Com’è noto dalla più ovvia sociologia economica la forza e il numero delle classi medie è l’indicatore principale del funzionamento dell’economia in un regime liberale. Ed è un concetto abbastanza ovvio: più gente può accedere ad un ampio spettro di beni più la produzione cresce, mentre una vasta platea di povertà non permette lo sviluppo, così come la presenza di un ridotto numero di miliardari e milionari che tuttavia non possono di certo sostituire la domanda se non per fattori marginali. Puoi anche avere ville, aerei privati, auto di lusso e barche, fare indigestione di caviale tutti i giorni, ma questo non basta a sostituire i consumi di 100 o 200 mila persone o in qualche caso di milioni. Tutto questo si complica se la produzione dei beni viene delocalizzata facendo saltare il meccanismo di base e con esso anche gli strumenti di governance, ma questo è un tema complesso e a sé stante. Ciò che mi propongo è invece l’obiettivo ben più modesto di mostrare come in Occidente le classi medie e quelle popolari afferenti, siano ormai sotto attacco da oltre un ventennio, mentre altrove e precisamente nei Brics esse si siano sviluppate, nello stesso periodo di tempo, in maniera incredibile, così che Brasile, Russia, India e Cina hanno classi medie che ormai sfiorano il miliardo e mezzo di persone, praticamente il doppio di tutti gli abitanti dell’Occidente propriamente detto. Non c’è bisogno di sottolineare in che direzione vada il futuro.
Come si può vedere nell’immagine pubblicata in apertura, in 25 anni le classi medie cinesi sono aumentate quasi del 48 per cento, in Russia del 43, in Brasile del 21. India e Sudafrica hanno incrementi minori, sebbene la demografia indiana sia così gigantesca che le sue classi medie sono numericamente equivalenti alla popolazione di tre o quattro Paesi europei mesi insieme e per di più afflitti dal processo inverso, ovvero dall’ampliamento dell’area di povertà e dalla netta tendenza a una sempre maggiore disuguaglianza sociale che, a sua volta, accelera il processo di deindustrializzazione e impoverimento. Una spirale che il neo feudalesimo contemporaneo sta accelerando. Vorrei ricordare che più dinamica è l’economia, maggiore è il livello di salari e stipendi, più tutelato il mondo del lavoro (a proposito del 1° maggio concertante e sconcertante che ormai fa parte di una mera ritualità), più esteso l’accesso ai servizi universali, come la sanità e soprattutto più alto il numero di persone che possono accedere all’istruzione in un contesto in cui quest’ultima è di migliore qualità e difficilmente comparabile con il semplice criterio della scolarità. Il che significa più sapere complessivo per l’intero corpo sociale. Insomma stiamo andando sempre di più verso un KO tecnico.