Dalla sicurezza alla debolezza: cambia il marketing emotivo del sistema

coronavirus-690x362Il sistema neoliberista, messo di fronte alle sue contraddizioni in via di esplodere ha cambiato strategia di marketing: prima vendeva sicurezza preconfezionata per limitare le libertà, ma dopo che questo farmaco politico ha cominciato a dare assuefazione, si e messo a smerciare smarrimento e senso di debolezza. Non è che con la pandemia narrativa ha semplicemente alzato la posta, ha proprio mutato metodo passando dal vendere antidoti a smerciare malattia perché siano gli stessi sudditi a implorare aiuto e a liberarsi della democrazia. La natura del morbo ha ovviamente poco a che vedere con i virus che sono una semplice occasione, ma è sfuggente, vive sommersa dalla retorica del discorso pubblico e mostra  il livello del disastro antropologico creato dal pensiero unico: il fatto è che mentre fino due decenni fa  richiesta di sicurezza si riferiva alla protezione dalla violenza fisica, ora essa si estende alla “promozione del benessere emotivo”. E questo benessere  passa anche per la censura di posizioni e idee che contrastano con le proprie convinzioni o forse sarebbe più esatto dire con i decaloghi che sono stati  interiorizzati. Lo vediamo in questi giorni con il fastidio che molti esprimono nei confronti delle più elementari considerazioni razionali in merito alla pandemia, anzi man mano che i numeri la riportano a un costrutto mediatico, tanto più diventa intoccabile quasi che discutere e argomentare sia una vera e propria violenza. Ma lo si i può vedere ancor meglio nei moti in Usa a margine dei quali  centinaia di studenti progressisti hanno citato il loro personale senso di sicurezza come la ragione per cui chiedevano che fossero intraprese azioni punitive contro qualche altro individuo o entità che aveva offeso il loro pantheon di convinzioni antirazziste.

Modi di sentire che ovviamente sono tutt’altro che negativi, ma che lo diventano quando da idee e passioni si trasformano in rosario, segno di una drammatica caduta culturale. E infatti la censura e la distruzione di tutto ciò che storicamente riguarda lo schiavismo è in un certo senso un sottrarsi alla discussione e all’evoluzione: che si sappia  nessun gruppo ha contestato i rimasugli di schiavismo e razzismo ancora oggi presenti nelle legislazioni di molti stati americani. Questo che potrebbe sembrare un paradosso è invece la prova di un livello emotivo, difensivo e postpolitico della protesta la quale infatti non sfiora nemmeno da lontano una critica sociale al sistema e ipostatizza il razzismo come male, senza nemmeno metterlo in relazione al sistema di profitto e sfruttamento: qualcosa che ancora 40 anni fa sarebbe stato impossibile oggi invece è la norma.

E lo si è visto anche in Italia con le sardine che in fondo chiedevano di essere tenute al sicuro dai turbamenti emotivi della dialettica politica, di poter continuare le loro abitudini, lasciando ai cosiddetti tecnici, l’onere di dirigere le cose, di gestire l’esistente senza alcuna prospettiva di cambiamento e avendo in mente come tema problematico solo quello dell’agenda globalista, ovvero l’immigrazione a qualunque costo e a qualunque condizione, ma straordinariamente irrelata rispetto a qualsiasi discorso sociale e persino alle cause stesse delle migrazioni da rintracciarsi nei medesimi paradigmi di sfruttamento che poi suggeriscono l’accoglienza. Si rimane interdetti di fronte a questa “assenza” che alla fine ha dato i suoi frutti visto che nel giro di poche settimane i cosiddetti Stati democratici hanno sospeso le libertà fondamentali, hanno vietato alle persone di lasciare la propria casa e di partecipare a riunioni e manifestazioni, sotto la minaccia di multe o reclusione. L’istruzione obbligatoria è stata temporaneamente abolita, facendo temere per la sopravvivenza della scuola pubblica, milioni di persone sono stati private del lavoro e centinaia di migliaia di aziende sono state costrette a chiudere, la maggior parte per sempre. E tutto questo senza una reale o realistica ragione sanitaria, visto che le indicazioni epidemiologiche non hanno mai sostenuto, un “contenimento generalizzato obbligatorio” bensì sulla base delle  soluzioni pronte per l’uso formulate da potenti gruppi di pressione sulla scia dei piani concepiti  quindici anni prima, all’interno dell’amministrazione Bush, non come uno strumento di salute pubblica, ma per militarizzare la società americana in caso di attacco bioterroristico.

Eppure guai a turbare con obiezioni l’atarassia emotiva. Guai persino a dire che non ci saranno soldi gratis dall’Europa cosa più che mai evidente, messa per iscritto e assolutamente conseguente dai meccanismi scelti:  l’angoscia  di dover rivedere giudizi ormai fossilizzati è troppo forte almeno fino a quando non si è direttamente investiti dalle conseguenze. Un impulso a ripararsi dalle turbolenze emotive, addirittura invocando atteggiamenti censori tipici della destra estrema, è stato tematizzato nel 2018 in un libro del sociologo Jonathan Haidt e del costituzionalista Greg Lukianoff, entrambi di sinistra,  The Coddling of the American Mind, che potrebbe tradursi con il vizio o il rifugio americano in cui viene descritta la tendenza sempre più forte della popolazione colta a rinchiudersi  dentro zone emotivamente protette,  difese dalle mura del politicamente corretto e della neolingua. Il sottotitolo rende ancora meglio l’idea: “Come buone intenzioni e cattive idee stanno provocando il fallimento di una generazione”, una generazione sostanzialmente incapace o comunque non incline a impegnarsi con idee che la mettono a disagio, aprendo le porte a varie forme di autoritarismo . E almeno due di queste cattive idee che agiscono sottopelle  sono comuni anche sull’altra sponda dell’Atlantico:  fidati sempre dei tuoi sentimenti e la vita è una battaglia tra buoni e cattivi. Ma c’è anche una terza idea che spiega bene il cambiamento di strategia del sistema e che potrebbe essere sintetizzata con  “ciò che non ti uccide ti rende più debole”. Ed ecco perché ora il sistema non punta più sulla sicurezza, ma a ingigantire il senso di debolezza. e di isolamento.

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