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L’Oms offre nuove pandemie: l’illusionismo del potere

Difficile immaginare un complotto più grande di quello teso a fare del pensiero critico una mera manifestazione complottista con addirittura un aspetto psichiatrico sul quale recentemente si sono esercitate le più belle menti da ammasso mediatico del Paese. Ciò che al tempo della guerra fredda veniva attribuito in maniera piuttosto fantasiosa ai regimi comunisti sta invece diventando una realtà in occidente dove criminalizzazione e patologizzazione del dissenso sono ormai moneta corrente e vengono combattute eliminando man mano la libertà di parola. Del resto l’espressione teoria del complotto ha un ‘origine illustre, risale all’assassinio di Kennedy e indicava chi non credeva alla versione ufficiale ovvero che il presidente fosse stato assassinato da un singolo pazzoide di nome Oswald, opportunamente fatto fuori  a 48 ore dall’attentato. Chi non credeva a questa tesi priva di senso era appunto complottista, mentre chi ci crede ora è trattato e giustamente da idiota. Tanto per dire. Ma è stato dalla caduta del muro di Berlino che la crisi dell’unione sovietica e l’affermazione del neoliberismo hanno trasformato la teoria del complotto in  un’arma contro il dissenso che poi è diventata di uso quotidiano a partire dall’11 settembre in poi, quando ciò che si doveva nascondere diventava sempre più pesante e lo si poteva fare solo con dosi sempre maggiori di illusionismo .

Il gioco è stato abbastanza facile perché si poteva sempre partire da posizione estreme e prive di qualsiasi credibilità, come quella di un potere segreto detenuto da extraterrestri o da illuminati che sono al comando dal tempo dei Sumeri e via dicendo, insomma una serie di stravaganze tipiche della subcultura americana: occorreva solo aggiungere a queste fiabe le critiche serie alle verità ufficiali per farle sprofondare in un universo ai confini della realtà, dietro lo specchio di Alice, anche utilizzando parole chiave come appunto complottismo, fake news  o da quest’anno negazionismo, in modo da far scattare riflessi pavloviani. Oggi la critica al cosiddetto complottismo si basa in sostanza sulla negazione dell’esistenza di cosiddetti  “poteri forti” che contribuiscono a determinare gli avvenimenti, che hanno ben precisi interessi nella trasformazione della vita sociale ed economica, che sono in grado condizionare l’opinione pubblica, nonché di nascondere le loro tracce. Ora è facile prendersi gioco di queste tesi anti complottiste, dal momento che la storia umana funziona esattamente così, è una dialettica e uno scontro fra interessi e visioni, gruppi e classi, diverse posizioni di potere che tendono a collegarsi tra di loro e fare gioco di squadra anche quando sono apparentemente distanti. Vedere tutto questo sotto la luce del “complotto” da respingere è una cosa da stupidi e dunque assolutamente omogenea a chi fa uso e abuso di questa teoria dell’assoluta banalità e visibilità  degli eventi. Sarebbe anche facile smontare tutto questo semplicemente mostrando che ciò che ieri era complotto adesso è una verità accertata o comunque una tesi consistente, ma c’è soprattutto una difficoltà logica in questo universo concentrazionario: come si stabilisce se siamo di fronte a una teoria complottista o a una semplice interpretazione dei fatti? Non c’è modo di farlo perché secondo le definizioni più diffuse la ricostruzione complottista è critica rispetto alla verità accettata dall’opinione pubblica. Dunque il serpente si morde la coda, perché alla fine non si parla più di fatti, ma di percezioni da parte di una entità astratta come l’opinione pubblica, ammesso che esista che è condizionata dagli stessi media che decidono cosa è complottismo e cosa verità. .

Ora vi chiederete perché tutta questa pappardella per molti versi scontata: ma semplicemente perché al tempo del coronavirus per non essere complottisti occorrerebbe accettare l’assurdo e negare che le vele della pandemia siano gonfiate da ben precisi interessi, quando essi invece non solo palesemente esistono, ma vengono persino esposti e teorizzati da parte dei principali attori economici, come ad esempio Klaus Schwab, fondatore e direttore esecutivo del World Economic Forum ad pubblicare a luglio un libro complottista: Covid 19 il grande Reset”, nel quale si spiega dove i potentati economici vogliono portarci e di quanto il coronavirus abbia accelerato questi processi E di fronte al rappresentante dell’Oms al G20 di qualche giorno fa ha fatto finte previsioni, scientificamente prive di qualsiasi senso, ma che hanno in realtà il sapore di un preciso cronoprogramma, peraltro già nelle linee guida di alcuni Paesi  : l’uomo al servizio di Tedros e di Bill Gates ha sostanzialmente detto che questo virus non sarà l’ultimo (come fa a saperlo? Forse li ha già in laboratorio ?),  che ci saranno più pandemie e solo le vaccinazioni, le mascherine  e i generosi contributi al  bilancio dell’Organizzazione mondale della sanità ci salveranno. Ha anche promesso una nuova ondata di Covid a gennaio, e poi un’altra, , magari di Covid 21 come dice il commissario francese alla pandemia, e così via fino a quando la terra non sarà seppellita di vaccini. Ma anche fino a quando non sarà stata depauperata della libertà, del lavoro e dei diritti e non si sarà instaurato una sorte di regime semi militare. Di fronte a tanta sfacciataggine si tocca con mano l’esistenza di un piano, a una sorta di obiettivo di massima che viene mano mano messo a punto basandosi sulla risposta delle vittime: meno queste reagiscono, più sarà possibile spogliarle dei loro diritti. Non è un progetto messo in piedi da elfi in una fortezza o da grandi vecchi, è una ricetta assolutamente già scritta  nel libro del neoliberismo per il quale finalmente si è trovato l’ingrediente adatto.


L’incenso dei chierichetti

Sì, è indecente, ma anche spassosa la voglia di censura che sa solo aggredire e per rendersene conto basta leggere tutte le reazioni della stampa italiana al successo ottenuto da un documentario francese, Hold Up, che demistifica molte “verità” della pandemia:  fiumi di indignate parole contro questo “complottismo” e ” negazionismo”,  ma non uno, dico non un solo argomento portato a confutare ciò che si dice nel documentario. Il che conferma la natura isterico – fideistica della pandemia che si regge esclusivamente su alcuni grossolani equivoci sanitari che la classe medica per interesse o per paura non svela e che i media traghettano dall’assurdo alla realtà facendo finta di considerare sacra l’opinione di cosiddetti esperti, nonostante le loro giravolte, in nome della scienza. Certo ci sarebbe da riflettere sui grandi sacerdoti di tale scienza che mentre lapida i più esperti virologi che fanno ricerca attiva – come Raoult, ma anche tantissimi altri apparentemente neutri, ma  che a conoscere i codici comunicativi fanno trasparire i loro dubbi – accredita le parole e le distopie di alcuni grandi prelati della pandemia come Bill Gates a stento laureatosi in informatica, non certo in medicina  e che senza le conoscenze e i soldi di mammina sarebbe un signor nessuno e non il secondo uomo più ricco del mondo, Tedros Adhanom Ghebreyesus, capo dell’Oms un etiope che finge una laurea in medicina presso un’università che esisteva solo sulla carta  e Antony Fauci un ultraottantenne che 40 anni fa promise un vaccino anti Hiv, a cui non non è mai arrivato e che è stato sempre più che uno scienziato un collettore di finanziamenti, una sorta di lobbista del vaccinismo. Uno di quegli uomini che sembra incarnare ciò che diceva Aldous Huxley: “La medicina ha fatto così tanti progressi che ormai nessuno è sano”. Che è poi i concetto guida di Big Pharma.

Da loro a stento compreremmo una macchina usata, ma ogni loro parola è un macigno inamovibile se si tratta di coronavirus. E se anche i sacerdoti di rango inferiore che dovrebbero diffondere il loro verbo dicono un giorno una cosa e il giorno dopo un’altra (ma capisco che è difficile dover lavorare di fantasia) o dicono cose che non possono comunque sapere ( vedi le seconde e terze ondate, annunciate e regolarmente provocate a suon di test fasulli) non è possibile mettere in dubbio la loru teologia pandemica: Credo in solo virus onnipotente, sparso così cielo così in terra…  Essi possono permettersi di violare il principio di non contraddizione e qualsiasi altra regola logica senza che i profani possano dire di vedere il re nudo e similmente a una religione tutto ciò che essi non possono spiegare è vero sebbene sia un mistero. Al fondo è una questione di imbarbarimento culturale che nasce dallo strapotere assunto dall’estremo occidente americano, ma esso fa sì che si assista al costante scivolamento verso forme di condizionamento della politica da parte di soggetti non eletti, del tutto estranei alla rappresentatività popolare e democratica, i cosiddetti tecnocrati che hanno finito con l’erodere le conquiste sociali ottenute da intere generazioni. Costoro erano i custodi dei “vincoli esterni” di tipo economico che di fatto hanno svuotato la politica di ogni significato. Ma è abbastanza naturale che una volta accettato questo, il processo sia alla fine  degenerato in scientocrazia che consiste nell’affidare le decisioni a un gruppo di illuminati che hanno in mano la verità in tutti i sensi e che decidono della vita di ciascuno in ogni suo aspetto. Chi davvero teme di morire è già morto.

Sarebbe davvero fuori luogo ricordare che la scienza moderna è figlia del dubbio cartesiano e non della certezza, che dove esiste certezza assoluta, là non esiste nemmeno la scienza perché essa è nella sua essenza negazionista visto che ogni concetto è vero solo nella misura in cui può essere falsificato. Sarebbe davvero un po’ troppo per i chierichetti mediatici del rito pandemico che si limitano a recitare formule esattamente come quelli di tanti anni fa che imparavano il messale latino a memoria senza capirne nulla, ma il prete spiegava loro che non importava capire, che bastava agitare il turibolo in modo da far uscire abbastanza fumo. Ora capite perché la censura viene esercitata sui social attraverso la semplice cancellazione dei siti senza nemmeno faticare a dare spiegazioni o viene affrontata parole chiave come complottismo e negazionismo senza affrontare alcuna argomentazione: semplicemente non possono farlo perché la pandemia è una fede che non va e non può essere discussa. E infatti la politica di Goggle è quella di negare qualsiasi validità ad affermazioni che vanno contro ciò che dice l’Oms, vale a dire un istituto privato , finanziato da Gates e da Big Pharma, alla cui testa c’è un falso laureato in medicina. Descendat super vos coronavirus, Amen.

 


Strangolamento lento

Dopo che stavamo tutti per morire adesso si vuole riaprire ogni cosa dal 3 dicembre affinché tutti rivivano per un po’ , magari perché il virus più capriccioso della storia ha deciso di prendersi la settimana bianca e quindi si chiudono le stazioni sciistiche. E poi terza ondata. Se qualcuno si stupisce di questa insensatezza delle misure, delle contraddizioni e dei contrordini allora dovrebbe cominciare ad aprire gli occhi e rendersi conto che la narrazione pandemica è tutta basata su una falsa equazione, ovvero quella tra positivi al test Pcr e malati. Ma non è affatto così, questi test sono del tutto fuorvianti ( vedi Manuale di difesa: il raggiro dei tamponi spiegato bene) ma possono essere facilmente gestiti per aumentare a dismisura i cosiddetti infettati dando alla pandemia dei numeri del tutto fasulli. E non solo, ma servono anche ad aumentare artatamente il numero dei decessi per Covid, La causa di morte era definita dallo stesso Oms“la malattia o la lesione che ha avviato il treno di eventi che hanno portato direttamente alla morte” ma ora tutto è cambiato e le istruzioni ufficiale del Cdc americano  e degli analoghi presidi di moltissimi altri Paesi soprattutto occidentali sono di pompare l’epidemia : “ci si aspetta che le regole per la codifica e la selezione della causa facciano sì che il Covid 19 sia la causa principale il più delle volte”. E se non ci credete leggetevi questo agghiacciante documento ufficiale dell’Istituto di statistica sanitaria americano:  in soldoni vuol, dire che se prima avevate un cancro terminale e un virus o un germe qualsiasi vi davano il colpo di grazia eravate morti per cancro. Ora se il malato terminale è positivo al test è morto di Covid, punto e basta.

Ora è fin troppo chiaro che l’uso improprio dei test e il ribaltamento dei protocolli usati fino a un anno fa per stabilire le cause della morte non sono frutto di errori o di fraintendimento sono frutto di una strategia intenzionale da parte dei governi – supportati dai media dominanti e da consigli scientifici prostituiti ai profitti dell’industria sanitaria – per giustificare misure eccessive e assurde, per forzare la caduta dei diritti costituzionali, negare in via definitiva la libertà di parola e accelerare la distruzione di larghi settori di economia renitenti alla concentrazione globale e multinazionale con il pretesto di una pandemia basata su una serie di test Pcr positivi, e non su un numero reale di pazienti e di malati. La morte però deve essere veloce, ma non può  essere immediata per ragioni di contabilità e ordine pubblico. Così la pandemia procede a fisarmonica: si strangola per un po’ e si allenta il laccio perché la vittima tiri un po’ il fiato, poi si stringe di nuovo e così via fino al decesso finale, naturalmente segnalato come morte dell’economia da Covid. Purtroppo trent’anni di distruzione della cultura politica oltre che della cultura tout court rendono quasi impossibile suscitare una reazione efficace delle vittime e addirittura proprio la aree più critiche nei confronti del sistema sono quelle che sono cascate mani e piedi in questa narrazione.

La situazione è tale che contestare in maniera scientifica e incontrovertibile la pandemia diventa negazionismo e intravvedervi uno scopo che non ha niente di sanitario, a parte i giganteschi affari sui vaccini non sperimentati, diventa complottismo: possibile che nessuno sappia che è stato proprio Klaus Schwab, fondatore e direttore esecutivo del World Economic Forum ad pubblicare a luglio un libro complottista: Covid 19 il grande Reset” ( se volete leggerlo potete scaricarvelo da qui ) in cui la pandemia viene vista un’occasione imperdibile per far sì  “le aziende private diventino custodi della società” e per varare progetti strategici per promuovere organismi geneticamente modificati , proteine ​​prodotte in laboratorio che già si sono rivelate fallimentari, e prodotti farmaceutici e chimici industriali come soluzioni sostenibili per problemi di dieta e salute, ma anche  partenariati che includono i più grandi attori nella raccolta di dati, telecomunicazioni, produzione di armi, finanza, prodotti farmaceutici, biotecnologia e industria alimentare. Basta leggere. E vediamo benissimo come in questi mesi si sia realizzata per intero l’alleanza tra Big Pharma e Big Tech, producendo una soffocante censura. Del resto sono ormai parecchi anni che un’epidemia viene invocata come chock per un cambiamento che in situazioni normali non si potrebbe ottenere. Ma non c’è bisogno di aspettare che ci sia una vera e terribile pandemia, basta semplicemente evocarla mediaticamente, perché ormai la vera realtà in cui si vive è la narrazione , mentre la realtà sottostante è solo un’ipotesi.


Kill Bill Gates

Non sappiamo che ruolo abbiano avuto Bill Gates e la sua fondazione nel promuovere la cultura pandemica con i suoi distanziamenti sociali, la paura dell’altro, la sottomissione a una scienza autocratica  e la miracolistica fede vaccinale, imposta fin da subito, quando ancora nulla si sapeva sul Covid, tutte cose che sembrano costituire l’approdo antropologico del neoliberismo, ma di certo Gates è uno degli uomini simbolo sui cui si è imperniata la visione edenica del nuovo ordine, che ha ci ha portato a questa disfatta umana, uno dei suoi miti fondativi. E’ stato il ragazzo dei garage che con mezzi modesti arriva ad essere uno dei padri della rivoluzione informatica, poi per molti anni l’uomo più ricco del mondo e infine il Cincinnato che lascia l’arena per dedicarsi e, grazie a un numero di miliardi superiore al Pil di non pochi Paesi, si dedica a fare del bene con i vaccini, cosa che naturalmente lo ha reso un eroe della sua specie di uomo, soprattutto perché vengono tenuti nascosti i fallimenti (vedi quello con la vaccinazione antipolio che ha rinvigorito la malattia oppure la cacciata da parte del governo indiano) e tutti gli affari che si nascondono dietro questa beneficienza. Ma a parte la ricchezza spropositata, quasi nulla di questo quadretto è vero, anzi si tratta di un mito completamente costruito. Intanto  i ragazzi dei famosi garage, Bill. il suo amico Allen, Steve Jons e Wozniak erano tutti rampolli di famiglie ricche o comunque agiate che proprio per questo si potevano permettere di spippolare sulle rudimentali macchine elettroniche e di trascurare la scuola e il college, cosa che certamente altri non potevano fare. In realtà sono stati quasi tutti uomini di affari più che informatici: pare addirittura che Jobs non abbia mai scritto una riga di codice in vita sua mentre la sua fortuna deriva dall’intuizione di comprare dalla Rank Xerox un’interfaccia grafica da adattare al MacIntosh. Insomma sono passati come simbolo di una terra promessa a tutti purché “affamati” mentre in realtà erano il sintomo di una incipiente maggiore disuguaglianza.

Qualcuno ha scritto che Gates sarebbe nipote di quel Frederick Taylor Gates (1853-1929), pastore battista e  co-azionista della Standard Oil,  intimo consigliere di John D. Rockefeller, per il quale inventò il sistema di “donazioni filantropiche” esentasse e deducili dai redditi, che poi il suo discendente avrebbe usato in maniera massiccia oltre ad essere sostenitore di tesi maltusiane ed eugenetiche che furono lodate da Hitler e di cui si intravvede qualche sinistro bagliore anche in Bill. Ma non vero, pare che non ci sia alcun rapporto di parentela accertato, nondimeno la famiglia è stata fondamentale per le fortune del fondatore della Microsoft: la madre di Gates, Mary Maxwell, figlia di banchieri e a sua volta nel consiglio di amministrazione della First Interstate Bank oltreché di società di comunicazioni come la Bell Telephone e  primo presidente donna della United Way of America, un’organizzazione no profit che coordina operazioni di beneficienza in tutto il mondo, naturalmente fiancheggiando le politiche di Washington e dei suoi servizi, era una donna ricchissima e molto in vista della high society americana. Ma il fatto saliente era che conosceva personalmente John Opel presidente della Ibm il quale intorno al 1980 era alla ricerca di un sistema operativo da utilizzare per i personal computer. Fallite alcune trattative con la Digital Research che aveva prodotto il Cp/M, al tempo lo standard per i microcomputer, Mary Maxwell ebbe l’occasione di parlagli dell’azienda di suo figlio, l’appena nata Microsoft. In realtà Gates e soci, non avevano alcun sistema operativo da proporre, ma visto l’interesse del gigante dell’informatica di cui altri non sapevano, comprarono per 50 mila dollari dalla  Seattle Computer Products, il Dos  che poi proposero a Ibm riuscendo, sempre grazie ai buoni uffici materni, a strappare  il permesso di poter vendere in proprio una versione di questo sistema operativo con il nome di Ms Dos, aprendo così la strada a un’immensa fortuna.

Non c’è alcun dubbio che Bill Gates si sia mosso con abilità e competenza in tutta questa vicenda, ma di fatto è diventato l’uomo più ricco del mondo grazie al capitalismo di relazione come diremmo oggi: senza la madre e senza le ingentissime risorse familiari Gates non sarebbe certo chi è ora, ma un illustre sconosciuto, visto che non avrebbe potuto sfruttare l’inventiva e l’intelligenza altrui. Dunque egli è di fatto l’emblema della sempre maggiore disuguaglianza sociale, non il contrario come si vorrebbe far credere. Ed è da questo che bisogna partire per comprendere la sua seconda vita da filantropo: come la sua figura ci è stata falsamente venduta per raccontare la favola di una società con una grande mobilità sociale, nella quale si passa dai garage alla classifica di Forbes per sola abilità personale e capacità di perseguire i propri sogni ( cosa che oggi viene stimolata anche per il miraggio di avere un lavoro con uno salario da fame) ora ci  viene venduta l’idea dell’uomo che tiene alla salute universale, compito che egli interpreta a partire dalla sua totale incompetenza in campo medico, come programma vaccinale da attuare senza contradditorio e senza dissenso. Anche in questo caso egli può comprare il “sistema operativo” della sanità mondiale grazie alle gigantesche donazioni all’Oms e ai giornali e agli ottimi rapporti di collaborazione con Big Pharma che ha un controllo capillare sulla ricerca e sull’ambiente medico. E’ anche in grado di trasformare questa forzosa opera di bene in occasione di controllo globale della cittadinanza di cui che egli stesso può fornire le tecnologie in quanto maggiore azionista Microsoft. Naturalmente questo disegno e quest’ansia umanitaria di origine psicotica hanno per lui un risvolto economico gigantesco e conseguenze disastrose per ciò che resta della politica, ma per quanto le tesi su cui questi obiettivi vengono basati siano del tutto inconsistenti e vacue per non dire pericolose, l’uomo, come tutti gli straricchi, si sente un eletto, parte di un mondo di prescelti per guidare l’umanità. Peccato che la madre non sia in contato con dio, così come lo era col capo della Ibm: le cose potrebbero non essere così facili e Bill potrebbe scoprire di essere un cretino qualunque che ha passato i limiti, più Kill Bill della sanità che altro.


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