo e leghisti prima della riesumazione del riconoscimento di costole affini.

Come succede a quelli che hanno bisogno di dotarsi  di  un Cattivo, per potersi raffigurare, in opposizione, come il Buono.


I Competenti: la corte del Re Taumaturgo

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Muoiono solo i vecchi. Macchè, colpisce in maniera più virulenta i giovani. Non chiudiamo le scuole. Le scuole vanno chiuse. I mezzi di trasporto pubblici sono i peggiori focolai. Si può viaggiare tranquillamente, basta osservare il distanziamento. Prevenire i contagi è possibile, con la mascherina. Le mascherine non solo non servono, fanno male. Il virus ha origine animale. No, è evaso da un laboratorio dove i cinesi si attrezzano per diventare padroni del mondo. Non crederete mica che i cinesi abbiano battuto il Covid, è gente che mangia i topi vivi.  Col vaccino siete salvi. Il vaccino non immunizza. Il vaccino non è un vaccino. Gente che ha fatto il vaccino è risultata positiva. Già appena fatto il vaccino mi sentivo più forte.

Non poteva non accadere che in questa età della paura  e dell’incertezza dal cilindro dei grandi prestigiatori non saltasse fuori la granitica e incrollabile determinazione di un Competente cui dare fiducia cieca.

Ma non bastava più un semplice tecnico, un rigoroso amministratore di condominio,  uno scrupoloso ragioniere e curatore fallimentare, ormai serviva un Re Taumaturgo.

Ed eccolo servito, con un certo anticipo sulle previsioni, segno che i tempi per piegare definitivamente il popolo alle esigenze della post democrazia erano stretti, anche se i gestori della baracca si erano assoggettati, in cambio di una mancia condizionata da restituire maggiorata  degli interessi del racket, ai voleri dell’entità sovranazionale, alle imposizioni del padronato, agli appetiti delle multinazionali impegnate a distruggere definitivamente la concorrenza leale di imprese locali che potrebbero sottrarsi alle desiderabili concentrazioni.

Adesso urgeva ricorre ai servizi di qualcuno che esercita un forte ascendente e manifesta esplicitamente una volontà di dominio, costruita sapientemente a tavolino dai  suoi mandanti in modo da attribuirgli una inviolabile autorità e potenza di fuoco.

Tanto è vero che la sua azione negoziale nel corso delle trattative lo colloca in uno  di quei quadri che ritraggono l’imperatore enigmatico e sfingeo, assiso sul trono che accoglie nemmeno troppo benevolmente principi, feudatari e vassalli con i loro doni a dimostrazione di obbedienza, senza aver bisogno di metterli a parte dei suoi  propositi dei guerre e crociate che ha in animo di dichiarare.

E infatti a che servirebbe esibire lo scacchiere della sua strategia,  srotolare la cartina della sua tattica, quando ha già parlato e agito per anni in preparazione delle sue campagne e quando piegarsi a rivelare i suoi propositi alla plebe costituirebbe una prova di debolezza.

L’esigenza dell’alto profilo esige quindi non un praticone, meno che mai un intenditore o un esperto o un tecnico, abile, preparato, provetto, come consiglierebbe il dizionario dei sinonimi, ma un Competente che tiri i fili e i cordoni della borsa di una cerchia di specializzati, che ne so un bancario alle Finanze, un insegnante alla Scuola, un medico alla Salute, un costruttore allo Sviluppo, un tranviere ai trasporti e un ortolano all’Ambiente, dichiaratamente estranei alle modalità e alle istanze della politica che ha mostrato i suoi limiti e la sua inadeguatezza.

Si è esasperata la tendenza già presente in un modo popolato da rischi, la tentazione cioè di concedere una delega in bianco a una minoranza che si è già riservata la detenzione esclusiva dei mezzi di possesso e produzione cognitiva e informativa: manager, economisti, scienziati, magistrati.

E poco importa che abbiano contribuito a determinare certi rischi, da quelli climatici a quelli sociali, a quelli finanziari, che siamo tutti  obbligati a contribuire per ripararli, che sia stato dimostrato che c’è una grande differenza tra quello che sono chiamati a fare e quello che vogliono e sanno fare, adesso vengono incaricati di prodigarsi con la capacità e la competenza delle quali hanno creato ad arte il Bisogno, riproducendosi e autolegittimandosi come indispensabili e insostituibili alla soluzione dei problemi che hanno collaborato a produrre, siano effetti di una epidemia resa incontrastabile dalla demolizione del sistema sanitario, di una ricerca impotente a curare per essersi venduta a interessi speculativi, di una perdita di competenze e poteri di uno Stato retrocesso a ente assistenziale die ricchi e esattore die poveracci, di una democrazia ridotta a quinta teatrale per la commedia della sopraffazione e dello sfruttamento.

Non è un fenomeno nuovo, tanto per fare un esempio calzante, Illich e Maccacaro e Chomsky hanno da anni e anni denunciato la possibilità che si producano patologie e contagi per rispondere a “bisogni” medici/speculativi  artificiali e che vengano nutrite malattie causate da medicinali e cure, in modo da moltiplicare i profitti dei farmaci prodotti per contrastarle.

Così mentre si richiama di continuo l’obbligo di dare fiducia agli esperti della scienza, siamo invitati con una ferma persuasione “morale” a affidarci ai responsabili di scelte economiche e sociali rovinose, così da consegnarci a chi le ha decise in nome della sua impareggiabile “conoscenza” dei problemi, della ormai proverbiale mancanza di valide alternative e della accertata indole naturale a dare il colpo di grazia a soggetti fragili e improduttivi.

Pare che così si sia superata anche quella fase storica contrassegnata dalla crisi di legittimazione, quel fenomeno che si manifestava quando una società diventa così complessa e quindi così vulnerabile che il potere politico sociale e economico non è più in gradi di assicurare a se stesso la sopravvivenza, il consenso e l’obbedienza dei cittadini.

Adesso il susseguirsi di emergenze non richiede il voto, l’espressione della partecipazione, l’appoggio delle rappresentanze, preferendo la scorciatoia incarnata da autorità eccezionali e da figure commissariali. E la perentorietà di questo bisogno di dominio e della sua fatalità fa strage della ricerca delle cause, dell’analisi della realtà confinate negli spazi del complottismo di pochi fanatici avanzi della teoria della cospirazione, come se si potessero chiamare in altro modo i crimini scientemente commessi ai danni della Grecia,   la coazione all’acquisto di titoli e fondi tossici da parte di enti e comuni italiani, la svendita di industrie e dei beni comuni di nazioni condannate alla rovina per aver sperperato.

Dopo anni nei quali ci hanno convinti di vivere nel migliore dei mondi possibili, garantito dai fasti del progresso, adesso che ci viene rivelato che le conquiste della medicina sono annullate dalla condizione degli ospedali, qui come nei paesi depredati dal colonialismo, che i nostri investimenti in finanza creativa che doveva assicurarci la realizzazione di ogni consumo e desiderio ci ha ridotti a marionette spezzate come il Giocatore di Dostoevskij, che alla potenza virtuale dell’accesso alle informazioni e alla tecnologia fa riscontro l’impotenza concreta dell’emarginazione dal processo decisionale, ricorriamo agli autori della grande menzogna per essere riportati alla cruda verità. (continua)


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