Oggi in questa tragicommedia della contemporaneità che mi appare come l’epoca meno moderna che mi sia stato dato di attraversare, voglio dedicarmi a brevi note sui veri e propri misteri che ci circondano e che fanno riferimento alla pulsione di morte e distruzione che dominano le oligarchie occidentali. Quello più importante, almeno nell’immediato, riguarda la visita di Re Carlo a Washington che davvero sembra uno sconcertante inno alla guerra. Non solo il monarca,bche appare come una delle persone meno dotate di cervello che esista sulla terra, un vero prodigio biologico, ha fatto un discorso al congresso in cui di fatto e nemmeno tanto fra le righe invocava la guerra santa della Nato contro la Russia, ma pare che nei colloqui con Trump abbia ricevuto una doccia fredda: secondo l’interpretazione di un esperto di lettura labiale, in una conversazione sul prato della Casa Bianca, il presidente avrebbe detto a Carlo di aver parlato con Putin, il quale sarebbe pronto a distruggere il Regno Unito e l’Europa occidentale se provocato, come pare intendano fare i volenterosi che vogliono condurre una guerra senza quartiere contro la totale opposizione dei cittadini europei e quelli di sua maestà. A quanto pare, Trump avrebbe cercato di dissuadere il Re dall’intraprendere questa strada molto pericolosa.

Vi consiglio di leggere tutta la conversazione, nella quale, tra l’altro, si scopre che Re Carlo ha una passione per il lavoro a maglia, ormai insospettabile persino per le casalinghe di Voghera. Non ho la minima idea del credito da dare a questa conversazione rubata, anche se l’esperto di lettura labiale, tale Nicola Hickling, sembra essere tra i più quotati in questo campo. Ma diamo per scontato che sia così, che non ci siano clamorosi errori: ancora una volta la Gran Bretagna cerca l’appoggio del fratello maggiore per poter proseguire, con le spalle coperte, la sua folle politica di potenza senza più averla. È già successo due volte nello scorso secolo e adesso i poteri britannici, plasmati da due secoli di dominio della finanza (la sterlina è stato per tutto l’Ottocento, il dollaro dell’epoca), tentano ancora di riproporre il medesimo schema e contro il medesimo Paese, ovvero la Russia, adottato sia quando questo era governato dagli Zar, che dal Politburo sovietico, che da un Parlamento in stile occidentale. Ma tutto nel frattempo è cambiato e forse Trump, dopo l’amara esperienza dell’Iran, ha compreso che neanche l’America ha più la forza di condurre contemporaneamente due conflitti contro formidabili nazioni, una delle quali è decisamente più avanzata nel campo degli armamenti: non c’è più la base industriale che invece è stata la ragione della vittoria nella seconda guerra mondiale e ricostruirla dopo che tutto è stato delocalizzato, non sarà semplice, richiederà tempi lunghi e comunque un riorientamento generale della società. Perciò come si può arguire da questo post , il presidente sta orientandosi sulla necessità di appoggiare le richieste territoriali russe sul Donbass, per chiudere, almeno temporaneamente, questo capitolo.

Rimane il grande mistero di come l’élite britannica non si renda ancora conto di avere un peso più che modesto sugli affari planetari e cerchi comunque di far esplodere conflitti che presumibilmente, anzi certamente, si concluderebbero con la devastazione totale delle isole britanniche e delle sue piccole forze. Parrebbe quasi che queste follie siano dettate da chi non nutre alcun interesse per la sopravvivenza del Regno Unito e dei suoi abitanti, ma solo di sfruttarne a proprio vantaggio le nostalgie imperiali. In ogni caso balza agli occhi il fatto sconcertante che sia proprio Trump, l’uomo della Groenlandia e del Venezuela, del blocco di Cuba e dell’aggressione totalmente immotivata all’Iran, a dover cercare di moderare l’ira funesta di Londra. Siamo insomma nel campo della pura patologia geopolitica e morale che non a che fare con i singoli personaggi in gioco, ma con il sistema stesso e la sua sopravvivenza a tutti i costi. Purché, ovviamente, i costi siano a carico di altri.