I Competenti: e se fossero stupidi?

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Dubito che sia un caso fortuito che pochi mesi dopo che 945 parlamentati hanno approvato la cancellazione del tema di storia dalle prove della maturità, i protagonisti di un fermento ittico che ha occupato le prima pagine e qualche piazza lanciassero un appello rivolto ai competenti chiedendo a gran voce che si prodigassero per salvarci dalla brutalità,  dall’ignoranza, dall’inettitudine e dal dominio di chi trovava ascolto nelle pance di un popolino antropologicamente, ancor prima che socialmente e culturalmente  e dunque moralmente, inferiore.

Dopo il  passaggio meteorico di Mario Monti e del suo esecutivo, avevamo avuto modo di consolarci dell’eclissi del mito leggendario dei tecnici prestati alla politica, degli esperti cui affidare il funzionamento degli ingranaggi della macchina  pubblica, ridotti ormai a somministrare  le loro diagnosi e le loro prescrizioni dalle colonne della stampa ufficiale, con quella spocchia irriducibile e  incurante dell’inanellarsi di fallimenti accumulati in una trentina di anni: scommettendo sull’UE, sulla “disciplina” dei conti, sull’austerità espansiva, sul rispetto dei trattati, sulla doverosa riduzione del debito, sulla bontà delle privatizzazioni, sull’adesione cieca all’atlantismo, sulla coltivazione irragionevole del primato dell’Occidente da salvaguardare dal meticciato e dalle mire espansive di nuovi attori incompatibili con la democrazia e la crescita sostenibile.

Tanto che abbiamo ritenuto si potesse configurare come una naturale reazione alla loro occupazione del sistema, la fiducia data a soggetti di comprovata inesperienza, che rivendicavano la loro impreparazione come una virtù e la loro imperizia come la dimostrazione della estraneità ai vizi e alle contaminazione della combinazione tra malapolitica e malaffarismo.

D’altra parte contava anche il gap generazionale, quello  tra i notabili incrollabili e finora inamovibili e gente che quella stessa nomenclatura aveva condannato a “buone scuole”, università e “esperienze” formative, volontariati e avvicendamento scuola-lavoro, mirate a produrre ignoranti  specializzati, iniziati predisposti a premere lo stesso tasto durante l’intera carriera professionale, tanto da far tornare in auge i fasti dei praticoni diplomati con Radio Elettra.

E come dargli torto se il mantenimento delle leve del potere doveva e deve restare in altre stanze, altri uffici, altri palazzi, e se come, scriveva Rosa Luxemburg, doveva e deve essere accentrato nella mani dei “custodi del tempio del sapere” che è quello accumulato e limitato alla conservazione del dominio economico e dei privilegi che ne conseguono, e amministrato da un esercito di funzionari e burocrati.

Ci voleva l’incidente della storia prevedibile, ma, pare, incontrastabile, di una epidemia diventata una minaccia apocalittica e in quanto tale impiegata per creare una situazione di emergenza civile e uno stato di sospensione dei diritti, per sfrenare la fantasia della corte dei miracoli che propone la salvezza attraverso un redentore in veste di tecnico super partes, che spazzi via, insieme agli avventizi e ai dilettanti, tutte le comparse in scena nelle meschine repliche del teatro della politica,  a sancire definitivamente che il peso e la parola degli uni deve avere più forza di quella di altri una volta, finalmente,  tolte di mezzo le arcaiche regole democratiche (ne ho scritto nella prima parte, qui: https://ilsimplicissimus2.com/2021/02/10/i-competenti-la-corte-del-re-taumaturgo/ ).

Eppure qualche dubbio si è sollevato in passato: il filosofo marxista Costanzo Preve molto esibito dalla destra che si aggiorna sui risvolti di copertina e ancora meno letto dalla sinistra, ebbe a dire che “gli intellettuali sono più idioti degli altri”, intendendo è meglio non fidarsi troppo degli esperti, degli studiosi che basano il loro giudizio e la loro interpretazione sul sapere accumulato più che sulla realtà che li circonda, restii come sono ad ammettere che possa esserci qualcosa che sfugge loro, qualcosa  che non conoscono e che sfugge al loro controllo.

E in effetti questo spiega tutti gli effetti che non hanno previsto, gli errori che non hanno evitato e anche il fatto che le loro profezie, i loro moniti e i loro allarmi siano stati largamente inascoltati.

Un libro stimolante “Radical Choc” di Raffaele Alberto  Ventura riporta il parere del padre della teoria del Cigno nero Nassim Nichlas Taleb – secondo la quale un singolo evento sia pur raro è sufficiente a invalidare un convincimento frutto di un’esperienza millenaria, persuaso che l’incapacità di prevedere il prevedibile insieme all’uso “accademico” di sostenere una tesi basandosi su dati non accertati, di parte susciti il legittimo sospetto che intellettuali e esperti siano stupidi.  Ed è la sociologia che parla di “incapacità addestrata”, riferendosi a quel paradosso secondo il quale a una maggiore competenza corrisponde una superiore incapacità di reagire a situazioni anomale e inattese. Proprio come un eccesso di specializzazione finisce per dare luogo a soluzioni più dannose del problema che si voleva affrontare, confermando un antico proverbio veneto secondo il quale quasi sempre xe pezo el tacon del sbrego (è peggio il rammendo dello strappo).

Tesi questa quanto mai puntuale pensando al ruolo svolto dalla scienza di fronte all’incidente della storia dell’epidemia di Covid, che, con buona pace di Taleb, non può essere definito un cigno nero se da anni era stata preconizzata, se erano state poste tutte le premesse perché un contagio diventasse globale, se le condizioni dei sistemi sanitari nazionali non erano da tempo adeguati gestire un’emergenza.

E difatti mentre le discipline scientifiche, medicina, virologia, dovrebbe essere i territori della ricerca, del dubbio e del confronto di metodi che devono precedere e accompagnare ipotesi, verifiche e sperimentazioni, abbiamo visto i competenti del settore accecati da pregiudizi e posseduti da vanità e deliri di onnipotenza esprimersi per dogmi, dare responsi contraddittori, ricorrere a procedure azzardate che non hanno avuto conferme o sono state addirittura sconfessate, imponendo così scelte politiche, condizionando la giurisprudenza, determinando gerarchie di diritti e garanzie, intervenendo sulle decisioni economiche e gli investimenti.

La potenza  degli esperti e dei tecnici nei momenti di crisi è tale da assumere una rilevanza morale: in questi mesi chiunque osasse contestare la loro influenza esercitata sul processo decisionale è stato prima accusato di ignoranza e primitività, poi automaticamente arruolato nelle file della destra più bieca, quella che nega, insieme alla storia, le conquiste del Progresso, i successi della tecnologia, tutti quei trionfi “innocenti” anche quando la loro traduzione nella realtà comportano disuguaglianze, tremendi effetti collaterali, guerre di rapina, dissipazione di risorse, fame e sete per altri lontani e rimossi. 

Per questo, in nome della fiducia che va concessa ai detentori della conoscenza, a una aristocrazia che abbiamo colpevolmente contribuito a accreditare come élite e che si dimostra nei casi migliori esecutrice grigia e impersonale di dati, procedure e modelli formalizzati da esponenti superiori della classe dominate, oggi siamo stati richiesti di ripetere lo stesso atto di fede nei confronti di un “esperto” della più inesatta, arbitraria, improbabile  e poco plausibile delle discipline, l’economia, esercitata con poderosa autoreferenzialità malgrado abbia nei secoli inanellato fallimenti,  capacità di previsione inferiore a quella degli astrologi, dipendenza ideologica e partica dai poteri, tecnicismi e primato della teoretica.

E così si conferma la convinzione di Bakunin sulle élite di chi vanta delle competenze e le vende sul mercato, in modo da mettersi al servizio del potere in modo che “chi sa di più domini chi sa meno”, ma anche l’intuizione di tanti di noi che hanno capito che il potere simbolico e morale di certi esperti e la loro influenza sia strettamente connessa con la loro dimostrata capacità di garantirsi posti, rendite e prestigio.

Si apre però da ieri la possibilità di diventare noi, da cittadini “dilettanti” a autorevoli psichiatri chiamati a diagnosticare un nuovo caso clinico, quello di un soggetto di studio affetto di delirio di onnipotenza che si crede Napoleone, con in testa lo scolapasta, la mano nel panciotto e la sveglia al collo, che ha messo insieme una accozzaglia di diversamente abili ora forniti di acconcio dicastero, di matti con manie di grandezza, di maniache religiose, di xenofobi compulsivi, persuaso di primeggiare su questa armata di relitti in attesa di diventare primario del manicomio e di poter spendere e spandere il contenuto del forziere dei pirati, anche quello frutto di fantasia malata.  

E magari scopriremo che hanno ragione Preve e Taleb: i competenti potrebbero essere semplicemente idioti. (Fine)

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10 responses to “I Competenti: e se fossero stupidi?

  • Esperto di macerie | Il simplicissimus

    […] Che l’esperienza non sia buona maestra lo dimostra la fiducia che si ripone nei competenti che confermano di non farne buon uso, o, peggio, di impiegarla per fini personali, e che hanno costellato la loro carriera di fallimenti inettitudine previsionale, basando il loro giudizio e la loro lettura dei fenomeni sul sapere accumulato più che sulla realtà che li circonda, restii come sono ad ammettere che possa esserci qualcosa che sfugge al loro sapiente e occhiuto controllo (ne ho scritto qui: https://ilsimplicissimus2.com/2021/02/14/i-competenti-e-se-fossero-stupidi/). […]

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    • Anonimo

      I “nemici politicanti giurati” dei 5S erano Berlusconi ed il PD…toh de tutto casualmente stanno formando un (s)governo con i ministri di Forza itaGlia ed il PD ( che in origine era il pseudo oppositore di Forza itaGlia… ); il teatro politicante, eh.

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  • Anonimo

    “Si apre però da ieri la possibilità di diventare noi, da cittadini “dilettanti” a autorevoli psichiatri chiamati a diagnosticare un nuovo caso clinico, quello di un soggetto di studio affetto di delirio di onnipotenza che si crede Napoleone, con in testa lo scolapasta, la mano nel panciotto e la sveglia al collo, che ha messo insieme una accozzaglia di diversamente abili ora forniti di acconcio dicastero, di matti con manie di grandezza, di maniache religiose, di xenofobi compulsivi, persuaso di primeggiare su questa armata di relitti in attesa di diventare primario del manicomio e di poter spendere e spandere il contenuto del forziere dei pirati, anche quello frutto di fantasia malata. ”

    😀 😀 😀 😀 😀

    😦 😦 😦 😦

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  • Anonimo

    “austerità espansiva”

    Definizione economicamente Schizzofrenogena !

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  • Anonimo

    Si può vedere :

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  • Antonello Boassa

    La scuola italiana non ha più i fondamenti per una crescita felice della personalità perché sempre più vengono a mancare i presupposti della costruzione di una modalità di pensiero e di comportamento che si fondino sulle basi nodali di un’intelligenza aperta, agile, capace di districarsi nel mare magnum delle alternative, dell’imprevedibile,delle differenze. E assai arduo sancire quali siano le discipline da cui far partire l’educazione scolastica. E’ presumibile che mutino nel tempo ma credo che si debba far riferimento sempre a filosofia, arte, storia, discipline che ora si vorrebbe far retrocedere ad ancelle di un’ideologia del sapere fondata sull’arbitrio del potere leviatano.
    Discipline complesse quali sono quelle scientifiche, qualora non vengano maneggiate da un robusto senso della vita e della pratica del reale, raffinate da un approccio maturo e da profondi studi di filosofia, di arte di storia, decadono inevitabilmente in pratiche prive di senso scientifico, cariche di oscurantismo e di fideismo religioso.
    I nostri tempi son gravidi di un tale oscuro fardello per cui si può facilmente argomentare che nelle accademie, tra gli “esperti”, tra gli “intellettuali”, molti sono deliranti, ciechi, stupidi…e se ne può uscire da un tale letamaio non solo con qualche grande personaggio, come , per fortuna, la storia ha saputo sempre creare, ma con una grande rivoluzione di popolo, radicale, eversiva, che sia pregna di ricchezza morale e cognitiva

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