C’è da non crederci: nonostante il tasso di stupidità del discorso pubblico abbia raggiunto livelli inimmaginabili solo una decina di anni fa, leggere dei trionfi dell’esercito ucraino lascia un senso di smarrimento, di disgusto per l’uso sistematico  della menzogna, di rigetto per le illusioni prefabbricate.  E c’è da chiedersi, come mai nel bel mezzo di questa stagione vittoriosa, Zelensky abbia  rimosso il generale Syrski, comandante in capo delle forze armate e il capo di stato maggiore Gnatov. Questo mentre infuriano  le proteste popolari per il licenziamento, avvenuto due settimane fa del ministro della Difesa, Mikhail Fedorov, nemico giurato dello stesso Syrski. È un tentativo disperato del duce di Kiev di risalire la china in cui sta precipitando: Fedorov era infatti favorevole a investire tutto ciò che rimane nella costruzione di droni, visto che ormai i reclutamenti forzati stanno fallendo ogni obiettivo e le truppe al fronte scarseggiano sempre di più, mentre aumentano a dismisura gli atti di sabotaggio.

Tutto questo balletto di sostituzioni avviene nel momento in cui l’operazione speciale si è completamente i inequivocabilmente trasformata in guerra: da quando gli ucraini hanno cominciato a colpire istallazioni civili sul territorio della Federazione, i russi vogliono una punizione esemplare. Se all’inizio del conflitto si era considerato che gli ucraini fossero in qualche modo affini per cultura, storia e sangue, ora che si sono trasformati in caini, nessuno vuole più sentire parlare di fratellanza. Per Putin cambiare il senso stesso del conflitto è ormai una necessità politica perché in autunno si svolgeranno le elezioni per i 450 parlamentari  della Duma e il presidente vorrebbe conservare i 324  seggi del suo partito, Russia Unita. Dunque, se prima si evitava di colpire i centri militari ucraini che venivano appositamente situati in mezzo alle città per trasformare la popolazione in uno scudo umano, spesso nemmeno consapevole, ora questo limite è del tutto caduto e un’ordalia di missili e droni raggiungono le postazioni incistate nel tessuto urbano. Questo ovviamente comporta, nonostante la precisione del tiro, inevitabili vittime civili, ma nessuno si fa più problemi dopo gli attacchi alle retrovie russe su obiettivi esclusivamente civili.

C’è tuttavia un altro fattore che ha determinato questo cambiamento: la sconfitta dell’aggressione Usa all’Iran cambia le carte in tavola perché ridimensiona il potere della Nato che in fondo è formata dagli Usa più qualche altro pagliaccio di contorno che serve solo a far numero, non certo potenza. Se nel passato la tigre di carta era solo un’ espressione, adesso è diventata una realtà. Del resto anche gli aiuti all’Ucraina sono diminuiti di 5 volte rispetto all’inizio del conflitto e lo stesso piano di riarmo europeo si sta rivelando un bluff, raccogliendo solo una minima parte degli stanziamenti ipotizzati. Tutto questo riduce di molto le aspettative di vita del regime di Kiev dentro il quale comincia al resa dei conti. L’Ucraina non ha più una significativa difesa aerea, non ha reclute sufficienti a rimpiazzare i caduti, giorno dopo giorno viene privata di qualche impianto di produzione di comandi o di reti elettriche e così anche nella parte ovest del Paese è finita quel relativo senso di sicurezza che ha avuto un ruolo determinante nell’appoggio alla guerra. Come se questo non bastasse l’armageddon che si è abbattuto su Odessa e altri porti ucraini, sta privando il regime delle entrate dovute alle esportazioni di grano che peraltro spesso nascondevano il continui traffico di armi.  Ora la Nato stessa appare impotente di fronte alla produzione bellica russa che è a pieno regime e – tanto per dire una – sforna 15 000 droni di vario tipo ogni giorno, molti dei quali vengono immagazzinati in vista di qualche follia europea. Infine i russi stanno via via dotando anche le installazioni civili e in particolare quelle petrolifere, di difese anti drone, così cher molto presto il regime di Kiev non potrà nemmeno più “vincere” su un piano meramente mediatico.

Come si può intuire, l’agonia dell’Ucraina, marcia in parallelo con quello della Nato che sta perdendo la faccia dal Baltico all’Oceano Indiano. Le dichiarazioni guerrafondaie, hanno il carattere  patetico degli sconfitti che ancora non hanno piena consapevolezza di esserlo.