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Meglio matti che scemi

TsoCi si doveva pur immaginare che prima o poi contestare  una pestilenza nella misura assurda e distruttiva voluta dal potere, sarebbe stato considerato segno di follia: non potendo difendere in maniera razionale il coacervo di bugie e numeri falsati dati in pasto alla popolazione perché si chiudesse in casa e non reagisse alle razzie dei grandi ricchi e al tentativo di realizzare le loro oscene distopie, non c’è altra strada che condannare qualche eretico isolato marchiandolo come pazzo perché infedele alla nuova religione della paura. E’ accaduto come abbiamo letto tutti a un tal Dario Musso che nella lontana Ravanusa, cittadina che potrebbe benissimo essere stata inventata da Camilleri,  è andato in giro col megafono a gridate ciò che tutti potrebbero vedere, ma si rifiutano di vedere, l’imperatore nudo ossia una sedicente pandemia, meno grave di molte delle ventate di influenza che annualmente circolano per il globo, ma tuttavia contrabbandata come peste suprema al fine di perseguire scopi che con la salute non hanno niente a che vedere. Gli sgherri posti a guardia di questo santo sepolcro narrativo, mai così ligi a un dovere in pieno contrasto con la Costituzione, non gli potevano imputare nulla di preciso per fermare il suo megafono che tra l’altro è anche una protezione contro il virus né potevano contestargli il fatto di non credere a ciò che nessuno osa contestare: così non esistendo ancora il reato di opinione si dice che quell’opinione è follia e dunque va repressa. Punto e basta.

Eppure urlando che “la pandemia non esiste” Dario Musso non ha fatto altro che dire la pura verità anche in un senso burocratico, nonostante la voce del padrone faccia credere il contrario: l’Oms infatti  non ha mai dichiarato lo stato di pandemia, nessun documento  da parte dell’ Assemblea generale o Consiglio Direttivo lo dice o lo proclama  come prevede obbligatoriamente lo statuto dell’organismo. C’è soltanto una conferenza stampa del Direttore Generale Tedros Adhanom Ghebreyesus,  che l’11 marzo scorso ha detto:  “Abbiamo valutato che Covid-19 potrebbe essere caratterizzata come una pandemia”. Ma il fatto di non averla poi ufficialmente dichiarata è forse la migliore dimostrazione  del distacco tra realtà e narrazione forzosa. Dunque chi sono i pazzi? Quelli che dicono che si muore anche  giovani prendendo come esempio un 37enne emiplegico, diabetico e per giunta in dialisi? O quelli che urlavano dei 150 medici morti in Lombardia nella feroce lotta contro il coronavirus: avendo un minimo di  testa qualcuno si sarebbe potuto chiedere perché solo medici e non infermieri che sono anche più esposti al rischio? Ma nessuno si è fatta questa elementare domanda, il livello di Watson è inarrivabile dal popolo plebizzato dal sistema e dalla televisione. Infatti sono morti solo un anestetista ancora in attività e un epidemiologo di 38 anni per ictus, nessuno dei due per coronavirus tanto più che non operavano nei reparti di malattie infettive. Gli altri 148 sono medici in pensione già da molto tempo e in numero per altro del tutto in linea con quanto accade ogni anno nello stesso periodo.

Chi è il pazzo? Chi dice che la pandemia non esiste o quelli che hanno riportato queste notizie terroristiche o che ci hanno creduto senza porsi la minima domanda sulla loro consistenza? Ma per questa vicenda di Dario Musso silenziato tramite psichiatria perché la sua voce non mettesse inopportune pulci nelle orecchie, si è fatto un ampio riferimento all’arcipelago Gulag, mentre, al contrario, la psichiatrizzazione della soggettività indesiderata è  proprio una caratteristica del pensiero unico di marca neo liberista: basta prendere in mano il Dsm5, ovvero il Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, bibbia della psichiatria american style che però fa testo ( ma non testa)  dovunque, per rendersi conto di come ci si riferisca sempre a un modello standardizzato di essere umano, dove le caratteristiche e le differenze anche minime,  diventano patologia, salvo alcune condizioni che per ragioni di correttezza politica vengono annesse alla normalità, ancorché siano statisticamente marginali.  E’ molto interessante vedere come qualsiasi tratto umano interessante sia trattato come malattia e solo essendo degli automi computerizzati si può essere considerati perfettamente sani.

Allora meglio pazzi che scemi, meglio lunatici  che inquadrati come soldatini di piombo. E oggi l’unica maniera di salvarsi dalla follia dei ricchi che devono essere immuni non solo dal virus, ma soprattutto dalle loro malefatte come sta dimostrando a più non posso il governo teratogeno di Conte, è essere più matti di loro.


Santo subito!

santoAnna Lombroso per il Simplicissimus

Ieri ho commesso, oltraggiosamente, reato plurimo di lesa maestà. Mi sono permessa  intanto  di criticare un piccolo convivio virtuale di intellettuali, (qui: https://ilsimplicissimus2.com/2020/05/02/manifesta-malafede/,  firmatari di un appello inteso a dare appoggio ufficiale al Governo, oggetto di una campagna di delegittimazione da parte, a loro dire, non solo della destra che vuole accedere alle leve del comando, ma anche di altra comunità di pensatori critici, che, noi che che non siamo niente potremmo sbrigativamente definire gli eterni malcontenti, quelli che non sanno proporre  e si accontentano di ricorrere a arcaiche ideologie per giustificare la loro inazione imbelle, autori di “ strumentali e ipocriti appelli alla difesa dei diritti”.

Tra le firme in calce ci sono alcune di quelle che un tempo non mancavano mai, quelle che in qualità di parrucconi vivevano una temporanea eclissi,  e pure quelle di altri “parrucconi”, così li definivano i rappresentanti dei partiti della maggioranza,  che avevamo intravisto all’atto di dire No al referendum del 2016, per i suoi espliciti intenti autoritari di rafforzamento dell’Esecutivo.

E che oggi appoggiano entusiasticamente la scomparsa del Parlamento dalla gestione della crisi, le misure straordinarie  messe in atto, la istituzione di organismi e figure commissariali speciali con poteri eccezionali,    riappropriatisi finalmente della  piena autorevolezza in quanto “esclusi” da talkshow e paginate di giornali, effetto “virtuoso”, pare,  che solo ai più maligni come me  istilla il sospetto che vogliano ritrovare una prova dell’esistenza in vita in qualità di opinionisti e pensatori.

Non a caso  lo spazio offerto per la loro accorata ma appassionata lettera aperta è il quotidiano che possiamo ormai definire “diversamente Repubblica”, diretto da una “diversamente Conchita”, che assolve all’incarico di organo ufficiale del progressismo neo liberista, talmente colpito che si sia materializzato un “cigno nero”, un fenomeno inatteso e imprevedibile a onta della privatizzazione del nostro Welfare, della demolizione di sanità, cura, assistenza e ricerca, da intraprendere un cammino caritatevole offrendo ai lettori di leggersi il giornale online gratis.

In una volta sola  ho dunque avuto la sfrontatezza di combinare il vilipendo ai danni di questi due soggetti intoccabili, al delitto di violazione dell’autorità del governo e di Conte che, paradossalmente, vista la sua proverbiale mancanza di carisma, è oggetto di un vero e proprio culto della personalità.

Incarna infatti agli occhi dei suoi numerosissimi fan e supporter una leadership che si è irrobustita grazie a un uragano che avrebbe suscitato valori e qualità nascoste, rivelando uno spirito di servizio e un’indole al sacrificio inediti e che parla  a nome di una ritrovata unità nazionale, malgrado, sarebbe onesto ricordarlo, abbia messo in atto la più feroce delle divisioni tra una parte del suo popolo, che viene esentata dal rischio di un morbo incontrastabile e crudele stando a casa e isolandosi, e una parte del suo popolo condannata a sfidarlo senza quei dispositivi e quelle misure di sicurezza- peraltro contraddittorie e indecifrabili, che entrano in vigore da domani: mascherine (anche nella loro veste di brand redditizio del Made in Italy), disegnini per terra nei treni, bus  e metro per limitare i contatti, severo controllo sulla qualità e tenuta delle relazioni sentimentali.

Sarà perché è un sentimentalone, preda di uno Sturm und Drang emotivo che gli fa implorare “più amore” da parte delle  banche cui ha affidato la completa gestione dei quattro soldi destinati a alleviare le pene dei sommersi (erano 4 miliardi, diventai de infine, forse, uno solo), tanto che invece di vergognarsi dello stato di impotenza derivante dall’accettazione di comandi iniqui e della pressione del tallone straniero, ne fa un confuso alibi per l’inazione, comportamento ormai abituale nel succedersi di governi, dediti in forma indifferenziata all’atto di fede nei confronti dell’Europa, tra un si e un no, una pretesa burbanzosa quando è in suolo patrio e una delicata arrendevolezza in missione a Bruxelles. Insomma  sarà per questa ammissione di umana debolezza condita di qualche lacrima virile, certo è che all’avvocato Conte è riservata una comprensione affettuosa, come fosse un vaso di coccio tra regioni prepotenti e riottose malgrado le indecenti performance, tra l’Ue, i partner poco solidali, Madame Lagarde, poco benevola, Draghi che sta a aspettare sulla riva del fiume malgrado le limitazioni al consumo di spazi aperti.

A stupire  è che invece di dargli la umana compassione per questa sua incresciosa condizione, è tutto  un tributargli onori di statista, giustificare e legittimare misure strabordanti a fronte della evidente riluttanza a mettere a punto una strategia per il governo della crisi sanitaria e di quella economica che ne deriva.

E capirai,  mica si può redigere un piano, una strategia così all’impronta, e nemmeno, pare, in due mesi. Mica poteva stare solo al comando. Mica si può dire di no al sogno di Ventotene. Mica si può cavare sangue da una rapa, un bilancio fallimentare per colpa dei dissipati atteggiamenti e dagli stili di vita dissennanti degli italiani ragazzini, che è meglio educare e reprimere con leggi marziali, proibizioni, occhiuta sorveglianza sui rapporti e contenimento di quelli deplorevoli.

Ormai il Presidente Conte emerito in piena vigenza, santo subito, è destinatario di un remissivo ma entusiastico consenso,  comprensivo del plauso  dedicato all’affidamento a soggetti  scelti nella crème de crème dei gruppi di pressione finanziari e del management delle multinazionali,  senza controllo parlamentare, incaricati della messa a punto di azioni e interventi per l’ora e il dopo, in aperto conflitto di interesse, se sappiamo che Colao, l’ex ragazzo d’oro della telefonia mobile si occupa del nostro tracciamento, insieme a Arcuri, tuttora Ad di Invitalia, che ieri con inaudita faccia di tolla presenta con gran spolvero il suo  progetto – si chiama “Costruisco” – concepito “per utilizzare al meglio, e in forma integrata, fondi comunitari, nazionali e risorse filantropiche di origine privata con “l’ambizione  di costituirsi come uno degli strumenti più innovativi a sostegno della crescita delle iniziative economico-solidali, attraverso l’offerta di un mix integrato di agevolazioni reali e finanziarie“.

Come a dire che se noi non sappiamo che fine faremo “dopo”, la ricostruzione, loro, il dopoguerra insomma,  se lo stanno confezionando a loro immagine e somiglianza, insieme a Confindustria, la cui influenza è stata confermata da un protocollo unilaterale a carattere volontario perché non si storcesse da munire i lavoratori del minimo sindacale dei salvaguardia e sicurezza, Ance, Bill Gates, i giganti dell’informatica.

E  senza nemmeno aver bisogno di un programma, che non interessa a quelli che pensano di riuscire a conservare i superstiti privilegi e le superstiti sicurezze, e dal quale saranno comunque tagliati fuori quelli che già non sanno come arrivare a fine mese, quelli spazzati via dall’emergenza, precari, partite Iva, osti, negozianti, affittuari, part time, badanti, che ormai i mestieri del futuro sono pony, magazziniere, cassiera, manovale sulle impalcature delle Grandi opere di De Micheli, Bonaccini, del Mose e della Tav pronti a ripartire già da domani.

Guai a dirlo, però, pena l’anatema per eresia, l’immediato arruolamento forzato nelle compagini dell’estrema destra che non vuol farci cantare Bella Ciao dal davanzale.

Che questo governo e i suoi supporter applichino una censura antidemocratica è ormai evidente. E non solo  perché hanno ormai un seguito che zittisce con sicumera le voci critiche, o perché lo stato di eccezione ha messo il sigillo definitivo sull’indole alla delega che fa parte della nostra autobiografia nazionale.

Ma perché è sancita la rinuncia a quelle elementare forma di esercizio della partecipazione che si attua attraverso il controllo, l’accesso alle informazioni su quel che riguarda il processo decisionale, l’espressione di dissenso, proibita perfino in occasione degli scioperi e delle manifestazioni dei lavoratori che chiedevano sicurezza e tutele all’inizio della  apocalittica emergenza. Perché si rimprovera ai dissenzienti, alcuni dei quali immediatamente arruolati tra gli anarcoinsurrezionalisti, alla pari con runner e gente che passeggia senza cane o precari immigrati al Nord che cercano di tornare a casa per non pagare mesi di affitto e vitto senza salario, di esercitare sterili polemiche senza offrire soluzioni, quando da anni, dalla Thatcher in poi, dal 2008, dall’austerità, ci dicono che alternativa non c’è.

Sono proibite l’utopia ma ancora più la possibilità di qualcosa di “altro”  soprattutto ora che la scelta sarebbe tra la borsa e la sopravvivenza, tra la salute e il minimo garantito, sicché si pecca di allucinazioni visionarie se si pensa che debba essere garantito un reddito di emergenza insindacabile per tutti, si viene tacciati di irrealismo  proprio come allora quando si costrinse la Grecia a piegarsi sotto il tallone dispotico, di pericoloso avventurismo secessionista o peggio di sovranismo se si obietta che non si sarebbe dovuto sottostare all’espropriazione, firmata Draghi, di poteri e competenze in materia economica e che è sempre tempo di riprendersele per il bene comune, visto che minacce e ritorsioni non sono mai state testate e che il dominio esterno si è fondato sull’intimidazione, accolta con sottomissione correo da un ceto politico scelto per le sue doti di obbedienza cieca.

E dire  l’alternativa ci sarebbe anche rispetto alla cambiale in bianco data alla comunità scientifica, cui è stato attribuito potere insindacabile e autorità, da esercitare  in video, carta stampata, tv, rete, ma non negli appositi laboratori dove si sarebbero dovute testare sperimentazioni avviate in tutto il mondo, per selezionare quelle degne di applicazione, sottovalutate invece, taciute, tacciate di stregoneria per non possedere i requisiti di mercato, in attesa dell’ipotetico elisir di Dulcamara, il vaccino salvatutti.

Anche questa è censura, come d’altra parte lo è comunque l’ipotesi di una app, diventata l’unico intervento individuato dai prestigiosi organi di consulenza:   non ne conosciamo l’efficacia “sanitaria”, malgrado lo spendersi di altro organo ufficiale del “progressismo” ondivago, MicroMega che si spende con valutazioni tecniche opinabili,  ma possiamo immaginare la valenza di controllo sociale, se chi non si presterà alla sua applicazione sarà catalogato nella banca dati virtuale ma non poi tanto delle autorità eccezionali, come renitente alla responsabilità civile e alla solidarietà.

Povero Paese, poveri noi, ridotti “volontariamente” come Candide a dover credere al miglior governo possibile nel migliore dei mondi possibili, che intanto rotola rovinosamente verso altre più tremende catastrofi.

 

 

 


I talk show dei cardinal Bellarmino

ins3.jpg--Un tempo quando ancora si studiava qualcosa e non ci si addestrava semplicemente con i test a fare le scimmiette sapienti, la rivoluzione scientifica veniva sintetizzata con la rivoluzione copernicana e l’affermazione, grazie a Galileo, della teoria eliocentrica contro quella geocentrica di Tolomeo che da più di duemila anni spiegava grosso modo il moto delle stelle, i moti planetari e sia pure a costo di calcoli complicatissimi, riusciva a prevedere le eclissi. In realtà la questione era molto più generale della questione astronomica e coinvolgeva le basi stesse della fisica e della metafisica antiche che non erano mai state messe in dubbio per un  principio di autorità che da Aristotele era poi passato alla Chiesa la cui teologia ne sussumeva l’impianto generale. In effetti la teoria eliocentrica rendeva i calcoli astronomici molto più semplici e lo stesso Copernico che aveva imparato la lezione dai matematici bolognesi  dell’Alma Mater, non voleva affermare che effettivamente la Terra girasse attorno al sole, ma che assumendo questa ipotesi ci si risparmiava un sacco di fatica matematica (mica c’erano i calcolatori al tempo), fermo restando che era possibile spiegare perché se la terra gira su stessa  tutto ciò che c’è sulla sua superficie non viene spazzato via all’istante. Solo con Galilei e la sua relatività che sostituisce l’inerzia all’impetus aristotelico si poteva concepire un sistema eliocentrico.

Così vediamo che la nascita della scienza viene di solito spiegata come il passaggio da un corpo di conoscenze stabilite a un altro, perdendone il vero significato che sta proprio nel rifiuto di un’autorità che può e deve essere sostituita dal “provare e riprovare” galileiano,  dal fare esperienze ed esperimenti, possibilmente riproducibili, dal dubbio cartesiano programmatico. Insomma non viene per nulla trasmesso il dramma che si svolse negli anni di Galileo attorno all’eliocentrismo perché si era dilaniati da evidenze che suggerivano di abbandonare la teoria eliocentrica senza avere ancora le basi per poter sostituire del tutto la fisica di Aristotele. Il filosofo della scienza Feyerabend scrisse che all’epoca di Galileo la Chiesa rimase più fedele alla ragione dello stesso Galileo” intendendo con questo dire che l’essenza della scienza non è tanto nelle metodologie e nei protocolli, quanto nell’atteggiamento anti dogmatico. Eppure in questo 2020 abbiamo potuto sperimentare in pieno la “normalizzazione” e dogmatizzazione della scienza che divenuta nuova religione, pretende non solo di controllare una verità che peraltro non conosce e che per definizione è in divenire dialettico tra le ipotesi, ma anche di prestare anche la propria autorità alla censura delle opinioni non gradite alle elite. Insomma non incarna più  Galileo, ma il cardinal  Bellarmino con in più i media di massa e i talk show. Anzi peggio perché è diventata ancella del potere e dei poteri economici  dai quali dipende ormai strettamente in tutti i settori e in tutti segmenti e filiere in cui può essere suddivisa . E così cerca in maniera grossolana e anche attraverso la manipolazione dei dati o semplicemente attraverso la loro confusione di tenere in vita la  narrazione della pandemia che è servita alle elite per scatenare  la tempesta perfetta, ormai inevitabile, ma che provocata artificialmente e in modo controllato evita di pagarne  lo scotto e anzi manda al macero la democrazia e la libertà.  Sarebbe intollerabile anche se si trattasse di qualcosa di davvero letale e non di una sindrome influenzale pantografata fino all’inverosimile per raggiungere alcuni scopi precisi che servono per i decenni futuri: la vaccinazione universale con annessa schedatura biologica, il controllo della popolazione attraverso gli strumenti informatici e il dominio finale e incontrastato della tecnocrazia.

Fate caso al fatto che gli unici esperti che si oppongono apertamente e nettamente agli appelli millenaristici della pandemia sono scienziati con grandi carriere dietro le spalle, talvolta persino Nobel, persone che ormai non hanno più nulla da dimostrare, nessun cursus honorum da intraprendere o da curare, non hanno più bisogno né di fama mediatica, né dell’appoggio o dei soldi di Big Pharma. Le mezze figure, i cui titoli sono incerti o a volte millantati o hanno apertamente fallito i propri obiettivi come Anthony Fauci diventano gli eroi di questi disegno i San Giorgio alleati del drago che sgomitano per essere i primi della classe nell’appoggiare quel potere che poi li ripagherà o almeno così illudono. Così fin da subito una supposta “scienza” tra molte virgolette è stata chiamata dai media colti e meno colti del potere ad avallare la trasformazione di una sindrome influenzale in peste, per fare fronte comune contro l’evidenza dei numeri che pure non lasciano scampo e per zittire con l’autorità ogni contradditorio, preludio questo all’annullamento della libertà di parola e di opinione. Il tutto con obbligatorio seguito di intellettuali di firma che stanno sottoscrivendo non solo la loro abdicazione da teste pensanti, ma la loro stessa fine: hanno siglato la loro dichiarazione di inutilità perché se prima potevano mettersi a servizio da qualcuno, oggi non servono più alla tecnocrazia rampante di cui stanno facendo gli interessi. Del resto non è che intellettuale vuol dire necessariamente intelligente e lo si capisce bene proprio in Italia dove il disegno generale ha assunto il carattere più diretto, inequivocabile e persino grottesco di cambiamento di regime: davvero fare i valletti di Conte e di quattro grassatori della peggiore specie è una gran brutta fine. Saranno vaccinati anche loro volenti o nolenti, avranno anche loro la app di controllo, ma probabilmente non ci saranno più i soldi per alimentare la loro visibilità. Almeno una soddisfazione.


Defaking yourself

inquisizioneOgni forma di censura è una sorta di auto confutazione di chi la attua perché o vuole nascondere qualcosa o non vuole che qualcosa venga divulgato a prescindere dalla sua consistenza o dalla sua aderenza fattuale: il problema non è mai la verità verso la quale i controllori non hanno alcuna vocazione, ma il controllo. Anzi molto spesso l’imposizione di una censura palese e non più affidata ai normali meccanismi di selezione cognitiva, cerca di fermare la disgregazione di un sistema di narrazioni, credenze e prassi in declino, non più in grado di essere autorevoli e credibili, almeno nel contesto in cui si danno che non è più quello originario. Non è quindi sorprendente che da qualche anno il sistema neo liberista occidentale, non più così forte da suscitare fede incondizionata e di arginare le tesi alternative, abbia inventato le fake news non tanto per confutare singoli argomenti, quanto per gettare un’ombra di discredito sul fatto stesso di mettere in discussione la verità ufficiale.

 

Il terreno ideale per sviluppare una censura che non si presenti come tale, ma come soccorrevole sollecitudine alla vita è proprio questa saga del coronavirus che non è un significativo evento biologico, come tutti i dati, se letti correttamente dicono, quanto un golpe mediatico per far scalzare ciò che rimane del sistema politico – democratico e sostituirlo con una sorta di dittatura tecnocratica, secondo linee già ampiamente previste nei vari pensatoi del potere, persino nel particolare di favorire questo passaggio attraverso una pandemia. Se questa poi non è così importante da superare la forza di una sindrome influenzale ci sarà la narrazione a renderla sinistra e apportatrice incontrollata di morte. Da questo punto di vista non è strano che in maniera epidemiologicamente sorprendente e quasi metafisica l’Italia sia diventata l’epicentro del Covid 19 per la necessità di svendere a viva forza il Paese alla tecnocrazia europea, prima che esso riesca a sottrarsi all’abbraccio mortale. Ora credo che i tribunali siano il luogo migliore per discutere le modalità terroristico – apocalittiche con cui vengono comunicati i dati, già di per sé piuttosto tendenziosi, così da far pensare che tutti i decessi siano dovuti al coronavirus e non alle normali patologie, da coprire lo sfascio del sistema sanitario, gli errori di gestione della crisi, la mancanza  di mezzi adeguati e di personale all’altezza: tutto questo non ha alcun senso in termini medici, ma serve unicamente allo scopo di recludere gli italiani con il loro consenso, far crollare l’economia e concludere la svendita vergognosa facendola passare per stato di necessità.

Così dentro questa commedia tragicomica che avrebbe bisogno della psichiatria di massa serve un tribunale dell’inquisizione formato da informatori patentati scelti fra i più mediocri, ambigui e servili che passa il convento, secondo una secolare tradizione, oltre che da quegli istituti che da sempre hanno fatto da guardaroba per un imperatore che non deve andare mai nudo. Tra questi, il famigerato Agcom che tra fine marzo e primi di aprile, anticipando la task force dei mercenari governativi,  ha diffuso un elenco delle principali false notizie che circolano tra le quali oltre rassicurarci sul fatto che gli stipendi delle alte cariche dello stato non sono stati tagliati, cosa di cui nessuno peraltro dubitava, ma messa lì come specchietto per  rendere credibile tutto il resto, figura anche il fatto che la vitamina C non serve a combattere il coronavirus: “non c’è alcun resoconto medico che lo dimostra”. dice il testo probabilmente redatto da David Puente, un ambiguo res nullius  proveniente dalla Casaleggio Associati che sta alla verità esclusivamente in relazione al reddito che produce, come del resto accade per tutti i sedicenti debunker.  Naturalmente si tratta sostanzialmente  di una falsa verità, perché il ruolo delle vitamine C e D nelle infezioni da virus, compreso il coronavirus che provoca il raffreddore è ampiamente discussa, mentre l’Università di Torino ha prodotto uno studio specifico sul “ruolo preventivo e terapeutico della vitamina D nella gestione della pandemia”.

Insomma sono temi in discussione e solo un cretino può pensare che qualcuno abbia la verità in tasca, in un campo così incerto come la virologia dove nulla è assolutamente stabilito nemmeno per i virus che già conosciamo bene. L’inquisizione in tutte le sue forme (forse a difesa preventiva di ciò che avvenuto in Lombardia) si è scagliata contro l’ipotesi proposta da un cardiologo pavese sulla base delle esperienze fatte in tre grandi ospedali, compreso  il Sant’Orsola di Bologna che tra parentesi è il più grande del mondo, secondo cui il decesso di molti pazienti è stata dovuta a un errore terapeutico: la causa di morte non sarebbe l’insufficienza polmonare, ma verrebbe provocata da microtrombosi che impediscono il respiro le quali si creano a seguito di prolungata febbre alta e di infiammazione che non curate. Subito, a cominciare da quel grande esperto non vi dirò di che cosa che risponde al nome di Burioni, per finire alle oche dei giornaloni si sono messi a strillare fake news, fake news, non si sa bene su quali basi di conoscenza o di indecenza, ma qualche giorno fa l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha  approvato uno studio specifico sull’uso della terapia con eparina per sciogliere i trombi. E, sorpresa, questa linea terapeutica era già prevista nelle linee guida dell’Oms anche per i pazienti Covid, come preventivo di eventi tromboembolici.  Forse il grande esperto non lo sapeva, come non lo sapeva chi defake tutti i giorni nell’informazione istituzionale,  lui il Burioni  vuole solo il vaccino, anche se probabilmente del tutto inutile, mica cure a basso costo, vade retro. E intanto è possibile che quei morti in più di cui parla l’Istat (vedi Virus, danno i numeri )  siano stati dovuti ad errori terapeutici, a panico e confusione. Per fortuna alcuni medici hanno lavorato nell’ombra fregandosene delle burionate e anticipando ciò che adesso è confermato anche dal British medical Journal.

Basta, che a casa ci rimanga questa gentaglia, tanto il peggio che possa capitargli è vivere.


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