Come accade quasi sempre, quando si comincia a parlare troppo di qualcosa, vuol dire che quel qualcosa sta perdendo di senso e va continuamente evocato per tenerlo vivo o comunque per nascondersi dietro le spoglie di qualcosa in cui non si crede più. In questo senso il discorso pubblico è un po’ come la nottola di Minerva che spicca il volo nel crepuscolo di un mondo, è la bugia dei potenti, l’inganno degli ignavi, la trappola degli umili. E sarebbe ben difficile trovare qualcosa di più detto, propagandato, martellato come in un campo di Pol Pot, dei cosiddetti valori europei e in primis dell’accoglienza. Ma non appena qualcosa s’incrina in questi salmi, si scopre che si tratta di solo una sorta di copione, di canovaccio costruito nel cuore palpitante dell’eterogenesi dei fini, nient’altro che uno scenario ben dipinto. Così, quando le cose si mettono male, ecco che questi valori quotati alla imprescindibile Borsa degli interessi delle oligarchie, vengono facilmente cancellati, come se fossero stati uno scherzo: la settimana scorsa la mirabile Commissione europea ha proposto di estendere lo status di protezione temporanea per le persone in fuga dalla guerra in Ucraina fino a marzo 2028, escludendo però gli uomini in età da combattimento e quelli che hanno obblighi di leva, che peraltro riguarda gli uomini fino ai 60 anni.
La ragione di tutto questo è fin troppo evidente e fin troppo criminale: poiché ormai le truppe ucraine scarseggiano dopo il massacro di un’intera generazione, ecco che si delinea la necessità di evitare che qualcuno si salvi dal letale reclutamento, che si sacrifichi per far guadagnare tempo alle élite della Ue. Le immagini incredibili degli arruolamenti forzati fanno il giro del mondo, indignano chiunque, ma non gli “accoglienti” poteri europei che tentano in ogni modo di sopravvivere cercando di continuare la loro guerra già persa. Fanno finta di non vedere e di non capire che se il principio è quello di poter essere accolti per sfuggire a una guerra, ciò dovrebbe riguardare per primi quelli che vi possono essere coinvolti direttamente.

Chi è già stato accolto non verrà per il momento rispedito al mittente, ovvero a Zelensky o chi per lui, vista la sempre più precaria posizione in cui vive, ma solo e soltanto perché i Paesi europei sono troppo deboli per farlo e soprattutto perché se si dovessero creare gravi disordini, come si può facilmente immaginare, essi finirebbero per coinvolgere e alla fine distruggere l’intera politica dell’immigrazione: perciò la vigliaccheria della galassia lobbistica e finanziaria di Bruxelles non è ancora arrivata a questa estrema ratio. Ma alla disperata tenterà il tutto per tutto: come fa notare un notista politico in fondo le autorità europee non si comportano in maniera sostanzialmente differente dalle bande di reclutatori del duce di Kiev. Solo che ci mettono in mezzo i loro fantomatici “valori”. Ma in fondo anche qui è questione di vita e di morte, perché nel momento stesso in cui il progetto europeo è diventato un progetto per la guerra contro la Russia, la sconfitta significherà il crollo di questo sistema di governance. Impedire la fuga dall’Ucraina è soltanto un modo di prendere tempo nella insulsa speranza che qualche fila ai distributori benzina susciti una rivoluzione a Mosca, mentre non si rendono conto che i carburanti sempre più cari in Occidente stanno creando un nuovo punto di frattura con popolazioni ormai sideralmente lontane dalle politiche della Ue.

Si stanno barattando i famosi valori per arrivare, con spese belliche folli oltreché inutili per una vera guerra, al 2030 quando finalmente tutti questi nodi verranno al pettine e ci si dovrà chiedere che fine hanno fatto tutte le centinaia di miliardi (finora sono 217) sottratti ai cittadini , al welfare, alla sanità, all’istruzione e buttati nel massacro ucraino: allora saranno guai per le shampiste che guidano il continente con le loro messe in piega belliche e le loro extension finanziarie.