Saltare sul carro del perdente ?

Mentre l’ultra capitalismo occidentale si serve di un virus influenzale e della paura  per nascondere dietro un’ennesima realtà fittizia il suo fallimento già in atto da più di un decennio, la Cina ha firmato il più grande accordo di libero scambio al mondo (’RCEP) che collega 15 Paesi tra cui anche alcuni che rappresentano le più grandi e più dinamiche economie dell’Asia e del Pacifico come Giappone, Corea del Sud, Australia, Nuova Zelanda, Vietnam. Si tratta di un collegamento tra  2,2 miliardi di persone con un PIL combinato di 26,2 mila miliardi di dollari, che rafforzerà le catene di approvvigionamento con regole di origine comuni, codificando nuovi standard di e-commerce ed eliminando fin da subito le barriere tariffarie di almeno il 92% sui beni scambiati tra i paesi partecipanti. Non c’è bisogno di sottolineare l’importanza cruciale di questo patto e di come esso finirà per riforgiare l’economia mondiale, non fosse altro per il fatto che gran parte di questi scambi non si svolgeranno più in dollari nordamericani.

Gli Stati Uniti sono fuori e tutto il loro sforzo è stato concentrato nel tenere  l’India ai margini di da questo accordo, ma è una ben magra a consolazione visto che comunque Nuova Delhi si è lasciata una porta aperta per l’adesione: in ogni caso  rimanere fuori da un terzo dell’economia mondiale e dal 60 e passa per cento del manifatturiero è di per sé un elemento e un sintomo di declino. In compenso gli Usa  sono sull’orlo di una guerra civile tra due presidenti e due linee di azione entrambi perdenti, al limitare di una lotta che si sviluppa proprio mentre si staglia la luce del tramonto e i nodi messi da parte all’apice dell’impero arrivano al pettine. Comunque vada non si può più fare finta che non stia finendo un’epoca, quella nella quale a partire dalla seconda guerra mondiale gli Usa e forzatamente i suoi alleati, hanno costellato il mondo di guerre e conflitti senza fine per mantenere un’egemonia che a partire dagli anni ’80 ha preteso di essere assoluta. Ma l’intimidazione militare funziona solo quando l’asimmetria è massima , mentre quando essa tende all’equilibrio perde di importanza e dunque le sortite della Us Navy nel mar cinese meridionale in nome di una grottesca “libertà di navigazione”, non hanno per nulla intimidito Pechino. Però il braccio di ferro idiota inaugurato da Trump era perdente sin da quando Obama diede il via all’operazione Ucraina che non ha lasciato alla Russia altra strada se non quella di uno stretto collegamento alla Cina: le due potenze assieme sono un osso troppo duro tanto più che entrambe in alcuni campi militari si sono rivelate più avanzate rispetto agli Usa. A me viene da ridere quando i chihuahua europei, andando contro i loro stessi interessi si sono sono messi ad abbaiare contro Mosca invece di cercare di placare e di moderare gli Usa aprendo la via del compromesso e della reciproca crescita invece di quella dell’egemonia che alla lunga non potrebbe che sfociare in una guerra. La cosa macabra, ma in fondo anche ironica è che lo stesso Pentagono, fulcro di queste politiche, ammette che tale guerra potrebbe anche essere persa a fronte di immani distruzioni.

Ciò che davvero mi lascia sconcertato è l’ostilità del tutto irragionevole e insensata contro la Cina, come se l’acquisto di qualche asset, benvenuto nel caso si tratti di qualche trucido emiro o di qualche pericolosa conquista tedesca, diventi segno di imperialismo e di volontà di dominio da parte cinese, mentre si invocano gli Usa, vuoi nella versione Obama che in quella Trump, a seconda delle sponde, per essere difesi non si capisce bene da che cosa. Bisogna dire che per la prima volta nella storia,  l’Italia dà segni di fedeltà cristallina a un’alleanza e a un mondo al tramonto: occupata militarmente, lasciata in pasto alla corruzione derivante da una politica senza sbocchi, derubata dalla sua posizione nel mediterraneo, vittima di una costante rapina di intelligenze e di brevetti, privata della propria moneta e lasciata in pasto ai meccanismi europei decisi dai Paesi del Nord, depauperata infine della sua forma più spontanea di economia, ossia quella delle Pmi, c’è da chiedersi di quale malattia mentale debba soffrire per attaccarsi con tanto vigore a questo padrone anche quando vanno tramontando gli assetti che hanno determinato questa infelice condizione e il padrone stesso sembra indebolirsi. E’ pur vero che esiste un fortissimo partito amerikano del quale fa parte  una grande fetta della politica e dell’informazione, oltre che  sparso in ogni ganglio della vita nazionale, però non dovremmo scordarci che il nostro boom economico è nato all’interno di una divisione del mondo di cui l’Italia era uno dei crinali e che ci ha permesso un minimo di libertà di azione, mentre il dopo è stato un continuo e inarrestabile declino. Proprio adesso dovremmo evitare di saltare sul carro del vincitore? La nuova multipolarità non è una minaccia, ma al contrario un’occasione di avere maggiore libertà di azione e in ogni caso sarà una necessità degli anni avvenire e dunque anche un modo per depurare l’impresentabile melma politica che oggi ci guida. Almeno non copriamoci anche gli occhi con le mascherine.

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