Ormai è chiaro che il caso Minetti, con tutte le sue ombre repellenti, è la forma con cui in Italia si realizzano i cambiamenti politici. Non voglio nemmeno prendere in considerazione il mondo epsteiniano che sta attorno a questa storia: il bimbo adottato – rubato ai genitori in Uruguay, la scomparsa misteriosa della madre biologica, la sospetta uccisione dell’avvocato di quest’ultima, insomma tutto l’orrore che circonda la vicenda. Ma che qualcosa non andasse lo si è capito sin dal primo momento: che senso aveva la grazia presidenziale concessa per “motivi umanitari” che consistevano nell’evitare a una di quelle che sappiamo, non il carcere duro, non la Caienna e nemmeno i lavori forzati, ma il semplice obbligo ai servizi sociali? Anche con un figlio con problemi e bisognoso di cure, sempre che sia vero, una persona a cui soldi non mancano di certo e per giunta legata a un miliardario, non avrebbe avuto alcun problema a gestire la situazione. Quindi sciupare la grazia per una adepta di Berlusconi già implicata in ruberie alla Regione Lombardia e nel celebre caso Ruby, con accuse di sfruttamento della prostituzione, suonava stonato. Ma di brutto. E a questo capolavoro hanno collaborato la presidenza della Repubblica, il Ministero della Giustizia, la Procura di Milano.

Si trattava di salvare dall’onta dei servizi sociali, a cui persino il cavaliere si era piegato, una inquietante starlette dei tempi che furono, oppure la Minetti sapeva troppe cose delle ombre che circondavano il magico mondo berlusconiano e dunque non bisogna irritarla? L’assurdità stessa di questa grazia ricevuta fornisce abbondante materiale da cui sviluppare un ragionamento. Certo la presenza di Nordio nella questione potrebbe far credere a un siluro contro il governo, ma dal momento che il grosso del salvataggio è arrivato dal Quirinale e dalla Procura milanese, che non possono essere sospettati di simpatia governative, il ragionamento non tiene. Ma si può sempre mettere in relazione tutto questo con le voci che corrono fra i colli romani e la grigia pianura di Bruxelles: parrebbe infatti che esista l’idea di contrapporre alla Meloni, un personaggio di spicco come Marina Berlusconi, figlia di tanto padre, ma soprattutto fedele europeista e neoliberista, a cui viene suggerito di spostarsi al centro, che esiste solo in una vecchie mappe politiche ormai simili a certi bizzarri atlanti dell’antichità con draghi marini e la scritta “Hic sunt leones”. Donna contro donna, com’è giusto in questo cascame di vita politica che ci rimane.

Ma la Minetti, con il suo giro di inquietanti asili nido, ragazze e compagnia cantante, sapeva forse molte delle segrete cose con cui barattare una grazia assurda perché, con qualche dichiarazione, avrebbe potuto far saltare questa operazione. Naturalmente questo è un racconto, una pura opera di fantasia e se qualcosa dovesse corrispondere alla realtà non sarebbe che una semplice coincidenza, come si diceva una volta nei titoli di apertura dei film. No, dobbiamo attenerci ai fatti e sappiamo tutti come la Procura di Milano sia del tutto aliena da posizioni politiche e di come il presidente sia proprio il presidente di tutti, persino degli ucraini morti nella guerra europea che ovviamente viene fatta per la pace. Non sia mai che la fantasia possa turbare questa meravigliosa realtà. Anche se, come diceva Baudelaire, il possibile è una delle province della verità.