Anna Lombroso per il Simplicissimus

Non si fa in tempo a tirare un sospiro di sollievo che ti arriva un’altra bastonata. Così c’è da temere che in vena di commissariare l’indegno vertice della Regione Lombardia il grande timoniere collochi al suo posto un ammiraglio o altro generale, purché non della Guardia di Finanza, che anche coi competenti è meglio non esagerare.

Resta da immaginare che prestigioso incarico si troverà per il reprobo e i suoi cari, in veste di boiardi o boia che dir si voglia, se Domenica Arcuri cui sono stati riservati gli encomi d’obbligo, resta in sella inviolabile,  inalienabile e anche un bel po’ incazzato per la rimozione ingiustificata, in Invitalia,  l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, di proprietà del Ministero dell’Economia, e candidato non smentito per Cassa Depositi e Prestiti, le due major dell’assistenza a chi ha a spese di chi non ha.

Non si può certo dire che sia stato catapultato dalle stelle alle stalle, il Wolf “risolvo problemi” di Conte, che conserva la facoltà di eseguire il mandato- lo chiede l’Europa- di dare rinnovato vigore alla vocazione di uno stato espropriato di sovranità a elargire investimenti pubblici per sostenere le imprese, accuratamente selezionate secondo i criteri della distruzione creativa che prepara il grande reset. Affondando quindi i piccoli navigli, favorendo megalomani concentrazioni e dando pane per i denti di multinazionali bulimiche che ormai fanno affari autoriproducendosi con la circolazione di dati, così da non aver bisogno di dipendenti molesti visto che noi stessi contribuiamo al loro business, da utenti, clienti e informatori.

Tanto più che resterà nel contesto- quello dei brand della pandeconomia- nel quale ha fatto valere le sue qualità di manager, se verranno confermati i fatti dai quali hanno preso le mosse alcune procure a proposito della fornitura di mascherine e sul ruolo di broker come tal Benotti, le cui conversazioni con il Commissario,  che le ha smentite facendo intendere che si trattasse di uno stalker, sedotto dal suo ineguagliabile carisma,  in numero di oltre 1000 fanno sospettare mallevadorie e traffici opachi quantificabili in 70 milioni.

E non abbandonerà nemmeno l’altro business, quello che gli è costato lacrime dopo che ha versato il sangue dell’abnegazione continuamente rivendicata.

E d’altra parte mica è colpa sua se, dopo aver promesso vaccinazioni eque e solidali, universali e pure leggiadre, da eseguire in aggraziati padiglioni a forma di fiore, siamo precipitati nell’abisso del rischio, dopo Romania,Grecia, Polonia, Portogallo, oltre a Norvegia, Svezia, Finlandia, Slovacchia, Slovenia e Lituania, le grandi case, con le quali aveva trattato con piglio e arroganza padronale in veste di campione dell’Europa, sono venute meno all’impegno, ancorchè minacciate  di azione penale dal burbanzoso indignato.

Vedrete che supererà lo   smacco di vedere infrangersi il suo sogno davanti all’ipotesi che la salvezza venga concessa in caserma a cura di dimessi militari. che aver addirittura stanziato sibaritiche risorse  per rifornire il personale della somministrazione di apposito outfit da esibire nelle primule del costo di circa 400 mila ciascuna, quando dalla poltrona di Invitalia per la quale ha diritto a una remunerazione eccessiva perfino per gli standard indulgenti della Corte dei Conti, potrà dedicarsi alle trattative già intraprese per favorire l’ascesa monopolistica nazionale del vaccino di  Reithera sul quale ha investito   81 milioni di euro, acquisendo  una partecipazione al capitale  dell’azienda accreditata come fiore all’occhiello della ricerca  patria.  

In realtà non occorre il giornalismo investigativo per scoprire che quella che la stampa ha definito la innovativa società medicale romana e che ha conquistato il grosso della filiera di sperimentazione e produzione sul suolo italiano anche grazie ai  finanziamenti ricevuti dalla Regione Lazio, è in realtà controllata al 100% da Keires AG (società svizzera di diritto privato). Accaparrati i quattrini di Invitalia, Reithera  ha dichiarato di voler impiegare 69,3 milioni di euro nelle attività di ricerca e sviluppo per la validazione e produzione del vaccino anti-Covid allo scopo di raggiungere una capacità produttiva di 100 milioni di dosiall’anno, investendo il resto nell’ampliamento dello stabilimento di Castel Romano.  

Ecco spiegato perché dinamici marpioni restano inamovibili al loro posto, quando corrispondono alle esigenze combinate di sviluppare un comparto che si presenta promettente dal punto di vista economico, sociale e perfino morale, da quando la missione della politica consiste nella salvaguardia della salute come unico diritto e nell’investimento nel mercato della produzione dei farmaci come unico motore di competizione e profitto, e di ridurre poteri e sovranità della Stato all’obbligo di entrare direttamente nel capitale aziendale delle imprese, secondo la consuetudine che vuole le perdite a carico della collettività e i profitti a beneficio dei privati.

Insomma per i nostri Arcuri a ogni latitudine, finché c’è virus – c’è speranza.

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