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Pandemia, il menù a la carte del potere

French_School_-_Menu_created_by_Auguste_Escoffier_(1846-1935)_for_Children_and_Babies_c_1900_-_(MeisterDrucke-426271)Molte volte mi è capitato di dire che la caratteristica principale di questa epoca potrebbe essere chiamata sindrome della regina rossa, il personaggio di Alice nel paese delle meraviglie che corre a perdifiato senza spostarsi di un millimetro: l’impressione di vivere cambiamenti tumultuosi si scontra con un eterno presente che gira su se stesso. E questo vuole anche dire che non c’è mai una sintesi, mai una soluzione alle antinomie e alle narrazioni che ci vengono presentate quasi che esse non avessero alcun senso e tornano sempre su stesse senza alcun risultato, come se un cappellaio matto avesse assassinato il tempo. Per esempio è un anno che la grande informazione e tutti social invocano e praticano la censura contro chi osa mettere in dubbio la parola dell’Oms, peraltro guidato da un falso laureato. Ma quando questo organismo praticamente pagato dalla fondazione Gates e da Big Pharma e costretto dall’evidenza a dire qualcosa che mette in pericolo la narrazione pandemico – apocalittica, tanta reverenza scompare all’improvviso e i documenti del venerato e venerabile organismo vengono nascosti alla vista del pubblico o relegati in un angolo privo di luce e di visibilità. 

E’ il caso dei famosi tamponi Pcr che l’Oms ha sconfessato due mesi e mese fa, dopo averli imposti all’inizio della cosiddetta pandemia seguendo le raccomandazioni di un gruppo di ricerca virologica (con sede presso l’  Università Charité Hospital, Berlin), con il  sostegno della Bill and Melinda Gates Foundation. Da notare che il Charité è lo stesso istituto dove un gruppo di ricercatori pagati dal governo tedesco si è adoprato oltre un anno fa per fornire le previsioni peggiori possibili sul Covid e dunque permettere la politica di distanziamento e confinamento. Ma non ci facciamo distrarre dall’obiettivo del post. Il 21 gennaio di quest’anno l’Oms ha ritrattato ogni cosa, non ha chiesto scusa, ma è stato assolutamente precisa nella sua retromarcia, arrendendosi a parecchie ricerche il cui risultato non era più contestabile:  ammette un anno dopo che tutti  i test PCR condotti a una soglia di amplificazione di 35 cicli (Ct) o superiore non sono validi  come del resto avevo scritto in questo blog mesi fa proprio sulla scorta di uno studio condotto da l’equipe di uno dei massimi virologi viventi, il professor Dider Raoult. Il fatto è che nel gennaio 2020, in consultazione con il team di virologia dell’ospedale Charité di Berlino, il livello di amplificazione consigliato era di 35 o più cicli. Per citare la principale ricerca che decostruito questa versione: “Se qualcuno viene testato dalla PCR come positivo quando viene utilizzata una soglia di 35 cicli o superiore (come nel caso della maggior parte dei laboratori in Europa e negli Stati Uniti), la probabilità che detta persona sia effettivamente infetta è inferiore al 3%  e  la probabilità di tale risultato è un falso positivo è del 97%   (Pieter Borger, Bobby Rajesh Malhotra, Michael Yeadon, Clare Craig, Kevin McKernan, et al, Critique of Drosten Study )

Questo significa semplicemente che tutti i cosiddetti “casi positivi” confermati nel corso degli ultimi 14 mesi non sono validi. E questo nemmeno significa che sono inaffidabili , vuol dire che non hanno senso perché possono rilevare qualsiasi cosa nei liquidi organici e che dunque tutta la narrazione pandemica, fondata su test sbagliati e sull’equazione positivi = malati non ha il minimo senso. Tuttavia questa ovvia conclusione non viene mai tirata: il discorso rimane in sospeso, si ferma prima di arrivare a contestare tutto l’im pianto narrativo medico della pandemia.  Dovrebbe essere invece chiaro e gridare vendetta che è proprio da “stime non valide” che arrivano i numeri di contagiati e morti citati incessantemente 24 ore su 24, 7 giorni su 7 dai media nel corso della “Prima ondata” e della “Seconda ondata”, un ,lugubre armamentario  utilizzato per alimentare la campagna della paura e giustificare così tutte le misure anticostituzionali e liberticide prese dai governi. Perché dunque verità tanto evidenti verrebbero sottaciute sottaciute se non ci fosse una qualche disegno nello sfruttamento della pandemia? Se non si volesse a tutti i costi la pandemia e il governo di eccezione?  Dubito che avremo mai una risposta,. 


Covid, l’Africa rivela la mistificazione

Picture-1-2Quello che una volta si chiamava il continente nero fornisce la prova delle mistificazioni pandemiche, ma anche della tracotanza di una scienza che surrettiziamente vuol far credere all’uomo della strada di essere onnipotente, che in realtà procede a tentoni, incapace di dare quelle risposte che fa credere di avere, trascinata brutalmente com’è dal denaro. Quando il 14 febbraio del 2020 fu segnalato il primo caso di Covid in Egitto subito si pensò che ci si sarebbe trovati di fronte a un disastro da Covid tanto che l’Oms mise quattro paesi sub-sahariani in una lista “Top 13” di pericolo globale a causa dei collegamenti aerei diretti con la Cina, cosa che detto per inciso disturbava molto Washington. Scrivendo per The Lancet, due scienziati dell’Africa Center for Disease Control hanno delinearono una catastrofe: “Senza cure né vaccini e senza un’immunità preesistente, l’effetto del Covid 19 potrebbe essere devastante a causa delle molteplici sfide sanitarie che il continente deve già affrontare: rapida crescita della popolazione, aumento dei movimenti di persone; malattie endemiche esistenti, patogeni infettivi riemergenti ed emergenti e aumento dell’incidenza delle malattie non trasmissibili”

Molti esperti annunciavano il peggio e prevedevano che l’Africa avrebbe potuto trasformarsi in una spirale di morte. “Il mio consiglio per l’Africa è di prepararci al peggio e dobbiamo fare tutto il possibile per eliminare il problema alla radice”,  avvertì nel marzo 2020 Tedros Adhanom Ghebreyesus, il  direttore generale dell’Oms, che fece una previsione secondo la quale entro la primavera 44 milioni di africani sarebbero morti mentre la Banca Mondiale pubblicava  una mappa del continente colorata di rosso sangue, avvertendo che il peggio stava arrivando. Tutto questo pareva avere un qualche senso visto che la popolazione africana rappresenta il 63 % della povertà estrema, nel mondo, che vive in mezzo alle guerre e ai regimi imposti dall’occidente per favorire la rapina di risorse e di certo non gode di eccellenti presidi sanitari. Ma il disastro preannunciato e immesso nella narrazione angosciosa non è mai arrivato e anzi l’Africa è emersa come il continente di gran lunga meno colpito con 4 milioni di casi e 107 mila morti presunti (su 1 miliardo  e 350 milioni di persone) quasi tutti concentrati nella parte settentrionale del continente. Siamo tra lo 0,5 e i 25 morti per milione: in Italia anche prendendo la cifra più altra avremmo dovuto avere al massimo 1500 morti.  E questo con la percentuale di gran lunga più bassa di vaccinazioni e con confinamenti ridotti al minimo. Per fare un paragone l’Europa ha 39 milioni di casi con assai meno della metà della popolazione 

Parrebbe un mistero. Potremmo pensare  che le popolazioni nere abbiano per qualche ragione genetica, una resistenza maggiore al coronavirus, ma così non è perché altrove come per esempio in Usa sono invece tra quelle più colpite anche a causa della situazione socioeconomica in cui vivono: “è davvero sbalorditivo vedere – ha detto Maarit Tiirikainen, una ricercatrice in campo bioinformatico –  come l’Africa stia andando così bene, mentre negli Stati Uniti e nel Regno Unito, le persone di discendenza africana stanno andando così male”.  Potremmo anche dire che l’età media degli africani, meno della metà di quella degli europei o comunque dei Paesi sviluppati, potrebbe avere un ruolo nella rarità dei decessi, ma per esempio il Giappone che ha la popolazione più anziana del mondo è una di quelle aree che ha avuto pochissime vittime anche in presenza di confinamenti ridotti veramente al minimo. Qualcuno ha persino tirato fuori il fattore climatico favorevole dimenticando che esso non ha favorito per nulla altre aree tropicali come quelle del Sud America. Insomma il fenomeno Africa rimane inspiegato, anche se alcuni dementi si ostinano a cercare le più stravaganti e grottesche spiegazioni chiamando persino in causa quel po’ di geni che abbiamo ereditato dai Neanderthal e che ci farebbero più sensibili al covid, cosa che anche evolutivamente appare  una solenne stronzata.  Insomma qualsiasi elucubrazione, anche la più bizzarra e ridicola  va bene pur di evitare di prendere in esame la possibilità più concreta, ovvero che proprio la scarsa organizzazione sanitaria dell’Africa, spesso divisa non solo fra Paesi, ma anche tra molte diverse organizzazioni non ha permesso il massiccio e truffaldino trasferimento delle normali patologie al Covid come è successo in occidente dove sono miracolosamente scomparse da un  giorno all’altro tutte le altre affezioni virali e dell’apparato respiratorio che affliggono l’umanità da millenni.  .

Potremmo domandarci perché il minor numero di casi in assoluto nel continente, come accertato da organismi internazionali, si siano verificati proprio nei Paesi cone Tanzania e Burundi  che si sono rifiutati di imporre segregazioni e mascherine e i cui presidenti sono misteriosamente morti dopo aver abiurato alla fede pandemica. In generale vediamo che l’Africa che si affaccia sul Mediterraneo, nella quale la sanità è più organizzata e spesso con referenti nell’Europa occidentale, ha molti più casi e più morti.

Chi è davvero il virus? 


Senza Speranza: blocchi oltre il 6 aprile, mentre anche l’Oms sconfessa i lockdown

Davvero non ci si può credere,  o meglio non posso credere che la gente ci caschi ancora: il ministro Senza Speranza annuncia che sta valutando la prosecuzione delle misure di confinamento oltre il 6 aprile, e indovinate per quale motivo:  «per non vanificare i sacrifici che stiamo facendo». E ‘ un anno che di mese in mese veniamo chiamati a fare altri sacrifici per non vanificare quelli precedenti, ma senza alcun risultato visto che poi le ondate di supposta pandemia si susseguono incessanti e se possibile peggiori di prima, almeno nella narrazione ufficiale. Et pour cause visto che l’epidemiologia non contempla l’utilità dei confinamenti durante le epidemie diffuse, ma stupisce  che si continui ad usare la stessa  argomentazione  senza  costrutto e senza efficacia,  che le persone di stufino di essere raggirate in maniera così continuativa e grossolana. In Gran Bretagna si parla ormai delle “due settimane più lunghe della storia” visto che esattamente un anno fa il governo inglese disse  che occorrevano due settimane per appiattire la curva e invece è passato più di un anno ormai e la curva si è appiattita solo quando i confinamenti sono stati allentati.

Del resto dalla Bielorussia alla Svezia, alla Florida, dal Nicaragua alla Tanzania, tutte nazioni o stati dove le restrizioni sono state minime e dove si sono avuti meno decessi rispetto alle aree dove invece si è stati molto più severi: le prove sono ormai chiare e inconfutabili,  il “Covid”, qualunque cosa significhi in termini reali, non è influenzato dai blocchi. Invece mettere l’intera popolazione agli arresti domiciliari non giova affatto alla salute pubblica, anzi è assolutamente controproducente perché i danni causati dalla chiusura delle imprese, dalla limitazione dell’accesso all’assistenza sanitaria, dal  rinvio di cure e diagnosi , dal  rinvio di interventi chirurgici , dall’aumento della depressione, dall’aumento della  disoccupazione e dalla povertà di massa producono più morti della malattia e sono morti che pesano sui governi, non sui virus isolati o meno. Il dottor David Nabarro, inviato speciale dell’Organizzazione mondiale della sanità per Covid-19, così si espresso sui confinamenti nell’ ottobre  scorso: Noi dell’Oms non sosteniamo i blocchi come mezzo principale di controllo del virus … guarda solo cosa è successo all’industria del turismo … guarda cosa sta succedendo ai piccoli agricoltori … un raddoppio della povertà mondiale entro il prossimo anno. Potremmo avere almeno un raddoppio della malnutrizione infantile … Questa è una terribile, orribile catastrofe globale “. Ma l’Oms non era il faro ispiratore di questi briganti  pandemici?

Troppo spesso di fronte ai fallimenti e alle aporie della narrazione i media  parlano di “valutazioni errate” o “errori” o “incompetenza”, o dicono che i governi “sono stati presi dal panico” o hanno “reagito in maniera eccessiva” Ma questa è una sciocchezza, anzi una scusa perché il potere e i poteri non si sono affatto sbagliati, non hanno avuto paura, ma semmai hanno espresso un incredibile cinismo: tutta la sofferenza e i decessi causati dal blocco erano del tutto prevedibili e sono stati deliberatamente imposti per ragioni che non hanno nulla a che fare con l’aiutare le persone, ma molto con la necessità di controllarle. Fare sacrifici per evitare altri sacrifici nonostante il continuo fallimento di questa assurda strategia dimostra che l’agenda del blocco non era la salute pubblica, ma piuttosto la tensione verso la “nuova normalità” feudale, In nome di questo siano stati fermati per due settimane  che sono durate 365 giorni e che rischiano di raddoppiare. Se anche volessimo dire che si sono commessi errori, come giustificare la diabolica perseveranza? Basta farsi prendere in giro da Speranza & socio o almeno se proprio non riusciamo a superare lo choc chiediamo che usino pretesti più credibili. Su  un po’ di fantasia, con tutto quello che vi siete inventati… 

 


La leadership dell’obbedienza

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Cerca la differenza tra “Nel giorno in cui l’Italia supera le centomila vittime per la pandemia è il momento di fermarsi in segnao di rispetto per il dolore, i lutti e le lacerazioni che colpiscono così tanti fra noi. Il Covid-19 è un nemico invisibile che ci ha colpito a sorpresa, è entrato nei nostri corpi, nelle nostre vite, ed ha portato morte e devastazione come mai avvenuto dalla fine della Seconda Guerra Mondiale” oppure  “La nostra Spoon River.Il virus ha ucciso 261 persone al giorno in media, quasi ottomila al mese. …Il conto dei morti di Covid-19 ha superato quota centomila già molte settimane fa, in realtà. I numeri ufficiali, infatti, non tengono conto del fatto che moltissime persone si sono ammalate di Covid-19 senza avere accesso a un test diagnostico”, o anche  “La pandemia non è ancora sconfitta ma si intravede, con l’accelerazione del piano dei vaccini, una via d’uscita” così Mario Draghi è tornato a rivolgersi agli italiani   dopo i discorsi in Parlamento e lo ha fatto nel giorno in cui l’Italia ha superato i 100 mila morti per il Covid 19….per dare al Paese un segnale di leadership mentre varcava una soglia simbolica di dimensioni spaventose”. 

L’istanza di ogni regime: un partito unico al governo, un sindacato unico a negoziare le rivendicazioni delle corporazioni ammesse a trattare coi padroni  e un giornale unico ha trovato soddisfazione come mai prima. I brani che ho riportato aprono i quotidiani  Gedi e il Manifesto che in  prima esibisce il suo status come fosse un “io sono” di Facebook: un giornale di cui ti puoi fidare, rivoluzionario, eretico e controcorrente.

Lo so, vi ho messo in difficoltà, la chiave interpretativa che può aiutarvi sta tutta nella citazione a conferma del velleitarismo di un organetto di stampa che dimostra la sua superiore difformità, uniformandosi senza esitazioni alla narrazione mainstream ma facendo ostensione lirica del povero Lee Masters già peraltro saccheggiato nei social ogni 2 novembre.

Dati platealmente manipolati, test inutili, come ora ammette anche l’Oms, e che  generano una quantità abnorme di falsi positivi gonfiando i numeri dei “contagiati”, l’impiego a livello mondiale di farmaci sbagliati e perfino mortali, tutto viene aspirato dalla spirale del silenzio o trattato nella centrifuga globale della manipolazione.

Ormai è abusato ogni richiamo non solo al buonsenso ma pure alla statistica, scienza proverbialmente inesatta come ha accertato Trilussa ben prima di Blangiardo. Solo che qui a dover essere messa in dubbio non è la ripartizione del famoso pollo ma l’attribuzione dei morti a una patologia, operazione inane visto che si continuano a non effettuare autopsie, visto che i tamponi non distinguono i vari Covid (se uno si chiama 19 un motivo ci sarà), visto che a tutti i frequentatori della rete è capitato un congiunto o un conoscente caduto dall’impalcatura, in crisi cardiaca, malato di cancro cui sono state negate le cure di routine, che, lasciato languire in pronto soccorso  esposto a contagi e infezioni ospedaliere, è stato infine conferito in un reparto Covid, prontamente arruolato tra gli appestati, e qualcuno morto solo come nei lazzaretti della peste nera.

Poco vale che il responsabile del programma per le emergenze sanitarie dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Michael Ryan, dichiari che il 10% della popolazione mondiale (pari a circa 780 milioni di persone) sarebbe  già stato infettato da Sars-Cov-2, secondo i calcoli  effettuati utilizzando le rilevazioni della sieroprevalenza di tutto il mondo. E che grazie a questa stima il tasso di letalità effettivo sarebbe pari allo 0,14%, decisamente inferiore a quello dell’Asiatica (0,40%) e probabilmente a quello dell’influenza di Hong Kong, comunque in linea con le normali influenze stagionali (circa allo 0,10%).

Visto che è stato oltrepassato ogni limite morale e scientifico, la divisione tra morti di Covid e morti con Covid, affetti da patologie preesistenti, colpiti dalle infezioni ospedaliere, curati con farmaci sbagliati o abbandonati, già vulnerabili e esposti per via delle particolari condizioni dei territori di residenza, abbandonati a casa senza terapie salvo la tachipirina oggi dichiaratamente nefasta,  viene trattata dalla stampa, dalle autorità e da larga parte dell’opinione pubblica narcotizzata, come una indecente manifestazione di barbarica e primitiva negazione dell’attendibilità indiscutibile e indiscussa della comunità scientifica e di irresponsabile e ingrato disconoscimento dell’azione demiurgica  dei promotori delle doverose restrizioni, ridotti all’impotenza dalla forza apocalittica e incontrastabile del virus.

Come dar loro torto? Il Covid possiede davvero una energia  sovrannaturale se ha permesso, autorizzato e legittimato tutto quello che prima non era possibile e sopportabile: costruzione di una gerarchia di diritti in modo che quello alla salute potesse cancellare gli altri, concessione di poteri e competenze eccezionali a organismi “privatistici” in sostituzione del sistema parlamentare e della rappresentanza, ricorso a legislazione speciale, censura sulle informazioni, repressione di scioperi e manifestazioni che esigevano il rispetto di standard minimi di scurezza, sanzioni contro medici che non intendevano adeguarsi alla vulgata del terrore, assimilando a inadempienza o reato la volontà di rispettare il giuramento di Ippocrate, curando i pazienti secondo protocolli autonomi.

Quello che prima era improbabile è diventato inevitabile e chi osa sospettare la non casualità delle risposte che sono state messe in atto a contrasto dell’epidemia è soggetto ad anatema, vuoi per l’esigenza di far dimenticare il passato che ci ha portato fin qui, vuoi per nascondere le malefatte recenti: a marzo dell’anno scorso si è preventivata la realizzazione tempestiva di oltre 4mila posti aggiuntivi in terapia intensiva ma a fine anno per ammissione delle stesso Arcuri prima della detronizzazione ne erano stati attivati sull’intero territorio nazionale meno di un terzo, grazie al concorso di colpe di esecutivo e regioni, vuoi per ridare sempre rinnovato vigore alla obbligatorietà del ricorso al vaccino come unica soluzione, combinata comunque con il prolungamento della vigenza di restrizioni e imposizioni: mascherine, lockdown, distanziamento, sicchè la fine dell’emergenza è diventata solo un comma del Milleproroghe cui guardare come a una illusoria fata morgana.  

E mentre gli scherani sguinzagliati dal mammasantissima di Palazzo Chigi, Boeri e Perotti, “studiano” cosa è andato storto finora nelle somministrazioni, mentre l’Europa predispone il format del suo passaporto vaccinale, mentre Trenitalia rassicura i passeggeri Cartafreccia annunciando che i passeggeri dei Frecciarossa Milano-Roma dovranno recarsi in stazione almeno un’ ora prima per sottoporsi a tampone rapido della Croce Rossa, mentre l’enigmatica sfinge interrompe il silenzio per minacciare severità aggiuntive e incrementare l’intensità dei cromatismi regionali, mentre si moltiplicano le denunce di effetti collaterali, mentre si potrebbe sorridere per via di Grandi Eventi vaccinali promossi grazie alla mobilitazione dei corpi separati che vanno deserti perché – a Bergamo e a Brescia – la catena della comunicazione si è interrotta e gli aspiranti alla salvezza non sono stati allertati, ecco che come un fulmine arriva sui credenti in attesa  la notizia del malumore della Von  Der Leyen per le insolvenze di Astra Zeneca, gli aggiornamenti sulle promesse di J&J che non assicura le prime 55 mila dosi, le delocalizzazioni di Pfizer in Romania e il repulisti dei dipendenti “infedeli”.  

Ma intanto intorno al vaccino si rompono sodalizi, patti affettivi e generazionali, amicizie. Sottoporsi significa rinnovare l’atto di fede nella scienza e al tempo stesso rivendicare l’appartenenza al consorzio civile con un gesto di responsabilità nei confronti di se stessi e degli altri. In Gran Bretagna circola una indagine sulla percezione secondo la quale chi non si adegua viene considerato un paria, su Facebook mamme che fanno autodafè per non aver educato i rampolli alla giudiziosa astensione dalla movida, ricattano gli anziani genitori costringendoli al vaccino pena la definitiva separazione dai nipoti,  una influencer rivendica intolleranza armata contro gli eretici disfattisti, filosofi un tanto al chilo suggeriscono persuasioni intensive anche tramite Tso e, prossimamente, la camicia di forza con apposita feritoia per permettere l’inserimento della salvifica siringa.

Quelli che hanno lasciato correre sui tagli alla sanità pubblica, che hanno stretto patti scellerati con il Welfare aziendale subendo la infame fascinazione dei fondi e delle assicurazioni private, che  sono stati zitti quando è stato demolito l’edificio della prevenzione, sono gli stessi che adesso sono pronti  a sacrificarsi e a spendere per conquistarsi il vaccino, considerano “normale” e accettabile che quella che considerano la salvezza sia un brand, un prodotto che deve sottostare alle regole della concorrenza e del mercato, che la ricerca sia al servizio delle case farmaceutiche e la scienza concorra al profitto.

E non a caso l’ostracismo esteso anche a chi è ormai costretto prima di ogni critica a esibire patentino e referenze per evitare l’accusa di negazionismo, la nauseante caccia alle streghe ordinata contro i complottisti, come se di complotti non ne avessimo visti abbastanza come insegna la Grecia, ma pure tutti i popoli oggetti delle campagne di esportazione di democrazia a tutte le latitudini, sono “a cura” di quell’area progressista che ha voluto annettersi al pensiero mainstream, che si è accomodata nelle tane tiepide del neoliberismo e in sostituzione di una tradizione e di una identità che si è negata, cerca di sopravvivere grazie al culto di un nemico, fascistelli prima dell’ammissione al governo e leghisti prima della riesumazione del riconoscimento di costole affini.

Come succede a quelli che hanno bisogno di dotarsi  di  un Cattivo, per potersi raffigurare, in opposizione, come il Buono.


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