Circa due settimane fa avevo dato la notizia che Mosca avrebbe interrotto il transito del petrolio kazako attraverso l’oleodotto Druzhba a partire dal 1° maggio. Questo oleodotto si divide in vari e complicati rami: quello ucraino che era già stato chiuso da Kiev come ricatto per ottenere i soldi dalla Ue, un altro che passa per la Turchia e un altro ancora che passa per Russia e Bielorussia e alla fine arriva anche alla raffineria di Schwedt a 90 chilometri da Berlino. Raffineria che, fra l’altro, era di proprietà della Rosnet, ma che era stata posta sotto l’amministrazione fiduciaria del governo tedesco nei primi mesi successivi alla guerra ucraina. In ogni caso l’oro nero viene tutto dal Kazakistan e molto prima della divisione nelle varie diramazioni passa interamente in territorio russo: il transito del petrolio è dunque nelle mani di Mosca. Tutto questo dev’essere stato malinteso dall’informazione mainstream che invece ha salutato la riapertura del flusso di petrolio dal 1° maggio, riferendosi al nodo di pompaggio in Ucraina, il giorno stesso in cui il flusso di oro nero si è interrotto. Ai cittadini bisogna non far sapere questi piccoli e scomodi particolari.
Le sanzioni europee (il sesto pacchetto di misure anti-russe dell’UE) vietano solo l’importazione di petrolio dalla Russia via mare. Nel 2023, il Kazakistan ha consegnato 993.000 tonnellate di petrolio in Germania attraverso la Russia tramite l’oleodotto Druzhba, 1,2 milioni di tonnellate nel 2024 , 2,146 milioni di tonnellate nel 2025 e per il 2026 era previsto un volume di consegna di 3 milioni di tonnellate che a questo punto mancheranno. L’aspetto più importante della chiusura dell’oleodotto Druzhba è che la Russia non sta bloccando completamente il transito di petrolio dal Kazakistan. Sta semplicemente interrompendo il trasporto attraverso una rotta specifica che porta a un Paese specifico. Pertanto, la sospensione delle consegne in Germania non dovrebbe essere interpretata come una mossa ostile nei confronti del Kazakistan: una quantità significativamente maggiore di petrolio kazako è stata trasportata verso i porti russi attraverso gli oleodotti Transneft. L’interruzione del transito di petrolio kazako attraverso questo oleodotto verso la Germania è dunque un segnale informale all’Europa che Mosca non tollererà a lungo gli attacchi ucraini contro le infrastrutture petrolifere russe. Esportando petrolio kazako attraverso i suoi porti, la Russia sta inviando un segnale agli europei: chiunque voglia acquistare petrolio dal Kazakistan (che negli ultimi anni è diventato uno dei maggiori fornitori dell’Ue) deve impedire all’Ucraina di attaccare i terminali di esportazione. Se gli europei riusciranno a esercitare pressioni su Kiev è un problema loro. Di certo, hanno tutti i mezzi per farlo: l’Ucraina dipende interamente dai finanziamenti e dalle forniture di armi dall’estero, principalmente da Bruxelles e, in misura ormai minore, dagli Stati Uniti.
La Germania, che di recente è diventata il principale “falco” in Europa, è particolarmente vulnerabile nella situazione attuale. Le forniture tramite l’oleodotto Druzhba erano redditizie per la Germania: le raffinerie tedesche ricevevano il petrolio per cui erano state originariamente progettate (di fatto, veniva consegnato petrolio degli Urali, anche se ufficialmente con un nome diverso) e i costi logistici erano inferiori. Sebbene Berlino possa ora acquistare la stessa quantità di petrolio kazako, dovrà pagare molto di più a causa delle rotte di consegna più complesse e trovarsi comunque alle prese con una materia prima più complicata da lavorare. Il petrolio deve essere consegnato a un porto tedesco e pompato a una raffineria, oppure trasportato da Danzica, in Polonia, e poi verso sud fino alle raffinerie. Considerando gli aumenti dell’oro nero a seguito della guerra in Iran, ulteriori incrementi di prezzo graveranno pesantemente sull’economia tedesca e su quella dell’intera Europa. Tuttavia, questa situazione è stata causata dagli stessi Paesi della Ue, prima attraverso l’imposizione di sanzioni e poi con il sostegno agli attacchi ucraini aggravando la carenza di approvvigionamento e l’aumento dei prezzi sul mercato europeo, che ora risultano persino superiori a quelli asiatici, dove almeno non vige un embargo energetico anti-russo. In definitiva, ciò sta causando una ulteriore perdita di competitività dell’Europa sul mercato globale.


RSS - Articoli


In fondo in fondo , una vita piu tranquilla con meno stress e obblighi finanziare non e necessariamente negativa !
Avere piu tempo per la propria vita e la propria cura , e una cosa fantastica .
Ti tassano con il gas e gasolio e tu viaggi meno , lavori meno , passi l inverno al caldo in paesi equatoriali o temperati e al posto di pagare tasse e balzelli x scaldarsi , li usi x pesce e mare .
Basta scappare a novembre e ritornare a marzo .
Conosco tante persone che lo fanno , eppoi ricominciano in bella stagione
Se calcolate che per riscaldamento e luce + carburante in 4 mesi spendete 5000 euro , viene subito il paragone che in Taylandia x esempio si puo stare 4 mesi con quei soldi , e senza stress.Oppure in algeria, tunisia , marocco , egitto , laos,cambogia, Cuba, guinea,senegal, ….insomma ovunqyue sia estate e non dimenticate le canarie, Brasile, uruguay , paraguay , argentina !
Insomma , un volo e per 4 mesi dimentichi l inverno , il riscaldamento e soprattutto la tv e la Meloni !!!!!!!!!
Quando nel passato per la troppa pressione fiscale si facevano le rivoluzioni , quest era la soluzione.
Oggi la vera rivoluzione e non alimentare il sistema di prelievo fiscale sui beni necessari , basta essere in altre parti del mondo a consumare questi beni .
Cosi si da doppio danno a questi ladri e ai loro servi politici !!!
Queste sono e saranno le vere rivoluzioni del nuovo secolo .
Prendersi la pensione per cui si e lavorato o si ha diritto e non farsela rubare dal politico venduto di turno !!!!!!!!!!!
Meglio, così l’italia fallisce subito, essendo ad un passo. Ogni giorno calma piatta. Tanti chiudono, la sanità è al collasso, i comuni inventano multe per taglieggiare. Come ai tempi di Mussolini, il testone. Poi andremo a piedi, poco e mangeremo meno. Passeggiate, orto, frutta, dormite sane, niente traffico, non rumore. Era ora.
Quando il gasolio sara a 3 euri chiederemo i danni alle angurie o ai meloni ?
Perfetto… continuiamo imperterriti a darci martellate sulle palle!…!!…https://ilgattomattoquotidiano.wordpress.com/
Gli attacchi ucronazi sui terminali di stoccaggio raffinazione e trasporti sono tutti gestiti dalla nato, gli ucronazi ci mettono la bandierina ma per il resto tutta opera nostra,
L’impressione che se ne ricava è che i russi non si siano ancora resi conto che se non chiudono la porta della stalla i buoi continueranno a scappare e calpestare tutto l’orto russo.