Dio li fa e poi li accoppia

re s slAnna Lombroso per il Simplicissimus

Chissà se i vostri figli avranno l’occasione un domani di andare al cinema a vedere ascesa e caduta di due leader condannati dalla cronaca (si sa che noi abbiamo poca frequentazione della storia e delle sue lezioni) e costretti a un dorato esilio, nel corso del quale  e dopo si potrà assistere a una doverosa riabilitazione perché, va ammesso, avranno pure loro fatto qualcosa di buono.

E magari quel qualcosa riguarderà proprio la puntualità dei treni nelle stazioni, Matera e Sud esclusi, perché i due uniti dallo stesso nome, anche su quello andavano d’accordo, sulle fortune dell’indispensabile alta velocità, da realizzare a tutti i costi perfino sotto lo storico e celebrato selciato di Firenze.

E chissà se vi perdoneranno di non aver capito, che non ci voleva mica tanto: avrebbero dovuto accorgersene anche i gonzi più citrulli, quelli che pensavano, dall’uno ancor più che dall’altro, di poter trarre qualche benefits come succede con le aziende che se sono in crisi licenziano e delocalizzano, ma continuano a premiare oltre agli azionisti, manager, attendenti e caporali, che dietro alle scaramucce a quei duelli che parevano quelli dei pupi con le spade di legno e i lestofanti che gridano ai loro accoliti, tenetemi che l’uccido, strizzandosi l’occhio.

Ci voleva poco, bastava confrontare il pochissimo di idee dietro ai tweet e i selfie, e il molto di minacce e blandizie, bastoni e carote, voti di fiducia e ddl fotocopia, bugie e smentite, per capire che su quei due corpaccioni stava collocata una testa sola, un’unica mente, guidata da una unica ambizione e al servizio degli stessi padroni.

Perché stupirsi dunque, se finalmente – c’è un proverbio russo che dice che i matrimoni si fanno in cielo, ma in questo caso il connubio deve essere stato favori e concluso all’inferno – i due Matteo hanno fatto outing, uno più audace e perfino più trasparente con una pubblica dichiarazione come il suo parlamentare che ha chiesto la mano della fidanzata in piena Camera, l’altro, più pusillanime, che fa finta di tentennare, aspettando di mettere a punto le 140 battute – a lui interessa la qualità più che la quantità e si accontenta delle vecchie offerte di Twitter, nelle quali spiegherà al popolo non più populista grazie a lui,  le ragioni dell’intesa, dalla tutela della democrazia, alla rimessa in modo dello sviluppo, dalla comune matrice  antifascista, in fondo lo avevano sempre detto anche Cacciari e d’Alema, fino alla proposta condivisa di un’alta autorità, sindaco o podestà, lidèr maximo o supergovernatore, cui affidare le sorti del paese.

Certo, meglio sarebbe una di quelle figure della mitologia, figlie di amori sacrileghi, metà uomo e metà cavallo. Meglio ancora i due potrebbero incarnarsi in un ibrido metà bestia e metà bestia, fermo restando che uno dei due, come ha sostenuto il rappresentante ufficiale della sardine, essendo posseduto da un erotismo sia pur tamarro,  avrebbe diritto alla parte inferiore,  mentre nessuno dei due  merita la parte sormontata dalla testa.

A volte più delle elegie, delle agiografie e delle analisi di opinionisti e elzeviristi che tanto non ne imbroccano una, sarebbe stato più accorto affidarsi alla rubrica della Settimana Enigmistica: Trova la differenza.

Ho parlato della Tav e come è noto ambedue sono portatori insani del morbo delle grandi opere, quello che diffonde corruzione, pressione sul territorio, dissipazione degli anticorpi che dovrebbero proteggere da megalomania e dalla boria dei gradassi che vogliono lasciare un’impronta nel futuro mentre nel presente si portano a casa la gratitudine di speculatori e mafie integrate nella legalità grazie a apposite misure di legge.

Ma si potrebbe parlare di ordine pubblico, visto che il più gradasso che ha un fiuto speciale per suscitare e accreditare quelle miserie che si celano negli italiani brava gente, ha perfezionato un’ideale di sicurezza disegnato ben prima di lui, criminalizzando l’immigrazione come avevano fatto sì, indisturbati, Bossi e Fini, ma pure Turco e Napolitano, e completando l’edificio di misure care ai sindaci sceriffi dell’intero arco costituzionale, poi frutto dell’operato del Ministro più idolatrato da ambo i fronti, di penalizzare gli ultimi per tranquillizzare i penultimi, a suon di Daspo, protezione del decoro dai poveracci di tutte le etnie, repressione delle espressioni di critica.

E che dire dell’Europa? che per tutti e due è ormai un atto di fede, la cui abiura sarebbe punita con l’esclusione dalla possibilità di stare alla ribalta, tanto che dopo gli antichi sputacchi, insulti inintelligibili, diventati scodinzolii appena allestito il canile governativo, anche il burbanzoso leghista si è convinto che la fortezza è l’unico soggetto abilitato a difendere insieme ai comuni padroni, la loro ideologia e teocrazia, quella del mercato, della finanza e delle banche, ma pure quella che si fonda sulle comuni radici cristiane, baciando pile e madonnine, mangiando parmesan e cassoela, obbedendo ai diktat come se fossero fioretti indispensabili a salvare portafogli e anime.

Anche per il sovranismo, in virtù dell’accoppiamento è stata trovata una formula domestica, che riconosce poteri e competenze di una entità sovranazionale, che ha il merito indiscusso di rendere impossibile governare e investire nel Paese, mentre permette di spendere per la manutenzione dei palazzi e per la sopravvivenza dei residenti, e che concede spazi di autonomia a un terzetto di regioni che agiscono per provvedere alla desiderabile transizione verso la totale privatizzazione di scuole, servizi sociali, assistenza e sanità.

Va detto che il processo è stato preparato con cura, aiutato da emergenze che, dopo la temporanea ostensione di valori e slogan richiamano a deporre i tempi dell’antirazzismo, dei diritti civili, della uguaglianza di genere, dell’antifascismo, consigliano principi e procedure più sbrigative e realistiche, poteri e autorità eccezionali, tanto che anche quelli che erano considerati i leghisti buoni, a cominciare dall’antropologo di Bibano di Codega, che Camporesi e Levi Strauss a lui je spicciano casa, adesso si mostrano per quel che sono, senza sotterfugi, salviniani o diversamente salviniani,  odiatori del Sud né più né meno di un Bonaccini qualunque, cosmopoliti ma quando si rubacchia, si approfitta, si specula, populisti quando occorre mettere insieme un po’ di marmaglia, tra specie ittiche o fascistelli dichiarati, inferiori sempre per numero di quelli che lo nascondono dietro il politicamente corretto, per dimostrare chi comanda.

Non so se i vostri figli li vedranno in esilio, a noi spetterebbe mandarceli.

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